Xaaraan – Il blog di Antonella Beccaria

Non credo nelle otto del mattino. Però esistono. Le otto del mattino
sono l'incontrovertibile prova della presenza del male nel mondo
Gli ultimi giorni, Andrew Masterson


La storia di Nicola Calipari, ucciso a Baghdad dieci anni fa, il 4 marzo 2005, dopo aver liberato la giornalista del Manifesto Giuliana Sgrena, abbiamo provato a raccontarla così, in una puntata dell’ultima stagione andata in onda della trasmissione Lucarelliracconta di Carlo Lucarelli.

Il libro di cui si parla in questa intervista a Giorgio Galli realizzata da Radio Radicale è uscito nel gennaio 2015 per Kaos Edizioni. E questa è la presentazione del volume Il golpe invisibile:

Il “golpe invisibile” qui ricostruito dal politologo Giorgio Galli ha preso le mosse negli anni Settanta del secolo scorso, si è rafforzato negli anni Ottanta del craxismo, e ha avuto pieno compimento durante il quasi ventennio berlusconiano. È stato attuato dalla borghesia finanziario-speculativa e dai ceti burocratico-parassitari i quali, assunto il pieno controllo delle forze politiche e preso il potere in forma egemonica, hanno potuto saccheggiare l’Italia repubblicana facendo “carta straccia” di molte pagine della Costituzione. Il “golpe invisibile” dei ceti speculativi e parassitari ha generato un debito pubblico astronomico (decenni di evasione fiscale, di ruberie, corruttele e malversazioni), ha vanificato lo stato di diritto e il controllo di legalità della magistratura, ha consolidato il potere della criminalità organizzata (mafie che sono parte integrante dei ceti speculativi e parassitari), e ha alterato l’economia di mercato riducendo in povertà milioni di imprenditori e lavoratori. Soprattutto, il “golpe invisibile” ha impedito che la società italiana superasse il congenito familismo amorale e si dotasse di una cultura civica.

Un altro libro da mettere nella lista delle prossime letture. È la La borsa di Calvi. Ior, P2, mafia: le lettere e i segreti mai svelati del banchiere di dio firmato dall’ex magistrato e oggi scrittore Mario Almerighi, edizioni Chiarelettere.

Il mese più lungoLa vicenda dell’omicidio di Nicola Calipari – con i fatti che l’hanno preceduto e quelli che sono seguiti – l’avevamo ricostruita nell’ultima stagione della trasmissione Lucarelli racconta. E tra le varie persone che avevamo intervistato c’era anche l’ex direttore del Manifesto, Gabriele Polo. Che ora prende la parola e le racconta lui, quelle vicende, nel libro Il mese più lungo. Dal sequestro Sgrena all’omicidio Calipari (Marsilio):

4 febbraio 2005. Giuliana Sgrena si trova a Baghdad. È il settimo viaggio iracheno per la giornalista del «manifesto» che racconta la guerra sul campo. In Italia, il dirigente del Sismi Nicola Calipari è in partenza per le ferie con la famiglia. Ma dovrà presto fare ritorno a Roma. Quella che sembrava una giornata come tante, infatti, si trasforma nell’inizio di un incubo. Alle 12.30 arriva in redazione al «Manifesto» la notizia del rapimento di Giuliana Sgrena. In poco tempo le stanze di via Tomacelli si riempiono di compagni di lavoro, amici, militanti e dirigenti politici che portano solidarietà, e di giornalisti italiani e stranieri alla ricerca di notizie.

Sarà così ogni giorno, per un mese intero. Oltre ai parenti e al compagno, la famiglia di Giuliana è quel quotidiano, una comunità giornalistica e politica, un soggetto pubblico: peculiarità, questa, che rende unico il caso, lo trasforma in un evento e lo politicizza, complicandolo. «Il manifesto» viene coinvolto in una vicenda piena di segreti, costretto a nasconderli, persino a collaborare con chi li custodisce. Tanto che si avverte la sensazione – scrive Gabriele Polo – di «violentare il proprio mestiere di giornalista, scegliere cosa dire e cosa tacere».

In questo libro l’ex direttore del quotidiano comunista rivela particolari inediti e racconta quei giorni nell’Italia di allora, immersa nel bipolarismo tra berlusconiani e antiberlusconiani: l’imbarazzo della politica, stretta tra i doveri dell’alleanza con gli Stati Uniti e un’opinione pubblica che ha subito la guerra senza condividerla; le manifestazioni che risvegliano il movimento pacifista italiano; le lotte interne all’intelligence che mettono a rischio la missione di Calipari; le trattative; le riunioni di Palazzo; la notte tragica con la gioia della liberazione che diviene sgomento per la morte del dirigente del Sismi; le reazioni sulla stampa; i processi, l’assoluzione finale e lo sconforto di fronte a un sistema che si limita a sancire l’ineluttabilità degli eventi, celebrando «l’eroe Nicola Calipari». Ripercorrere quella vicenda oggi vuol dire non solo far riemergere tutte le contraddizioni del caso, ma dare un volto al Paese che siamo stati e che siamo.

Il gallo rossoUscirà il prossimo 26 febbraio la riedizione di libro firmato da Valerio Evangelisti nel 1982. L’editore che lo pubblica di nuovo è Odoya e il volume si intitola “Il gallo rosso – Precariato e conflitto di classe in Emilia Romagna (1880-1980)”:

Il gallo rosso (o galletto rosso) era una forma di sabotaggio che i contadini adottavano nei primi anni del Novecento nelle campagne emiliano-romagnole. La disaffezione nei confronti della controparte era tale che i braccianti arrivavano a dare fuoco alle colture e ai fienili, bestiame compreso, per rivendicare i propri diritti. Dalla fine della mezzadria, surclassata dalla razionalizzazione capitalistica dell’agricoltura, la figura principe del lavoratore emiliano romagnolo diviene il bracciante, un lavoratore intermittente come le necessità delle colture. Di fatto nasce allora la precarietà nel lavoro che oggi riempie le pagine dei giornali. Di quel periodo Valerio Evangelisti parla nel romanzo “Il sole dell’avvenire”, nella seconda parte della trilogia, uscita per Mondadori a novembre 2014 con il sottotitolo “Chi ha del ferro ha del pane”. Ecco perché oggi ripubblichiamo questo saggio (uscito per la prima volta nel 1982) di taglio economico, in cui il padre dell’inquisitore Eymerich si cimenta con il rapporto tra Stato (allora monarchico), capitale e lavoro nella regione Emilia Romagna.

Parabere Forum

Se si parla di cucina, intesa come zona della casa dedicata alla preparazione dei pasti, per associazione spontanea la mente va alla donna. Se invece il discorso vira sull’alta cucina, la figura dello chef, complice anche il piccolo schermo, è maschile. E spesso piacente. La risposta a questo stereotipo si chiama Parabere, il forum enogastronomico di donne per le donne. L’appuntamento è fissato a Bilbao per il 1 e il 2 marzo prossimi e, nella presentazione della due giorni, lo scopo è quello di lanciare una “piattaforma non profit e indipendente” per consentire “l’evoluzione dello stato della gastrononia, del cibo, della nutrizione e dell’agricoltura”. Come? “Coinvolgendo le aziende, la politica, l’università e altri settori leader della società”. Tra gli ospiti più importanti compare l’attivista ed ecologista indiana Vandana Shiva, ma 300 sono le partecipanti che arrivano da 5 continenti e che rappresentano opinion leader del settore, scienziate, operatrici agricole, donne chef e sommelier.

Di Produzioni dal Basso si parlerà ancora nei prossimi giorni per un’iniziativa importante. Intanto qui una segnalazione per un documentario che ospita, Terra Promessa, di Mario Leombruno e Luca Romano:

In un recinto di lamiera quattrocento Rom vivono al centro di un’area divenuta simbolo del disastro ambientale in Campania. Un campo provvisorio costruito dal Comune di Giugliano e costato circa 400 mila euro. Tre centimetri di ghiaia e asfalto per separare un insediamento umano da terreni in cui negli anni è stata sversata ogni sorta di rifiuti.

Per altre informazioni si veda qui.

CONTAINER 158 from Za Lab on Vimeo.

Internazionale presenta com’è vivere in un container, nel ventunesimo secolo:

Container 158, di Stefano Liberti ed Enrico Parenti
Italia 2014, 62′

Per denunciare le politiche segreganti nei confronti dei rom, l’associazione ZaLab ha prodotto il documentario Container 158, girato nel campo attrezzato di via Salone a Roma, uno dei più grandi d’Italia, diretto da Stefano Liberti ed Enrico Parenti e prodotto con il sostegno di Open Society Foundations. Il documentario sarà online su Internazionale fino al 18 gennaio.

Secondo la commissione europea, in Italia la comunità di rom, sinti e camminanti è composta da 110mila-170mila persone: lo 0,25 per cento dell’intera popolazione italiana. Il 40 per cento di loro ha meno di 14 anni e il 60-80 per cento vive in una casa. Circa 40mila rom vivono invece nei campi nomadi, la maggior parte dei quali si trovano nelle periferie delle grandi città.

ZaLab e l’associazione 21 Luglio hanno inoltre lanciato una petizione per chiedere ai sindaci un impegno per la trasparenza e la reale integrazione dei rom.


Fuori tempo su Mafia capitale

L’ottavo episodio di Fuori tempo, il settimanale di approfondimento curato da Paolo Perini, fa il punto di Mafia capitale e di alcuni suoi aspetti specifici, come i collegamenti con organizzazioni criminali del passato e i rapporti con la corruzione.

Gennaro Ciliberto è un testimone di giustizia che ha denunciato le presenze mafiose nei cantieri pubblici e adesso scrive al presidente del consiglio Matteo Renzi, al ministro delle infrastrutture Maurizio Lupi e al presidente dell’autorità per la vigilanza sui contratti pubblici di lavori, servizi e forniture a proposito del ponte sull’autostrada Palermo-Agrigento inaugurato il 23 dicembre e chiuso qualche giorno dopo per il crollo di una parte del viadotto. Ecco quali sono le sue considerazioni in proposito.

Questo ennesimo crollo dimostra purtroppo come c’è scarso controllo nelle verifiche dei lavori eseguiti, nei collaudi. Lo denunciavo già nel 2011, ero dirigente di una azienda che ha costruito la maggior parte delle uscite autostradali e molti cavalcavia volgarmente chiamati ponti, nel ruolo di dirigente non esitai a denunciare anomalie costruttive in particolare nell’opera della Passerella Ciclopedonale della SS 36 nel comune di Cinisello Balsamo (Milano), un appalto Anas poi subappaltato a Impregilo spa e poi ceduto alla ditta Romana Carpenfer Roma srl, facente capo al pregiudicato Vuolo Mario, oggi a processo e agli arresti per una presunta bancarotta fraudolenta della stessa ditta Carpefer Roma srl. Un appalto da 5 milioni di euro quello della passerella, poi lievitato ad oltre 13 milioni di euro, ma con un triste risultato: la passarella dopo 5 anni resta ancora chiusa e non utilizzabile dagli utenti.

Rilevante anche nel caso della passerella il collaudo della commissione Anas che diete parere favorevole, quindi attesta che l’opera era stata eseguita correttamente, cosa non vera, anzi la perizia commissionata dal P.M. dottoressa Macchia della Procura di Monza ha attestato un concreto rischio crollo e con una dicitura che parla di esecuzione criminale. Solo grazie alla mia denuncia si è potuto evitare una tragedia, la passarella è un’opera che sovrasta una delle arterie più trafficata di europa lass 36 e solo grazie al rifacimento di tutte le anomalie rinvenute oggi l’opera sembrerebbe idonea, ma non sono mancate altre anomalie riscontrate anche dopo gli interventi commissionati dalla A.G., e quindi l’ennesimo stop all’apertura dell’opera che resta a data da stabilire. Oggi come nel 2011 io parlo di un “modus operandi” che fa venire i brividi, molte delle opere eseguite non vengono collaudate prima dell’apertura al pubblico ma solo dopo molti mesi dopo o a volte anni o in molti casi mai. Quindi chi controlla che tale opere siano state eseguite in maniera corretta? Nessuno!
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Emilia Romagna cose nostre

Ecco il dossier curato dalle Associazioni AdEst, Gap Rimini e il Gruppo dello Zuccherificio sulle mafie in Emilia Romagna tra il 2012 e il 2014. Il rapporto si può scaricare in versione integrale.

Oggi, 23 dicembre, sono trascorsi trent’anni dalla bomba sul Rapido 904, la strage di Natale del 1984 che provocò 16 vittime e 267 feriti. A questo proposito un po’ di tempo fa Road Tv Italia ha intervistato una sopravvissuta, Enza Napoletano, che quel giorno stava viaggiando da Napoli a Milano con due dei suoi figli e che oggi dice: “In pochi a ricordare, in pochi a parlarne ancora”. Nelle sue parole il racconto di ciò che accadde suddiviso in tre parti: la prima, la seconda e la terza.

E sempre in tema si legga il post Trent’anni dopo la strage di Natale: chi siamo noi? scritto da Riccardo Lenzi, presidente dell’associazione Piantiamolamemoria.

La strage del treno Rapido 904

Martedì prossimo, 23 dicembre, saranno trascorsi 30 anni dalla strage di Natale provocata dalla bomba piazzata sul Rapido 904. Sabato, a Bologna, viene inaugurata una mostra su quei fatti organizzata da Unione Fotografi Organizzati, associazione Piantiamolamemoria, Libera Emilia-Romagna e Rete degli archivi per non dimenticare.

Su Repubblica.it, è stato pubblicato il filmato Milano, il video dei liceali per chiedere la verità su Pinelli, l’anarchico volato giù da una finestra della questura il 15 dicembre 1969. Era lì da tre giorni, “invitato” dai poliziotti dopo la strage di Piazza Fontana senza che avesse alcuna responsabilità nell’eccidio del 12 dicembre alla Banca Nazionale dell’Agricoltura.

Wikileaks affair


A (s)proposito


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