Xaaraan – Il blog di Antonella Beccaria

Non credo nelle otto del mattino. Però esistono. Le otto del mattino
sono l'incontrovertibile prova della presenza del male nel mondo
Gli ultimi giorni, Andrew Masterson


Oggi si ricordano le vittime della banda della Uno bianca. Sono 24 e non vanno dimenticate.

Monte Sole - Storia e memoria di Bologna

Settant’anni fa iniziava l’eccidio di Marzabotto. Un sito, realizzato dai familiari delle stragi nazifasciste anche di Grizzana Morandi e Monzuno, ne ricostruisce la storia e ne conserva la memoria.

(Via Storia e memoria di Bolgona)

Infoaut Connection

Dal 17 al 20 settembre a Bologna c’è il festival Infoaut Connection all’interno degli spazi del Laboratorio Crash:

quattro giorni e quattro notti di discussione collettiva, workshop, approfondimenti, presentazioni di libri, concerti, djset, writing, reading, dal e per il nostro mondo ad alta tensione.

Il programma completo è qui.

Mauro di VittorioNon che ci fossero dubbi. Sul suo conto c’erano solo insinuazioni. Reali, invece, le ingiustizie. Su Mauro Di Vittorio, 24 anni il giorno in cui morì nell’esplosione alla stazione di Bologna insieme ad altre 84 persone, oggi si può infatti dire che sia una vittima “oggettiva” di quella strage e che ciò che è stato detto di lui – indicato come possibile trasportatore dell’esplosivo usato nell’eccidio del 2 agosto 1980 – “è del tutto insufficiente” a collegarlo all’esecuzione dell’attentato. I virgolettati sono contenuti alla pagina 62 della richiesta di archiviazione che la procura del capoluogo emiliano ha inviato al gip per chiudere la cosiddetta “pista palestinese”. Siamo dunque al passo che precede la parola fine non solo alle incriminazioni dei tedeschi Thomas Kram e Margot Christa Frohlich, indagati nel 2011 per la bomba di 34 anni fa. Ma anche per coloro che, nolenti, furono chiamati in causa in un filone d’indagine che non ha retto al riscontro dei fatti.

È questo quindi il momento di restituire a Mauro Di Vittorio la sua identità. Non un militante dell’Autonomia di via dei Volsci, come già smentito anche dal leader di quel gruppo, Daniele Pifano. Ma un ragazzo che, per citare le parole della sorella Anna, “era un pezzo di pane”. Mauro era un fricchettone con idee di sinistra che leggeva, come tanti in quegli anni, Lotta Continua. Ma era un giovane che dopo la morte del padre si era trovato di fronte alla necessità di lavorare per contribuire al mantenimento per la famiglia. Pochi grilli politici, quindi, nessuna militanza estrema, ma una consapevolezza con cui fare i conti: la crisi c’era anche nel 1980. E c’era pure per un operaio specializzato, un tornitore, che aveva deciso di puntare verso Londra alla ricerca di uno stipendio e – perché no? – di un’esperienza lavorativa che gli facesse vivere un pezzo di vita al di fuori del suo mondo d’origine, il quartiere romano di Torpignattara.

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Un solo erroreContiene uno scritto di Carlo Lucarelli, uno di Andrea Speranzoni e uno mio il booklet che accompagna il cofanetto con il dvd Un solo errore. Bologna 2 agosto 1980, pubblicato e distribuito dalla Cineteca di Bologna e che a giorni sarà disponibile nelle edicole, nelle librerie e nelle videoteche. E questi i suoi contenuti:

Bologna, 2 agosto 1980. Il più feroce attentato della storia repubblicana, il cinico tentativo di abbattere la democrazia, un sanguinario colpo contro la popolazione inerme che sta partendo per le vacanze. I terroristi commettono un solo errore: aver scelto Bologna come obiettivo. I soccorsi sono immediati, la città manifesta il proprio sdegno e da subito si leva la richiesta di verità e giustizia. Le indagini dei magistrati bolognesi e l’impegno dell’Associazione dei familiari delle vittime conducono per la prima volta ad individuare e condannare gli esecutori materiali di una strage in Italia. Dal lutto nasce un’idea di società civile, antidoto alle trame occulte che ancora oggi avvelenano la nostra democrazia.

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Hackmeeting 2014L’Hackmeeting, per l’edizione 2014, torna a Bologna e lo fa dal 27 al 29 giugno prossimi:

L’hackmeeting è l’incontro annuale delle controculture digitali italiane, di quelle comunità che si pongono in maniera critica rispetto ai meccanismi di sviluppo delle tecnologie all’interno della nostra società. Ma non solo, molto di più. Lo sussuriamo nel tuo orecchio e soltanto nel tuo, non devi dirlo a nessuno: l’hackit è solo per veri hackers, ovvero per chi vuole gestirsi la vita come preferisce e sa s/battersi per farlo. Anche se non ha mai visto un computer in vita sua.

Tre giorni di seminari, giochi, feste, dibattiti, scambi di idee e apprendimento collettivo, per analizzare assieme le tecnologie che utilizziamo quotidianamente, come cambiano e che stravolgimenti inducono sulle nostre vite reali e virtuali, quale ruolo possiamo rivestire nell’indirizzare questo cambiamento per liberarlo dal controllo di chi vuole monopolizzarne lo sviluppo, sgretolando i tessuti sociali e relegandoci in spazi virtuali sempre più stretti.

Per dare un’occhiata al programma, si veda qui.

Archivi - Memoria di tutti

Pubblicato ieri dal sito Il mondo degli archivi, il post parla di Archivi memoria di tutti. Le fonti per la storia delle stragi e del terrorismo:

Il volume, a cura di Maria Lucia Xerri della Soprintendenza archivistica per l’Emilia Romagna e di Tommaso Mario Bolis, di Officina Immagine di Bologna, trae origine dal convegno «Archivi negati, archivi ‘supplenti’: le fonti per la storia delle stragi e del terrorismo» tenutosi a Bologna il 13 giugno 2011. I contributi propongono una riflessione sul tema della accessibilità delle fonti per la storia degli anni Settanta e Ottanta, con particolare riferimento a quelle relative allo stragismo, al terrorismo e al ruolo dei corpi separati dello Stato. Rivolto anche a un pubblico non specialistico contiene contributi di storici, archivisti, politici e appartenenti alla società civile che nel corso degli anni hanno costituito delle vere e proprie comunità di riferimento per la conservazione della memoria e, attraverso le loro iniziative di raccolta e messa a disposizione di documentazione, hanno di fatto supplito al vuoto delle istituzioni pubbliche. Il volume vede la luce nel momento in cui l’iniziativa del presidente del Consiglio Renzi relativa alla declassificazione degli archivi dei Servizi e al loro versamento negli archivi di Stato rende di particolare attualità le tematiche trattate.

Tra i file messi online, si dia un occhio a quello intitolato Il dovere di ricordare e l’accesso agli archivi dei servizi e se si vuole saperne di più, il volume verrà presentato il prossimo 25 giugno a Bologna presso il dipartimento di storia, culture, civiltà (Piazza San Giovanni in Monte, 2).

La tredicesima ora giunge alla sua settima puntata, la penultima. Stasera, alle 23.05, sempre su RaiTre, Carlo Lucarelli racconta la storia di Marina Gamberini, sopravvissuta alla strage alla stazione di Bologna del 2 agosto 1980:

Una storia vissuta in prima persona, che lascia segni indelebili nel corpo e nell’anima. Marina Gamberini si è trovata coinvolta in uno dei capitoli più terrificanti della nostra storia collettiva. Quando aveva vent’anni lavorava come impiegata in una società che aveva la sede all’interno della stazione di Bologna. Il 2 agosto del 1980 Marina è alla stazione quando alle dieci e venticinque una bomba con ventitré chili di esplosivo, nascosta nella sala d’aspetto di seconda classe, esplode uccidendo ottantacinque persone. I feriti saranno più di duecento. Una fotografia la ritrae nel momento in cui viene tirata fuori dalle macerie e diventa subito il simbolo stesso della strage di Bologna.

Il suo strazio fa il giro del mondo. Attraverso il racconto della protagonista la vicenda di una donna che si è portata dentro una esperienza devastante sino a maturare una scelta: ha deciso di non essere più una vittima ma una testimone per trasmettere alle nuove generazioni l’orrore ma anche la dignità delle vittime: la “voce” di un Paese ferito da uno degli episodi più tragici della nostra storia recente che ancora adesso resta, almeno in sede giudiziaria, senza un mandante e senza un perché.

Update 7 giugno 2014: per chi volesse, qui è stata pubblicata la versione integrale della puntata.

App Tour.Bo

Un progetto che coniuga percorsi naturalistici al racconto del recente passato del territorio. È Tour.Bo che ha creato anche un’applicazione ad hoc (al momento, purtroppo, solo per iPhone):

Studiata per ciclisti e camminatori, [la app] ti consentirà di ascoltare storie nascoste pedalando tra le colline di Bologna. Da San Giovanni in Monte fino a Villa Spada, passando per Sabbiuno, lo sforzo fisico non sarà più fine a se stesso, bensì arricchito con una molteplicità di significati capaci di stimolare la curiosità e l’intelletto.

Uno dei percorsi, per esempio, rievoca fatti che risalgono al dicembre 1944 quando si compì l’eccidio di un centinaio di partigiani detenuti nelle carceri di San Giovanni in Monte. E dalla città si arriverà al monumento dedicato a quelle vittime.

(Via Master in Comunicazione Storica)

Esce il prossimo 29 maggio il film Bologna 2 agosto… I giorni della collera di Giorgio Molteni e Daniele Santamaria Maurizio. E della pellicola intanto si dice:

Il film ripercorre l’atmosfera di terrore e di follia degli anni di piombo, fino ad arrivare alla strage più efferata dal dopoguerra, quella della stazione di Bologna del 2 agosto 1980 che causò la morte di 85 vittime innocenti e 200 feriti. Questa strage è una ferita aperta per la società civile e a distanza di oltre trent’anni non sono stati ancora assicurati alla giustizia i mandanti. Il film ripercorrendo lo svolgersi dei fatti vuole far rivivere le emozioni, le angosce, il terrore di quegli anni. Non ha lo scopo di svelare la verità, non spetta agli autori del film, ma vuole raccontare ai giovani i fatti affinché non dimentichino.

Una società civile, in uno Stato davvero democratico, non può fondarsi sul silenzio, sul ricatto, sul depistaggio. Uno Stato giusto dovrebbe colpire coloro che, per salvaguardare il proprio potere, hanno costretto l’Italia a pagare un tributo di sangue e di dolore senza pari. Se questo non è ancora accaduto, c’é da chiedersi quando potremo gridare ad alta voce: “Mai più”.

La prima nazionale è in programma per il 30 aprile a Brescia, al Nuovo Cinema Odeon (ore 21, via Nino Bixio 9), mentre a Bologna sarà proiettato il prossimo 7 maggio presso il Vag61 di via Paolo Fabbri 110 (l’orario è lo stesso). Si tratta del documentario Vite al centro di Fabio Ferrero e Nicola Zambelli:

Alice e Beatrice, due amiche, entrambe lavoratrici dipendenti in un centro commerciale, attraversano un momento cruciale della loro vita: una è in procinto di mettere al mondo un figlio e di entrare in maternità, l’altra di sposarsi ed è alla ricerca di un nuovo lavoro. Le loro storie assomigliano a quelle di molti coetanei, che coltivano i propri sogni tra le difficoltà e le speranze di un futuro incerto, strettamente connesso alle trasformazioni in atto e al complicato momento storico.

Il documentario [...] nasce dal bisogno di mostrare la trasformazione del mondo familiare partendo da una riflessione sul lavoro femminile nei centri commerciali, presenza costante nelle periferie urbane (di Brescia così come di tutta Italia) e risorsa occupazionale per i giovani in cerca di impiego in un momento di grande crisi. Racconta gli effetti sulla vita delle persone provocate dalle liberalizzazioni degli orari nel mondo del commercio voluta dal governo Monti attraverso il Decreto Salva Italia.

Il film è stato prodotto e distribuito dal collettivo SMK Videofactory e da Distribuzioni Dal Basso.

Sarà presentato in anteprima domani, 25 aprile, al Festival delle Resistenze contemporanee di Bolzano il lavoro realizzato dagli studenti della 3AM dell’istituto tecnico bolognese Belluzzi-Fioravanti, lavoro realizzato sotto il coordinamento dell’associazione Piantiamolamemoria. È un file audio, progettato e realizzato come una trasmissione radiofonica, e si intitola 2 agosto 1980: non c’ero, ma so: come ragazzi la cui nascita era ancora parecchio là da venire hanno interpretato i fatti della strage alla stazione di Bologna. Dunque, chi fosse a Bolzano domani, faccia un salto all’evento inserito nel programma con il titolo Confronto e sintesi di 5 progetti dedicati alla memoria e ai giovani. L’appuntamento è alle 10 in piazza Matteotti.

Le stragi ferroviarie tra storia e memorie

L’associazione Piantiamo la memoria ne sta organizzando di appuntamenti per far in modo che certi periodi della storia italiana non vengano dimenticati. Dopo quella del 6 aprile scorso, Memorie sul binario vivo, il prossimo 13 maggio – a ridosso del giorno della memoria dedicato alle vittime del terrorismo – è la volta dell’evento Le stragi ferroviarie tra storia e memorie – Dall’Italicus al Rapido 904, passando dalla stazione di Bologna. E non a caso dato, che il 4 agosto saranno trascorsi 40 anni dalla bomba dell’Italicus (12 morti e 48 feriti) e il 23 dicembre 30 da quella del Rapido 904 (17 morti e 267 feriti).

All’evento del 13 maggio, fissato a Bologna a partire dalle 17.30, saranno presenti la storica Cinzia Venturoli, lo scrittore Carlo Lucarelli, Rosaria Manzo (presidente dell’associazione vittime del Rapido 904), Anna Pizzirani (per l’associazione vittime della strage alla stazione di Bologna) e Franco Sirotti, fratello di Silver Sirotti, vittima della strage dell’Italicus. A coordinare il giornalista Rai Filippo Vendemmiati. Qui il pdf con il programma completo.

Se n’era già parlato qui annunciandolo. Adesso il documentario Green Lies – Il volto sporco dell’energia pulita è diventato una realtà attraverso il crowdfunding. Prodotto e distribuito da SMK Videofactory e Distribuzioni Dal Basso (con il sostegno del Centro Documentazione Conflitti Ambientali e di Asud Onlus), verrà presentato a Bologna il prossimo 2 aprile, alle 21, al Vag61 (via Paolo Fabbri 110). E questa è la sinossi:

L’avvento delle energie rinnovabili rappresenta un’ autentica rivoluzione economica e culturale, che può liberare l’umanità dal vincolo, che dura ormai da decenni, di una produzione energetica basata sui combustibili fossili, con tutte le conseguenze geopolitiche, sanitarie ed economiche che ciò comporta.

Ma lo sviluppo delle rinnovabili in Italia tuttavia sta dimostrando alcune importanti anomalie, che rischiano di vanificare completamente quei meccanismi virtuosi che potrebbero scaturirne. “Green Lies” mette in luce queste anomalie, esasperate nella maggior parte dei casi da operazioni di speculazione economicae che, di contro, hanno ricadute negative sui territori e le popolazioni locali.

Siamo andati a incotrare i comitati cittadini di tre territori: Camugnano (Bologna) per la produzione eolica, Salento (Lecce) per la produzione solare e monte Amiata (Toscana) per la geotermia. Tre storie che ci aiuteranno ad addentrarci nel problema e a delinearne delle possibili soluzioni. Nella consapevolezza che le rinnovabili potranno davvero essere una rivoluzione energetica e culturale, solo se diverranno un mezzo a portata di tutti e non un beneficio per pochi.

Qui (e sopra) il trailer.

Archivi audio: Radio Alice - Illustrazione di Andrea Pazienza

Ricorda oggi Radio Città del Capo che 37 anni fa, il 12 marzo 1977 (il giorno successivo all’omicidio di Francesco Lorusso), veniva chiusa dalla polizia Radio Alice. E pubblica le ultime parole pronunciate ai microfoni della radio libera bolognese. Per rievocare quell’epoca e quell’esperienza, è stata messa online anche una galleria fotografica.

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