“4 agosto ’74 – Italicus, la strage dimenticata”: in un documentario i fatti del 4 agosto di 37 anni fa

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Trailer “4 AGOSTO ’74 – Italicus, la strage dimenticata” from Officinemedia on Vimeo.

Si intitola 4 agosto ’74 – Italicus, la strage dimenticata e si riferisce a questi fatti. È un documentario di Alessandro Quadretti e Domenico Guzzo prodotto da Officinemedia e già se n’era parlato qui. Oggi è peraltro la giornata in cui si è scritto di un nuovo testimone (o pentito) per i fatti del 28 maggio 1974, quando scoppiò una bomba in piazza della Loggia, a Brescia.

“Manuale di intelligence”: tra mancate previsioni e sicurezza nazionale

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Manuale di intelligence di Antonella Colonna VilasiUn libro che nasce dalla volontà di sfatare qualche miti. Ma anche di attualizzare il concetto di “sicurezza dello Stato” al contesto nazionale, ormai divenuto imprescindibile. Sono queste alcune delle mosse da cui prende vita Manuale di intelligence della criminologa e saggista Antonella Colonna Vilasi, pubblicato da poco per la casa editrice reggina Città del Sole. Perché scrivere un libro del genere, il cui approccio tiene conto anche del neofita, di colui che non ha alcuna nozione in materia?

Lo spiega la stessa autrice, secondo la quale “fare a meno dell’intelligence non si può, in un mondo in cui persino gli Stati faticano a sopravvivere alle nuove minacce che li incalzano. Quindi la cosa migliore è conoscere i servizi per quello che sono e rappresentano. Quando un paese è solido, fondato su un governo legittimo e su un Parlamento in grado di controllarne l’operato, l’intelligence ritrova tutto il suo fascino. Ed è altrettanto affascinante capire come funziona e a cosa serve”. Per cui si inizia a raccontare cos’è una raccolta di informazioni, come avviene e a quali elaborazioni successive viene sottoposta dagli analisti. E il manuale vorrebbe un po’ anche sfatare il concetto in base al quale gli apparati di sicurezza devono muoversi oltre i confini della legalità. Questo però avviene, come hanno dimostrato molteplici inchieste giudiziarie, fin da tempi ampiamente in anticipo rispetto agli anni della strategia della tensione per arrivare a vicende ben più vicine, come i dossieraggi Pompa-Pollari.
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Omicidi politici: documenti desecretati e documentazione sull’Assassination Archives and Research Center

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Assassination Archives and Research Center

Si chiama Assassination Archives and Research Center (Aarc) e si tratta di una realtà fondata nel 1984 per radunare informazioni sugli omicidi politici. Dalla presentazione della biblioteca pubblica:

La biblioteca pubblica è una collezione di oltre 35 mila pagine di report, trascrizioni e altri dossier […]. Molti di questi documenti sono stati recentemente declassificati in base ai termini della JFK Assassination Records Collection Act il cui mandato deriva dall’Assassination Records Review Board.

La prima legge è illustrata qui mentre l’Assassination Records Review Board è spiegato qui.

“La mia Bandiera. La Resistenza al femminile”: documentario di Bugani e Lucchese sulle donne della Liberazione

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Si intitola La mia Bandiera. La Resistenza al femminile il film documentario di Giuliano Bugani e Salvo Lucchese che sarà presentato lunedì prossimo, 17 ottobre, nella sala Mastroianni del bolognese Cinema Lumière (la proiezione è programmata per le 18). Si tratta della ricostruzione del ruolo che le donne ebbero durante la Liberazione. Scrivono gli autori:

Dalle testimonianze delle partigiane, uniche protagoniste del documentario, si ha uno spaccato inedito delle loro esperienze di lotta e di vita quotidiana come rivoluzionarie, attraverso le quali viene messo in evidenza il ruolo essenziale che le donne hanno avuto per la sopravvivenza e la vittoria della Resistenza stessa. Il progetto, nato da un’idea di Giuliano Bugani, operaio e giornalista, realizzato con Salvo Lucchese […], con Alessandra Cesari, presidente dell’associazione Elenfant Film e responsabile sviluppo progetti, e con Roberta Bononi, ex collaboratrice della Cineteca di Bologna, ha inizio nel 2009 ed è una raccolta di interviste a partigiane dell’Emilia-Romagna, da Piacenza a Rimini.

Questo il sito di Elenfant Film, la realtà che ha curato la produzione. Il progetto ha poi avuto il contributo della fondazione Carisbo e dell’Anpi di Bologna, Reggio Emilia, Modena, Forlì, Ravenna, Rimini, Castelfranco Emilia, Parma e Piacenza. Tra gli enti che lo hanno patrocinato compaiono il Comune di Bologna, l’Istituto storico Parri, Isrebo, l’Istituto per gli studi della storia contemporanea e della Resistenza di Ravenna e provincia e l’Istituto storico della Resistenza di Alfonsine. Le musiche originali, inoltre, sono state composte da Gianluca Nuti e il brano di coda, “Partisan’s Bella Ciao”, è dei Modena City Ramblers.

Infine la coppia Bugani-Lucchese aveva già lavorato insieme. Era accaduto con un altro documentario, Anno 2018: verrà la morte, sulle morti per amianto, di cui si era parlato qui.

Peacereporter: Afghanistan, l’Abu Ghraib italiana

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Afghanistan, l'Abu Ghraib italiana

Peacereporter racconta questa storia: Afghanistan, l’Abu Ghraib italiana affermando tra l’altro che:

Belle parole, drammaticamente in contrasto con la realtà denunciata da un rapporto dell’Onu, che descrive le sistematiche torture inflitte ai detenuti da parte degli agenti dei servizi segreti afghani, il National directorate of security (Nds). Il rapporto parla di “un approccio alla tortura altamente organizzato”, secondo una procedura standard riferita da almeno dodici prigionieri.

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Quello sconosciuto “anello” della Repubblica. “Il noto servizio, Giulio Andreotti e il caso Moro” nella ricostruzione di Aldo Giannuli

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Il noto servizio, Giulio Andreotti e il caso Moro di Aldo GiannuliPer lungo tempo sembrò poco più di un parto di fantasia. Eppure oggi si può dire non solo che è esistito davvero, ma che i suoi uomini hanno avuto ruoli in alcune vicende di primo piano nella storia della prima Repubblica. Si parla del libro di Aldo Giannuli Il noto servizio, Giulio Andreotti e il caso Moro (Marco Tropea Editore) e di un apparato conosciuto anche con il nome di Anello, un servizio segreto “ufficioso” fondato nella fase calante della seconda guerra mondiale dal potente generale Mario Roatta e poi sopravvissuto ai riassetti – talvolta solo di facciata – degli apparati dello Stato dopo la fine del fascismo.

Notizie – o frammenti di esse – che ne parlano si rintracciano nelle indagini del giudice Guido Salvini su Piazza Fontana e in qualche commissione parlamentare. E poi ci sono i faldoni del Viminale, quelli scoperti nel 1996, oltre inchieste che hanno portato a processi come quelli per la strage di piazza della Loggia, a Brescia, del 28 maggio 1974. In tutto questo materiale documentale – disponibile anche negli archivi di Stato maggiore, dei ministeri o dei servizi segreti – ecco che emerge una struttura d’intelligence che avrà una proposta “testa”: quella di Giulio Andreotti, che condivideva l’informazione con uno sparuto gruppo di politici nazionali, tra cui Aldo Moro e Bettino Craxi.
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Dal blog del Fatto Quotidiano: “Vajont, un genocidio italiano. E firmato Dc”

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Il disastro del Vajont

Chissà in quanto ricordano che dal disastro del Vajont – 1910 vittime – sono trascorsi 48 anni? Accadeva il 9 ottobre 1963 ed Emiliano Liuzzi, sul suo blog sul Fatto Quotidiano, racconta che fu un genocidio italiano. E firmato Dc:

Presidente del consiglio era Giovanni Leone. Era un presidente, del Consiglio prima e della Repubblica poi, a cui i colpi di teatro piacevano, bizzarro tanto da rispondere con le corna agli studenti che a Pisa lo contestavano. Ma a Longarone riuscì a superare se stesso: arrivò in elicottero due giorni dopo la catastrofe, nessun altro politico da Roma ebbe lo stesso coraggio. La gente urlava assassini, inteso come il governo che lui rappresentava. Ma Leone riuscì a calmare tutti, tirando fuori dal taschino un fazzoletto bianco impregnato di lacrime: “Giuro su questi corpi e queste rovine che sarà fatta giustizia”. Ma quando il sindaco Arduini, che sotto l’onda perse un figlio e i genitori, citò in giudizio Giorgio Valerio, presidente della Montecatini-Edison subentrata alla Sade – come ricordò in un memorabile pezzo Aldo Cazzullo sul Corriere della Sera – in tribunale venne depositata una memoria difensiva che sostenne l’imprevedibilità della catastrofe. Firmata: “Avvocato Giovanni Leone”.

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In italiano la storia di Monika Ertl, “La ragazza che vendicò Che Guevara”, raccontata da Jürgen Schreiber

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La ragazza che vendico' Che GuevaraUn altro libro interessante pubblicato da Nutrimenti. Si tratta dell’inchiesta del giornalista tedesco Jürgen Schreiber intitolata La ragazza che vendicò Che Guevara – Storia di Monika Ertl tradotta da Vincenzo Gallico e Fabio Lucaferri. Questa la presentazione del volume:

Il primo aprile 1971 Roberto Quintanilla, il colonnello dei servizi segreti boliviani che aveva voluto la morte di Che Guevara e aveva posato trionfante sul corpo del suo luogotenente Inti Peredo, viene assassinato nella sede del consolato boliviano di Amburgo. I colpi mortali partono da una Colt Cobra registrata a nome di Giangiacomo Feltrinelli. La vendetta si consuma per mano di una giovane di origine tedesca che abbracciando la lotta armata ha scavato un solco tra sé e il padre, alpinista e operatore di cinema compromesso con il nazismo e amico di Klaus Barbie, il ‘macellaio di Lione’.

Cosa spinge la giovane figlia prediletta di un emigrato tedesco, che ha abbandonato la Germania a causa dei suoi rapporti ambigui con il precedente regime nazista, a rinunciare a una vita agiata, a un matrimonio borghese, a una posizione rispettabile per fare di sé una guerrillera? Cosa la porta a mettersi sulle tracce dell’ex colonnello dei servizi segreti boliviani Roberto Quintanilla, colui che aveva ordinato l’esecuzione di Ernesto Che Guevara, e a ucciderlo in un’anonima mattina amburghese?

La morte del Che ha trascinato dietro di sé una scia di eventi che all’epoca non potevano essere previsti. Vi contribuì probabilmente anche l’estremo tentativo di umiliarne e denigrarne il corpo senza vita, quelle foto che lo volevano mostrare sconfitto e alla mercé dei suoi nemici, e che invece fecero il giro del mondo diventando il simbolo del suo sacrificio e trasformandolo in un’icona, ispirando riflessioni e azioni che cambiarono la vita di molte persone.

La biografia della protagonista del libro, Monika Ertl, è disponibile qui.

“Ad alta voce” inizia a Bologna con le “parole per l’Italia” di chi ha vissuto sulla propria pelle la storia recente del Paese

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Ad alta voce

Le prime parole per l’Italia le pronunceranno Nando Dalla Chiesa e i familiari delle tre associazioni vittime che hanno sede a Bologna, quelle della strage di Ustica del 27 giugno 1980, della bomba alla stazione scoppiata il successivo 2 agosto e della banda della Uno bianca, che colpì dal 1987 al 1994 uccidendo 24 persone. A loro, infatti, è affidato il via dell’undicesima edizione della maratona di lettura Ad alta voce che venerdì 7 ottobre e sabato 8 fa tappa nel capoluogo emiliano-romagnolo (le altre città sono Venezia, dove c’è stata la settimana scorsa, e Cesena, contemporanea a quella bolognese). Un’iniziativa che, volendo incentrarsi sui 150 anni dell’unità d’Italia, ha deciso di esordire domani alle 18 in prefettura proprio con chi un pezzo della storia del Paese ce l’ha scritto addosso o nella propria famiglia.
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