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Xaaraan – Il blog di Antonella Beccaria

Non credo nelle otto del mattino. Però esistono. Le otto del mattino
sono l'incontrovertibile prova della presenza del male nel mondo
Gli ultimi giorni, Andrew Masterson


GrandsReporters.com

GrandsReporters.com, presentandosi, esordisce con un’esortazione: “Cliccate sul mondo”. Ed ecco che la rivista online in lingua francese prosegue dicendo di sé:

Grands-Reporters.com è un sito creato da giornalisti ed è a disposizione di chiunque voglia scoprire un continente, un paese una regione o saperne di più sulla storia più recente. Articoli, foto, immagini, video, libri… È un bacino di informazioni aperto e alimentato dagli autori [elencati qui].

Una cinquantina i cronisti radunati intorno al progetto che dal settembre 2007 ha anche un blog, Bloc-Notes, per rispondere direttamente alle domande dei lettori. Gli articoli più datati, inoltre, risalgono al 1983 recuperando reportage pubblicati con mezzi molto più analogici ma di particolare spessore (Africa: l’impero della fame, Viaggio alla fine del triangolo d’oro e Sale la febbre dell’oro a Itaituba) per arrivare a oggi, per esempio con la guerra in Mali e i suoi non detti.

(Via @annecha)

Irpi.eu

Nel mondo del giornalismo nazionale – per quanto abbia un’impostazione che guarda ben oltre i confini – è arrivato Irpi – Investigative Reporting Project Italy di cui scrive Lsdi:

Se il giornalismo investigativo, colpito da una grave crisi soprattutto nella carta stampata, ha ancora un futuro, sarà proprio nella sua veste transnazionale, il ‘credo di Irpi. “Vogliamo andare oltre ‘la porta di casa’, proponendo storie in due lingue, italiano e inglese, reportage dal respiro internazionale: nella scelta delle inchieste, negli argomenti da affrontare, nella costruzione di una fitta rete di contatti, dall’Europa agli Stati Uniti, dall’Africa all’Asia”, aggiungono gli animatori.

Tra le inchieste dei fondatori ci sono Requiem per il tonno rosso, Toxic Europe e Montenegro Connection.

LegalLeaks

Da Diritto di sapere si può scaricare LegalLeaks, il primo manuale sull’accesso all’informazione dedicato a cittadini e giornalisti:

Come si scrive una richiesta di accesso alle informazioni del mio Comune o della mia Regione? E a un Ministero? Posso richiedere dati anche sulle società controllate dallo Stato? [...] Il testo è scritto in maniera semplice e diretta per rispondere alle domande più immediate dei non addestti ai lavori, ma comprende anche riferimenti alla legislazione e strumenti di approfondimento. In Italia, infatti, non esiste un Freedom of information act come nei Paesi scandinavi, in Usa e in Gran Bretagna, ma c’è una regolamentazione per l’accesso che può essere utilizzata.

Il manuale è rilasciato con licenza Creative Commons Attribuzione – Condividi allo stesso modo.

“Qual è la principale minaccia per il giornalismo d’inchiesta? L’indifferenza pubblica”. Domanda e risposta sono del “veterano” Thomas Maier, cronista pluripremiato ed esponente del gruppo di lavoro Skin and bone dell’International Consortium of Investigative Journalists. Ma aggiunge il giornalista:

I giornalisti che scavano basandosi sui fatti sono il miglior antidoto alla logica “dei nani e delle ballerine” tipico dell’intrattenimento e aiutano davvero i cittadini nel comprendere quali siano gli argomenti davvero importanti.

Continua qui.

Mamma

Trecento. Tanti sono gli abbonamenti che servono per far sopravvivere la rivista Mamma, quella nelle cui pagine (cartacee e virtuali) il giornalismo assume le vesti del fumetto d’inchiesta:

Il discorso è semplice: o si cresce o si muore. Se nel 2012 troveremo almeno 300 lettori intenzionati a sostenerci con un abbonamento, continueremo a cercare gli altri 2700 negli angoli più remoti del paese, sfidando ancora una volta il mercato editoriale dominato dai grandi colossi. Se invece ci verrà fatto capire che non c’è bisogno di giornalismo a fumetti e che per saziare la vostra curiosità vi basta la stampa di partito, i fogli repubblicani, i servizi pubblici dei privati e le società per azioni che raccontano fatti quotidiani, allora non c’è problema: prendiamo atto di quel che vuole il pubblico e chiuderemo a testa alta (e con l’orgoglio di tutti i numeri stampati finora) questa rivista dove abbiamo investito cuore, anima, tempo, soldi e passione, e ci inventeremo qualcosa di nuovo e di diverso per continuare a dire quel che ci pare, come ci pare e dove ci pare.

Continua qui.

Il 21 novembre parte con l’edizione 2012 il laboratorio di giornalismo sociale di Piazza Grande. L’associazione lavora nell’ambito dell’esclusione e dal 1993 porta avanti il primo giornale di strada.

L'invasione degli scarafaggi. La mafia spiegata ai bambini

A Castelgallo, un colorato paese affacciato sul mare e abbracciato dalle montagne, si è diffusa una strana malattia. Gli abitanti hanno cominciato a trasformarsi in disgustosi scarafaggi. Ma c’è un filo conduttore tra le vittime di questo morbo: tutti hanno compiuto degli atti criminali, piccoli e grandi. Ci sono bulli e prepotenti, taglieggiatori ed estorsori, speculatori criminali e rapinatori.

È un estratto della presentazione del volume a fumetti che uscirà il prossimo 31 ottobre per la casa editrice BeccoGiallo. Si intitola L’invasione degli scarafaggi. La mafia spiegata ai bambini (e agli adulti che non vogliono capire!) e ne sono autori Marco Rizzo (sceneggiatura) e Lelio Bonaccorso (disegni). Qui si possono vedere anche alcune delle tavole che compongono il libro.

Emergency Journalism

Lsdi ha pubblicato un articolo che parla di strumenti digitali per il “giornalismo d’urgenza” segnalando la piattaforma sviluppata dall’Ejc:

Si stanno sviluppando velocemente iniziative e strumenti digitali per aiutare i giornalisti nelle situazioni di crisi, che si moltiplicano ai quattro angoli del pianeta. Ed è la cooperazione con i lettori e, spesso, con le ONG, consentite dalle nuove tecnologie, a dimostrarsi decisiva. Ne parla Metamedia.fr in un articolo in cui segnala, ultima in ordine di tempo (è stata annunciata in questi giorni ad Amsterdam al Festival Picnic), la piattaforma di giornalismo d’urgenza sviluppata dall’European journalism centre. Si tratta di una sorta di “borsa degli attrezzi” per i giornalisti inviati su terreni difficili: catastrofi naturali, conflitti, crisi umanitarie… Una attrezzatura di pronto soccorso che contiene fra le altre cose, applicazioni di cartografia e di gestione delle testimonianze dei cittadini, “best practices”, ecc.

Continua qui.

Anonymous - Noi siamo legioneA proposito del ritorno di Anonymous alla battaglia contro la pedopornografia, le #OpPedoChat, si tratta di uno dei temi che prima di altri hanno trasformato il gruppo da pesanti mattacchioni partoriti da 4chan a “vigilatisti”. Nelle interviste per il libro Anonymous – Noi siamo legione, è stato detto che “a noi non interessava far finire in galera i pedofili che prendevamo di mira, volevamo metterli alla berlina sul web in modo che tutti sapessero chi fossero e cosa facevano. Poi sono seguiti i primi arresti e ci siamo quasi stupiti”. Riassorbito il lieve stupore di qualche anno fa, hanno continuato fino al pezzo raccontato di seguito.

Nel 2011 – anno della vera inclusione di Anonymous da parte del Time tra i vip planetari – è stato descritto come la realtà di questo tipo:

Ha cambiato il modo di pensare l’hacking, trasformato in una forma di attivismo sociale [...]. [Anonymous] è stato uno strumento a supporto delle proteste di Occupy Wall Street, per quanto in passato il suo nome si sia legato a incursioni nefaste come quella che quest’anno ha abbattuto la rete della Sony Playstation. Eppure si è calato nell’ambito della giustizia vigilantista prendendo di mira una massiccia rete di pedopornografia e, pur senza una leadership centrale, la sua reputazione è cresciuta grazie all’impostazione mentale del «ciascuno-può-contribuire». Che i suoi militanti possano davvero minacciare un cartello della droga messicano? Sono realmente in grado di smontare la rete della Sony? Questi sono alcuni dei pericoli insiti in un’organizzazione naturalmente disorganizzata come Anonymous.

E un accenno alla questione narcotraffico è interessante.
(more…)

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  • Scritto per dalla rete, libri
  • Era L'OraSi intitola Era L’Ora – Il giornale che fece storia e scuola ed è stato curato da Michele Figurelli e Franco Nicastro il libro pubblicato da XL Edizioni e dedicato alla storia testata siciliana:

    Tra il 1954 e il 1975 il giornale L’Ora di Palermo fu diretto da Vittorio Nisticò. Fu un’esperienza di grande valore storico, politico e giornalistico. Il giornale svolse un ruolo riconosciuto di strumento di progresso civile e fu un punto di riferimento per le battaglie contro l’intreccio di poteri e interessi tra la mafia e la politica in una fase di sviluppo e di trasformazioni della società siciliana. Riuscì a dare alla sua identità di sinistra la connotazione di un’apertura verso le forze democratiche.

    L’arrivo di Nisticò alla guida del quotidiano segnò, infatti, una svolta. Dalla grafica alla selezione delle notizie, la testata subì dei mutamenti tali nella produzione di inchieste, da vederla sempre più vorticosamente impegnata in prima linea nella battaglia contro il fenomeno mafioso in Sicilia. Pubblicazioni regolari e inesorabili di fatti, foto, nomi, collegamenti tra politica e cosche siciliane. Il 19 ottobre del 1958 la mafia si fece sentire: la sede della redazione saltò in aria. Il giorno successivo L’Ora titolò: La mafia ci minaccia, l’inchiesta continua.

    Tutta l’Italia e persino una fetta di mondo con il fiato sospeso ormai ne seguivano appassionatamente i dossier e le vicende. La sua capacità di dare alla lettura dei fatti locali un respiro nazionale e internazionale, riuscendo a suscitare l’attenzione delle grandi testate e l’interesse del cinema e della televisione, gli valse il riconoscimento di essere una prestigiosa scuola di giornalismo e una vera e propria “fabbrica delle notizie”.

    (Via Lsdi)

    Are We in the Midst Of a Sixth Mass Extinction

    Il New York Times pubblica la rappresentazione grafica elaborata in base ai dati dell’International Union for Conservation of Nature sul rischio estinzione per specie animali e vegetali.

  • 1 commento
  • Scritto per informazione
  • A due decenni di distanza, si vive con lo spettro della guerra e la morsa della speculazione finanziaria e immobiliare. È il documentario Whatever will be. Sarajevo vent’anni dopo, girato da Ugo Leo, lo studente del master in giornalismo dell’università di Torino che ha vinto il Premio Conflitti.

    (Via Reporters)

    È online l’analisi sulla condivisione sociale delle notizie online in Italia realizzata da Human Highway. Qui un approfondimento dell’indagine.

    Il giornalista hackerSu Lsdi – Libertà d stampa, diritto all’informazione Pino Bruno pubblica una recensione in anteprima del libro del docente alla facoltà di giurisprudenza di Milano Giovanni Ziccardi. Il volume si intitola Il giornalista hacker. Piccola guida per un uso sicuro e consapevole della tecnologia, è in uscita per i tipi di Marsilio e verrà presentato la settimana prossima al Festival internazionale di giornalismo. Intanto Pino lo anticipa usando queste parole:

    Si può comunque cercare di superare “quel velo di normalità cui le tecnologie di oggi ci abituano – inteso come utilizzo tipico – e spingersi, anche solo per curiosità, verso strumenti che possano portare benefici immediati anche nella vita informatica di tutti i giorni e, soprattutto, nelle professioni più delicate”.

    E i giornalisti, quelli che fanno le inchieste e vanno a infastidire i potenti, sanno di quale delicatezza stiamo parlando. Si devono proteggere le fonti, i cui nomi, recapiti e numeri telefonici sono semmai custoditi in un file del computer in redazione, a casa, sul portatile, dunque facilmente intercettabili da parte di chi si sente scrutato. Si devono cancellare le tracce disseminate durante le ricerche in rete, o nella corrispondenza via mail. Si devono proteggere gli archivi personali, impedire che possano essere oggetto di attacchi informatici.

    Il paradosso è che la tecnologia – sempre più touch e facile da utilizzare – ci fa dimenticare la prudenza di un tempo, quando il giornalista investigativo conservava le sue carte preziose negli armadietti metallici delle redazioni, muniti di lucchetti e robuste serrature, e faceva le telefonate delicate dalle cabine pubbliche o dal baretto sotto la redazione.

    Continua qui.

    Premio Gruppo Dello Zuccherificio per il Giornalismo D'Inchiesta

    Il Gruppo dello zuccherificio, associazione per la legalità, la Costituzione e la libera informazione, annuncia la nascita del suo premio per il giornalismo d’inchiesta, indetto con la collaborazione del Comune di Ravenna, Libera Informazione e Articolo21, con il sostegno di Anpi, Confesercenti, LegaCoop e con il patrocinio della Provincia Di Ravenna. Due le categorie:

    • Premio Giovani: riservato alle inchieste realizzate da giovani di età inferiore ai 35 anni, su tutto il territorio nazionale. Questa sezione intende valorizzare la figura dei giovani sotto i 35 anni che abbiano saputo distinguersi positivamente nell’ambito del giornalismo nazionale.
    • Premio Regione Emilia-Romagna: riservato alle inchieste riguardanti il territorio dell’Emilia- Romagna, realizzate da chiunque senza limiti di età o di residenza. Questa sezione intende valorizzare i lavori che riguardano il territorio regionale.

    Per inviare i propri lavori, realizzati per tutto il 2011 fino al 14 aprile di quest’anno, c’è tempo fino al 15 aprile 2012. Maggiori informazioni si trovano qui, compreso il modulo di partecipazione allegato al regolamento.

    Wikileaks affair


    A (s)proposito


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