Xaaraan – Il blog di Antonella Beccaria

Non credo nelle otto del mattino. Però esistono. Le otto del mattino
sono l'incontrovertibile prova della presenza del male nel mondo
Gli ultimi giorni, Andrew Masterson


Veniva ucciso esattamente 14 anni fa, Antonio Russo, giornalista di Radio Radicale. Si trovava a Tbilisi (Georgia) ed era lì come reporter che seguiva la guerra cecena.

(Via ‏@RadioRadicale)

GialloLuna NeroNotte

Dodici edizioni e un taglio specifico sui crimini ambientali. Torna a Ravenna per l’edizione 2014 GialloLuna NeroNotte che ha messo online programma e autori. Si parte il prossimo 29 settembre, negli incontri con gli autori si arriva il 5 ottobre (qui il dettaglio) e il merito dello sforzo organizzativo va all’associazione culturale Pa.Gi.Ne. che dal 2003 ha lavorato in collaborazione con Provincia e Comune.

Trentaquattro anni fa, il 16 settembre 1970, scompare il giornalista Mauro De Mauro. Franca, sua figlia, è davanti all’ascensore del palazzo in cui vive con la famiglia. Attende che arrivi al piano terra e attende anche che il padre rientri. Lo ha visto parcheggiare appena un attimo prima e sarà questione di momenti, varcherà il portone e potranno salire a casa. Ma Franca non viene raggiunta da lui e allora la ragazza torna fuori e lo scorge mentre sta parlando con alcune persone che di cui non riesce a scorgere con chiarezza i lineamenti. Vede però il padre che risale in auto, una Bmw, e che si allontana per non tornare mai più.

Inizia così, il 16 settembre 1970, il segreto che avvolge la fine del giornalista Mauro De Mauro, firma del quotidiano palermitano L’Ora e una vita trascorsa in cronaca nonostante il recente passaggio allo sport. Che fine ha fatto? Perché? Chi lo ha fatto sparire? Tra i motivi emerge la vicenda di Enrico Mattei, fondatore e primo presidente dell’Eni, morto in un disastro aereo il 27 ottobre 1962 che si scoprirà anni dopo essere stato un attentato. Un attentato legato all’Ente Minerario Siciliano, l’Ems, lo stesso a cui si sarebbero legate, attraverso alcuni suoi funzionari, diverse storie nere della storia d’Italia. Ai tempi l’Ems era presieduto dal democristiano veneto Graziano Verzotto, inviato nel 1955 in Sicilia da Amintore Fanfani, e se l’esplosione del Saulnier 706 di fabbricazione francese fu una delle storiacce che lo lambirono, ci furono altri fatti, legati al bancarottiere siciliano Michele Sindona e al suo finto sequestro dell’agosto 1979, oltre a storie poi innestate su fondi neri.
(more…)

Digit 2014

Salvate le date: torna Digit, la manifestazione nazionale interamente dedicata al giornalismo digitale e online che per l’edizione 2014 si tiene a Prato il 19 e il 20 settembre prossimi. Qui il programma, in continuo aggiornamento.

La tredicesima ora

La trasmissione La tredicesima ora di Carlo Lucarelli è andata in onda dal 25 aprile al 13 giugno su Rai3, in seconda serata. Ha raccontato storie di mafie, caporalato, terrorismo, violenza sulle donne, traffico di esseri umani e sfruttamento della prostituzione e ha ottenuto buoni riscontri, sia un termini di share che di crtica. Ma alla presentazione dei nuovi palinsesti ecco la sorpresa: non si andrà più in onda e, al momento, non è stato addotto alcun motivo. Ora, grazie ai telespettatori, parte la petizione per chiederne il ritorno. Ecco alcuni dei motivi di chi l’ha lanciata:

Questa è l’informazione, la documentazione, la narrazione delle storie delle persone che hanno lottato per la dignità, il riscatto, una vita migliore alle quale Lucarelli e i suoi collaboratori ci hanno resi vicini. Storia contemporanea e memoria d’Italia che vorremmo ancora poter ancora vedere, condividere con “La tredicesima ora” come atto di buona cittadinanza, come segno di civiltà, come possibilità di formazione e informazione. La Rai, in quanto servizio pubblico, non può e non deve esimersi dal fornire ai suoi cittadini forme di giornalismo che siano coerenti con la sua mission, che siano informazione reale, approfondimento e non solo episodica cronaca. La Rai in quanto pubblica dovrebbe essere portatrice dei valori di verità e di libera informazione oltre che parte della società civile e civica di questo nostro Paese.

Per chi volesse sottoscrivere consentendoci di tornare in onda può farlo cliccando qui.

Questa sera, sempre in seconda serata e sempre su RaiTre, torna la trasmissione La tredicesima ora di e con Carlo Lucarelli. E questa sera raccontiamo la storia di Cosimo Rega e della vita all’interno del carcere:

La storia di Cosimo Rega è la storia di un uomo che viene condannato all’ergastolo per omicidio e associazione mafiosa: fine pena mai. I suoi crimini hanno lasciato una scia di dolore che farà male per sempre. Ma alla fine questa storia, con fatica, con sofferenza, senza facili attenuanti, si presenta come un romanzo di formazione.

Cosimo Rega – detto anche Sumino ‘o Falco, piccolo boss della Camorra di Angri, in provincia di Salerno – con la sentenza che gli infligge il carcere a vita perde tutto: la patria potestà, la patria maritale, i diritti politici. Dal fondo della sua condanna comincia un lento e duro percorso di consapevolezza. Rega non è più un boss rispettato, non è più Sumino ‘o Falco, non più il padre di due figli, né il marito di una donna coraggiosa che nonostante le enormi difficoltà gli sarà accanto per tutta la vita, è solo un ergastolano che vivrà per sempre lo squallore del carcere. Dopo un lungo e drammatico peregrinare tra i penitenziari italiani approda alla Casa di Reclusione di Rebibbia di Roma, dove grazie all’incontro con alcune persone – volontari e personale del carcere – e attraverso il lavoro, lo studio e il teatro comincia un percorso di consapevolezza e ripensamento della propria esistenza che lo porterà a rifiutare la cultura della malavita organizzata e a fondarsi una nuova identità. Cosimo sarà scelto come uno degli attori protagonisti del film dei fratelli Taviani “Cesare deve morire” – Orso d’oro nel 2012 al Festival di Berlino – che si chiude con una sua frase: “Da quando ho conosciuto l’arte, questa cella è diventata una prigione”.

Gruppo dello zuccherificioAl via la terza edizione del Premio Gruppo dello Zuccherificio per il giornalismo d’inchiesta 2014, realizzato in collaborazione con il Comune di Ravenna, LiberaInformazione, AltrEconomia, I Siciliani Giovani e Articolo 21:

Il bando è aperto per le seguenti categorie:

  • Premio Giovani: riservato alle inchieste realizzate da giovani di età inferiore ai 30 anni, su tutto il territorio nazionale. Questa sezione vuole valorizzare la figura dei giovani che si sono distinti nell’ambito del giornalismo d’inchiesta.
  • Premio Nazionale: riservato alle inchieste riguardanti l’intero territorio nazionale realizzate da autori che abbiano superato il trentesimo anno d’età.

È previsto inoltre un Premio “Honoris Causa” per chi, nel corso degli anni, abbia dimostrato impegno e dedizione alla realizzazione e/o diffusione dell’attività giornalistica d’inchiesta in Italia.

Qui le modalità di partecipazione.

Indagine giornalisti che cambiano

Giornalisti che cambiano: indagine nazionale sulla figura di chi fa informazione in Italia è l’iniziativa lanciata nelle scorse Irpi – Investigative Reporting Project Italy. E per chi volesse c’è ancora tempo per partecipare e contribuire al monitoraggio.

(Via Luca De Biase)

Liberia, il quotidiano di strada scritto con il gessetto è il racconto che Redattore Sociale fa di Alfred J. Sirleaf e del suo The talk daily. Il video invece è di Al Jazeera.

(Via Lsdi)

Sono quelli delle trascrizioni delle udienze del processo a Bradley Manning. E gli attivisti della Freedom of the Press Foundation, con il progetto per la protezione delle comunicazioni digitali dei giornalisti, meritano di essere sostenuti.

Italia Noir

No, Halloween non c’entra nulla con il post. C’entra il fatto che un validissimo collega, Antonio Murzio, uno che la nera la fa meglio di chiunque altro (#sappiatelo, editori e caporedattori), ha dato vita a un sito che si chiama Italia Noir:

Questo sito non è una testata giornalistica, ma un aggregatore di notizie, inchieste, approfondimenti selezionati da diverse fonti che troverete citate. Il denominatore comune degli scritti proposti è nel canone del noir, genere letterario, mutuato nel linguaggio della cronaca.

“Considerare il noir come un eccellente strumento di investigazione del cambiamento sociale, una formula letteraria e politica per mettere in evidenza le nuove tendenze del crimine organizzato, della corruzione e della decomposizione politico-sociale che, giorno dopo giorno, si intuisce nei media, in tutti i settori d’attività e nella strada. In questo senso la fede nel genere in quanto lente di ingrandimento sociologica appare indistruttibile”.
(Fernando Martinez Lainez)

Il sito, a cui cercherò di collaborare, è partito e sul suo blog Nero Italia iniziano a girare i primi spunti. Inoltre c’è anche la pagina Facebook dedicata al progetto.

Si veda direttamente anche Glenn Greenwald Will Leave Guardian To Create New News Organization.

Mediastan – Click here to watch the full film from Journeyman Pictures on Vimeo.

Giornalisti precari che hanno saputo lavorare meglio e di più dei contrattualizzati. Troppo, come si racconta su I siciliani giovani a proposito di Giancarlo Siani, vittima della camorra 28 anni fa esatti:

Per arrivare alla condanna degli esecutori materiali dell’omicidio di Giancarlo Siani, avvenuto il 23 settembre 1985, ci sono voluti anni. Agendo per conto del clan camorristico di Torre Annunziata, a uccidere sono stati Ciro Cappuccio, giudicato colpevole nel 1997, e Armando Del Fiore, che è rimasto il libertà, latitante, fino al 2002. Tanto tempo per trovare i responsabili dell’esecuzione di un giovane cronista che aveva compiuto pochi giorni prima, il 19 settembre, 26 anni e che gettò il cuore oltre l’ostacolo, dato che pur partendo come precario – e rimanendovi troppo a lungo – aveva deciso di occuparsi di criminalità organizzata raccontando quegli affari, quelle alleanze e quelle guerre che devastavano Napoli e le aree circostanti. Non che un contratto vero, un articolo 1 si dice tra chi mastica di cose giornalistiche, avrebbe potuto salvargli la vita. Affatto. Ma a fronte di tante penne famose e tutelate, ecco l’articolo del 10 giugno 1985 che un cronista poco più che ragazzino scrisse decretando definitivamente la sua condanna a morte:

Potrebbe cambiare la geografia della camorra dopo l’arresto del super latitante Valentino Gionta. Già da tempo, negli ambienti della mala organizzata e nello stesso clan dei Valentini di Torre Annunziata si temeva che il boss venisse «scaricato», ucciso o arrestato.

Il boss della Nuova famiglia che era riuscito a creare un vero e proprio impero della camorra nell’area vesuviana, è stato trasferito al carcere di Poggioreale subito dopo la cattura a Marano l’altro pomeriggio. Verrà interrogato da più magistrati in relazione ai diversi ordini e mandati di cattura che ha accumulato in questi anni. I maggiori interrogativi dovranno essere chiariti, però, dal giudice Guglielmo Palmeri, che si sta occupando dei retroscena della strage di Sant’Alessandro.

Continua qui.

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