Ancora Banco Ambrosiano, Ior, mafia e P2 nel nuovo libro di Mario Almerighi, “La borsa di Calvi”

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Un altro libro da mettere nella lista delle prossime letture. È la La borsa di Calvi. Ior, P2, mafia: le lettere e i segreti mai svelati del banchiere di dio firmato dall’ex magistrato e oggi scrittore Mario Almerighi, edizioni Chiarelettere.

Testimoni di giustizia: “È il momento che il loro valore venga riconosciuto e che possano tornare a vivere”

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Questo testo è stato scritto da Gennaro Ciliberto, testimone di giustizia contro la camorra. E dato che lui sa cosa significa denunciare le mafie, merita che il suo scritto venga letto e diffuso. Eccolo.

Che emozione vedere tanta gente unita contro quella mentalità mafiosa e omertosa che rende i criminali sempre più invisibili. Quelle voci dei tanti giovani presenti, il rivedere amici che mi sono stati vicino in questo duro e tortuoso percorso è stato come rinascere. Che bello aver incontrato Claudio, Giovanni, Enza, Ilaria, Francesco, Beppe, Luigi e tanti altri, l’aver potuto riabbracciare Don Luigi ed ascoltare le parole di Rodotà che come sempre lasciano il segno.

Esserci non era un capriccio, esserci per me era l’espressione di libertà, di quella libertà di cui troppo spesso sono privato, il rivivere quella vita normale, il poter riassaporare il gusto della libertà, che non ha prezzo. Io ero presente a Contromafie 2014, lì immerso nella platea, sereno, e quando Don Luigi Ciotti ha voluto con forza ricordare nelle sue parole che dei testimoni di giustizia non sarebbero stati autorizzati a venire all’evento, il mio pensiero è subito andato a chi non ha potuto esserci, a chi, vittima della negazione, ha subito l’ennesima umiliazione che fa parte di quel modus operandi che troppo spesso è regola fissa e che prende le forme di un ricatto.
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Mauro De Mauro: 16 settembre 1970, in attesa di un ascensore che riporti a casa un uomo e che resterà vuoto

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Trentaquattro anni fa, il 16 settembre 1970, scompare il giornalista Mauro De Mauro. Franca, sua figlia, è davanti all’ascensore del palazzo in cui vive con la famiglia. Attende che arrivi al piano terra e attende anche che il padre rientri. Lo ha visto parcheggiare appena un attimo prima e sarà questione di momenti, varcherà il portone e potranno salire a casa. Ma Franca non viene raggiunta da lui e allora la ragazza torna fuori e lo scorge mentre sta parlando con alcune persone che di cui non riesce a scorgere con chiarezza i lineamenti. Vede però il padre che risale in auto, una Bmw, e che si allontana per non tornare mai più.

Inizia così, il 16 settembre 1970, il segreto che avvolge la fine del giornalista Mauro De Mauro, firma del quotidiano palermitano L’Ora e una vita trascorsa in cronaca nonostante il recente passaggio allo sport. Che fine ha fatto? Perché? Chi lo ha fatto sparire? Tra i motivi emerge la vicenda di Enrico Mattei, fondatore e primo presidente dell’Eni, morto in un disastro aereo il 27 ottobre 1962 che si scoprirà anni dopo essere stato un attentato. Un attentato legato all’Ente Minerario Siciliano, l’Ems, lo stesso a cui si sarebbero legate, attraverso alcuni suoi funzionari, diverse storie nere della storia d’Italia. Ai tempi l’Ems era presieduto dal democristiano veneto Graziano Verzotto, inviato nel 1955 in Sicilia da Amintore Fanfani, e se l’esplosione del Saulnier 706 di fabbricazione francese fu una delle storiacce che lo lambirono, ci furono altri fatti, legati al bancarottiere siciliano Michele Sindona e al suo finto sequestro dell’agosto 1979, oltre a storie poi innestate su fondi neri.
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Roberto Calvi: 32 anni fa l’omicidio sotto il ponte dei Frati Neri di Londra. Un delitto a tutt’oggi ancora senza responsabili

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Il caso CalviQuesto testo è uscito nel giugno 2012 come postfazione al libro a fumetti Il caso Calvi (BeccoGiallo), sceneggiato da Luca Amerio e Luca Baino e illustrato da Matteo Valdameri. È la ricostruzione degli ultimi giorni e delle possibili ragioni della morte del banchiere Roberto Calvi, il presidente del Banco Ambrosiano ritrovato nelle ore del mattino del 18 gugno 1982 senza vita sotto un ponte londinese. Non un suicidio, come si cercò di accreditare quella morte, ma un delitto rimasto impunito. Gli anni, nel frattempo, sono diventati 32 mentre i nodi irrisolti sono rimasti sostanzialmente gli stessi.

Trent’anni. Tanti ne sono trascorsi da quel 18 giugno 1982 quando venne ritrovato un corpo issato sotto il ponte dei Frati Neri di Londra. Il cappio, una corda in fibra sintetica di colore arancione, diventò sbrigativo sinonimo di suicidio, suffragato nel giro di pochi giorni dal verdetto del coroner britannico. Ma oggi l’unica certezza è che si sbagliavano i giurati che, in cinque su sette, votarono per una morte provocata da un’impiccagione antoinferta.

Del resto non fu solo la famiglia Calvi a non credere fin da subito a quella provvidenziale (e spacciata come volontaria) uscita di scena. Il presidente del Banco Ambrosiano non era infatti un banchiere qualunque. Era così poco qualunque che a Londra, così come in qualsiasi altro Paese che non fosse l’Italia, non avrebbe dovuto trovarsi. Poco tempo prima, infatti, era stato condannato in primo grado a quattro anni di reclusione e a una multa da quindici milioni di lire per reati valutari e di lì a poco sarebbe iniziato l’appello. Un processo nel corso del quale, si temeva da più parti, Roberto Calvi avrebbe potuto raccontare inconfessabili retroscena della finanzia cattolica e laica, intrecciata al finanziamento di operazioni criminali per una classe politica fin troppo impastoiata con corruzione, coltivazione di posizioni personali e piduismo, utile camera di compensazione per interessi tanto eterogenei quanto convergenti.
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“La tredicesima ora”: da stasera Carlo Lucarelli torna su Raitre per raccontare otto storie. Si parte con la rivolta di Nardò

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Parte stasera su Raitre la prima della otto puntate della trasmissione La tredicesima ora di Carlo Lucarelli. Finalmente, dunque, torniamo in onda e stavolta con un progetto nuovo a cui ha collaborato uno staff già ben rodato nelle passate esperienze. Otto storie, quindi, otto racconti personali che consentono di aprire una finestra su mondi più ampi che comprendono caporalato, tratta di esseri umani, terrorismo, carcere, criminalità organizzata, stragi del mare e violenza sulle donne. Si inizia alle 22.50 con la vicenda di Yvan Sagnet e della rivolta dei braccianti di Nardò.

Fausto e Iaio: a 36 anni dai fatti, I Siciliani Giovani raccontano la storia del duplice omicidio di via Mancinelli

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I siciliani giovani

Sembrò di sentire un refrain fin troppo stesso trasmesso: i due ragazzi assassinati il 18 marzo 1978 a Milano, in via Mancinelli, erano stati ammazzati in un regolamento di conti tra gruppi di estrema sinistra o di spacciatori. Parola della questura meneghina, che indicava anche un’arma diversa da quella usata per l’agguato, una calibro 32 invece di una 7,65. Ciò che oggi c’è di certo nell’omicidio di Lorenzo Iannucci e Fausto Tinelli – Fausto e Iaio – è che non ci sono mandanti né esecutori di quel duplice delitto.

Per quell’omicidio furono indagati esponenti di estrema destra, da cui arrivavano le rivendicazioni più attendibili, tra cui Massimo Carminati, Claudio Bracci e Mario Corsi. Ma gli elementi raccolti contro di loro e le dichiarazioni di alcuni collaboratori di giustizia non portarono a un quadro accusatorio abbastanza suffragato da trasformarsi in una condanna e dunque furono prosciolti. Discorso analogo per altri neofascisti. Il giornalista Pablo Dell’Osa oggi parla di servizi dietro un delitto impunito. E anche Daniele Biacchessi, che a questa vicenda ha dedicato un libro, nell’anniversario dall’agguato di via Mancinelli, scrive:

36 anni senza una giustizia ma con una verità storica scritta nei documenti dei pochi magistrati e giornalisti della controinformazione. Un omicidio organizzato da neofascisti e da uomini della banda della Magliana, che non è una banda di criminali qualsiasi, ma agiva per conto dei servizi segreti, il Sismi, allora diretto dalla loggia massonica P2. Questa è la verità che non si può mai archivi.

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The Valachi Files: in rete i documenti scaturiti dal primo pentito italo-americano. Su Tumblr il progetto di Luca Rinaldi

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Joe Valachi - Foto di WikipediaDa poche settimane hanno fatto la loro comparsa sul web in versione digitale. Sono i Valachi Files, quelli che si legano alla vicenda di Joseph Valachi, l’italo-americano che fu il primo vero pentito della mafia d’oltreoceano. Autore del progetto online è il giornalista Luca Rinaldi che dice: “Mi sono interessato alla vicenda nel 2013, anno in cui cadeva il cinquantesimo anniversario dell’avvio delle deposizioni di Valachi davanti al comitato McClellan dopo gli interrogatori condotti dall’agente dell’Fbi James P. Flynn. Comitato aperto con una relazione dell’allora ministro della giustizia Robert Kennedy che sembra scritta oggi: mentre qui erano tempi in cui ancora imperava ‘finché i mafiosi si ammazzano tra di loro non è un problema’ e partiva una già ingolfata commissione parlamentare antimafia, Kennedy definisce il crimine organizzato ‘uno dei più grandi business degli Stati Uniti d’America'”.

La pubblicazione dei documenti inizia a metà dello scorso dicembre con una citazione – “Cinquant’anni fa ‘la mela marcia’ svelava agli Stati Uniti (e al mondo) i segreti di Cosa Nostra” – e un link a un pezzo che Rinaldi ha scritto per il giornale online Linkiesta, Storia di Joe Valachi, il primo pentito della storia. Dopodiché si sono succedute le scansioni dei documenti originali, come l’albero della famiglia di Vito Genovese, di Carlo Gambino, di Joseph Bonanno o di Giuseppe Magliocco. E ancora altri “file” ricostruiscono l’impero di Stefano Magaddino o l’elenco degli arresti scaturiti dalle dichiarazioni di Valachi.

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Centro di documentazione cultura della legalità democratica: aperto il bando per tesi su mafia, terrorismo e violenza politica

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Centro di documentazione Cultura della Legalità DemocraticaUna novità dal Centro di documentazione cultura della legalità democratica della Regione Toscana, una struttura pubblica molto importante e molto efficiente (si provi a chiedere copia della documentazione a disposizione). Si tratta del concorso per premiare tre tesi su criminalità organizzata, violenza politica, stragismo, terrorismo e poteri occulti in Italia:

La Regione Toscana bandisce un concorso pubblico per laureati in atenei toscani […]. È prevista l’assegnazione di tre premi di laurea: uno da 500 euro per le lauree triennali e due da 1.000 euro ciascuno per quelle magistrali. Il termine ultimo per presentare domanda è il 14 febbraio 2014.

Il bando, pubblicato sul BURT n. 33 del 31/12/2013 e n. 3 del 22/1/2014, si rivolge ai laureati che abbiano discusso una tesi in una delle materie indicate nel periodo di tempo che va dal 1 gennaio 2010 al 30 novembre 2013 con voto finale non inferiore a 100/110

Qui la domanda di partecipazione. E per informazioni si può scrivere all’indirizzo cld[at]regione.toscana.it.

I Siciliani Giovani: 6 gennaio 1980, il delitto del presidente della Regione Siciliana Piersanti Mattarella

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I siciliani giovani

Era l’Epifania del 1980 e quel giorno Piersanti Mattarella, presidente della Regione Siciliana, non aveva la scorta. La mattina, però, non volle rinunciare ad andare alla funzione religiosa per quella festività insieme alla moglie e al figlio. In auto ci sarebbero andati, ma appena furono saliti sulla vettura i vetri del mezzo esplosero uccidendo il politico democristiano che voleva riformare la politica scudocrociata allontanando la mafia dagli ambienti della cosa pubblica.

Se in un primo momento si pensò a un assassinio politico di matrice neofascista, poi dalle parole del futuro pentito Tommaso Buscetta emerse un’altra versione. Era quella che indicava in qualità di mandante Totò Riina il quale, a poco più di un anno dal suo omicidio e al surclassamento dei corleonesi dopo la seconda guerra di mafia, ebbe la meglio sulla fazione capeggiata dal “principe” di Villagrazia, contrario all’eliminazione di Mattarella.

Del delitto del 6 gennaio 1980 si sarebbe parlato molto meglio anni a venire in tanti processi. Compreso quello che vide un imputato eccellentissimo, il sette volte presidente del consiglio Giulio Andreotti.

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