Non credo nelle otto del mattino. Però esistono. Le otto del mattino
sono l'incontrovertibile prova della presenza del male nel mondoGli ultimi giorni
, Andrew Masterson
15 May
Su Lsdi viene raccontata l’esperienza di data journalism che ha portato a una rappresentazione grafica della geografia dell’odio negli Stati Uniti. Per realizzarla, nel corso e dopo la campagna elettorale per le ultime presidenziali, sono stati utilizzati 150 mila tweet su omofobia, razzismo e disprezzo per la disabilità. Il progetto, seguito da studenti dell’Humboldt State University e non da sistemi automatizzati, è stato ideato da Monica Stephens, docente del dipartimento di geografia, e ne parla anche il Guardian, per quanto nutra dubbi “sull’accuratezza dell’analisi semantica” effettuata. A questo proposito scrive ancora Lsdi:
Gli Stati con la maggiore densità di tweet anti-Obama, Mississippi e Alabama – spiega la docente della Humboldt sul blog Floatingsheep.org – si sono distinti non solo per essere radicalmente contro il presidente, ma anche per il taglio fortemente razzista dei loro contenuti. In pratica, secondo la docente, anche un’analisi abbastanza grezza e superficiale può mostrare come le espressioni contemporanee di razzismo sui social media possono essere legati a un certo numero di fattori di contesto che spiegano la loro persistenza.
Il lavoro per la mappa ha confermato che – aggiunge Monica Stephens – “gli spazi virtuali dei social media sono intensamente legati a particolari contesti socio-spaziali nel mondo offline, e, come questo lavoro mostra, la geografia dei discorsi di odio online non è diversa”.
8 Feb
La variante Moro – Tra via Fani e il Plan Condòr è il libro appena uscito per Round Robin e firmato dalla brava scrittrice Elena Invernizzi, già comparsa su queste pagine. La sinossi anticipa i seguenti passaggi:
Due giocatori si contendono, con una partita a scacchi, il loro segreto. Ogni volta che uno dei due mangia un pezzo all’avversario, l’altro deve raccontare una storia. Il Bianco è un avventuriero, un reduce della Legione straniera con un passato al servizio delle dittature del Sud America. Il Nero è un uomo dai modi sfuggenti e dai trascorsi oscuri. Se il Bianco ripercorre gli anni del Plan Cóndor, l’operazione voluta dagli Stati Uniti in Sud America tra gli anni settanta e i primi anni ottanta per contrastare l’avanzata della sinistra nel Cono Sur, il Nero ritorna quasi ossessivamente alla mattina del 16 marzo 1978, ai momenti precedenti all’agguato di via Fani in cui venne rapito l’onorevole Aldo Moro e sterminata la sua scorta dalle Brigate rosse. Due narrazioni che procedono parallele fino a trovare il loro punto di convergenza e cominciare a diradare la fitta nebbia che avvolge i due protagonisti e l’intera vicenda di via Fani.
Il libro sarà presentato il 16 febbraio a Milano, presso la libreria Shake Interno 4 (vicolo Calusca 10/f), e parteciperà con Elena anche Alessandro Braga di Radio Popolare Network. Se intanto se ne vuole leggere di più, si dia un’occhiata qui e qui.
25 Jan
Sono state ritrovte nel 2005 nel nord della California. Sono immagini che risalgono alla Rivoluzione Russa e che appartenevano a John Wells Rahill, un pastore americano, il quale le conservò insieme ad altre provenienti dalla Cina e dal Giappone e risalenti allo stesso periodo. Qui se ne racconta la storia, su Radio Free Europe, e chissà se questo ritrovamento rientra in vecchie politiche di sostentamento editoriale che partivano dal Congresso degli Stati Uniti e arrivavano per il tramite della Cia.
(Via Neatorama)
28 Aug
The program, quello (top secret) che dopo l’11 settemre 2001 la National Security Agency ha attuato per rafforzare la sorveglianza elettronica all’interno degli Stati Uniti. Il documentario è filmato da Laura Poitras e il racconto è di William Binney, per 32 anni alla Nsa e una delle mente matematiche e tecnologiche che hanno contribuito a fare del “program” una realtà.
(Via New York Times)
20 Aug
Da un’intervista di News21, la storia di Eileen Janis, della riserva dei nativi indiani Pine Ridge, nel South Dakota, e del suo diritto di voto negato.
4 Jun
Luca Galassi racconta su E Il Mensile una storia che si intreccia, una volta di più, con la la conquista del ciberspazio da parte degli Stati Uniti:
Questa estate verrà lanciato un piano quinquennale da 110 milioni di dollari per sviluppare una mappa avanzata che dia conto, nel dettaglio, di miliardi di computer, aggiornandosi continuamente. La mappa servirà per identificare i bersagli e disattivarli attraverso Internet o altri mezzi. Altra finalità è la creazione di un sistema operativo in grado di lanciare attacchi e sopravvivere ai contrattacchi. Per il nuovo hardware i militari parlano dell’equivalente di un carro armato, paragonando gli attuali sistemi operativi a ‘macchine sportive’.
Gli attacchi saranno condotti dallo Us Cybercommand, un organismo lanciato nel 2010 e ospitato presso la National Security Agency. “Le origini della guerra cibernetica sono legate alla comunità dell’intelligence”, spiega al Washington Post il direttore della Darpa, Kaigham Gabriel. L’agenzia sarà interamente funzionale alle necessità del Pentagono, con un budget quinquennale di 1,54 miliardi di euro dal 2013 al 2017.
22 Apr
20 Apr
Ecn – Isole nella rete è un pezzo della storia della rete, non solo italiana. E adesso arriva la pessima notizia del sequestro del server:
Lo scorso mercoledì, 18 aprile, alle 16:00 ora di New York City (le 22:00 ora italiana), le autorità Federali statunitensi hanno rimosso un server dalla colocation condivisa da Riseup Networks e May First/People Link a New York City. Il server sequestrato era gestito dall’italiana ECN.org il più vecchio fornitore di servizi Internet indipendente d’Europa che, tra le altre cose, fornisce il servizio di anonymous remailer Mixmaster, obiettivo di un’indagine dell’FBI in merito alle minacce di attentati all’Università di Pittsburgh.
Continua qui.
5 Mar
Immagini di donne e di proteste fino a metà del Novecento. Fanno parte del patrimonio iconografico della Biblioteca del Congresso statunitense. Per accedere ad altro materiale sull’argomento si veda anche American Women. E in particolare Women of Protest.
20 Feb
Ogni tanto, dell’argomento, se n’è sentito parlare e poi s’è di nuovo inabissato. Da qualche settimana è diventato un libro di un giornalista, Andrea Bertaglio, e di un esperto di risparmio energetico Maurizio Pallante, presidente anche del Movimento per la decrescita felice. Si intitola Scorie radioattive. Chi sa trema, ma in silenzio (Aliberti) e di questo si occupa:
Di tanto in tanto, in date sconosciute, ci sono treni che fanno la spola tra l’Italia e la Francia attraversando paesi e città. Trasportano scorie nucleari, solo che nessuno lo sa. Sulle rive della Dora Baltea, esattamente a Saluggia, è stipato l’85 per cento dei rifuti radioattivi italiani, in gran parte in forma liquida. Dovevano essere solidifcati trent’anni fa, e invece sono ancora lì. Insieme a cinque chili di plutonio, una quantità suffciente a uccidere cinquanta milioni di persone: un decimo di milligrammo, se inspirato, costituisce uffcialmente una dose mortale. Millecinquecento metri più a valle c’è il più grande acquedotto del Piemonte, e quando il fume è in piena, chi sa trema. Ma in silenzio.
Ci sono depositi di rifuti radioattivi un po’ ovunque nel Paese. Gli scarichi di routine dei centri nucleari fniscono nei fumi e nei laghi, ma nessuno sembra notarlo. Sotto il terreno bresciano sono stipate quaranta bombe atomiche, altre cinquanta ad Aviano: secondo un rapporto del Dipartimento della Difesa Usa, nelle basi “italiane” ci sono «problemi di edifci di supporto, alle recinzioni dei depositi, all’illuminazione e ai sistemi di sicurezza», mentre «a guardia delle basi vi sono soldati di leva con pochi mesi di addestramento». Anche questo, di certo, sette italiani su dieci lo ignorano. In Italia due referendum hanno detto no all’atomo. Ma il nucleare è qui, sotto i nostri piedi. E nessuno vuole farcelo sapere.
Se ne parla anche qui, sul sito del Fatto Quotidiano.
15 Dec
Un video di Guerrilla News Network (qui, su Wikipedia, la relativa scheda) per un breve documentario su Cia, Iran Contras e affari statunitensi in America Latina. Si intitola “Crack the Cia”.
9 Dec
In un giorno non qualunque per la storia italiana, Occupy Wall Street reagisce agli sgomberi: il 12 dicembre occuperanno e bloccheranno tutti i porti commerciali della costa pacifica Usa. Il video è pubblicato nella relativa sezione su Peacereporter.
26 Nov
21 Nov
A Darkness Visible: Afghanistan è un’opera multimediale curata da Seamus Murphy, autore delle fotografie e dei video. Ecco in che termini si presenta:
I non addetti ai lavori vedono l’Afghanistan come un problema che ha bisogno di una soluzione: una regione in guerra che richiede altre truppe o altre elezioni. Ma osservando quel Paese da quest’unica visuale si perdono di vista le persone che lì vivono e il loro desiderio di autodeterminazione. Dall’invasione sovietica alla resistenza dei mujaheddin fino ai talebani e all’occupazione americana, in “A Darkness Visible” vengono esaminati trent’anni di storia afghana. È il vissuto di cittadini le cui vite vengono giocate all’ombra delle grandi superpotenze. Sono vicende di violenza, ma anche d’amore e d’avventura [raccolte in] 14 viaggi in Afghanistan fra il 1994 e il 2010.
(Via Verve Photo – The new breed of documentary photographers)
15 Nov
In tempi di nuovi emarginati, indignati e flash mob sotto il segno della “v” di vendetta, quella che fa Valerio Evangelisti nel romanzo appena uscito One big union è la rievocazione di un’utopia. E per parlarne parte con una richiesta: “Non chiedetemi di Eymerich, è morto”. L’inquisitore protagonista di molti suoi libri precedenti sarà anche passato a miglior vita, ma il suo creatore per adesso non sembra sentirne troppo la mancanza perché è la volta di raccontare del sindacalismo rivoluzionario statunitense arrivato a fine corsa degli anni Venti del secolo scorso. Ma che ha lasciato il segno, distinguendosi da un sindacalismo socialista o anarchico soprattutto per la valenza visionaria: arrivare a un’organizzazione che rappresentasse anche i non rappresentati e che di qui modificasse l’assetto sociale, oltre che lavorativo.
I sindacalisti rivoluzionari si muovevano tra boscaioli mutilati, ferrovieri costretti a calarsi sulle rotaie per azionare gli scambi o proletari di campagna. Gente senza importanza nel sistema economico americano di allora perché senza specializzazione. Si infilavano tra cinesi, russi, italiani (definiti i crumiri per eccellenza) e non erano pacifisti. “In realtà subirono la violenza più che praticarla”, dice Evangelisti, “si pensi per esempi a quando erano vittime di tiratori scelti nelle zone minerarie. Ma ci provarono a cambiare”. E ci provarono con strumenti diversi: il fumetto come medium per veicolare contenuti sindacali in mezzo all’analfabetismo e la musica, riscrivendo i testi di canzoni allora in voga come accaduto con l’inno dell’esercito della salvezza, l’unico autorizzato a sfilare pubblicamente.
One big union sembra quasi una voce dal passato per parlare oggi di disoccupazione, flussi migratori, povertà in aumento. “Quella del sindacalismo rivoluzionario”, spiega ancora l’autore, “è stata una voce fuori dalle ideologie preponderanti del tempo, il marxismo dogmatico e l’anarchismo puro. È una storia, la storia che volevo scrivere”.
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