Non credo nelle otto del mattino. Però esistono. Le otto del mattino
sono l'incontrovertibile prova della presenza del male nel mondoGli ultimi giorni
, Andrew Masterson
12 Feb
Il blog si chiama Indicommons, rappresenta un’estensione del progetto fotografico Flickr Commons e il nome deriva dalla contrazione tra indico (rendere noto pubblicamente) e, appunto, commons, inteso partendo da questo concetto. Concetto sottoscritto da istituzioni di oltre mezzo mondo. Per seguire ciò che viene via via condiviso, è stato messo a disposizione qualche strumento.
3 Feb
In Italia siamo a tre. Ed è una buona notizia. Dopo il CC Festival, il primo nato, e il Copyleft Festival di Arezzo, ora arriva anche il Cicci Festival (mio non esiste), che si terrà il 13 e il 14 febbraio a Livorno, presso il Teatrofficina Refugio. Per sapere cos’è, ecco una sua presentazione:
è una due giorni sulle licenze Creative Commons realizzata all’interno del Teatrofficina Refugio, spazio occupato autogestito autofinanziato e antifascista a Livorno. Un contenitore di idee libere che circolano liberamente dato che l’arte è fatto mutevole e si può solo trasformare. Un percorso a 360 gradi tra le varie forme artistiche partendo dalle più classiche per arrivare alla follia. Tutto rigorosamente libero e condivisibile.
Perché “mio non esiste”, recita il payoff della manifestazione. Il cui programma è disponibile qui e complementare al festival c’è lo Slam Poetry Workshop, per “rimare e ritmare un testo”. Che, anche in questo caso, sarà sotto l’egida Creative Commons.
29 Jan
Le caratteristiche: tradotto in quattordici lingue differenti, italiano compreso, multipiattaforma (nel senso che può essere scaricato in versione ottimizzata per diverse piattaforme per la lettura di contenuti digitali) e rilasciato con una licenza Creative Commons. È Valentine, fumetto creato da Alex de Campi e Christine Larsen. Per presentarlo, intanto si può dire che:
non si può comprare in una libreria o in una fumetteria perché non è un fumetto tradizionale, ma un progetto tagliato su misura per dispositivi wireless.
Inoltre si tratta di una saga che rifiuta romanticismi e sdolcinature ed è ambientata nel periodo delle guerre napoleoniche. Due soldati francesi, in ritirata dopo il fallimento della campagna di Russia, inciampano in una complicata vicenda dai contorni soprannaturali. Per saperne di più si clicchi qui.
Per rimanere invece aggiornati sul progetto, è disponibile un account Twitter. Ma esiste anche questo.
26 Jan

È online il manifesto del dominio pubblico, al momento in inglese ma in corso di traduzione in varie lingue. In sintesi, i suoi principi, lanciati dal progetto europeo Communia, coordinato dal Centro Nexa su Internet & Società del Politecnico di Torino, riguardano questi aspetti:
Storicamente il pubblico dominio, ovvero quelle opere dell’ingegno che si possono usare liberamente, come gli scritti di Alessandro Manzoni o le musiche di Giuseppe Verdi, ha rappresentato un bene comune di cruciale importanza per lo sviluppo della cultura [...]. In base alla corrente normativa sul diritto d’autore (o copyright), fanno parte del pubblico dominio quelle opere mai coperte dal copyright (perché non originali o perché meri fatti, leggi scientifiche, ecc.) o che non lo sono più per la scadenza del limite temporale di protezione previsto dalla legge (in molti paesi 70 anni dopo la morte dell’autore). Nella definizione adottata dal progetto Communia, il termine assume tuttavia un carattere più ampio, estendendosi alle varie forme di “accesso aperto” alla conoscenza, come le opere rilasciate con una licenza Creative Commons. Incluse in questa accezione di “pubblico dominio” sono anche le eccezioni e limitazioni al diritto d’autore previste dalla legge (diritto di cronaca, ecc.), eccezioni che nei paesi anglosassoni si articolano secondo la dottrina del “fair use”.
Qui l’elenco delle lingue disponibili mentre per aggiungersi alle persone e alle realtà che hanno aderito al progetto c’è a disposizione una pagina di sottoscrizione. Inoltre il progetto è presente anche su Facebook.
14 Jan
A dieci anni dalla morte di Bettino Craxi (l’anniversario ricorrerà il prossimo 19 gennaio), Radio Radicale ha pubblicato uno speciale corredato da tutte le schede audio e video (oltre trecento) nelle quali l’ex leader del PSI prende la parola direttamente.
Un itinerario nel nostro archivio per conoscere direttamente, senza intermediari, la vicenda e le idee di una delle figure più discusse del ‘900 italiano. Dalla sua ascesa, alla sua attività come Capo del Governo, ai suoi rapporti con il Pci e le altri correnti socialiste e i Radicali, passando per la stagione di Mani pulite, al duro scontro sul cambio di nome e simbolo del PSI, alla fuga in Tunisia e le sue accuse al sistema politico negli ultimissimi giorni prima della morte. È qui che i microfoni di Radio Radicale lo raggiungono per due interviste uniche e di straordinaria importanza per il dibattito odierno sulla figura del leader socialista. Tutti i file resteranno disponibili gratuitamente, nell’ambito del servizio pubblico che Radio Radicale svolge anche su internet.
Gratuitamente e con licenza Creative Commons BY, i file messi a disposizione degli utenti. Rispetto ad apologie, tentativi di mistificazioni, intitolazioni di vie e letture più o meno corrette della storia del craxismo, poter pescare direttamente da quegli anni è un utile esercizio da coniugare insieme al senno del poi. E dire che, no, grazie: studiare la storia dell’esponente politico è un conto (doveroso, peraltro), celebrarlo come un eroe della patria un altro e se ne può fare a meno.
27 Nov
Dopo l’Australian War Memorial (con relativo set Flickr) e L’indipendent con le sue trecento fotografie di cui si era parlato tempo addietro, è la volta (a dire la verità, lo è dal 2008) dei Library and Archives Canada – Bibliothèque et Archives Canada (LAC/BAC) di mettere a disposizione in rete il proprio patrimonio di immagini (sempre su Flickr) risalenti agli anni della prima guerra mondiale. In questo caso, a differenza dei precedenti citati, non si vuole tanto dare un nome agli sconosciuti che vi sono ritratti, ma presentare un archivio finora non ancora disponibile e descritto con queste parole:
L’obiettivo del progetto è quello di esplorare nuovi fronti per migliorare l’accesso e accrescere l’interazione con il patrimonio documentario canadese. Il LAC/BAC è entusiasta delle possibilità che le comunità sociali di condivisione dei contenuti multimediali offrono ai canadesi di discutere e di contestualizzare un’importante selezione della nostra storia collettiva.
Peraltro, anche per questo archivio, è stata scelta una licenza Creative Commons.
26 Nov

Annuncia il blog di Creative Commons la nascita di Open Media Foundation che:
riprende da dove finiscono questi due gruppi [Deproduction e Civic Pixel] concentrandosi su servizi (produzione video, creazione di siti web e pacchetti grafici), educazione e strumenti accessibili. Uno degli aspetti più accattivanti di OMF è la “scalabilità”: quasi tutti i contenuti che producono sono Creative Commons o liberi [con altre licenze], consentendo loro di essere “adottati” facilmente e legalmente.
Per rendersi conto di ciò che sta partendo, si dia un’occhiata a Denver Open Media.
20 Nov
Una città spettacolare, una nazione da scoprire ben oltre gli stereotipi veicolati nel corso del precedente decennio e non solo. E ora anche un sito, Belgrade Raw, che è questo:
Una mostra collettiva di sei fotografi che fanno vedere una Belgrado differente. Non ci occupiamo di roba turistica e glam, ma ci concentiamo sulle persone e sui luoghi reali [...]. Il nostro obiettivo è di costruire una migliore, più aperta e onesta immagine della nostra città. Per questo scopo, seguiremo i seguenti passi:
- questo sito, una vetrina di set fotografici [...]. In questo modo si potranno vedere soggetti o temi che reputiamo particolarmente interessanti
- Flickr group BelgradeRaw, luogo della comunità [...]. Carichiamo le nostra immagini, ma invitiamo anche altri grandi fotografi belgrasei che troviamo su Flick. I membri possono partecipare inoltre alle discussioni e commentare le singole fotografie
- materiale vario stampato, inclusi adesivi, stampe a edizione limitata, opuscoli e un giorno un libro
Quando viene pubblicato sul sito (e sul relativo gruppo Flickr) è rilasciato con licenza Creative Commons Attribuzione-Non commerciale-Non opere derivate.
(Via Ultimo)
18 Nov
Doppio appuntamento su GNUFunk Radio. Mentre gli archivi delle trasmissioni sono in corso di spostamento anche su Archive.org (e per vedere che c’è, basta visitare questa pagina), giovedì sera alle 20.20 parte la prima puntata della rubrica di libri A parole, in breve. Rilasciato con licenza CC-BY-SA e in onda ogni settimana alla stessa ora, questo primo appuntamento si compone di questi elementi:
La rubrica di libri “A parole, in breve” (CC-BY-SA) parla di Nato: colpito e affondato di Gianni Lannes, uscito con la prefazione di Andrea Purgatori per le Edizioni La Meridiana (collana Passaggi. Clicca qui per sfogliarne un estratto). Dalla scheda di presentazione:Il 4 Novembre del 1994 nell’Adriatico orientale cinque uomini e il loro cane pescano come sempre. Il “Francesco Padre”, la loro barca, ora è un rantolo contorto e i loro corpi giacciono in fondo al mare. La vicenda rientra tra quelle su cui vige il segreto di Stato. Quella notte, in quelle acque, era in corso l’operazione della Nato “Sharp Guard”.
Il brano che ha accompagnato questa puntata si intitola Drunk Again, è contenuto nell’album Alien-American dei Tequila Mockingbird ed è rilasciato con una licenza Creative Commons BY-NC-ND.
Già da ora la registrazione è ascoltabile e scaricabile da Archive.org.
Venerdì sera alle 21 (e giovedì 26 novembre alle 16) invece torna Scala di grigio – Ritratti di storie in ombra e questa volta l’argomento sarà La banda della Uno bianca: una scia di terrore lunga sette anni (anche in questo caso presente su Archive.org):
Scala di grigio – Ritratti di storie in ombra è rilasciato con licenza Creative Commons BY-SA. Questa seconda puntata racconta la vicenda della banda della Uno bianca ed è dedicata alle vittime e ai sopravvissuti. Negli appuntamenti successivi, che avranno cadenza mensile, invece si parlerà di questi temi:
- Alceste Campanile: delitto politico a Reggio Emilia
- I delitti del DAMS: quando si parlò del serial killer all’università
- Ilaria Alpi: la Somalia, la guerra e i traffici dall’occidente
- Fausto e Iaio: una calibro 32 per due giovani del Leoncavallo
- La saponificatrice di Correggio: amiche fatte di sapone
La puntata precedente:
Fonti audio e brani musicali
- I due interventi di Alberto Capolungo, figlio di Pietro Capolungo, una delle vittime della banda, sono tratti da un’intervista realizzata da Antonella Beccaria e Riccardo Marchesini di Giostrafilm.
- Le dichiarazioni di Rosanna Zecchi, moglie di Primo Zecchi e presidentessa dell’associazione vittime, invece appartengono a una registrazione pubblicata in rete da Arcoiris TV.
- L’intervista telefonica a Carmelo Pecora è stata realizzata da Antonella Beccaria.
- Sigla di apertura: Thermals, Grayscale, licenza Creative Commons BY-SA.
- Il primo brano, Senza Sangue, è del gruppo Strade Blu ed è contenuto nell’album Que Viva. Sempre da qui è tratto il brano Buio utilizzato come sottofondo musicale nella prima parte della puntata. Licenza Creative Commons BY-SA.
- Il secondo brano, Il Doppiogiochista, è di Davide Tonello ed è contenuto nella registrazione Tre brani. Licenza Creative Commons BY-NC-ND.
- Il terzo brano, Guardo nel profondo, fa parte dell’omonimo album ed è degli Spin Project. Licenza Creative Commons BY-NC-SA.
- Sigla di chiusura: Choose to be di Allison Crowe, licenza Creative Commons BY-NC-SA.
- I brani che accompagnano il parlato sono opera degli Zero Project e sono contenuti negli album Nocturne e Autumn prelude, licenza Creative Commons BY-SA.
Credits
Un ringraziamento a MSound.org e GNUFunk Radio per il supporto tecnico nella realizzazione di questa trasmissione.
17 Nov
Attentato imminente, il libro che racconta la storia del commissario Pasquale Juliano e delle sue indagini su ciò che avvenne prima della strage di piazza Fontana, è arrivato in libreria con qualche giorno di anticipo rispetto alle previsioni. E insieme all’uscita del libro fisico, ecco online la versione elettronica, rilasciata con licenza Creative Commons Attribuzione-Non commerciale-Condividi allo stesso modo e scaricabile integralmente da qui. Di seguito il testo che apre il racconto, “Il giorno dell’innocenza per sempre perduta”.
Si era ancora innocenti, all’ora di pranzo del 12 dicembre 1969, quando il telegiornale delle 13.30 aveva raccontato agli italiani che la Grecia dei colonnelli si era ritirata dal consiglio d’Europa dove si discuteva della sua sospensione. E aveva raccontato anche che la vertenza sindacale dei lavoratori dell’editoria sembrava mettersi al bene mentre nulla cambiava per i metalmeccanici, che restavano in stato di agitazione. Intanto – proseguiva la catena delle notizie – a Palermo non si arrestavano le indagini per la strage di viale Lazio, uno dei momenti più feroci della prima guerra di mafia. Ma in mezzo a tutti quegli scorci di vita e fatti, l’edizione del notiziario si concludeva con un soffio dell’innocenza tramontante degli anni Sessanta.
Lucio Battisti, snobbato dalla sinistra perché poco o per nulla impegnato, un fascistoide per qualcuno, come tutti quelli che non si schieravano, continuava a respirare a pieni polmoni la consacrazione del suo successo dopo ostacoli e delusioni. Era stato un anno fortunato, per lui, il migliore di tutti, iniziato in febbraio con il successo al festival di Sanremo dove aveva cantato Un’avventura e proseguito in estate con Acqua azzurra, acqua chiara, pezzo del trionfo al Festivalbar e al Cantagiro. Con una cadenza burina a rivendicare la sua estrazione sabina, e mentre confessava con una punta di imbarazzo al microfono di Lello Bersani che non aveva mai studiato musica, mescolava la timidezza dello sguardo alla caparbietà del suo percorso artistico.
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22 Oct
Angus McLeod è un artista canadese che racconta la guerra a fumetti. Per partire a conoscere il suo lavoro si possono leggere i suoi due ultimi lavori, World War One: Simple Version e World War Two: Simple Version in cui ogni personaggio è uno Stato coinvolto nel conflitto: la sua sagoma ricalca quella tracciata dai confini della nazione che rappresenta e porta addosso i segni di riconoscimento della propria condotta bellica. Ma navigando all’interno della sua galleria, si può trovare molto altro materiale interessante. Come i volti della guerra. Tipo questo. Nota a conclusione: i lavori di Angus McLeod sono rilasciati con una licenza Creative Commons BY-NC-ND.
(Via BoingBoing.net)
20 Oct
Dopo i primi tre libri (di cui si era parlato qui e qui: Disonora il padre e la madre di Alessandro Chiarelli, Le tigri di Telecom di Andrea Pompili e Assalto alla Diaz di Simona Mammano), siamo a quota quattro. Esce infatti in questi giorni per Senza Finzione, la collana che curo insieme a Simona per Stampa Alternativa, il volume C’era una volta l’intercettazione – La giustizia e le bufale della politica, firmato dal procuratore aggiunto siciliano Antonio Ingroia con prefazione di Marco Travaglio:
Le intercettazioni sono nate e si sono evolute di pari passo con le tecnologie e i cambiamenti sociali. Il loro utilizzo è stato sottoposto a precise regole, la più importante delle quali è la richiesta da parte del pubblico ministero seguita dall’autorizzazione di un giudice per le indagini preliminari. Tutto questo mentre la politica sta insinuando l’idea di un mondo costantemente controllato. Nelle pagine di questo libro si va alla ricerca di fatti che dimostrino quanto il pericolo tanto gridato sia inesistente, rifacendosi alle intercettazioni per i reati di mafia e al valore che hanno in fase processuale.
La prefazione di Travaglio si può leggere qui e in ultimo, but not least, questo come gli altri libri sono rilasciati con licenza Creative Commons.
15 Oct
Il testo che segue è contenuto nell’antologia Paura del buio, raccolta di trenta cartoline staccabili ognuna delle quali contiene un racconto e la relativa illustrazione. Distribuito in libreria e nelle fumetterie attraverso Nicola Pesce Editore, l’antologia è una produzione dal basso di Collane di Ruggine e paura.anche.no ed è rilasciata con licenza Creative Commons. L’illustrazione riportata sotto, a fianco del racconto, è opera di Carlo Labieni.
“Morti i tre scalatori scomparsi. Nuova tragedia della montagna”.
“Stroncati da un mix di alcol e droga i due ragazzi del rave”.
C’è a chi va peggio, pensa Chiara mentre sfila il giornale radio. Sta parcheggiando nel garage sotterraneo e quasi la consolano quelle notizie. Intanto ripassa la sua giornata, meno terribile se confrontata alla sorte di quei poveracci. Un avvio a razzo con la telefonata del suo ex che non rispetta gli accordi sull’affidamento del bambino: neanche oggi gliel’ha riportato.
“Domani chiamo i carabinieri”.
Poi il suo ultimo giorno nella fabbrica che chiude sotto debiti e banche.
“Pazienza, lunedì sarò nel laboratorio nuovo”.
A nero è meglio che niente.
Infine al supermercato la carta di credito disattivata.
“Prenda questo”. Chiara allunga il bancomat. Avrebbe preferito caricare quella spesa il mese successivo, ma tant’è.
Torna al presente. Quando spegne i fanali, si accorge che l’illuminazione del garage è guasta. Ultimo regalo della giornata.
“Merda”.
Stavolta non è un pensiero, è una parola a voce alta.
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14 Oct
Questa sera, alle 21, GNUFunk Radio manda on the net la prima puntata di Scala di grigio – Ritratti di storie in ombra (in replica venerdì 16 ottobre alle 16 e su Archive.org quando si vuole). Argomento: la strage alla stazione di Bologna del 2 agosto 1980. E, come si diceva qualche post fa, questo lavoro è rilasciato con licenza Creative Commons BY-SA. Per le licenze specifiche dei singoli brani usati, si veda qui. E buon ascolto.
13 Oct
Amo la radio perché arriva dalla gente
entra nelle case e ci parla direttamente
e se una radio è libera, ma libera veramente
mi piace ancor di più, perché libera la mente
Eugenio Finardi, La Radio, 1976
Il periodo in cui nacquero e si diffusero le radio libere inizia nel 1976: fu l’anno della liberalizzazione dell’etere [1] e ne seguì un’esplosione di libertà senza precedenti [2]. I ragazzi mangiavano musica ed entusiasmo, si procuravano attrezzature rudimentali per la diffusione delle loro trasmissione, ciò che mancava loro veniva improvvisato fruttando una risorse tutt’altro che scarsa – la creatività – e per il resto largo alla voglia di raccontare.
Raccontare di tutto: dai fenomeni musicali che si andavano consolidando a quelli emergenti, dalle tensioni politiche che da anni percorrevano il paese alla libertà sessuale che passava attraverso la consapevolezza del corpo e l’educazione a comportamenti responsabili. Fino alla denuncia sociale. Una denuncia per la quale, per esempio, Peppino Impastato pagò con la vita: da Radio Aut, le sue cronache su Mafiopoli [3] non erano più tollerabili per gli uomini della cosa nostra di Cinisi. Oppure nel 1977 la bolognese Radio Alice diede in diretta notizia dell’irruzione della polizia nei suoi studi con lo scopo di zittirla: era di marzo, il giorno 12 per la precisione, in piena contestazione, e di lì a pochissimo sarebbe morto per mano di un carabiniere lo studente di medicina Francesco Lorusso.
Ma accanto a queste emittenti ricordate ancora oggi per gli aspetti più drammatici delle contestazioni della fine degli anni Settanta, ce ne sono altre che hanno proseguito e che rappresentano un riferimento per l’informazione al di fuori dei grandi network. Tra queste la milanese Radio Popolare, diventata con il tempo un circuito nazionale. La padovana Radio Sherwood, nata negli ambienti dell’Autonomia Operata veneta e che ha visto il suo direttore, Emilio Vesce, finire nel tornado del processo “7 aprile”, inchiesta giudiziaria costruita sulle dichiarazioni di presunti pentiti del terrorismo che accusarono lui e un altro centinaio di persone (compreso Antonio Negri, docente all’università patavina) di aver tramato contro lo Stato coordinando i mille rivoli dell’eversione di estrema sinistra. Era falso e il processo lo dimostrò. Altro esempio è la romana Radio Onda Rossa, tutt’oggi esistente e che nel 2001 ha partecipato Network Radio Gap per raccontare i fatti del G8 di Genova.
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