Non credo nelle otto del mattino. Però esistono. Le otto del mattino
sono l'incontrovertibile prova della presenza del male nel mondoGli ultimi giorni
, Andrew Masterson
Xaaraan è una parola somala. Significa “impuro secondo il rito” e viene utilizzata anche per indicare la “carne macellata in maniera impropria”. È un vocabolo che contrassegna ciò che è oscuro, immorale o illegale, qualcosa che va contro la legge dell’uomo o di dio, per chi ha fede almeno in una delle due. Anche dal suono si capisce: asciutto, staffilato, quasi il sibilo di una lama o di una cinghia.
La realtà, quella in cui si è immersi tutti i giorni, è xaaraan. Vale per la realtà singola, sempre parziale, sempre mitigata e distorta da una lente individuocentrica, e vale anche per quella più complessiva che si muove lungo l’asse – reale o apparente – del tempo. In queste pagine virtuali, così come in quelle cartacee, si va alla ricerca di alcune forme xaaraan.
È un percorso empirico che si manifesta attraverso la scrittura. Un percorso per capire meglio. A iniziare da personali lenti distorsive.
Veniano infine alle informazioni più tecniche. Giornalista, scrittrice e blogger, per Socialmente Editore ho pubblicato Il programma di Licio Gelli (2009) e E rimasero impuniti – Dal delitto Calvi ai nodi irrisolti di due repubbliche (2010). Per Stampa Alternativa/Nuovi Equilibri, per la quale curo la collana Senza finzione, ho scritto NoSCOpyright – Storie di malaffare nella società dell’informazione (2004), Permesso d’autore (2005), Bambini di Satana (2006), Uno bianca e trame nere (2007), Pentiti di niente (2008) e Attentato imminente (2009). Appassionata di fotografia, politica, Internet, cultura Creative Commons, letteratura horror ed Europa orientale (non necessariamente in quest’ordine), scrivo per il mensile La voce delle voci, faccio parte della redazione della rivista online Domani edito da Arcoiris TV e dal 2004 curo questo blog. Vivo e lavoro a Bologna.