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Xaaraan – Il blog di Antonella Beccaria

Non credo nelle otto del mattino. Però esistono. Le otto del mattino
sono l'incontrovertibile prova della presenza del male nel mondo
Gli ultimi giorni, Andrew Masterson


Indagine giornalisti che cambiano

Giornalisti che cambiano: indagine nazionale sulla figura di chi fa informazione in Italia è l’iniziativa lanciata nelle scorse Irpi – Investigative Reporting Project Italy. E per chi volesse c’è ancora tempo per partecipare e contribuire al monitoraggio.

Gruppo dello zuccherificioAl via la terza edizione del Premio Gruppo dello Zuccherificio per il giornalismo d’inchiesta 2014, realizzato in collaborazione con il Comune di Ravenna, LiberaInformazione, AltrEconomia, I Siciliani Giovani e Articolo 21:

Il bando è aperto per le seguenti categorie:

  • Premio Giovani: riservato alle inchieste realizzate da giovani di età inferiore ai 30 anni, su tutto il territorio nazionale. Questa sezione vuole valorizzare la figura dei giovani che si sono distinti nell’ambito del giornalismo d’inchiesta.
  • Premio Nazionale: riservato alle inchieste riguardanti l’intero territorio nazionale realizzate da autori che abbiano superato il trentesimo anno d’età.

È previsto inoltre un Premio “Honoris Causa” per chi, nel corso degli anni, abbia dimostrato impegno e dedizione alla realizzazione e/o diffusione dell’attività giornalistica d’inchiesta in Italia.

Qui le modalità di partecipazione.

(Via Luca De Biase)

Liberia, il quotidiano di strada scritto con il gessetto è il racconto che Redattore Sociale fa di Alfred J. Sirleaf e del suo The talk daily. Il video invece è di Al Jazeera.

(Via Lsdi)

Sono quelli delle trascrizioni delle udienze del processo a Bradley Manning. E gli attivisti della Freedom of the Press Foundation, con il progetto per la protezione delle comunicazioni digitali dei giornalisti, meritano di essere sostenuti.

Italia Noir

No, Halloween non c’entra nulla con il post. C’entra il fatto che un validissimo collega, Antonio Murzio, uno che la nera la fa meglio di chiunque altro (#sappiatelo, editori e caporedattori), ha dato vita a un sito che si chiama Italia Noir:

Questo sito non è una testata giornalistica, ma un aggregatore di notizie, inchieste, approfondimenti selezionati da diverse fonti che troverete citate. Il denominatore comune degli scritti proposti è nel canone del noir, genere letterario, mutuato nel linguaggio della cronaca.

“Considerare il noir come un eccellente strumento di investigazione del cambiamento sociale, una formula letteraria e politica per mettere in evidenza le nuove tendenze del crimine organizzato, della corruzione e della decomposizione politico-sociale che, giorno dopo giorno, si intuisce nei media, in tutti i settori d’attività e nella strada. In questo senso la fede nel genere in quanto lente di ingrandimento sociologica appare indistruttibile”.
(Fernando Martinez Lainez)

Il sito, a cui cercherò di collaborare, è partito e sul suo blog Nero Italia iniziano a girare i primi spunti. Inoltre c’è anche la pagina Facebook dedicata al progetto.

Si veda direttamente anche Glenn Greenwald Will Leave Guardian To Create New News Organization.

Mediastan – Click here to watch the full film from Journeyman Pictures on Vimeo.

Giornalisti precari che hanno saputo lavorare meglio e di più dei contrattualizzati. Troppo, come si racconta su I siciliani giovani a proposito di Giancarlo Siani, vittima della camorra 28 anni fa esatti:

Per arrivare alla condanna degli esecutori materiali dell’omicidio di Giancarlo Siani, avvenuto il 23 settembre 1985, ci sono voluti anni. Agendo per conto del clan camorristico di Torre Annunziata, a uccidere sono stati Ciro Cappuccio, giudicato colpevole nel 1997, e Armando Del Fiore, che è rimasto il libertà, latitante, fino al 2002. Tanto tempo per trovare i responsabili dell’esecuzione di un giovane cronista che aveva compiuto pochi giorni prima, il 19 settembre, 26 anni e che gettò il cuore oltre l’ostacolo, dato che pur partendo come precario – e rimanendovi troppo a lungo – aveva deciso di occuparsi di criminalità organizzata raccontando quegli affari, quelle alleanze e quelle guerre che devastavano Napoli e le aree circostanti. Non che un contratto vero, un articolo 1 si dice tra chi mastica di cose giornalistiche, avrebbe potuto salvargli la vita. Affatto. Ma a fronte di tante penne famose e tutelate, ecco l’articolo del 10 giugno 1985 che un cronista poco più che ragazzino scrisse decretando definitivamente la sua condanna a morte:

Potrebbe cambiare la geografia della camorra dopo l’arresto del super latitante Valentino Gionta. Già da tempo, negli ambienti della mala organizzata e nello stesso clan dei Valentini di Torre Annunziata si temeva che il boss venisse «scaricato», ucciso o arrestato.

Il boss della Nuova famiglia che era riuscito a creare un vero e proprio impero della camorra nell’area vesuviana, è stato trasferito al carcere di Poggioreale subito dopo la cattura a Marano l’altro pomeriggio. Verrà interrogato da più magistrati in relazione ai diversi ordini e mandati di cattura che ha accumulato in questi anni. I maggiori interrogativi dovranno essere chiariti, però, dal giudice Guglielmo Palmeri, che si sta occupando dei retroscena della strage di Sant’Alessandro.

Continua qui.

Pardon Bradley Manning

Pardon Bradley Manning perché l’opinione pubblica merita la verità e chi fornisce informazione deve avere protezione. È la petizione di Amnesty Internazional rivolta al presidente degli Stati Uniti, Barack Obama.

Digit2013, attrezzi per giornalisti onlineI punti sotto riportati sono solo un assaggio di un altro evento da seguire. È quello in programma il 16 e il 17 settembre a Firenze, Digit2013, attrezzi per giornalisti online, l’evento giunto alla seconda edizione legato a Lsdi. Per quanto riguarda i punti sotto, si tratta dei 12 mini seminari da un’ora, per i quali sono a disposizione 40 posti gratuiti e prenotabili online:

Ma il programma non si esaurisce a questo. C’è ancora molto altro da vedere, ascoltare, apprendere e confrontare.

Festival del giornalismo

Per chi è da quelle parti e per chi ha la possibilità di andarci, a Modica il 30 e il 31 agosto ci sarà la quinta edizione del Festival del giornalismo organizzato dal mensile Il clandestino. Dal programma emergono temi d’interesse, come il caso di Mauro Rostagno, la rinascita de I siciliani, Giuseppe Fava e il suo cinema e il caso kazako legato al tema del giornalismo d’inchiesta. Nella due giorni sono previsti anche alcuni workshop, come quelli dedicati al giornalismo ambientale, alla videoinchiesta e al fotogiornalismo. Qui l’elenco degli ospiti, tra i quali una volta tanto non compaiono i tipici tromboni da evento pubblico, ma gente che il “mestiere” lo da davvero.

(Via Pandemia)

Non faccio l’inviata di guerra, ma quella che un tempo neanche troppo lontano si sarebbe chiamata – senza che fosse un insulto, com’è diventato successivamente – la pistarola (il senso che attribuisco alla parola è quello descritto per quanto in altri tempi da un grande giornalista, Marco Nozza). Mi occupo dell’attualità del passato, degli anni delle stragi, della P2, dei patti a lungo non detti tra pezzi dello Stato e varie forme di criminalità, compresa quella organizzata. Insomma, in buona sostanza e sintesi, quando si è trattato di scegliere una specializzazione, ho scelto quella che conduce al terrorismo e alla criminalità politica. E non perché abbia particolari pulsioni gerontofile, come qualcuno ha ironizzato, ma perché ero convinta – e lo sono sempre di più, via via che gli anni passano – che per comprendere quello che accade oggi, dal disfacimento istituzionale a quello dei partiti, dalla crisi economica da cui sembra di poter uscire solo con ricette unicamente a suon di ripresa dei consumi (e del consumismo) a crisi internazionali come quelle con il Medioriente o con l’Azerbaijan, non si possa fare a meno di sapere ciò che è stato.

Rispetto alle colleghe Barbara Schiavulli o Francesca Borri, non vado nelle zone di guerra calda. Ho visitato aree come i Balcani o qualche repubblica ex sovietica al massimo per raccontare quello che era accaduto dopo regimi, conflitti o cataclismi economici. Accorgendomi, per esempio, come nella ex Jugoslavia sia difficile raccontare gli anni di Milošević perché, anche laddove forme oppressive non ci sono più o si sono mitigate, i quadri della pubblica amministrazione sono rimasti gli stessi. E allora i dissidenti “normali”, non degli eroi, ma i semplici cittadini che schifavano la pulizia etnica e che rischiavano di sparire solo perché non partecipavano a manifestazioni imposte dall’alto, ancora oggi fanno fatica a raccontare. I dittatori passano, gli ingranaggi delle dittature c’è caso che restino più a lungo.
(more…)

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