Xaaraan – Il blog di Antonella Beccaria

Non credo nelle otto del mattino. Però esistono. Le otto del mattino
sono l'incontrovertibile prova della presenza del male nel mondo
Gli ultimi giorni, Andrew Masterson

Strade drappeggiate a nero e viola



Draped in black (and violet). Foto scattata durante questa manifestazione.

Oscar MarchisioOscar Marchisio n’è andato mesi fa, ma sono in molti a non averlo dimenticato. E dopo l’incontro dello scorso settembre sul paradigma vegetale, a fine febbraio, il 27 per la precisione, ci sarà una giornata di studio dedicata alla sua memoria. Si terrà a Bologna presso l’Istituto Gramsci di via Galliera 26 ed è organizzata dalle fondazioni Argentina Altobelli e Claudio Sabattini, oltre che dai centri di ricerca IRES Emilia Romagna e R60 di Reggio Emilia. E argomento di discussione sarà la ricerca sociale sui temi del lavoro.

Da qui si può scaricare la locandina dell’evento (pdf, 82 KB).

Il vero signore di Bologna

Prima di uscire mi fermai da Giovanni Battista. Il suo umore era molto migliorato con secondo boccale di birra, e forse gli dava sollievo l’idea di non essere più responsabile della propria vita. Gli consegnai una copia di riserva della chiave di casa mia, lo informai che poteva usare il sacco a pelo sul divano, e gli dissi di non preoccuparsi se non mi avesse visto per un po’.

«Vieni a bere solo qui» lo istruii. «Eccoti un po’ i soldi. Fatti trovare qui o al magazzino. Non andare in giro. Non battezzare nessuno. Se non mi vedi, avrai mie notizie. Quando riceverai istruzioni, obbedisci senza fare domande».

Annuì. Tornai per strada.

Gli ultimi giorni, Andrew Masterson

  • 2 commenti
  • Scritto per scatti, stranezze
  • Ha radione Aldo Balzanelli, alla guida di Repubblica Bologna, quando nota che vari fatti stragisti sono attribuiti al terrorismo di sinistra mentre la matrice sta altrove. E chiedendosi quali siano le ragioni, prova a dare una risposta:

    Oggi si scopre che i ragazzi pensano che anche la strage di piazza Fontana, come già quella di Bologna, sia opera delle Brigate Rosse. Mi sono chiesto perchè per i giovani tutto il terrorismo sia stato rosso e una spiegazione, forse, l’ho trovata. Il terrorismo rosso ha avuto una vasta copertura mediatica: servizi, interviste, approfondimenti, inchieste, ricordi, film, persino sceneggiati televisivi. Quello nero molto, molto meno. La ragione è che il terrorismo di destra ha galleggiato molto più di quello di sinistra in un pentolone affollato di servizi segreti, pezzi dello Stato. È sempre stato contaminato da rapporti oscuri con il potere “ufficiale”, con la criminalità organizzata, la massoneria. È sempre stato scomodo, insomma, parlarne, imbarazzante, e in molti dunque hanno preferito tacere, dimenticare, rimuovere. E così i ragazzi, a forza di sentir parlare solo di Brigate Rosse, si son fatti l’idea che anche a mettere le bombe nelle banche, sui treni e nelle stazioni siano stati i nipotini di Renato Curcio.

    Per quanto riguarda i fatti del 2 agosto 1980, si veda questo servizio realizzato pochi mesi fa.

    Strage dell'Istituto Salvemini - Casalecchio di Reno6 dicembre 1990, missione 356 dell’Aermacchi MB 326, pilota Bruno Viviani.

    Ore 8.40.13 (ora di Greenwich)
    Viviani: torre da Alfa 356.
    Villafranca (centro radar di Verona Villafranca): Alfa, 356 Villa. Buongiorno.
    Viviani: una buona giornata a voi. Mike Charlie della squadriglia in rullaggio.

    Ore 8.45.50
    Villafranca
    : 356… Allineato e autorizzato al decollo.

    Ore 8.47.14
    Viviani
    : decollo, 356.

    Ore 8.55.33
    Villafranca
    : ok, abbiamo… oh… un aeroplano che non si capisce bene se è in emergenza o no.

    Ore 9.17.20
    (Il pilota del velivolo parla di sé in terza persona)
    Viviani: è a nord di Ferrara, piantato motore 150 nodi, 4500 piedi, 356.
    Padova (centro radar militare): ricevuto. Intenzioni?
    Viviani: emergenza.
    Padova: ricevuto.
    Viviani: se ci arriva dirige direttamente sul campo di Ferrara.
    Padova: ricevuto.

    Ore 9.18.54
    Padova
    : la 356 intende effettuare un atterraggio di emergenza sulla pista di Ferrara?
    Viviani: si è forse riacceso, comunque non fa più del 72%, con 150 nodi. Provo ad andare a Bologna.

    Ora 9.19.45
    Padova
    : pronto… Pronto…
    Poggio Renatico (ente difesa di Poggio Renatico): ascolta: che… ti ha dichiarato emergenza per quale motivo?
    Padova: piantata motore.
    Poggio Renatico: oh cazzo.
    Padova: io comunque… Io comunque l’ho sentito tranquillo, eh… non mi sembra che avesse…
    (more…)

    Questa sera, alle 21, GNUFunk Radio manda on the net la prima puntata di Scala di grigio – Ritratti di storie in ombra (in replica venerdì 16 ottobre alle 16 e su Archive.org quando si vuole). Argomento: la strage alla stazione di Bologna del 2 agosto 1980. E, come si diceva qualche post fa, questo lavoro è rilasciato con licenza Creative Commons BY-SA. Per le licenze specifiche dei singoli brani usati, si veda qui. E buon ascolto.

    Il fatto quotidiano a Bologna

    Tre edicole, a Bologna, e niente, Il fatto quotidiano, il nuovo giornale di Antonio Padellaro e Marco Travaglio, non si è trovato. L’immagine pubblicata sopra è stata scattata in piazza della Pioggia e il cartello è opera dell’edicolante sotto un portico che dice di aver ricevuto una decina di copie. “Comunque troppo poche, appena aperto erano già andate tutte esaurite”. Una quindicina quelle arrivate in via Riva Reno e altrettante in via Marconi. Non sembra però che si sia verificato solo a Bologna. Su AgoraVox si legge che a Udine è andata nello stesso modo e così è accaduto a Milano, in base a quanto scrive Alfonso Fuggetta. Il quale giustamente aggiunge:

    Evidentemente c’era attesa per questo quotidiano. In parte penso sia l’effetto di qualunque numero uno. Forse c’è anche qualcosa in più. Non ho visto Il Fatto e non voglio esprimere un giudizio preventivo. Ma visto che si parla tanto di chi capisce veramente i cittadini, forse c’è una fascia di cittadini, che non credo siano tutti stalinisti o forcaioli, che richiede una rappresentanza che oggi non trova.

    Per domani intanto l’ho prenotato. Non sarà il primo numero atterrato in edicola, ma rimane pur sempre una lettura da non tralasciare. Nel frattempo, per chi voglia vederlo almeno in pdf, può scaricarlo da qui, come si segnala sempre su AgoraVox (7,3MB).

  • 4 commenti
  • Scritto per informazione
  • Bologna, 2 agosto 1980Cara Angela, cara Maria. Lettere aperte sul 2 agosto.

    – Mamma, sono morti anche dei bambini?
    – Sì, è accaduto. E alcuni sono morti con la loro mamma.
    – Chi sono?
    – C’è Maria, che aveva tre anni, e c’è Angela, che se la teneva vicina e che ne aveva ventiquattro.

    A sette anni, quanti ne hai invece tu, la strategia della tensione non sai cosa sia. Sei abituata ad ascoltare il telegiornale della sera, dove sigle astruse vengono rimbalzate a cavallo di diverse notizie. Gente ammazzata da guerre a bassa intensità sono per te solo delle immagine statiche, fotografie di fantocci immobili spesso coperti da lenzuola bianche. Per te è quella l’immagine della morte: finta, in bianco nero alla tivvù o a pallini di varie tonalità di grigio nelle retinature dei giornali.

    È un giorno di piena vacanza, il 2 agosto 1980. In montagna ci sei arrivata a fine giugno, quando le scuole si sono chiuse sul tuo primo anno scolastico. La poca esperienza di vita che ti porti dietro ti sta già suggerendo che non durerà ancora molto, che le vacanze finiranno prima di quanto tu non creda, ma non l’ascolti: quella voce è poco più di un malessere che talvolta ti passa per lo stomaco. Non credi davvero che verrai restituita alla pianura, alla normalità, alla nebbia.

    Alle 10.25 del mattino non sai più neanche cosa stavi facendo. Di certo qualche gioco, di certo con tuo fratello e tua sorella, ma a pranzo ti ricordi dov’eri perché così accadeva tutti i giorni: il tuo posto, l’ultimo sulla sinistra della grande tavolata, con le spalle alla stufa a legna spenta e alla cucina a gas dove sta ancora sfrigolando qualcosa.
    (more…)

    Manca meno di un mese all’anniversario, quello numero 29, e Franz Krauspenhaar pubblica su Nazione Indiana questo suo nel cuore devastato del paese. Un racconto efficace per descrivere ciò che accadde il 2 agosto 1980:

    Superammo gli Appennini ascoltando Wish you were here dei Pink Floyd, due volte, cosa che mi intristì ancora di più. Trovavo quella musica vertiginosa ma anche cupa, come di messa rock in ricordo del defunto. Rivedevo la distruzione, l’autobus 37 che girava in tondo, pieno di corpi straziati, la bambina consolata da un vecchio, il facchino grande e grosso che piangeva come un bambino e invocava la mamma. Fui contento di approdare alla stazione di Firenze e di salutare l’amico Boratti, ringraziandolo per la gentilezza. Volevo sparire dall’Italia, ma mi dirigevo invece nelle sue viscere alchemiche. Il treno per il sud transitò un’ora dopo, l’attesa a Santa Maria Novella fu estenuante. M’immaginavo che potessero avvenire altri attentati. Come in un campo minato. L’Italia, questo stivale marcio sempre nella palta di un dopoguerra infinito, era il campo lunghissimo e stretto lungo il quale gli assassini seriali avevano forse disseminato altre bombe. Una linea ferroviaria che diventava il corpo di un moribondo, al quale saltavano centri nervosi e organi vitali uno dopo l’altro, senza che per questo morisse, riuscisse a spegnersi del tutto. Rimaneva, il corpo-paese, come un essere umano in coma profondissimo.

    Festival sociale delle culture antifasciste

    Dal 29 maggio al 2 giugno, a Bologna, si articolerà il primo Festival sociale delle culture antifasciste. Luogo: il parco delle Caserme Rosse. Qui il programma (scaricabile anche in formato pdf), che è fittissimo tra tavoli di discussione, dibattiti, manifestazioni, libri e fumetti, film e documentari, mostre fotografiche, musica, teatro, poesia e lezioni di memoria.

    Per saperne di più si veda la pagina dedicata all’organizzazione e si ascoltino gli spot radiofonici realizzati per il festival.

    A proposito di questa notizia, Riccardo Lenzi mi invia una nota dell’agenzia Dire con il commento di Paolo Bolognesi, presidente dell’associazione tra i familiari della strage del 2 agosto 1980.

    Strage Bologna. Appello dei familiari a Napolitano e Alfano
    Bolognesi: tribunale di sorveglianza ci notifichi motivazioni Mambro

    (DIRE) Bologna, 8 ott. – Hanno gridato “vergogna” e ora vogliono capire. Vogliono sapere come e perché a Francesca Mambro, condannata per la strage alla stazione di Bologna, sia stata concessa la libertà condizionale. I parenti delle vittime causate dalla bomba messa alla stazione di Bologna il 2 agosto 1980, insomma, passano dall’indignazione alla controffensiva: “Scriveremo al Tribunale di Sorveglianza e chiederemo la motivazione della decisione che ha preso, dato che gli avvocati non ce la vogliono dare”, annuncia Paolo Bolognesi, presidente dell’associazione dei parenti delle vittime. Ma andranno a bussare anche più in alto: “Chiederemo al ministro della Giustizia e al Capo dello Stato che si facciano carico di capire perché è stata concessa questa cosa altamente immotivata”, aggiunge Bolognesi. Per ora, dopo la notizia della liberta’ condizionale concessa a Mambro, “non mi hanno chiamato dei Ministri, ma solo dei giornalisti per chiedere informazioni e degli amici per esprimermi solidarietà”, fa sapere Bolognesi smanioso di passare alle vie di fatto [...].

    Due iniziative diverse ma interessanti a Bologna di qui ai prossimi giorni. La prima si svolgerà dal 10 al 12 ottobre, la segnala Massimo Danieli e si intitola Tre giorni contro la repressione, la normalizzazione e le nuove forme di disciplinamento dei corpi. Attraverso dibattiti, tavole tematiche e assemblee, questi i presupposti da cui partire:

    Obiettivo della tre giorni è tentare di trasformare la crisi della rappresentanza, esemplificata dalle ultime elezioni politiche, ma anche dal bilancio fallimentare di una lunga stagione di commistione di parti del movimento LGBT con partiti e istituzioni, in un’opportunità per l’apertura di una nuova fase di movimento. Il Coordinamento Facciamo Breccia, nato nel 2005 come percorso di mobilitazione permanente fondato su autodeterminazione, laicità e antifascismo, ma non come coordinamento esclusivamente lgbtiq, si assume quindi l’onere di promuovere la tre giorni insieme ai gruppi bolognesi che già hanno indetto l’assemblea cittadina da cui è nata questa proposta.

    Gli altri gruppi bolognesi di cui si parla sono, oltre a Coordinamento Facciamo Breccia, Antagonismogay, Fuoricampo e Coordinamento Sylvia Rivera e qui si può scaricare il programma (in formato pdf). Di questa tre giorni si può leggere anche sul blog Rete delle Donne di Bologna.

    La seconda iniziativa è invece più prossima: fissata per sabato 4 ottobre a partire dalle 10.30, viene segnalata da Marco Trotta ed è organizzata da Bologna città libera. Si tratta di una giornata seminariale e di presentazione di progetti per la città ed è legata alla neonata lista per le amministrative 2009 ideata da Franco Berardi e Valerio Monteventi. In questo caso, ecco i punti di partenza:

    L’dea da cui nasce Bologna Città Libera è quella di sperimentare progetti a carattere fortemente simbolico. E partendo da qui suscitare un’onda di resistenza umana, un’onda progettuale e politica che spazzi via la nebbia della solitudine e che riesca a prendere il tempo della danza per trasformare l’ignoranza in comprensione il panico in condivisione della sofferenza e il rumore in ritmo.

    A (s)proposito


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