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Xaaraan – Il blog di Antonella Beccaria

Non credo nelle otto del mattino. Però esistono. Le otto del mattino
sono l'incontrovertibile prova della presenza del male nel mondo
Gli ultimi giorni, Andrew Masterson


Referendum 2011Sul sito del Fatto Quotidiano si racconta che ci sono stati dal divorzio all’acqua pubblica, 62 referendum abrogativi dal ’74 ad oggi. Ecco di seguito nel pezzo integrale quali sono. Utile promemoria in vista del 12 e 13 giugno.

Dal divorzio alla modifica della parte II della Costituzione. Dal 12 maggio del 1974 al 25 giugno 2006. In mezzo, 62 referendum abrogativi sui quali gli italiani sono stati chiamati a esprimere un parere. Al centro le grandi battaglie sui diritti civili come la legalizzazione di divorzio e aborto, l’obiezione di coscienza, il voto ai diciottenni, lo stop alle centrali nucleari, la riforma del sistema elettorale in senso maggioritario, la depenalizzazione dell’uso personale di droghe leggere, l’abolizione del finanziamento pubblico ai partiti, la chiusura dei manicomi e l’affermazione dei diritti dei transessuali. Il quorum viene raggiunto 35 volte, il “no” vince 16 volte, il “sì” 19.

Il divorzio. Previsto dall’articolo 75 della Costituzione con soli tre casi di inammissibilità, l’istituto referendario è stato introdotto in Italia solo nel 1970 su richiesta del Vaticano che spingeva per abolire la legge sul divorzio (la Fortuna-Baslini) approvata grazie alla campagna dei radicali. Il 12 e 13 maggio 1974 quasi 38 milioni di italiani sono chiamati a votare. Votano “no” il 59,1 per cento degli italiani. Il risultato è dirompente. L’Unità titola: “Grande vittoria della libertà: il popolo italiano fa prevalere la ragione, il diritto, la civiltà”. L’editoriale affidato al segretario del Pci Enrico Berlinguer saluta “un’Italia che è cambiata e che vuole e può andare avanti”. Non la vittoria di un singolo partito, ma il contributo di “un larghissimo schieramento di forze politiche, sociali, culturali diverse” hanno portato il no alla vittoria.

La ragione del successo sta nel rifiuto di gran parte dell’elettorato Dc di seguire l’indicazione di voto e la linea politica della segreteria dello Scudo crociato. Insomma, milioni di elettori cattolici avevano voltato le spalle ai Gabrio Lombardi e ai Fanfani schierandosi per il “no”.
(more…)

Così si è espressa la Corte di Cassazione nella sentenza 16236 del 9 luglio 2010:

Intanto il popolo può ritenersi costituzionalmente “sovrano” (nel senso rigorosamente tecnico giuridico di tale termine) in quanto venga, al fine di un compiuto e incondizionato formarsi dell’opinione pubblica, senza limitazioni e restrizioni di alcun genere pienamente informato di tutti i fatti, eventi e accadimenti valutabili come di interesse pubblico.

L’articolo 1 comma II della Costituzione, nell’affermare che “la sovranità appartiene al popolo, che la esercita nelle forme e nei limiti della Costituzione”, presuppone quale imprescindibile condizione per un pieno, legittimo e corretto esercizio di detta sovranità che la stessa si realizzi mediante tutti gli strumenti democratici (articolo uno, primo comma, Costituzione), a tal fine predisposti dell’ordinamento, tra cui un posto e una funzione preminenti spettano all’attività di informazione in questione.

Il giornalismo d’inchiesta è l’espressione più alta e nobile dell’attività di informazione; con tale tipologia di giornalismo, infatti, maggiormente si realizza il fine di detta attività quale prestazione di lavoro intellettuale volta alla raccolta, al commento e alla elaborazione di notizie destinate a formare oggetto di comunicazione interpersonale attraverso gli organi di informazione, per sollecitare i cittadini ad acquisire conoscenza di tematiche meritevoli, per il rilievo pubblico delle stesse”.

(Grazie, Claudio)

  • 2 commenti
  • Scritto per informazione
  • Le righe pubblicate di seguito me le ha inviate Giuliano Bugani, che si firma operaio, giornalista, documentarista. È tutti e tre e anche molto altro. E soprattutto è uno che non ha peli sulla lingua, quando si tratta di formulare considerazioni politiche. O la cronaca semi-seria (o forse “semi” neanche neanche più di tanto) di una scomparsa. O di una leggenda su un testo mai visto. A Giuliano la parola.

    Art. 1, Principi Fondamentali: “L’Italia è una Repubblica democratica, fondata sul lavoro”.
    Art. 11: “L’Italia ripudia la guerra come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli”.
    Art. 21: “La stampa non può essere soggetta ad autorizzazioni o censure”.

    Ad una prima lettura, sembrerebbero articoli di una Costituzione che con l’Italia non ha niente a che spartire. E invece sono proprio articoli della Costituzione Italiana.

    Tranquilli. Nessuno l’ha vista. Ecco perché è continuamente violata. Tutti i nostri politici che quotidianamente la violano, lo fanno soltanto perché non la conoscono, e non perché sono dei traditori. La violano perché non l’ hanno mai vista, non perché sono manovrati da altri. La violano perché non sanno che c’è, non perché sono pagati per farlo. Se abbiamo lavoratori in nero, è soltanto colpa dei lavoratori in nero. Se popolazioni civili di altri stati vengono uccisi dai nostri militari, o dalle mine o armi italiane, è soltanto colpa delle popolazioni civili. Se i giornalisti non sono liberi di dire o scrivere liberamente, è solo colpa dei giornalisti.

    A noi non resta che sputare sul poco che ci resta. Pisciare sui diritti cancellati e sulle leggi imbroglio. Defecare sulle onorificenza dei martiri inutili. Vomitare sulle auto blu superblindate dei G8. Ruttare davanti vetri antiproiettili delle Banke del Kapitale. Scoreggiare sulle corone dei nuovi re e regine.
    (more…)

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