Non credo nelle otto del mattino. Però esistono. Le otto del mattino
sono l'incontrovertibile prova della presenza del male nel mondoGli ultimi giorni
, Andrew Masterson
10 Jan
E Lsdi – Libertà di stampa. Diritto all’informazione rilancia con il nuovo sito. Visitandolo, si dia un’occhiata a un paio di articoli, firmati entrambi da Pino Rea. Il primo, pubblicato oggi, si intitola Una professione sempre più frammentata e si parla del lavoro del giornalista. Il secondo racconta questa storia: Londra: poliziotti, niente flirt con i giornalisti e basta bicchierini.
31 Dec
Lsdi – Libertà di stampa. Diritto all’informazione pubblica un post su giornalismo dei dati, la storia del 2011 secondo il Guardian e dice:
Il Datablog del Guardian riprende in un post molto interessante numeri, dati e infografiche che hanno scandito i momenti più rilevanti della storia del 2011 così come il blog del quotidiano li aveva riportati, dal movimento di Occupy alle tensioni nell’eurozona, dalle sommosse in Inghilterra a Fukushima.
La rassegna mostra il grosso impegno e la fantasia che il giornale dedica al mondo dei dati e alla loro visualizzazione, sottolineando come, se i “Fatti sono sacri” (Facts are sacred, è il sottotitolo del blog), i dati sono l’anima dei fatti.
- 30 – operai colpiti dalle radiazioni a Fukushima
- 48% – il tasso di disoccupazione giovanile in Spagna
- 52% – la crescita dei tassi di interesse dei bot in Italia
L’articolo originale si trova qui.
30 Nov
A proposito di Donne e media di cui si era scritto, Lsdi pubblica i materiali di un incontro alla Sapienza, curati dal giornalista Marco Renzi, che riporta:
Il ruolo della donna nella nostra società e in particolare quello raccontato dai media, è ancora un ruolo marginale, spesso limitato all’apparire e non all’essere, privilegiando la forma sulla sostanza. E alcune posizioni intransigenti del neo femminismo, tornato prepotentemente in auge negli ultimi anni, non aiutano, contrariamente a quanto si potrebbe pensare, ad elevare l’immagine della donna.
Questi alcuni degli spunti emersi nel corso del convegno “Donne e media, riflessioni sul ruolo della donna nell’immaginario collettivo” organizzato dall’Associazione Pulitzer in collaborazione con Lsdi, il dipartimento Digilab dell’università La Sapienza, e il patrocinio della Fnsi, il 25 novembre scorso nell’ambito della “Giornata mondiale contro la violenza sulle donne” presso la sala Odeion della facoltà di Lettere e Filosofia dell’università La Sapienza di Roma. Pubblichiamo qui i video con la sintesi degli interventi.
Continua qui.
25 Nov
Un paio di giorni fa, in vista della giornata internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne che cade oggi, Lsdi ha pubblicato La violenza sessuale e i media: quando la vittima diventa un fantasma, traduzione del lavoro di due giornalisti francofoni, Audrey Guiller e Nolwenn Weiler, che lo hanno scritto nel volume Le viol dans les médias: un crime presque ordinaire (Le Cherche-midi, ottobre 2011):
I giornalisti parlano di violenza sessuale soprattutto in due casi: quando viene aperta un’inchiesta dopo una denuncia e al momento del processo al presunto aggressore. Ora, gli episodi di violenza sessuale che arrivano in tribunale rappresentano meno della metà del 10% della totalità dei casi. Silenzio su tutti gli altri. Si percepisce la realtà del crimine come se si guardasse dalla parte opposta del binocolo. E il trattamento come fatti di cronaca (nera o giudiziaria) li presenta come una somma di storie individuali. Come degli episodi tristi che accadono agli altri.
Continua qui e qui invece l’originale del capitolo tradotto da Lsdi.
24 Nov
Donne e Media è un evento che si terrà a Roma domani, 25 novembre, a partire dalle 17.30 presso la sala Odeon della facoltà di lettere, all’università La Sapienza. Un’occasione per discutere di questo:
“Vogliamo un Paese che rispetti le donne” è stato il grido di un milione di donne italiane scese in piazza a febbraio per rivendicare maggiore dignità e pari opportunità in un Paese ancora molto maschilista, dove l’apparenza conta più di qualsiasi merito, competenza professionale o qualità personale. Un Paese dove fare la velina è tra le professioni più ambite, dove grazie alla politica abbiamo imparato che cosa sono le escort e, grazie alla tv e alla pubblicità, siamo convinti che il modello femminile al quale assomigliare sia quello di una bambola di gomma tanto perfetta e lucida, quanto finta ed effimera, tanto sorridente, quanto muta e vuota.
Come si è arrivati a tutto questo? È tutta colpa dei media, della tv in particolare, e dei falsi modelli che trasmettono? O i media fanno da cassa di risonanza, amplificatori di una questione che è prima di tutto sociale e culturale, insita nel nostro vivere quotidiano e nel nostro sentire comune? Qualunque sia la risposta è necessario parlarne apertamente, sensibilizzare l’opinione pubblica e coinvolgere i media affinché passi un nuovo messaggio. Bisogna individuare modelli alternativi ai quali guardare, giungere a una diversa definizione e comunicazione del femminile.
Per avere maggiori informazioni sull’evento, oltre alla pagina pubblicata dall’Associazione Pulitzer (organizzatrice insieme a Lsdi e alla Fnsi), ci sono due pdf. Qui il primo (5,3MB) e qui invece il secondo (4,2MB). Per partecipare, è stata preparata una pagina di registrazione.
5 Oct
Lsdi – Libertà di stampa, diritto all’informazione pubblica il post in cui annuncia la disponibilità di Giornalismo digitale: la traduzione integrale di “The story so far” in un unico file, dopo averlo messo online – come si diceva qui – a puntate sul sito:
Pubblichiamo [...] il testo integrale di “Giornalismo digitale: lo stato delle cose”, la traduzione di “The Story so far” (la ricerca della Columbia sul giornalismo digitale) che nelle settimane scorse avevamo pubblicato a puntate. Il lavoro di traduzione è stato curato da: Valentina Barbieri, Elena Bau, Stefania Cavalletto, Claudia Dani e Andrea Fama.
23 Sep
Più di 3 ore al giorno su internet per la gran maggioranza dei giornalisti Usa tra lettura di notizie (98%), ricerche (91%), reti sociali (69%), blogging (53%) e webcast (48%). Ma non solo. Se ne parla su Lsdi.
7 Sep
Se ne parla su Lsdi con il post Social media, oltre Facebook e Twitter che riprende un testo di Pierluca Santoro sul blog Il Giornalaio.
25 Jul
Con il post Giornalismo digitale: innovazioni e paradossi di una “rivoluzione” ancora in cerca di un modello economico il blog di Lsdi avvia la pubblicazione a puntate della traduzione del testo The Story So Far: What We Know About the Business of Digital Journalism, edito da CJR e realizzato da alcuni docenti e ricercatori della Columbia Journalism School:
Il lavoro fa il punto sullo “stato delle cose” dopo 15 anni di “rivoluzione digitale” cercando di analizzare organicamente i problemi posti dall’innovazione digitale, soprattutto sul piano economico-industriale, ma affronta anche gli aspetti che coinvolgono più direttamente la pratica e la professione giornalistica, come quelli della distribuzione e della “confezione” dei contenuti e quindi, più in generale, del valore del prodotto.
Continua qui.
3 Jul
Spreaker, piattaforma italiana per creare una radio su web e trasmette in diretta. Da provare. Intanto se ne può leggere su Lsdi, dove si racconta che la radio libera tutti.
20 May
Lsdi pubblica un’intervista realizzata da Valentina Barbieri (foto di Paolo Barbuio) a Vera Politkovskaja, figlia di Anna Politkovskaja, la giornalista uccisa il 7 ottobre del 2006 a Mosca. La giovane russa, che fa lo stesso mestiere della madre, ha partecipato lo scorso 14 maggio a un incontro che si è tenuto a Vittorio Veneto (Treviso) e intitolato Libera stampa!, organizzato dall’associazione Mondo in Cammino e patrocinato dalla stessa Lsdi. Di seguito il testo completo dell’intervista.
Pensa che il giornalismo russo sia cambiato dopo la morte di Sua madre? Se sì, in che modo?
Sì, è cambiato e non certo in positivo. Già prima della morte di mia madre si notava una tendenza generale al peggioramento, anche in seguito è proseguito nella stessa direzione. Nel nostro paese la libertà di stampa è un problema grave. Ogni giornalista si trova di fronte ad un bivio: può scegliere la carriera e scrivere quello che gli dicono oppure può fare una scelta diversa, scrivere quello che trova giusto e occuparsi di quello che gli interessa. Le conseguenze sono diverse: nel primo caso guadagnerà un posto di prestigio (ovvero statale), nel secondo caso potrebbe finire male.
L’ultima antologia di Anna Politkovskaja è intitolata “Vale la pena morire per il giornalismo in Russia?” Se oggi dovesse dare una risposta a questa domanda, quale sarebbe?
Non posso rispondere di sì, che ne vale la pena, perché lo vivo come una figlia a cui è mancata la madre. Per quanto riguarda il mio vissuto di giornalista, cerco di evitare qualsiasi confronto tra l’esperienza di mia mamma e la mia. Non ho la sua ricchezza professionale, trent’anni di attività, la sua grande esperienza. Lei lavorava a modo suo, in una maniera personale, io lavoro in un altro modo, il mio.
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4 Apr
A proposito di trasparenza sugli atti pubblici dall’altra parte dell’oceano Atlantico, Lsdi racconta di un nuovo sito web Usa [che] rilancia il movimento:
Si tratta del sito FOIA Project, che punta in particolare ad “accrescere la trasparenza del processo con cui il governo Usa nega determinate informazioni”. Il progetto – riporta Businessjournalism.org – è stato sviluppato dal Transactional Records Access Clearinghouse (TRAC) con il sostegno della Syracuse University e un finanziamento del CS Fund/Warsh-Mott Legacy.
Il sito spiega che “scopo finale del progetto è denunciare tutti coloro che violano la legge creando un nuovo tipo di sanzioni: una ampia e continua denuncia pubblica per eliminare la cortina di segretezza di fatto dietro cui si nascondono coloro che negano illegalmente la diffusione di informazioni”.
Inizialmente, il sito renderà pubblici i vari casi di ricorso contro il governo nelle varie corti distrettuali cercando di provvedere nei modi possibili alla raccolta e diffusione dei documenti al centro delle controversie. Dal sito è possibile accedere al database che contiene i vari casi, Stato per Stato, ma è stata realizzata anche una mappa.
Per ulteriori informazioni sul freedom of information act, si veda il materiale informativo pubblicato sul sito del dipartimento di Stato americano.
3 Feb
Lsdi racconta che nasce in California un network di giornalismo investigativo:
Un nuovo network di giornalismo investigativo. È il California Watch Media Network, lanciato in questi giorni da California Watch, un progetto del Center for Investigative Reporting, e raccoglie l’adesione di alcune delle maggiori testate giornalistiche dello stato americano. Fanno parte della struttura – spiega Businessjournalism – , San Francisco Chronicle, Sacramento Bee, San Diego Union Tribune, Orange County Register, Bakersfield Californian e Fresno Bee.
I giornali che hanno aderito alla rete riceveranno quotidianamente articoli e servizi da parte di California Watch, che a questo punto diventa il più grande team investigativo dello Stato, e che coordinerà progetti di ricerca e di inchieste comuni fra i giornalisti investigativi delle varie testate. “L’anno scorso abbiamo realizzato più di 40 servizi di inchiesta, un giornalismo di grosso impatto”, racconta Mark Katches, direttore editoriale di California Watch, “che ha prodotto modifiche legislative, progetti di riforma e ha portato anche all’arresto di un criminale”.
Lo staff di California Watch ha prodotto finora più di 1200 articoli, un insieme di notizie di attualità, analisi e approfondimenti. Nel 2010 i materiali giornalistici prodotti sono stati venduti direttamente a 80 diverse testate. Quest’ anno si è passati a una offerta globale a un numero limitato di testate. La gran parte dei membri del network avranno accesso a un determinato numero di servizi, oltre ai post quotidiani prodotti dalla redazione.
Interessante la sezione in cui si mette a disposizione una serie di guide e di strumenti per i reporter.
24 Jan
Il crime mapping, strumento per effettuare analisi sul crimine in base alla sua mappatura attraverso strumenti di geolocalizzazione, viene raccontato su Lsdi (che già ne aveva parlato tempo addietro) attraverso un’intervista al giornalista Daniele Belleri, autore del blog Il giro della nera. Belleri peraltro avverte:
Le mappe del crimine sono strumenti che vanno usati con cautela anche per altri rischi che portano con sé. Il primo è quello di stigmatizzare le aree urbane dove si verificano più reati. Il secondo è quello di incoraggiare una visione egoistica della città, dove la ricerca di sicurezza raggiunga vertici di paranoia e intolleranza ai minimi segnali di socialità nello spazio pubblico, in una vittoria del modello delle gated community anglosassoni o dei coprifuoco milanesi.
Spetta al giornalista ovviare a queste derive, e i modi possono essere quelli della comparazione. Una comparazione prima di tutto statistica, cioè un confronto per evidenziare i risultati positivi ottenuti nel corso degli anni sul versante del calo dei reati, in alcuni quartieri. Questo avrebbe il doppio risultato di fare pressioni sull’amministrazione cittadina, per un suo intervento, e di offrire alle aree oggi più in difficoltà una prospettiva di riscatto a breve termine”.
Un avvertimento già rilevato da The Omicide Report, uno dei primi esperimenti in questo senso con base a Los Angeles e che già da tempo fa uso di una propria mappa del crimine. Tra le risorse suggerite da Belleri, la rappresentazione dei delitti a Londra.
Aggiornamento del 27 gennaio 2011: un nuovo articolo che parla dell’argomento, ancora da Lsdi. Nuovi giornalismi, un blog-osservatorio sugli omicidi a Washington.
28 Oct
Lsdi – Libertà di stampa. Diritto all’informazione, soprattutto per merito di Pino Rea, è diventato un importante osservatorio sulla professione giornalista, dentro e fuori i confini nazionali. Così ricevo e pubblico volentieri l’annuncio di un lavoro che giunge al termine e che verrà presentato tra qualche giorno a Roma.
“Giornalismo: il lato emerso della professione. Una ricerca sulla condizione dei giornalisti italiani ‘visibili’”. È il tema di una analisi condotta da Lsdi sulla base dei dati forniti dall’Inpgi (l’istituto di previdenza dei giornalisti), dall’Ordine e dalla Fnsi, il sindacato unitario della stampa italiana. La ricerca tenta di ricostruire il profilo della professione in Italia attraverso l’analisi di tutti i dati di carattere occupazionale, contrattuale e previdenziale dei giornalisti ‘visibili’ ufficialmente, meno della metà degli iscritti all’Ordine (49.239 su 108.437, al 31 dicembre 2009).
Ne emerge l’immagine di una professione frammentata, con status professionali ed economici molto vari e con differenze, a volte, molto profonde fra i vari segmenti che la compongono. E, oltre a segnalare l’esistenza di un numero rilevante di giornalisti del tutto “invisibili” sul piano contrattuale, conferma una vistosa spaccatura fra lavoro dipendente (che vive prevalentemente dentro le redazioni) e lavoro autonomo, che nell’industria editoriale cresce e diventa sempre più vitale per la macchina dell’informazione, ma che non riesce ad acquisire una vera, concreta, dignità professionale.
Ne discuteranno – nel corso di un incontro pubblico che si terrà la mattina del 4 novembre a Roma nella sala “Walter Tobagi” della Federazione nazionale della stampa (Corso Vittorio Emanuele II, 349, ore 11) -, il presidente dell’Inpgi, Andrea Camporese, il presidente dell’Ordine nazionale dei giornalisti, Enzo Iacopino, il segretario generale e il presidente della Fnsi, Franco Siddi e Roberto Natale, oltre a Pino Rea e a Vittorio Pasteris (che hanno curato la ricerca).
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