Le indagini di Nic, terzo episodio: “Il manipolatore”, un altro caso ispirato alle indagini di Eagle Keeper

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Il Manipolatore

Terzo episodio della collana Le indagini di Nic, i gialli scritti a quattro mani con Argia Granini ispirati ai casi reali dell’agenzia Eagle Keeper, fondata da Ugo Vittori e specializzata nell’antifrode assicurativa. Questa volta, nel libro Il manipolatore, si uccide per incassare denaro e questa è la presentazione del romanzo:

Un assassinio inspiegabile, quasi un’esecuzione, costringe una tranquilla cittadina di provincia a interrogarsi sui personaggi che entrano a vario titolo nella storia. Lucio Girone, il morto, è un essere mite e con problemi di salute, fisici e mentali. Andrea Carli, il presunto colpevole, è un personaggio ambiguo, con precedenti di scarsa rilevanza. E poi c’è Adele, una donna innamorata. Quale segreto lega i tre protagonisti?

Con il supporto di Giraldi Editore, il giallo viene distribuito in ebook mentre qui e qui si parla dei due episodi precedenti, “Di tutte le ipotesi” e “Il futuro non esiste”. E anche stavolta, come nel secondo, la prefazione è di Cinzia Gennarelli, marketing manager di Eagle Keeper.

Boris Giuliano: 37 anni dopo l’omicidio di un precursore delle indagini antimafia

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Boris Giuliano

È finita sul piccolo schermo la storia del capo della squadra mobile di Palermo trucidato il 21 luglio 1979 da Leoluca Bagarella, il boss corleonese che gli sparò alle spalle sette proiettili calibro 7.65 in un bar, il Lux. Su Rai 1, infatti, il 23 e il 24 maggio scorsi l’attore Adriano Giannini ha interpretato Boris Giuliano nell’omonima fiction diretta da Ricky Tognazzi che ne ha ricostruito la storia.

Una storia che finisce in un locale non a caso. Quello di via De Blasi, infatti, è un posto che Giuliano frequenta abitualmente. Quando le scuole sono aperte, ci si ferma a comprare la merenda per i figli e quando invece è tempo di vacanze ci passa per un caffè. Da solo, nonostante le minacce, come quella giunta solo il giorno prima: «Morirai».
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Maurizio Minghella: i delitti di un assassino seriale (seconda parte)

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Maurizio Minghella

(Qui la prima parte) “Non sono stato io”. Maurizio Minghella, nemmeno dopo l’ergastolo per i primi quattro delitti, quelli del 1978, ammise di aver ucciso. Continuò a proclamare la sua innocenza dal carcere di massima sicurezza di Porto Azzurro, all’Isola d’Elba, e nel 1995 la sua condizione cambiò in meglio quando venne trasferito alle Vallette di Torino ottenendo la semilibertà. Sembrava rigare dritto e andò a lavorare come falegname per la cooperativa “Piero e Gianni” del Gruppo Abele.

A chi lo seguiva, il passato infarcito da difficoltà scolastiche, piccoli furti e pose da playboy appariva un capitolo chiuso. Addirittura aveva conosciuto una donna e nel 1997 era arrivato un bambino. Due anni dopo aveva una nuova compagna, ma i guai erano dietro l’angolo.
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Roberto Calvi: 34 anni fa un omicidio ancora senza colpevoli

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Roberto Calvi

«Siamo di fronte a un giallo degno di un film di Hitchcock». Sandro Paternostro, corrispondente della Rai da Londra, definì così la vicenda iniziata il 18 giugno 1982. Intorno alle 7.30 di quel giorno, sotto il Ponte dei frati neri, nella capitale britannica, un dipendente della Daily Express aveva scorto un corpo appeso all’impalcatura che finiva nel Tamigi. I piedi erano immersi nell’acqua e intorno al collo era stata stretta a cappio una corda arancione.

Quel corpo apparteneva a Roberto Calvi, il banchiere che dal 1975 era il presidente del Banco Ambrosiano. Suicidio, si disse, perché Calvi, già condannato in primo grado per reati valutari, stava vedendo naufragare la sua banca e ci aveva provato a salvarla arrivando a rivolgersi anche alla Santa sede.
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Maurizio Minghella: i delitti di un assassino seriale (prima parte)

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Maurizio Minghella

Quando lo scorso 8 marzo scorso gli hanno notificato l’ordinanza di custodia cautelare, Maurizio Minghella, 58 anni ancora da compiere, era già in galera, a Pavia. Accusato oggi di un nuovo omicidio, quello di Floreta Islami, strangolata il 14 febbraio 1998 a Rivoli (Torino), deve scontare il carcere a vita per aver ucciso molte volte in due periodi diversi, a cavallo di oltre vent’anni.

Per lui – noto ai tempi come il “Travoltino della Val Polcevera” per la sua passione per la disco music e le donne – la prima condanna giunse nel 1981 quando la Corte d’assise di Genova lo riconobbe colpevole dell’omicidio di quattro giovani donne uccise nel 1978. Tra di loro, c’era Anna Pagano, ritrovata da alcuni pastori vicino a Trensasco, frazione di Sant’Olcese (Genova).
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Trentaquattro anni fa l’omicidio del magistrato romano Mario Amato: indagava sulla destra eversiva e fu lasciato solo tra le minacce

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Trentaquattro anni fa, il 23 giugno 1980, veniva ucciso il magistrato Mario Amato che indagava – nella completa solitudine e sotto minaccia – sulla destra eversiva. Per due volte, tra il marzo di quell’anno e qualche giorno prima di morire, aveva denunciato la preparazione di attività terroristiche affermando che il Paese rischiava di scivolare verso la guerra civile. Gli chiusero la bocca mentre attendeva l’autobus sotto casa, diretto in procura a Roma.

“Blocco 52 – Una storia scomparsa, una città perduta”: e Lou Palanca racconta Luigi Silipo, il sindacalista ucciso nel 1965 a Catanzaro

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Blocco 52Di Fabio Cuzzola si è già parlato più volte da queste parti, soprattutto per il suo Cinque anarchici del Sud. Adesso si torna a farlo incontrandolo coinvolto nelle sorti di Lou Palanca, nome del collettivo di scrittura ispirato alla New Italian Epic concepita da Wu Ming. E qui dentro racconta la storia intitolata Blocco 52 – Una storia scomparsa, una città perduta (Rubbettino):

La sera del primo aprile 1965, fra i vicoli del centro storico di Catanzaro, viene ucciso Luigi Silipo, sindacalista dei braccianti ed esponente di rilievo del Partico comunista italiano. Dopo una prima ondata di partecipazione e interesse, l’accaduto viene progressivamente dimenticato, sepolto fra oblii e reticenze, fino a scomparire dalla memoria collettiva. Ci pensa l’opera di Lou Palanca con “Blocco 52. Una storia scomparsa. Una città perduta” a ripescare quei fatti e a puntare l’attenzione su una vicenda rispetto alla quale non c’è nessuna verità giudiziaria accertata: si è trattato di un omicidio politico, passionale o mafioso?

Da quell’evento dimenticato prendono vita altre storie che dal capoluogo calabrese arrivano fino a Praga, oscillando tra le passioni del “secolo breve” e il disincanto dei nostri giorni. Una narrazione a più voci racconta queste vicende fra il richiamo al sogno interrotto di una società più giusta e il mistero di un caso irrisolto.

Per leggere qualcosa di più della storia si veda qui mentre un’estesa intervista è stata pubblicata su Catanzaro Informa.