Non credo nelle otto del mattino. Però esistono. Le otto del mattino
sono l'incontrovertibile prova della presenza del male nel mondoGli ultimi giorni
, Andrew Masterson
19 Jan
Dal 1980 al 2011. È la mostra dei manifesti che, nel corso degli anni, sono stati realizzati per ricordare la morte di Valerio Verbano, militante di sinistra ucciso a Roma il 22 febbraio 1980. Si intitola Valerio, non un nome su una via ma su tutte le piazze e su tutte le vie, è stata curata da Marco Capoccetti Boccia, Paolo Ciccarelli e Alessandro Pullara mentre la riproduzione fotografica dei manifesti è opera di Cecilia Fabiano. Le immagini sono copyleft. Scrivono gli autori della mostra e della sua trasposizione su web:
Anni mancanti: 1989, 1991, 1994, 1996, 2004. Se qualcuna-o possiede una copia di questi manifesti è pregato di contattarci, grazie. Email: spazialtri[at]autoproduzioni.net
Il manifesto riportato in alto risale a sabato 22 febbraio 1986 e si trova presso il presso il centro di documentazione anarchica della libreria Anomalia di Roma.
28 Sep
Landis, il laboratorio nazionale per la didattica della storia, ha organizzato per domani, dopo e venerdì (29 e 30 settembre e il 1 ottobre) una riflessione su cittadinanza e democrazia: il nodo degli anni Settanta. L’Italia nel contesto internazionale, che si terrà a Bologna presso la sala dello Zodiaco del Palazzo della Provincia (via Zamboni 13). Questi i contenuti che fanno da linea di congiunzione tra i vari interventi:
Anni di duri scontri sul piano sociale e politico, anni segnati da violente minacce alla democrazia e dal dispiegarsi della lotta armata, ma anche di riforme che hanno sicuramente rafforzato i diritti di cittadinanza e la partecipazione democratica. Anni che hanno segnato profondamente la città di Bologna, teatro dell’assassinio di Francesco Lorusso e della strage alla Stazione Centrale. Ma anche anni di un impegno civile e politico diffuso che ha contribuito alla tenuta delle istituzioni democratiche e al processo riformatore, dalla quale perciò è giusto che prenda il via una riflessione sulla costruzione della memoria e della storia e sulla “insegnabilità” di quella stagione.
Per comprendere a fondo tale periodo è importante allargare lo sguardo al contesto internazionale, in particolare a un’Europa occidentale impegnata in una faticosa transizione verso la democrazia (Spagna, Portogallo e Grecia), e a quel Sudamerica in cui si registrarono allora gravi fenomeni di involuzione autoritaria e che costituì l’implicito riferimento di tante scelte politiche, la cui vicinanza era forse particolarmente sentita per il gran numero di immigrati italiani che finirono impigliati nelle maglie della repressione. Il tutto nel quadro della Guerra fredda, custode di un ordine mondiale che pareva destinato a durare per sempre.
La nostra proposta è di porre tutti questi temi al centro di un convegno internazionale [...] rivolto principalmente agli insegnanti e alle sezioni didattiche degli istituti della rete Insmli di tutta Italia. La dimensione internazionale sarà data principalmente dalla parte relativa alla didattica, con la partecipazione di studiosi stranieri, fra i quali alcuni rappresentanti di Euroclio (European Association of History Educators), esperti di controversial issues, perché pensiamo che – oggi come non mai – gli insegnanti italiani abbiano bisogno di un confronto con i loro colleghi di altri Paesi.
Il convegno è organizzato da Landis, con il patrocinio e il contributo finanziario della Regione Emilia-Romagna, il patrocinio e la collaborazione della Provincia di Bologna, il patrocinio dell’Ufficio Scolastico regionale, la collaborazione dell’Istituto Parri Emilia-Romagna, di Isrebo (Istituto per la Storia della resistenza e della Società Contemporanea nella Provincia di Bologna Luigi Bergonzini), del Cedost (Centro di Documentazione Storico-Politica sullo Stragismo), di Iris (Insegnamento e Ricerca Interdisciplinare di Storia) e di Euroclio (European Association of History Educators).
Qui il programma completo degli interventi, che inizieranno domani alle 15.
27 Sep
Si intitola Retour sur une lutte armée ed è stato realizzato da Mosco Lévi Boucault il documentario in DVD e diffuso sul piccolo schermo dall’emittente francese Arte dedicato alla storia delle Brigate Rosse. Nella presentazione scritta da Rémi Douat per Regards.fr, si legge:
Sono quattro appartenenti alle Br ancora in libertà condizionale o che stanno scontando pene da che vanno dai 15 ai 32 anni. Nell’Italia degli anni di piombo, fecero tutti parte del commando che rapì, tenne prigioniero e uccise il leader democristiano Aldo Moro dopo 55 giorni. Oltre trent’anni dopo, davanti alla telecamera di Mosco Lévi Boucault, si raccontano. Questo documentario [...] rievoca la genesi, l’effervescenza della fine degli anni Sessanta, la necessità di rinnovamento a fronte di una “politica ristretta nei suoi doppiopetti”. Certo, c’è il movimento studentesco, ma ci sono anche quelli sociali nei quartieri… È in corso un processo di rottura, ma quale strada imboccare? Si approfondisce il fossato scavato tra un partito comunista impantanato nell’adattamento e nella mediazione e i gruppi in corso di formazione che concepiscono come inevitabili il conflitto [...]. I quattro uomini non si giustificano, chiariscono, coscienti di aver “nuotato nel sangue”, il bisogno di un cambiamento generazionale. Nel film ci sono anche altre interviste a Daniel Cohn-Bendit, Serge July, Alain Krivine.
(Via Celestissima su Twitter)
28 Jul
Micromega Online pubblica un’intervista di Rossella Guadagnini a Giuliano Turone dal titolo esplicito: Perché non riusciamo a chiudere i conti con gli anni di piombo. Il punto di partenza è il libro Il caso Battisti. Un terrorista omicida o un perseguitato politico? (Garzanti Libri, 2011) scritto dal magistrato che, insieme a Gherardo Colombo, scoprì il 17 marzo 1981 gli elenchi della P2. Ecco l’incipit dell’intervista:
“Non è che gli italiani non ne vogliano sapere di mettersi alle spalle gli anni di piombo. Ma il fatto è che la maggior parte di loro desidera che la cosa possa avvenire senza umiliare e ferire la sensibilità della vittime. La gestione del ‘caso Battisti’, da parte dei suoi simpatizzanti e da parte dello stesso interessato, si muove invece nella direzione contraria, per esempio quando parla – anche con una certa sguaiataggine – di ‘desiderio di vendetta’ per designare quella che invece è soltanto un’aspettativa di rispetto e giustizia da parte delle vittime di reato [...]. È chiaro che non è così che si possono creare le premesse per ‘voltare pagina’ – prosegue Turone – E giustamente Antonio Tabucchi trova ‘offensivo che altri, che non hanno vissuto quello che hanno vissuto gli italiani, chiedano così superficialmente che l’Italia metta una pietra sopra la nostra storia tragica ancora non chiara’. Ma c’è una strada intelligente, civile e dignitosa per arrivare a chiudere i conti con il terrorismo, nel pieno rispetto della sensibilità delle vittime e nell’interesse di tutti”.
Continua qui.
22 Feb
Carlo Bonini racconta su Repubblica Radio Tv la vicenda di Valerio Verbano e le novità che si profilano a proposito del suo omicidio, avvenuto il 22 febbraio 1980.
6 Sep
L’Ufficio Affari Riservati, struttura dipendente dal ministero dell’Interno, è stato a lungo un enigma. Si sapeva della sua esistenza e si sapeva che colui che ne fu a lungo al vertice, Federico Umberto D’Amato, c’entrasse con alcune delle vicende meno chiare ascrivibili al periodo della strategia della tensione. Ma mancava una ricostruzione che ne tracciasse la storia dall’inizio e cioè da quando, nel 1919, Francesco Saverio Nitti volle ristrutturare i servizi segreti del Viminale creando il Dagr, la divisione affari generali e riservati.
Le fonti che Giacomo Pacini, ricercatore dell’Istituto storico grossetano della Resistenza e dell’età contemporanea di Grosseto, ha consultato per il suo libro “Il cuore occulto del potere. Storia dell’ufficio affari riservati del Viminale – 1919-1984″ (Nutrimenti, 2010, 256 pagine) sono molteplici. Ci sono le carte del giudice istruttore di Venezia, Carlo Mastelloni, ma anche i documenti saltati fuori all’improvviso negli anni Novanta dai faldoni del Viminale. Si incontrano gli atti acquisiti a processo per le stragi di Piazza Fontana e di Piazza della Loggia. Ma c’è anche parecchio materiale che deriva da appunti, in formative e rapporti dello stesso Ufficio affari riservati. Materiale che ha consentito di ricostruire una fittissima rete di informatori, provenienti tanto da destra quanto da sinistra, dall’extraparlamentarismo degli anni Settanta e dalle formazioni politiche ufficiali.
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16 May
Fausto Tinelli e Lorenzo Iannucci sono passati alla memoria collettiva come Fausto e Iaio. Vittime degli anni di piombo, vennero uccisi a Milano il 18 marzo 1978. Da qualche giorno, per ricordare la loro storia, è nato un sito a loro dedicato con relativo blog, curato dall’Associazione Familiari e Amici di Fausto e Iaio e da Daniele Biacchessi.
4 Mar
Dopo il documentario Vittime – Gli anni di piombo di cui si parlava un paio di giorni fa, l’Associazione italiana vittime del terrorismo presenta una nuova iniziativa: il libro Milano e gli anni del terrorismo – Ad un passo dalla morte, scritto a quattro mani da Antonio Iosa, il consigliere del direttivo dell’Aiviter gambizzato il 1 aprile 1980, e da Giorgio Paolo Bazzega, il figlio del maresciallo di pubblica sicurezza Sergio Bazzega ucciso il 15 dicembre 1976 a Sesto San Giovanni durante l’irruzione a casa di Walter Alasia (in quell’occasione resterà ucciso, oltre allo stesso Alasia, anche il vicequestore Vittorio Padovan). Tornando al volume, come si legge nell’introduzione scritta da Guido Bertagna, il religioso che dirige il centro culturale San Fedele di Milano, e dalla giornalista Annachiara Valle:
I due autori hanno lavorato insieme, per creare una coscienza di solidarietà verso le vittime, per capire quali siano i problemi e le prospettive attuali e future, per dare un orizzonte di speranza al significato del dolore, alla condivisione della memoria, alle caratteristiche del perdono, del dialogo possibile e della riconciliazione fra ex terroristi e familiari delle vittime. In particolare è emersa l’esigenza, come sfida al futuro, di individuare percorsi didattici di educazione alla legalità e alla non violenza, rivolti agli studenti e allargando l’impegno anche nei confronti di tanti giovani “Figli di Abele”, che vivono nel disagio sociale a causa di vecchie e nuove forme di povertà e di emarginazione.
Infine, come si accennava un po’ di tempo fa, su Facebook è stato creato da Giorgio Bazzega il gruppo In memoria di tutte le vittime di terrorismo e stragi.
2 Mar
Un documentario che dura novantacinque minuti. Si intitola Vittime – Gli anni di piombo di Giovanna Gagliardo:
Trent’anni della nostra storia raccontati in un percorso a ritroso che parte dal 2003 – nel giorno dell’uccisione dell’agente di Polizia ferroviaria Petri – e si conclude il 12 dicembre 1969 con la strage di Piazza Fontana a Milano. Con un’idea su tutte: restituire la memoria ai sopravvissuti, ai familiari e alle vittime del terrorismo. Sono state raccolte una ventina di testimonianze che, con l’aiuto e il supporto visivo dei notiziari di allora, ricostruiscono i fatti e la memoria di quelle tragiche giornate. Percorsi personali, quasi privati, che ci restituiscono, insieme alle personalità, i progetti e le idee degli uomini e delle donne a cui è stata spezzata la vita; il dolore e il lutto dei parenti, la loro solitudine, e la coscienza certa che il loro destino è un fatto che riguarda tutti noi.
Della pellicola, realizzata in collaborazione con l’Associazione italiana vittime del terrorismo (Aiviter), se ne parla diffusamente sul blog Porci con le ali di Maria Simonetti. Inoltre, oltre al video pubblicato sopra – un’intervista alla regista -, sul sito dell’Espresso è stato pubblicato il trailer.
9 Feb
Nuovo libro che esce per la collana Senza finzione di Stampa Alternativa curata insieme a Simona Mammano. Si tratta di Voglio vivere così – Esistenze negli anni di piombo, scritto da Ansoino Andreassi con prefazione di Giancarlo Caselli:
Dall’eccidio delle Fosse Ardeatine all’attentato a Togliatti, da Bartali alle Lambrette, dai morti di Reggio Emilia alla nascita dei gruppi estremistici fino agli anni di piombo. Questo è lo scenario di un romanzo corale all’interno del quale un poliziotto, Guido, dà la caccia a una coppia di presunti terroristi e si imbatte nel corpo senza vita di un amore giovanile, Rina, uccisa per motivi misteriosi. Ne segue un’indagine che vede sfilare contrabbandieri già X Mas, ragazzini che giocano con kalashnikov e bombe, studenti stranieri che militano nelle organizzazioni pro-Palestina e agenti dei servizi segreti ostili. È la storia di un Paese, mai raccontata del tutto, ma vissuta fino in fondo. Una storia in cui la finzione diventa strumento per una lettura oltre le ricostruzioni ufficiali.
Per la stessa collana sono usciti nell’ultimo anno C’era una volta l’intercettazione di Antonio Ingroia, Disonora il padre e la madre di Alessandro Chiarelli, Le tigri di Telecom di Andrea Pompili, Assalto alla Diaz di Simona e in ultimo Attentato Imminente.
27 Jan
Si intitola Sia folgorante la fine ed è un libro appena pubblicato da Rizzoli che reca due firme. La prima è quella di Alessandro Capponi, giornalista del Corriere della Sera. La seconda invece è quella di Carla Verbano, la madre di Valerio, lo studente romano che stava compilando un dossier sui Nar e ucciso quasi trent’anni fa, il 22 febbraio 1980, nella sua abitazione di via Monte Bianco. Questa la presentazione del volume:
Valerio, diciannove anni, viene ucciso con un colpo di pistola alla nuca [...]. I genitori sono nella stanza accanto, legati e imbavagliati. Dopo svariati tentativi di depistaggio l’assassinio è rivendicato dai Nuclei armati rivoluzionari, un’organizzazione neofascista, ma gli esecutori non saranno mai identificati. Chi era Valerio Verbano? Perché è stato ucciso? Vicino all’area dell’Autonomia operaia, stava raccogliendo un dossier sui collegamenti tra alcuni gruppi dell’estrema destra e settori della malavita cittadina, incluse vicinanze e coperture degli apparati statali. Il materiale, sequestrato durante una perquisizione, scompare dagli archivi alla morte del ragazzo. Ricompare sotto gli occhi del giudice Mario Amato, responsabile dell’indagine, che poche settimane dopo muore in un agguato. Alcune prove smarrite e altre, inspiegabilmente, distrutte; infine l’inchiesta si arena in un fascicolo denominato “atti contro ignoti”. Del dossier Verbano non si è più saputo nulla. Intanto la mamma di Valerio, dallo stesso salotto in cui si svolse la tragedia, continua a chiedere giustizia: non solo per sé, ma per tutte le famiglie devastate dalle raffiche degli anni di piombo.
Sul blog Porci con le ali di Maria Simonetti un’intervista a Carla Verbano.
21 Sep
Vittorio Pasteris segnala sul suo blog un lavoro di cui s’era occupato un po’ di tempo fa: la mappa di Torino negli anni di piombo, ripresa dalla versione online del quotidiano LaStampa.it che fa un mash-up tra le vittime del terrorismo italiano e i luoghi del capoluogo piemontese in cui questi delitti avvennero. Un ulteriore tassello da aggiungere al progetto (al momento ancora ipotetico) di cui si parlava qualche giorno fa.
Il quotidiano torinese, accanto alla mappa, pubblica anche alcuni articoli che tornano alle cronache di trent’anni fa: Omicidio Ghiglieno, i figli: “Ucciso perché uomo del dialogo”, “Quando nella fabbrica spadroneggiavano le Br” e Fantasmi di killer a Torino, oltre a un estratto video del documentario Carlo Casalegno, il coraggio degli ideali. Infine, ognuna delle schede collegate alle vittime segnalate sul mash-up di Lastampa.it è presa dal sito Associazione vittime del terrorismo.
5 Dec
Dai ritratti narrativi alla realtà degli anni Settanta, da Leonardo Sciascia ad Alberto Arbasino, da Aldo Moro a Carlo Giuliani. C’è questo e molto altro nel bel testo scritto da Demetrio Paolin, La figura della violenza nella letteratura sugli “anni di piombo” (disponibile per il download in formato pdf). Pubblicato su Vibrisse Libri, questo documento è stato presentato dal suo autore, che ha scritto Una tragedia negata – Il racconto degli anni di piombo nella narrativa italiana, durante il convegno Littérature et “temps des révoltes” (Italie, 1967-1980), che si è svolto dal 17 al 29 novembre scorso a Lione. E vi si legge:
Le vittime non sono più corpi del reato, ma sono persone che chiedono verità ed esigono che gliela si racconti direttamente e alla presenza di terzi. Chi ha commesso una colpa è chiamato a assumersi la responsabilità di quello che ha fatto, a tracciarne i limiti precisi (Edipo è colpevole di aver ucciso suo
padre e aver giaciuto con sua madre, i confini dei suoi delitti sono chiari, netti). Tutto acquista forza perché viene detto, si fa narrazione. È questo secondo me il tema principe del dibattito culturale, narrativo e politico sugli anni 70 e sulla stagione del terrorismo, ovvero come poter mettere in scena racconti, narrazioni che non servano a consolare o a giustificare, ma mettano in primo piano le colpe commesse da ognuno. Il compito è certamente arduo.