Xaaraan – Il blog di Antonella Beccaria

Non credo nelle otto del mattino. Però esistono. Le otto del mattino
sono l'incontrovertibile prova della presenza del male nel mondo
Gli ultimi giorni, Andrew Masterson


Italo Toni e Graziella De PaloSulla vicenda dei due giornalisti Graziella De Palo e Italo Toni torna il fratello della cronista, Giancarlo De Palo, che lancia la petizione Presidente del Consiglio italiano Matteo Renzi: impegno a rimpatriare i poveri resti dei due “desaparecidos” italiani:

Aspettiamo ormai da 34 anni il ritorno, mai avvenuto, dei due giornalisti italiani Graziella De Palo e Italo Toni, rapiti a Beirut, Libano, il 2 settembre 1980, dopo aver chiesto protezione dell’ambasciata italiana. Invece di cercarli, i servizi segreti di allora, che oggi finanziano il terrorismo internazionale pur di raggiungere il fine di liberare gli ostaggi italiani, aiutarono i loro assassini a occultarne i cadaveri. Noi oggi offriamo agli assassini il nostro perdono in cambio della restituzione dei poveri resti dei due giornalisti, MAI RICHIESTO FINORA DA NESSUN GOVERNO ITALIANO!

Firmarla, questa petizione, è importante per le famiglie vilipese da quel 1980, perché si tratta di un gesto di civiltà e per la verità sulla storia recente di questo Paese.

Italo Toni e Graziella De PaloSono trascorsi 34 anni da quando i giornalisti italiani Graziella De Palo e Italo Toni scomparvero da Beirut senza che fossero mai ritrovati (era il 2 settembre 1980). Eppure ancora oggi non si vuole far cadere quella cortina di silenzio che nel 1984 venne sancita con l’opposizione del segreto di Stato dall’allora presidente del consiglio Bettino Craxi.

Nel corso dell’autunno 2009 c’è stato un momento in cui sembrava che questa cappa di occultamenti fosse destinata a essere quanto meno scalfita. Durante la presidenza del Copasir di Francesco Rutelli, infatti, era stato declassificato un migliaio di documenti che avrebbe dovuto essere consegnato entro l’anno ai familiari dei giornalisti e ai loro avvocati. «Ci aspettavamo di essere convocati appena prima o appena dopo Natale», dice Giancarlo de Palo, fratello di Graziella. Invece non è accaduto.

Dopo trent’anni nuovi omissis

A giustificare un ritardo che ormai si protrae nei decenni è stata l’imminenza – annunciata almeno a parole – della rimozione del segreto di Stato da altri duecento documenti. E la conseguente volontà – anche questa dichiarata solo a livello di intenzione – di fornire il materiale in un unico blocco. «Abbiamo una lettera di Gianni Letta in cui si promette che i documenti declassificati saranno a nostra disposizione entro e non oltre il 31 dicembre 2010», prosegue il fratello della giornalista scomparsa. «Ma a noi questo non sta bene perché l’assicurazione di Rutelli era che le carte ci sarebbero state date entro l’autunno del 2009. Ci spieghino il motivo per cui dovremmo aspettare altri dieci mesi per avere documenti che saranno comunque incompleti, dato che ne mancherà almeno una trentina. In pratica vogliono imporci questo ulteriore rinvio per avere poi materiale incompleto e con nuovi omissis».
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  • Scritto per storie nere
  • Mauro di VittorioNon che ci fossero dubbi. Sul suo conto c’erano solo insinuazioni. Reali, invece, le ingiustizie. Su Mauro Di Vittorio, 24 anni il giorno in cui morì nell’esplosione alla stazione di Bologna insieme ad altre 84 persone, oggi si può infatti dire che sia una vittima “oggettiva” di quella strage e che ciò che è stato detto di lui – indicato come possibile trasportatore dell’esplosivo usato nell’eccidio del 2 agosto 1980 – “è del tutto insufficiente” a collegarlo all’esecuzione dell’attentato. I virgolettati sono contenuti alla pagina 62 della richiesta di archiviazione che la procura del capoluogo emiliano ha inviato al gip per chiudere la cosiddetta “pista palestinese”. Siamo dunque al passo che precede la parola fine non solo alle incriminazioni dei tedeschi Thomas Kram e Margot Christa Frohlich, indagati nel 2011 per la bomba di 34 anni fa. Ma anche per coloro che, nolenti, furono chiamati in causa in un filone d’indagine che non ha retto al riscontro dei fatti.

    È questo quindi il momento di restituire a Mauro Di Vittorio la sua identità. Non un militante dell’Autonomia di via dei Volsci, come già smentito anche dal leader di quel gruppo, Daniele Pifano. Ma un ragazzo che, per citare le parole della sorella Anna, “era un pezzo di pane”. Mauro era un fricchettone con idee di sinistra che leggeva, come tanti in quegli anni, Lotta Continua. Ma era un giovane che dopo la morte del padre si era trovato di fronte alla necessità di lavorare per contribuire al mantenimento per la famiglia. Pochi grilli politici, quindi, nessuna militanza estrema, ma una consapevolezza con cui fare i conti: la crisi c’era anche nel 1980. E c’era pure per un operaio specializzato, un tornitore, che aveva deciso di puntare verso Londra alla ricerca di uno stipendio e – perché no? – di un’esperienza lavorativa che gli facesse vivere un pezzo di vita al di fuori del suo mondo d’origine, il quartiere romano di Torpignattara.

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    Strage di Ustica, è il momento della verità (anche se i giovani oggi non ne sanno nulla) è un mini documentario dell’Agenzia Dire (dura 21 minuti circa) che dell’abbattimento del Dc9 del 27 giugno 1980 (ma non solo) parla più diffusamente qui

    Un solo erroreContiene uno scritto di Carlo Lucarelli, uno di Andrea Speranzoni e uno mio il booklet che accompagna il cofanetto con il dvd Un solo errore. Bologna 2 agosto 1980, pubblicato e distribuito dalla Cineteca di Bologna e che a giorni sarà disponibile nelle edicole, nelle librerie e nelle videoteche. E questi i suoi contenuti:

    Bologna, 2 agosto 1980. Il più feroce attentato della storia repubblicana, il cinico tentativo di abbattere la democrazia, un sanguinario colpo contro la popolazione inerme che sta partendo per le vacanze. I terroristi commettono un solo errore: aver scelto Bologna come obiettivo. I soccorsi sono immediati, la città manifesta il proprio sdegno e da subito si leva la richiesta di verità e giustizia. Le indagini dei magistrati bolognesi e l’impegno dell’Associazione dei familiari delle vittime conducono per la prima volta ad individuare e condannare gli esecutori materiali di una strage in Italia. Dal lutto nasce un’idea di società civile, antidoto alle trame occulte che ancora oggi avvelenano la nostra democrazia.

    Continua qui.

    Italo Toni e Graziella De Palo

    Il prossimo 2 settembre saranno trascorsi 34 anni dalla scomparsa a Beirut dei due giornalisti italiani Graziella De Palo e Italo Toni. A tutt’oggi, dal 1980 al 2014, non si sa che fine abbiano fatto – pochi dubbi però sul fatto che siano stati assassinati – e i familiari non sono stati aiutati affatto dallo Stato a farlo luce sulla vicenda. Dunque, quasi alla vigilia di questo nuovo anniversario, i fratelli e la madre di Graziella, Nicola e Giancarlo De Palo e Renata Capotorti, scrivono questa lettera da leggere fino in fondo. Una lettera che parla di segreti che non si vogliono rivelare, burocrazie assurde e di sordità istitutazionale.

    Egregio Direttore,

    desideriamo porre alla sua attenzione un evento che i familiari dei giornalisti Graziella De Palo (“Paese Sera” e “l’Astrolabio”) ed Italo Toni (“Diari”) aspettano da decenni: il 28 agosto 2014 cadrà definitivamente il segreto di Stato sul rapimento e l’omicidio dei due giornalisti avvenuto il 2 settembre 1980 a Beirut.

    Il valore storico dell’evento (il primo caso di rimozione di un segreto di Stato nella storia repubblicana) meriterebbe di per sé essere oggetto di una approfondita inchiesta giornalistica. Il 10 marzo 2010, alle famiglie De Palo e Toni venne concesso di poter visionare 1.161 documenti conservati presso gli archivi dell’AISE, purtroppo ancora coperti da numerosi omissis. Rimasero esclusi 80 documenti ancora coperti dal segreto. In questi ultimi, in teoria, potrebbero trovarsi nomi, fatti e circostanze che potrebbero permettere di poter almeno ritrovare i poveri resti di Graziella e Italo.
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    2 Agosto 1980. Tu che ne sai? è un lavoro relativamente recente, ma utile da riproporre a un paio settimane dal 34mo anniversario:

    Docufiction realizzato dai ragazzi della 4°B dell’istituto Belluzzi Fioravanti di Bologna, al termie del laboratorio ParteCinemAzione di Marco Coppola. Il film è stato presentato il 31 maggio 2013 nella stessa scuola in una serata diretta da Riccardo Marchesini come conclusione del progetto “2 Agosto tu che ne sai?” promosso dall’associazione Piantiamolamemoria.

    Trentaquattro anni fa, il 23 giugno 1980, veniva ucciso il magistrato Mario Amato che indagava – nella completa solitudine e sotto minaccia – sulla destra eversiva. Per due volte, tra il marzo di quell’anno e qualche giorno prima di morire, aveva denunciato la preparazione di attività terroristiche affermando che il Paese rischiava di scivolare verso la guerra civile. Gli chiusero la bocca mentre attendeva l’autobus sotto casa, diretto in procura a Roma.

    La tredicesima ora giunge alla sua settima puntata, la penultima. Stasera, alle 23.05, sempre su RaiTre, Carlo Lucarelli racconta la storia di Marina Gamberini, sopravvissuta alla strage alla stazione di Bologna del 2 agosto 1980:

    Una storia vissuta in prima persona, che lascia segni indelebili nel corpo e nell’anima. Marina Gamberini si è trovata coinvolta in uno dei capitoli più terrificanti della nostra storia collettiva. Quando aveva vent’anni lavorava come impiegata in una società che aveva la sede all’interno della stazione di Bologna. Il 2 agosto del 1980 Marina è alla stazione quando alle dieci e venticinque una bomba con ventitré chili di esplosivo, nascosta nella sala d’aspetto di seconda classe, esplode uccidendo ottantacinque persone. I feriti saranno più di duecento. Una fotografia la ritrae nel momento in cui viene tirata fuori dalle macerie e diventa subito il simbolo stesso della strage di Bologna.

    Il suo strazio fa il giro del mondo. Attraverso il racconto della protagonista la vicenda di una donna che si è portata dentro una esperienza devastante sino a maturare una scelta: ha deciso di non essere più una vittima ma una testimone per trasmettere alle nuove generazioni l’orrore ma anche la dignità delle vittime: la “voce” di un Paese ferito da uno degli episodi più tragici della nostra storia recente che ancora adesso resta, almeno in sede giudiziaria, senza un mandante e senza un perché.

    Update 7 giugno 2014: per chi volesse, qui è stata pubblicata la versione integrale della puntata.

    Esce il prossimo 29 maggio il film Bologna 2 agosto… I giorni della collera di Giorgio Molteni e Daniele Santamaria Maurizio. E della pellicola intanto si dice:

    Il film ripercorre l’atmosfera di terrore e di follia degli anni di piombo, fino ad arrivare alla strage più efferata dal dopoguerra, quella della stazione di Bologna del 2 agosto 1980 che causò la morte di 85 vittime innocenti e 200 feriti. Questa strage è una ferita aperta per la società civile e a distanza di oltre trent’anni non sono stati ancora assicurati alla giustizia i mandanti. Il film ripercorrendo lo svolgersi dei fatti vuole far rivivere le emozioni, le angosce, il terrore di quegli anni. Non ha lo scopo di svelare la verità, non spetta agli autori del film, ma vuole raccontare ai giovani i fatti affinché non dimentichino.

    Una società civile, in uno Stato davvero democratico, non può fondarsi sul silenzio, sul ricatto, sul depistaggio. Uno Stato giusto dovrebbe colpire coloro che, per salvaguardare il proprio potere, hanno costretto l’Italia a pagare un tributo di sangue e di dolore senza pari. Se questo non è ancora accaduto, c’é da chiedersi quando potremo gridare ad alta voce: “Mai più”.

    Sarà presentato in anteprima domani, 25 aprile, al Festival delle Resistenze contemporanee di Bolzano il lavoro realizzato dagli studenti della 3AM dell’istituto tecnico bolognese Belluzzi-Fioravanti, lavoro realizzato sotto il coordinamento dell’associazione Piantiamolamemoria. È un file audio, progettato e realizzato come una trasmissione radiofonica, e si intitola 2 agosto 1980: non c’ero, ma so: come ragazzi la cui nascita era ancora parecchio là da venire hanno interpretato i fatti della strage alla stazione di Bologna. Dunque, chi fosse a Bolzano domani, faccia un salto all’evento inserito nel programma con il titolo Confronto e sintesi di 5 progetti dedicati alla memoria e ai giovani. L’appuntamento è alle 10 in piazza Matteotti.

    Le stragi ferroviarie tra storia e memorie

    L’associazione Piantiamo la memoria ne sta organizzando di appuntamenti per far in modo che certi periodi della storia italiana non vengano dimenticati. Dopo quella del 6 aprile scorso, Memorie sul binario vivo, il prossimo 13 maggio – a ridosso del giorno della memoria dedicato alle vittime del terrorismo – è la volta dell’evento Le stragi ferroviarie tra storia e memorie – Dall’Italicus al Rapido 904, passando dalla stazione di Bologna. E non a caso dato, che il 4 agosto saranno trascorsi 40 anni dalla bomba dell’Italicus (12 morti e 48 feriti) e il 23 dicembre 30 da quella del Rapido 904 (17 morti e 267 feriti).

    All’evento del 13 maggio, fissato a Bologna a partire dalle 17.30, saranno presenti la storica Cinzia Venturoli, lo scrittore Carlo Lucarelli, Rosaria Manzo (presidente dell’associazione vittime del Rapido 904), Anna Pizzirani (per l’associazione vittime della strage alla stazione di Bologna) e Franco Sirotti, fratello di Silver Sirotti, vittima della strage dell’Italicus. A coordinare il giornalista Rai Filippo Vendemmiati. Qui il pdf con il programma completo.

    I siciliani giovani

    Era l’Epifania del 1980 e quel giorno Piersanti Mattarella, presidente della Regione Siciliana, non aveva la scorta. La mattina, però, non volle rinunciare ad andare alla funzione religiosa per quella festività insieme alla moglie e al figlio. In auto ci sarebbero andati, ma appena furono saliti sulla vettura i vetri del mezzo esplosero uccidendo il politico democristiano che voleva riformare la politica scudocrociata allontanando la mafia dagli ambienti della cosa pubblica.

    Se in un primo momento si pensò a un assassinio politico di matrice neofascista, poi dalle parole del futuro pentito Tommaso Buscetta emerse un’altra versione. Era quella che indicava in qualità di mandante Totò Riina il quale, a poco più di un anno dal suo omicidio e al surclassamento dei corleonesi dopo la seconda guerra di mafia, ebbe la meglio sulla fazione capeggiata dal “principe” di Villagrazia, contrario all’eliminazione di Mattarella.

    Del delitto del 6 gennaio 1980 si sarebbe parlato molto meglio anni a venire in tanti processi. Compreso quello che vide un imputato eccellentissimo, il sette volte presidente del consiglio Giulio Andreotti.

    Continua a leggere su I Siciliani Giovani

    Strage di Fiumicino

    Della strage di Fiumicino se n’era parlato qui recensendo il libro di Salvatore Lordi e Annalisa Giuseppetti (Rubbettino, 2011). E a quarant’anni di distanza, su quei fatti torna oggi Il Post scrivendo:

    Il 17 dicembre 1973, esattamente 40 anni fa, un gruppo di cinque terroristi palestinesi – appartenenti all’organizzazione Settembre Nero – attaccò l’aeroporto di Fiumicino, prendendo ostaggi e lanciando bombe contro un aereo della Pan Am. Morirono 32 persone e i terroristi riuscirono a fuggire. Fu la più grave strage terroristica avvenuta in Europa fino a quella di Bologna del 1980. All’epoca il governo fu criticato per la sua politica “filo-araba” e ci fu chi insinuò complicità tra i servizi segreti italiani e i terroristi. Oggi quella strage è stata quasi dimenticata.

    Continua a leggere su Il Post

    Qui, su Stragi80.it, la sentenza della terza sezione civile della Suprema Corte di Cassazione depositata il 22 ottobre 2013, quella in cui si parla esplicitamente di depistaggi.

    E poi una sentenza del 25 luglio 2003, Aerolinee Itavia Spa contro ministeri della Difesa, dei Trasporti e dell’Interno. Già allora la sezione stralcio sesta bis del tribunale di Roma spiegava bene perché le responsabilità istituzionali nella strage di Ustica erano concrete. Ora giunge il nuovo suggello della Cassazione.

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