Non credo nelle otto del mattino. Però esistono. Le otto del mattino
sono l'incontrovertibile prova della presenza del male nel mondoGli ultimi giorni
, Andrew Masterson
14 Jan
A dieci anni dalla morte di Bettino Craxi (l’anniversario ricorrerà il prossimo 19 gennaio), Radio Radicale ha pubblicato uno speciale corredato da tutte le schede audio e video (oltre trecento) nelle quali l’ex leader del PSI prende la parola direttamente.
Un itinerario nel nostro archivio per conoscere direttamente, senza intermediari, la vicenda e le idee di una delle figure più discusse del ‘900 italiano. Dalla sua ascesa, alla sua attività come Capo del Governo, ai suoi rapporti con il Pci e le altri correnti socialiste e i Radicali, passando per la stagione di Mani pulite, al duro scontro sul cambio di nome e simbolo del PSI, alla fuga in Tunisia e le sue accuse al sistema politico negli ultimissimi giorni prima della morte. È qui che i microfoni di Radio Radicale lo raggiungono per due interviste uniche e di straordinaria importanza per il dibattito odierno sulla figura del leader socialista. Tutti i file resteranno disponibili gratuitamente, nell’ambito del servizio pubblico che Radio Radicale svolge anche su internet.
Gratuitamente e con licenza Creative Commons BY, i file messi a disposizione degli utenti. Rispetto ad apologie, tentativi di mistificazioni, intitolazioni di vie e letture più o meno corrette della storia del craxismo, poter pescare direttamente da quegli anni è un utile esercizio da coniugare insieme al senno del poi. E dire che, no, grazie: studiare la storia dell’esponente politico è un conto (doveroso, peraltro), celebrarlo come un eroe della patria un altro e se ne può fare a meno.
24 Nov
Della situazione di Radio Radicale si parlava poco tempo fa. Ma le settimane nel frattempo intercorse non hanno cambiato la situazione, semmai l’hanno solo procrastinata. E di certo se servizio pubblico lo era prima, altrettanto lo è ora (tanto che rimane aperta la raccolta di firme). Per capire cos’è successo in questo intervallo di tempo, arriva una mail di aggiornamento. In cui si legge:
La campagna per la salvezza del servizio pubblico svolto da Radio Radicale va avanti. Al Senato, nonostante l’emendamento sottoscritto da oltre 200 senatori di tutti gli schieramenti, si sono limitati ad accantonare i fondi necessari per soli due anni, rimandando il rinnovo della convenzione a un successivo intervento legislativo. La finanziaria è passata ora all’esame della Camera, dove riproporremo l’obiettivo del rinnovo della convenzione per i prossimi tre anni. La storia di Radio Radicale non ha nulla a che fare con le elargizioni di denaro pubblico in forma di favori e clientele. È la storia, che dura da più di trent’anni, di un servizio pubblico che ha segnato la vita del paese. Come hai voluto testimoniare firmando il nostro appello, e come abbiamo tentato di documentare con questo video.
E un capitolo della storia di Radio Radicale la possono scrivere gli ascoltatori dell’etere e gli utenti del web. Per farlo: Radio Radicale: la tua storia.
23 Oct
In qualsiasi modo la si pensi, Radio Radicale è servizio pubblico (insostituibile per me la sezione dei processi. E non lo dico perché per lavoro ci ho a che fare. Anzi, sì, proprio perché per lavoro ci ho a che fare so quanto vale il suo archivio, quotidianamente alimentato). Dunque davvero pessimo segnale ciò che sta accedendo:
Dopo 33 anni [...] si è forse sul punto di impedirle proprio questa funzione e proprio nell’attuale contesto della comunicazione e della democrazia in Italia. Perché quante più persone possibili, anche nella classe dirigente, conoscano gli elementi oggettivi di tale situazione, intendiamo urgentemente informare su questo pericolo incombente.
Qui il dossier che racconta perché “salvare un servizio pubblico di informazione, non Radio Radicale” (si può anche scaricare in pdf, 65KB) e qui invece il form per firmare a sostegno della radio (al momento duemila circa le sottoscrizioni).
1 Jun
In un periodo in cui si dice, a torto o a ragione, che determinate vicende servono per celarne altre, di ben diverso spessore nazionale, colpisce il fatto che dell’inchiesta Hiram si parli assai poco, almeno a livello di organi d’informazione (discorso a parte, per fortuna, per il web). Da questo panorama va esclusa la copertura che Antimafia Duemila e Crimeblog hanno dedicato alle varie tappe dell’indagine e ora del processo. Processo che peraltro è iniziato poche settimane fa e che il 4 giugno vedrà celebrarsi una nuova udienza: per ascoltarlo, le registrazioni sono disponibili sul sito di Radio Radicale.
Tra i tanti procedimenti importanti in corso (come quello a Mario Obinu e Mario Mori per la mancata cattura di Bernardo Provenzano: qualche informazione di massima qui), questo andrebbe segnalato per i temi e gli ambienti che va a toccare: politica nazionale e siciliana, ambienti economici, cupole mafiose e vincoli massonici, coinvolgimenti istituzionali e religiosi. Il tutto, secondo l’accusa, per rallentare – se non proprio dare una sistemata a – procedimenti penali pendenti. L’articolo Alla Corte dei “miracoli” di Monica Centofante traccia bene il quadro al momento al vaglio della terza sezione penale del tribunale di Palermo. Da notare che due quotidiani nazionali danno al 2008 le ultime notizie di questi fatti: Repubblica a dicembre e Corriere.it addirittura a giugno dello scorso anno (quest’ultimo non consente di salvare la ricerca, ma se si va qui e si digita la parola “hiram” si potrà rendersene conto).