L’Europa ai tempi della crisi: il racconto a cavallo tra il 2011 e il 2012 con il libro di Global Voices Books

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EU in Crisis un libro elettronico in pi formati quello che innugura il progetto Books di Global Voices. Si intitola EU in Crisis e raccoglie tredici interventi (un’ottantina quelli online, scritti dalla primavera 2011 al luglio 2012 da altrettanti contributori). Come annuncia Global Voices Italia:

L’e-book rilasciato sotto una licenza Creative Commons Attribution 3.0 ed scaricabile in tre formati differenti:

Insieme ad un’originale introduzione che offre un’ampia panoramica sulla scenario in atto, questo e-book comprende [testi] che riguardano Grecia, Spagna, Portogallo, Italia e altri paesi europei, colpiti dalla crisi delle banche e dell’Euro, attraverso lo sguardo dei media online partecipativi.

Questo e-book stato pensato come un flessibile strumento per un’ulteriore diffusione e discussione riguardo questi problemi d’attualit.

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Loretta Napoleoni: la crisi, l’Italia e il fallimento (pilotato o meno). Non se ne parla e rischia di far saltare l’euro

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Loretta Napoleoni, autrice del recente Il contagio. Perch la crisi economica rivoluzioner le nostre democrazie, in tema di finanza fa affermazioni interessanti, da approfondire. E soprattutto prospetta scenari diversi rispetto a quelli che in genere si sentono declinare dagli addetti ai lavori. Nel post Default: sar l’Italia a far saltare l’Europa, pubblicato su Cado in piedi, traccia un (drammatico) quadro di quanto sta accadendo in Grecia, tra ospedali con farmacie sempre pi vuote, incremento di pasti erogati dagli enti caritatevoli, scioperi e scontri di piazza. “C’ una situazione quasi da guerra civile”, scrive, ma non si limita a quanto avviene nella penisola ellenica. A proposito dell’Italia e della sua condizione economica, considera:

Per quanto riguarda l’Italia la maggior parte degli economisti anglosassoni e tra questi ci sono anche gli americani, si domanda come mai in Italia non si parli di questo, come mai l’Italia non abbia iniziato a livello proprio di intellettuali e di economisti, un dibattito sulla possibilit di un default pilotato o anche sulle alternative a una politica che chiaramente una politica che non funziona, si pensa infatti che questo declassamento delle societ di rating sia solamente l’inizio di una serie di declassamenti che dovrebbero presentare l’economia italiana come quella pi malata e quella pi cruciale alla rottura dell’Euro.

Perch? Perch l’Italia non la Grecia: la Grecia una piccola parte dell’economia europea, l’Italia il terzo paese dell’Unione Europea, quindi in un certo senso, un paese troppo grande per fallire, ma nello stesso tempo anche troppo grande per essere salvato. Il debito decisamente troppo elevato per poter essere assorbito anche dalla Bce o anche dal Fmi che adesso pare voglia acquistare anche parte del debito.

Quindi quello che si pensa che il paese che potrebbe portare alla rottura dell’Euro e quindi alla disintegrazione di questo Euro cos come l’abbiamo conosciuto noi e quindi a uno sdoppiamento dell’Euro, non sar la Grecia ma sar l’Italia che il paese che seguir a ruota la Grecia, qualora questa vada in bancarotta.

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Domani: “Debtocracy”, un documentario greco cerca le ragioni della crisi e punta contro le omissioni di governi e media

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Debtocracy

Per la prima volta in Grecia un documentario prodotto dal pubblico. ‘Debtocracy’ va alla ricerca delle cause che hanno generato la crisi legata al debito e propone le soluzioni, nascoste dal governo e dai media dominanti. Il documentario viene distribuito liberamente dalla fine di marzo senza ricorrere a diritti d’uso e verr diffuso e sottotitolato almeno in tre lingue.

Di fatto, a oggi, Debtocracy, rilasciato con licenza Creative Commons, gi disponibile in ben pi di tre lingue (oltre all’originaria greca, ci sono anche inglese, francese, tedesca, italiana, spagnola e portoghese). E vuole raccontare una storia molto raccontata – quella dell’incubo del crack pubblico che dalla penisola illenica si diffuso per tutto il continente – da un punto di vista diverso rispetto a quello letto e riletto un po’ ovunque. Perch – sostengono coloro che lo hanno realizzato – c’ un’altra versione, taciuta ai cittadini, che merita di essere quanto pi sviscerata.

Domani di Maurizio ChiericiL’idea della produzione del basso (che ha un suo corrispettivo anche italiano) ha poi funzionato per coprire i costi, anche se si chiede a chi visioner il documentario una donazione. Ha funzionato cos bene che si avverte sul sito del progetto video si legge:

A causa dell’ampia partecipazione, siamo alle prese con qualche difficolt nell’elaborazione della lista finale dei produttori che desiderano veder pubblicato il loro nome. Vogliamo essere quanto pi possibile accusati ben consapevoli che una pubblicazione sbagliata potrebbe causare problemi. La lista sar presto disponibile e ovviamente verr inserita nei titoli del documentario.

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