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Xaaraan – Il blog di Antonella Beccaria

Non credo nelle otto del mattino. Però esistono. Le otto del mattino
sono l'incontrovertibile prova della presenza del male nel mondo
Gli ultimi giorni, Andrew Masterson


Sinistri di Tersite RossiQuesto romanzo l’avevo letto quando era ancora sotto forma di manoscritto e lo sto rileggendo adesso che è stato appena pubblicato dalle Edizioni E/O. Si intitola Sinistri e non a caso è stato inserito nella collana Sabot/age. Scritto con l’unico pseudonimo di Tersite Rossi per un lavoro a quattro mani, a volerlo definire lo si potrebbe chiamare thriller politico che parte dal futuro prossimo e che arriva a comprendere il passato (abbastanza) remoto (a un certo punto fa un balzo indietro al 1904, raccontando di anarchismo e socialismo).

E l’autore uno e duplice ci mette dentro istanze che richiamano per certi versi Anonymous, la dissidenza definitivamente schiaccata e – peggio ancora – criminalizzata senza appello, oltre all’uso estremo dello storytelling politico per vendere narrazioni credibili e votabili. Questi i termini nei quali viene presentato il libro:

Anno 2023. Terza Repubblica. L’Italia è un Paese guidato dal trasversale Partito della Felicità e dal dogma della pace sociale ad ogni costo. Un Paese in cui le opposizioni sono al bando e “allarme” è l’unica parola d’ordine. Un Paese riempito di negozi take-away in cui trovare psicofarmaci, sesso virtuale e lifting a buon mercato. Mentre la società civile e la pubblica opinione vacillano, un movimento terroristico riemerso dal passato, che si richiama a un gruppo di folli sovversivi mette a dura prova la macchina repressiva dello stato. Tutto ruota attorno a un enigmatico plico di racconti lasciato sulla scrivania del capo della Polizia: è la sfida allo stato, una minaccia mortale al potere. Un romanzo, dieci racconti e un metaforico viaggio a ritroso nella storia del Novecento italiano, per scoprire che le risposte sul nostro futuro si celano nelle ombre del nostro passato.

Qui una recensione al precedente lavoro di Tersite Rossi, È già sera, tutto è finito, altrettanto riuscito.

Ratko Mladic on a wall in Belgrade

Sarebbe dovuto partire il processo a Ratko Mladic, il boia di Srebrenica accusato di genocidio, crimini di guerra e crimini contro l’umanità, eppure, come racconta Christian Elia su E Il mensile, c’è stato quel pasticciaccio brutto dell’Aja:

Dopo una sola udienza, celebrata ieri, tra tensioni e polemiche, Alphons Orie, presidente del tribunale speciale per i crimini nella ex Jugoslavia commessi durante il conflitto degli anni Novanta, confluita nel Tribunale Penale Internazionale, ha dichiarato: “La corte ha ritenuto opportuno sospendere la presentazione delle prove dell’accusa, il processo è rimandato a data da definire”. Che succede? In sostanza per ora salta di sicuro l’udienza del 29 maggio, quando dovevano comparire i primi testimoni. La corte, già ieri, aveva riconosciuto che l’accusa aveva commesso un errore nella trasmissione di alcuni documenti alla difesa. Gli avvocati di Mladic lunedì scorso avevano chiesto un aggiornamento di sei mesi.

Continua qui. Si veda anche quello che si scriveva solo qualche giorno fa su Scotsman.com.

Le Monde Diplomatique

Sul numero di maggio 2012 di Le Monde Diplomatique si parla di Divo Giulio insieme al libro La Base, un laboratorio di idee per la Democrazia Cristiana di Maria Chiara Mattesini (Edizioni Studium). Firma il pezzo Enzo Di Brango

Non è semplice pensare alla prima repubblica con i disastri della seconda davanti agli occhi. Eppure quel periodo che abbiamo esecrato e rimosso ritorna, alla luce dell’attuale situazione, spesso come termine positivo di paragone. È chiaro che la positività di un attimo si infrange contro la realtà dell’oggi, eppure parlare, nel 2012, di Democrazia Cristiana, non appare un esercizio inutile. Ci sono attimi, momenti della nostra storia, che si legano a un personaggio o a un contenitore che non ci permettono di saltare, a pie’ pari, la storia come è d’uso nel nostro Paese. È il caso di due recenti pubblicazioni che sottopongono al lettore un pezzo di storia ormai passato, ma la cui attualità appare stringente, un pezzo di storia del quale si può cominciare parlare liberi dai condizionamenti cui la prima repubblica ci aveva relegati. È il caso del Divo Giulio scritto da Antonella Beccaria e Giacomo Pacini e de La Base, un laboratorio di idee per la Democrazia Cristiana di Maria Chiara Mattesini.

La Base, un laboratorio di idee per la Democrazia CristianaNel primo caso parliamo della vita e della parabola di Giulio Andreotti, nel secondo della storia di una delle correnti interne della Dc, forse la più a “sinistra” con “Forze nuove”. Insieme, esse rappresentarono un punto di vista alternativo per la coerenza di interpretazione degli umori popolari rispetto al mastodonte governativo. Le correnti della Democrazia Cristiana, soprattutto nell’ultimo scampolo di vita, non si contavano sulle dita di due mani, a dimostrazione del fatto che esercizio del potere e attività politica cominciavano a coincidere in maniera tale che oggi il risultato finale è sotto gli occhi di tutti.

Divo GiulioEppure quella politica che potrebbe essere liquidata come obsoleta, come assolutamente estranea alle dinamiche del XXI secolo, oggi mantiene il suo connotato di attenzione, non fosse altro che per la deriva del sistema partitico odierno. La Base svolse un ruolo fondamentale negli assetti politici dello scorso secolo, favorendo prima i governi di centro-sinistra e poi l’avvicinamento (miseramente naufragato) al Partito comunista italiano che appariva, negli anni Settanta, una forza in grado di proporsi come maggioranza. Ma la Dc non fu solo la Base, fu anche il partito di Andreotti, che ci ha dimostrato, a più riprese, come la politica non sia solo l’arte del possibile, ma anche un esercizio impossibile e tuttavia configurabile.

Il lavoro di Antonella Beccaria e Giacomo Pacini sulla parabola non ancora esaurita di Giulio Andreotti fornisce elementi di assoluta novità: come una telefonata tra il segretario del Divo Giulio, Franco Evangelisti, e la giornalista del Borghese Gianna Preda in cui Andreotti, di fatto, ammette la sua collocazione nell’ambito della destra fascista, e i movimenti dell’onorevole sulla questione triestina in funzione di una battaglia contro il comunismo slavo, le connivenze con la mafia accertate ma prescritte. Un personaggio, insomma, che raccoglie su di sé la storia d’Italia del dopoguerra ai giorni nostri.

Dial M for MurdochÈ uscito un mese fa in Inghilterra il libro Dial M for Murdoch – News corporation and the corruption of Britain scritto dal laburista Tom Watson e dal giornalista Martin Hickman (Allen Lane). La vicenda ricostruita è quella dello scandalo intercettazioni (e non solo) che ha coinvolto e travolto il tycoon australiano Rupert Murdoch. Il libro, non ancora tradotto in italiano, viene presentato così:

Questo libro svela quali fossero i meccanismi all’interno di una delle società più potenti al mondo e il modo in cui ha esercitato la sua velenosa e occulta influenza sulla vita pubblica della Gran Bretagna. È il racconto di un potere enorme e arrogante usato per intimidire e coprire. Un potere che, divenuto evidente, ha cambiato il modo di guardare ai politici, ai servizi di polizia britannici e alla stampa. I giornali di Murdoch hanno intercettato telefoni e fregato informazioni usate poi in modo fintamente casuale per distruggere vite per anni. Fu solo dopo un triviale reportage del 2005 sul principe William che gli investigatori si imbatterono in un esteso piano criminale fatto di cinque anni di insabbiamenti che hanno nascosto e intorbidito la realtà.

Per quanto riguarda qualche recensione (sempre in inglese), se ne può leggere su BoingBoing e sull’Indipendent, per il quale Hickman lavora.

Acciaierie di Piombino

Su Forum di Fotografia è stato pubblicato un reportage sulle acciaierie di Piombino. L’autore degli scatti è Andrea Foligni.

(Via Fotografia Tweets)

La sfida del Manifesto

La sfida del Manifesto giunge al capolinea? Domani dall’edizione cartacea si saprà di più, intanto sul sito del quotidiano si racconta che un fax arriva in redazione: i liquidatori comunicano la “cessazione di attività”:

Con i liquidatori abbiamo avviato una trattativa, e per la prossima settimana è stato fissato un incontro. Oggi il fax inatteso: “Si comunica che è stata decisa la cessazione della complessiva attività aziendale della cooperativa Il manifesto in Liquidazione Coatta Amministrativa”. Solo un “passo” formale per avviare la trattativa al ministero? Forse, ma non ci rassicura il resto del fax, in cui si parla di una cassa integrazione di 12 mesi per tutti i lavoratori.

Continua qui.

A due decenni di distanza, si vive con lo spettro della guerra e la morsa della speculazione finanziaria e immobiliare. È il documentario Whatever will be. Sarajevo vent’anni dopo, girato da Ugo Leo, lo studente del master in giornalismo dell’università di Torino che ha vinto il Premio Conflitti.

(Via Reporters)

Doppler di Miki FossatiCi sono persone che meritano di essere lette. E Miki Fossati è uno di questi. Per credere, si può provare a dare un’occhiata al suo blog, Mezzomondo. Ora esce il suo libro, Doppler, per i tipi di Blonk, presentato in questi termini:

Un mondo dove si incontrano le atmosfere di Philip Dick e quelle di George Orwell, e poi dice che non siamo nani sulle spalle dei giganti. Una cronaca del dopo bomba, senza bomba. Quarantotto ore. Quarantotto ore che fanno un sacco di vite. Quarantotto ore che fanno la fine e l’inizio del mondo. Quelle storie che sono già un film, di quelli dove non riesci a distrarti, di quelli che speri ci sia la pubblicità per prendere fiato.

Qui si può leggere il primo capitolo.

Stefano TassinariIl saluto di Davide Turrini a un grande, Stefano Tassinari, in questo articolo:

Tassinari mancherà a Bologna e alla sua Ferrara. Uomo vero, non avvezzo ai compromessi, sempre in prima linea ad insegnare, come un novello Rossellini l’immenso patrimonio culturale che il nostro paese continua a trascurare e spazzare sotto il tappeto. Gliene parlammo poco tempo fa, sulle poltroncine dell’Itc, prima della millesima replica di Kohlhaas del suo amico Marco Baliani (Tassinari dirigeva la rivista Letteraria e tra i collaboratori aveva anche il drammaturgo laziale). A Bologna ci vorrebbe un teatro, una sala esclusivamente per i reading letterari. Tassinari l’avrebbe voluta, magari battendo una nuova strada, continuando a trasformare questa nuova forma teatrale dove sperimentare la trasmissione del sapere. Ora che Tassinari non c’è più, e che ci mancherà moltissimo, qualcuno si ricordi di lui e gli regali uno spazio e un luogo dove le sue parole e il suo intelletto si possano continuare ad ascoltare nei decenni a venire.

Continua qui.

Lucarelli Racconta

Riparte questa sera su RaiTre la trasmissione Lucarelli Racconta di Carlo Lucarelli. La prima puntata alla quale ho collaborato si intitola Nicola Calipari, in quel luogo e in quel momento:

La storia di Nicola Calipari, un poliziotto atipico, colto e gentile, con un grande senso dello Stato. Dagli inizi della sua carriera in Calabria, dove contrasta le attività criminali della ‘ndrangheta, alla Seconda Guerra del Golfo, in Iraq, dove è presente come capo del reparto delle operazioni speciali all’estero del SISMI.

A Baghdad nella notte del 4 marzo del 2005 in un punto della pericolosa Route Irish il destino di quel poliziotto si incrocia con i destini di altre due persone in modo fatale: il soldato statunitense Mario Lozano e la giornalista italiana Giuliana Sgrena appena liberata dopo un rapimento. Calipari viene ucciso dal fuoco della mitragliatrice di Lozano, mentre con il proprio corpo fa scudo alla giornalista.

La linea che sottende tutte le sei puntate di questa serie è quella tracciata dallo scrittore Giorgio Scerbanenco quando scriveva: “Chi mette la mano davanti alla locomotiva in corsa? [...] Porre la mano davanti alla locomotiva a volte significa fermarla”. I nostri uomini davanti a un treno sono questi:

Da un poliziotto scomodo a un amministratore politico onesto, da un giornalista curioso a un medico che fa semplicemente il suo dovere di cittadino: figure di questo genere, esemplari ma allo stesso tempo comuni, in cui è possibile riconoscersi, danno la possibilità di immaginare una realtà migliore in cui le regole e la legalità vengono rispettate.

Alle singole storie fanno da sfondo i problemi irrisolti del nostro Paese: le organizzazioni mafiose, le zone grigie di connessione tra politica e criminalità, l’assenza dello Stato, il terrorismo, l’emarginazione culturale e sociale, la pericolosità dei meccanismi economici e finanziari.

La seconda puntata a cui ho collaborato si intitola “Gli uomini dello Stato” e andrà in onda il prossimo 28 maggio. Sono le storie di Boris Giuliano, Pasquale Juliano, Giuseppe Montalto e Loris Giazzon.

International Day Against DRM

Oggi è la giornata mondiale contro i DRM (Digital Rights Management), sistemi che, nel nome del sacro verbo della protezione del diritto d’autore, rendono non fruibili le opere dell’intelletto.

Per l’immagine, grazie a BoingBoing.

FreedomBox

FreedomBox nasce con questo scopo:

Facilitare la libera comunicazione tra le persone, in modo sicuro, andando oltre le più intrusive ambizioni del potere. Solo loro che possono costruire in via permanente la libertà di pensiero e di informazione, caratteristica ineliminabile della rete che contiene le nostre anime.

Queste parole recano la firma di Eben Moglen, docente alla Columbia Law School di New York, guru del copyleft nelle sue varie declinazioni e fondatore del Software Freedom Law Center. Per saperne di più direttamente sul sito del progetto software si può vedere qui mentre in italiano se ne parla su Cado in piedi e sul quotidiano La Stampa, con un’intervista a Moglen secondo cui Facebook ha gli anni contati. “Fra più di 12 mesi, ma meno di dieci anni, avrà finito di esistere”, dice.

Articolo21 e Sos Impresa pubblicano la presentazione del libro curato da Marcello Ravveduto e intitolato Novantadue. L’anno che cambiò l’Italia. In uscita il prossimo 16 maggio per Castelvecchi Rx, si presenta con queste parole:

Il ’92 non fu un anno qualsiasi [e] non è solo l’anno delle stragi di Falcone e Borsellino, è piuttosto un’escalation: Tangentopoli, il voto proporzionale uninominale, l’affermazione della Lega, l’agonia dei partiti di massa, la voglia di riscatto civile, il terrorismo mafioso, il debito sovrano alle stelle, l’intervento pubblico assistenzialista, il difficile rapporto con l’Europa. La lunga crisi della Repubblica sembra esplodere in tutta la sua urgenza lasciando immaginare che «nulla sarà come prima». Questo libro torna sui fatti accaduti, cercando di andare oltre le macerie materiali e morali accumulate nel corso di un ventennio, per raccontare, fuori dai luoghi comuni, le storie che lo hanno reso un anno «indimenticabile». Senza pregiudizi ideologici, né inutili moralismi, ma con passione civile.

La ribellione civile di Palermo, l’organizzazione dell’attentato di Capaci, la televisione della pietà e del dolore, l’immaginario cinematografico, l’avanzata dei «perfidi» localismi, la distribuzione di plasma infetto, la silenziosa modernizzazione della ‘ndrangheta, il ruolo delle donne nelle scorte dei magistrati antimafia, la sofferenza psicologica di Rita Atria, i grandi pentiti di camorra e l’alba del dominio del clan dei casalesi nell’affare rifiuti, la tangente Enimont e la nuova razza padrona. Il Novantadue è dunque l’inizio di una transizione che ha dato luogo a una lunga stagione di precarietà politica, civile, sociale ed economica, durante la quale il futuro, una chimera, e il passato, un ostacolo da rimuovere, sono stati sostituiti da un immutabile presente.

Continua qui, dove si trova anche l’indice del volume.

(Via Monica Zornetta su Facebook. Monica ha scritto il capitolo “Il salotto della Lega”)

May Day demonstrations in Los Angeles

BoingBoing pubblica una serie di fotografie che offre uno spaccato delle manifestazioni per il primo maggio nel mondo. Quella riportata sopra è stata scattata a Los Angeles da Lucy Nicholson della Reuters.

Data Journalism Handbook

Lo rilancia un post di Creative Commons, il Data Journalism Handbook, rilasciato con licenza CC BY-SA. È il frutto di una collaborazione tra lo European Journalism Centre e la Open Knowledge Foundation e la versione online, alla release 1.0, può essere consultata qui. Il libro su carta, invece, può essere acquistato qui, sul sito di O’Reilly.

E sempre in tema di data journalism, Andrea Fama ne scrive dal festival di Perugia su Lsdi parlando di un giornalismo lontano.

Wikileaks affair


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