Ustica, Daria Bonfietti: “Sappiamo tutto, ora serve la verit”

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Strage di Ustica

Il testo che segue di Daria Bonfietti, presidente dell’Associazione parenti delle Vittime della strage di Ustica, ed stato pubblicato dal quotidiano Il manifesto lo scorso 25 giugno 2016. Qui, invece, il podcast della trasmissione di Rai3 Fahrenheit di oggi intitolata Verit opache sul missile che il 27 giugno 1980 uccise le 81 persone a bordo del Dc9 dell’Itavia e sul “segreto di stato strisciante” che non oppone un segreto di Stato vero e proprio, ma rende difficile, se non impossibile, l’accesso alle fonti documentali. In onda, ospiti di Loredana Lipperini, anche Daria Bonfietti e il giornalista Fabrizio Colarieti di Stragi80.it.

Ricordiamo il 36 Anniversario della strage di Ustica e continuiamo il cammino verso la verit. Sappiamo gi molto di quello che accaduto nel cielo: sappiamo che il DC9 stato abbattuto all’interno di un episodio di guerra aerea, guerra di fatto e non dichiarata, come ci rivela il giudice Rosario Priore gi nel 1999.
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A Bologna “Una citt per gli archivi” diventa realt: online i documenti dei primi 55 fondi documentali. Entro l’anno saranno 200 mila

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Una citta' per gli archivi

Di Una citt per gli archivi se n’era gi parlato tempo fa, quando era stata annunciata. Adesso il progetto, che mira a inventariare, restaurare e sistemare in ambienti idonei circa 150 fondi documentali pubblici e privati mettendoli a disposizione in rete, diventa realt con “la pubblicazione delle centinaia di schede descrittive relative a 55 archivi e delle riproduzioni digitali di una parte consistente della loro documentazione”. Un’occhiata la si pu dare consultanto l’elenco alfabetico degli archivi. Inoltre, nei prossimi mesi, prevista la messa online di nuovo materiale fino a raggiungere i 200 mila documenti. Intanto, sulla strage di Ustica, sono consultabili due mostre virtuali: la prima raccoglie materiale rinvenuto negli archivi di Daria Bonfietti e dell’Associazione vittime mentre la seconda un percorso iconografico che si dipana nei manifesti del gruppo che riunisce i parenti.

Wikileaks, la rete e la strage di Ustica. Bonfietti: “Il diritto di cittadinanza passa attraverso istituzioni trasparenti”

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Dossier WikileaksL’etica hacker parte da un assunto, l’informazione deve essere libera. E l’esempio pratico Wikileaks, progetto divenuto celebre a livello mondiale prima con Collateral Murder e la verit sugli eccidi di Iraq (dimostrando che alla contabilit ufficiale mancavano almeno 15 mila vittime civili) e poi con la diffusione dei cablogrammi diplomatici statunitensi, considerata la pi grande fuga di notizie della storia del giornalismo dopo i Pentagon Papers sul Vietnam, pubblicati nel 1971 dal New York Times.

Wikileaks ne un esempio al punto da pagare le conseguenze che ci ha determinato. Non solo per le accuse per violenza sessuale formulate in Svezia contro Julian Assange (in realt determinate dall’uso o meno di un preservativo, i rapporti erano consenzienti per ammissione delle stesse presunte vittime). Ma anche per la dimostrazione che la net neutrality – in base alla quale l’infrastruttura telematica che avvolge il pianeta deve coniugare il verbo dell’agnosticismo rispetto ai contenuti che vi transitano – pu andare in frantumi in qualsiasi momento. accaduto quando Amazon ha rescisso il contratto per gli spazi server venduti (e pagati) dall’organizzazione o con le societ di carte di credito e con Paypal che hanno tagliato i canali di finanziamento.

un punto su cui torna a pi riprese Stefania Maurizi, la giornalista dell’Espresso, terminale italiano della rete di giornali di tutto il pianeta che ha collaborato con Wikileaks e con il suo leader, Assange. Presentando a Bologna il suo Dossier Wikileaks – Segreti italiani (Bur) ospite della libreria Modo Infoshop, la cronista, che ha iniziato a essere dentro il progetto dal 2009 e che ha seguito il rilascio degli Afghan War Logs, dei documenti su Guantanamo, dei cablogrammi diplomatici e degli spy files, rimarca che “non c’ alcun elemento legale per il taglio delle donazioni”.
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“Chi Stato?”: la mostra sulla strategia della tensione e sulle stragi impunite dal 1969 al 1984 approda a Bologna

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La strategia della tensione e le stragi impunite

La mostra Chi Stato? La strategia della tensione e le stragi impunite (1969-1984) di cui gi si era parlato approda a Bologna presso il dipartimento discipline storiche dell’universit, nel chiosco di piazza San Giovanni in Monte 2. Qui ci sar l’inaugurazione, in programma per luned prossimo, 7 novembre, alle 15 (l’esposizione rester aperta fino a venerd prossimo), con una performance teatrale curata da Corrado Gambi della compagnia teatrale della Luna Crescente a cui prenderanno parte anche gli studenti del laboratorio Lapsus (organizzatori della mostra e del convegno omonimo dello scorso aprile). Alle 15.30, invece, nell’aula grande previsto il dibattito “Stragi impunite: la storia e la memoria” con Paolo Bolognesi (presidente Associazione familiari 2 agosto 1980), Daria Bonfietti (presidente Associazione familiari della strage di Ustica del 27 giugno 1980) e Mirco Dondi (direttore del master di comunicazione storica di Bologna).

“Ad alta voce” inizia a Bologna con le “parole per l’Italia” di chi ha vissuto sulla propria pelle la storia recente del Paese

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Ad alta voce

Le prime parole per l’Italia le pronunceranno Nando Dalla Chiesa e i familiari delle tre associazioni vittime che hanno sede a Bologna, quelle della strage di Ustica del 27 giugno 1980, della bomba alla stazione scoppiata il successivo 2 agosto e della banda della Uno bianca, che colp dal 1987 al 1994 uccidendo 24 persone. A loro, infatti, affidato il via dell’undicesima edizione della maratona di lettura Ad alta voce che venerd 7 ottobre e sabato 8 fa tappa nel capoluogo emiliano-romagnolo (le altre citt sono Venezia, dove c’ stata la settimana scorsa, e Cesena, contemporanea a quella bolognese). Un’iniziativa che, volendo incentrarsi sui 150 anni dell’unit d’Italia, ha deciso di esordire domani alle 18 in prefettura proprio con chi un pezzo della storia del Paese ce l’ha scritto addosso o nella propria famiglia.
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Bologna, una “citt per gli archivi” che contiene i documenti di Ustica e della strage alla stazione

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30 anniversario della strage della stazione di Bologna - Foto di Radio Citt del CapoLa sintesi migliore della giornata l’ha data Daria Bonfietti, presidentessa dell’associazione delle vittime della strage di Ustica del 27 giugno 1980. “ giunto il momento di passare da una memoria condivisa a una memoria documentata”. E Bologna – attraverso il lavoro di documentazione sugli eventi stragisti svolto in primis dalle associazioni – si candida a diventare una capitale (almeno italiana) dell’accesso a documenti e atti. Accadr con l’inventariazione e la messa online di fondi finora di difficile consultazione.

Di questo si discusso al recente convegno Archivi negati. Archivi “supplenti”. Le fonti per la storia delle stragi e del terrorismo, ospitato nella cappella Farnese di Palazzo d’Accursio, dove ha sede il Comune di Bologna. Ed stata l’occasione per fare il punto di un progetto in fase d’arrivo che spazia oltre i documenti della strategia della tensione. Un punto che si esteso a raggiera sui temi pi caldi di quel periodo, come il segreto di Stato e l’accesso ad archivi “sensibili”, tra cui quelli dei servizi segreti. E che ha chiesto risposte a Massimo D’Alema, presente in qualit di presidente del Copasir (il comitato parlamentare per la sicurezza della Repubblica). “Trent’anni per il segreto di Stato? Vedremo che non si vada oltre, ma dipende se coinvolge nazioni amiche o alleate. Noi per abbiamo poteri limitati, il governo che decide”.

Bologna diventa “una citt per gli archivi”

Focus del convegno stato un progetto iniziato nel 2007, Una citt per gli archivi, che mira a inventariare, restaurare e sistemare in ambienti idonei circa 150 fondi documentali pubblici e privati. Si parla di materiale cartaceo, cartografico, audio e video che arriva dall’archivio di Stato e da quello comunale, dalla biblioteca dell’Archiginnasio, da partiti, sindacati, associazioni e famiglie per un totale di 5 milioni di documenti a cui hanno lavorato un’ottantina di archivisti, supportati da strumentazione informatica di archiviazione.
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