Gruppo dello zuccherificio: torna a Ravenna la terza edizione del premio per il giornalismo d’inchiesta (giovani, nazione e honoris causa)

Standard

Gruppo dello zuccherificioAl via la terza edizione del Premio Gruppo dello Zuccherificio per il giornalismo d’inchiesta 2014, realizzato in collaborazione con il Comune di Ravenna, LiberaInformazione, AltrEconomia, I Siciliani Giovani e Articolo 21:

Il bando aperto per le seguenti categorie:

  • Premio Giovani: riservato alle inchieste realizzate da giovani di et inferiore ai 30 anni, su tutto il territorio nazionale. Questa sezione vuole valorizzare la figura dei giovani che si sono distinti nell’ambito del giornalismo d’inchiesta.
  • Premio Nazionale: riservato alle inchieste riguardanti l’intero territorio nazionale realizzate da autori che abbiano superato il trentesimo anno d’et.

previsto inoltre un Premio “Honoris Causa” per chi, nel corso degli anni, abbia dimostrato impegno e dedizione alla realizzazione e/o diffusione dell’attivit giornalistica d’inchiesta in Italia.

Qui le modalit di partecipazione.

I Siciliani Giovani: voto di scambio, dall’origine dell’articolo 416 ter alle discrasie attuali con il 416 bis

Standard

I siciliani giovani

Il voto di scambio una pratica le cui origini vanno rintracciate andando indietro nel tempo. Tanto indietro da tornare almeno agli anni Cinquanta quando, in vista di appuntamenti elettorali, venivano distribuite “ratealmente” alla povera gente met banconota o una scarpa prima della votazione e l’altra met o l’altra scarpa dopo, a risultato ottenuto. Ma per comprendere l’attuale iter del testo che rimbalzato tra le due Camere del Parlamento per la modifica dell’articolo 416 ter del codice penale occorre avvicinarsi nei decenni e andare in Calabria.

Il racconto di come nato – ed stato deformato – quel testo per come stato in vigore prima della recentissima revisione contenuto fra l’altro in un’audizione della Commissione Antimafia, presieduta ai tempi da Luciano Violante. A essere ascoltato un magistrato, Agostino Cordova, allora a capo della Procura di Palmi, che alla vigilia delle elezioni politiche del 1992 aveva avviato un’inchiesta disponendo 180 perquisizioni che portarono a 136 indagati. Perquisizioni a cui se ne aggiunsero contestualmente altre 120 da parte della procura di Locri che era stata informata da Cordova della sua iniziativa. A seguito di esse venne trovato materiale elettorale di numerosi candidati appartenenti a svariati partiti nella disponibilit di soggetti indicati quali presunti affiliati a organizzazioni della criminalit organizzata.

Continua a leggere su I Siciliani Giovani

Fausto e Iaio: a 36 anni dai fatti, I Siciliani Giovani raccontano la storia del duplice omicidio di via Mancinelli

Standard

I siciliani giovani

Sembr di sentire un refrain fin troppo stesso trasmesso: i due ragazzi assassinati il 18 marzo 1978 a Milano, in via Mancinelli, erano stati ammazzati in un regolamento di conti tra gruppi di estrema sinistra o di spacciatori. Parola della questura meneghina, che indicava anche un’arma diversa da quella usata per l’agguato, una calibro 32 invece di una 7,65. Ci che oggi c’ di certo nell’omicidio di Lorenzo Iannucci e Fausto Tinelli – Fausto e Iaio – che non ci sono mandanti n esecutori di quel duplice delitto.

Per quell’omicidio furono indagati esponenti di estrema destra, da cui arrivavano le rivendicazioni pi attendibili, tra cui Massimo Carminati, Claudio Bracci e Mario Corsi. Ma gli elementi raccolti contro di loro e le dichiarazioni di alcuni collaboratori di giustizia non portarono a un quadro accusatorio abbastanza suffragato da trasformarsi in una condanna e dunque furono prosciolti. Discorso analogo per altri neofascisti. Il giornalista Pablo Dell’Osa oggi parla di servizi dietro un delitto impunito. E anche Daniele Biacchessi, che a questa vicenda ha dedicato un libro, nell’anniversario dall’agguato di via Mancinelli, scrive:

36 anni senza una giustizia ma con una verit storica scritta nei documenti dei pochi magistrati e giornalisti della controinformazione. Un omicidio organizzato da neofascisti e da uomini della banda della Magliana, che non una banda di criminali qualsiasi, ma agiva per conto dei servizi segreti, il Sismi, allora diretto dalla loggia massonica P2. Questa la verit che non si pu mai archivi.

Continua a leggere su I Siciliani giovani

The Valachi Files: in rete i documenti scaturiti dal primo pentito italo-americano. Su Tumblr il progetto di Luca Rinaldi

Standard

Joe Valachi - Foto di WikipediaDa poche settimane hanno fatto la loro comparsa sul web in versione digitale. Sono i Valachi Files, quelli che si legano alla vicenda di Joseph Valachi, l’italo-americano che fu il primo vero pentito della mafia d’oltreoceano. Autore del progetto online il giornalista Luca Rinaldi che dice: “Mi sono interessato alla vicenda nel 2013, anno in cui cadeva il cinquantesimo anniversario dell’avvio delle deposizioni di Valachi davanti al comitato McClellan dopo gli interrogatori condotti dall’agente dell’Fbi James P. Flynn. Comitato aperto con una relazione dell’allora ministro della giustizia Robert Kennedy che sembra scritta oggi: mentre qui erano tempi in cui ancora imperava ‘finch i mafiosi si ammazzano tra di loro non un problema’ e partiva una gi ingolfata commissione parlamentare antimafia, Kennedy definisce il crimine organizzato ‘uno dei pi grandi business degli Stati Uniti d’America'”.

La pubblicazione dei documenti inizia a met dello scorso dicembre con una citazione – “Cinquant’anni fa ‘la mela marcia’ svelava agli Stati Uniti (e al mondo) i segreti di Cosa Nostra” – e un link a un pezzo che Rinaldi ha scritto per il giornale online Linkiesta, Storia di Joe Valachi, il primo pentito della storia. Dopodich si sono succedute le scansioni dei documenti originali, come l’albero della famiglia di Vito Genovese, di Carlo Gambino, di Joseph Bonanno o di Giuseppe Magliocco. E ancora altri “file” ricostruiscono l’impero di Stefano Magaddino o l’elenco degli arresti scaturiti dalle dichiarazioni di Valachi.

Continua a leggere sul sito I siciliani Giovani

I Siciliani Giovani: 3 febbraio 1998, la strage del Cermis, 20 vittime provocate da un aereo militare degli Stati Uniti

Standard

I siciliani giovani

In questa storia di vittime non ce n’ solo una. In tutto sono venti, tre italiani, sette tedeschi, cinque belgi, due polacchi, due austriaci e un olandese. Nessun ferito o sopravvissuto. Muoiono il 3 febbraio 1998, il giorno in cui per una coincidenza “bizzarra” la corte di Cassazione pronunciava la sentenza definitiva sull’aereo militare caduto sull’istituto tecnico-commerciale Salvemini di Casalecchio di Reno, in provincia di Bologna, il 6 dicembre 1990. Negli ultimi istanti di vita gli sciatori, gli escursionisti e coloro che stanno lavorando si trovano sospesi a circa 150 metri dal suolo perch sono all’interno della cabina di una funivia, quella del Cermis, in Val di Fiemme.

A ucciderli non un incidente all’impianto, ma il passaggio di un aereo militare americano, un Grumman EA-6B Prowler, al cui comando c’ un ufficiale dei marines, il capitano Richard Ashby, che era decollato per un volo di addestramento dalla base di Aviano alle 14.36. Con il primo capitano ci sono a bordo altri tre parigrado: il navigatore Joseph Schweitzer, l’addetto ai sistemi di guerra elettronica William Rancy e l’addetto ai sistemi di guerra elettronica Chandler Seagraves.

Sul fatto che il mezzo stia volando troppo basso si d’accordo fin dall’inizio, ma cosa sia effettivamente accaduto e in base a quale dinamica si sia arrivati a quella strage non chiaro subito. E allora i magistrati ottengono l’immediato sequestro dell’aereo, che le autorit statunitensi stavano gi smontando facendo temere di voler farlo sparire. A provocare tutti quei morti stata la coda del Prowler che trancia il cavo della funivia e dunque a processo ci dovrebbe finire chi era ai comandi. Ma una prima doccia fredda giunge quando si ripesca una convenzione Nato del 1951 in base alla quale i militari americani non possono essere processati e giudicati in Italia, ma quella competente una corte statunitense.

Continua a leggere sui I Siciliani Giovani

I Siciliani Giovani: 6 gennaio 1980, il delitto del presidente della Regione Siciliana Piersanti Mattarella

Standard

I siciliani giovani

Era l’Epifania del 1980 e quel giorno Piersanti Mattarella, presidente della Regione Siciliana, non aveva la scorta. La mattina, per, non volle rinunciare ad andare alla funzione religiosa per quella festivit insieme alla moglie e al figlio. In auto ci sarebbero andati, ma appena furono saliti sulla vettura i vetri del mezzo esplosero uccidendo il politico democristiano che voleva riformare la politica scudocrociata allontanando la mafia dagli ambienti della cosa pubblica.

Se in un primo momento si pens a un assassinio politico di matrice neofascista, poi dalle parole del futuro pentito Tommaso Buscetta emerse un’altra versione. Era quella che indicava in qualit di mandante Tot Riina il quale, a poco pi di un anno dal suo omicidio e al surclassamento dei corleonesi dopo la seconda guerra di mafia, ebbe la meglio sulla fazione capeggiata dal “principe” di Villagrazia, contrario all’eliminazione di Mattarella.

Del delitto del 6 gennaio 1980 si sarebbe parlato molto meglio anni a venire in tanti processi. Compreso quello che vide un imputato eccellentissimo, il sette volte presidente del consiglio Giulio Andreotti.

Continua a leggere su I Siciliani Giovani

I Siciliani Giovani: testimoni di giustizia manifestano a Roma e vengono denunciati. “Perch ci trattate cos?”

Standard

mafia-uccide-silenzio-pureLa risposta che Gennaro Ciliberto attendeva non arrivata. A essere arrivata, invece, una multa per sosta all’interno della zona a traffico limitato di Roma “senza espresso permesso”, come da verbale della polizia locale della capitale. Solo che l’uomo, nato a Napoli 41 anni fa e testimone di giustizia contro la camorra da 3, aveva pagato il parcheggio davanti al ministero dell’Interno, dov’ tornato nei giorni scorsi per rimarcare l’ancora assente ok al suo inserimento nel programma di protezione. Ma vedersi apporre alle ruote dell’auto le ganasce, in vista di un’imminente rimozione, stato troppo. Un troppo a cui si aggiunta una denuncia per danneggiamento con relativa fotosegnalazione in questura e l’intenzione di ricorrere ad azioni legali contro gli agenti della municipale che gli chiedevano 41,87 euro di sanzione.

Sembra un paradosso. Un paradosso che Ciliberto ha condiviso con un’altra persona, il quarantacinquenne calabrese Pietro Di Costa, vicepresidente dell’associazione testimoni di giustizia ed ex titolare di una societ di vigilanza privata a Vibo Valentia taglieggiata dalla ‘ndrangheta. A Roma, Di Costa c’era per rimarcare la situazione in cui versano ogni giorno le persone che hanno denunciato la criminalit organizzata. Invece Ciliberto, ex capo della sicurezza di cantieri stradali che ha denunciato le infiltrazioni della criminalit organizzata in opere di mezza Italia, doveva incontrate Filippo Bubbico, viceministro dell’Interno e presidente della Commissione centrale per la definizione e l’applicazione delle speciali misure di protezione. In quell’occasione gli ha consegnato anche 40 mila firme raccolte attraverso il sito Change.org perch sia riconosciuto a pieno titolo testimone di giustizia. Ma all’uscita dal Viminale, la sorpresa. “Se mi tolgono la macchina”, dice Gennaro Ciliberto, “mi tolgono tutto perch l dentro che dormo”.

Continua a leggere su I Siciliani Giovani

I Siciliani Giovani: Gennaro Ciliberto, la storia di un testimone contro la camorra che da tre anni vive senza protezione

Standard

Gennaro CilibertoSenza le sue parole, all’origine dell’indagine, l’udienza davanti al giudice per le indagini preliminari di Monza non si sarebbe conclusa con un processo a carico di tutti e cinque gli imputati. Gennaro Ciliberto, testimone di giustizia contro la camorra, fin dall’inizio aveva indicato loro, alcuni con precedenti per associazione camorristica e che in questa vicenda sono accusati in concorso tra loro per reati come attentato alla sicurezza dei trasporti e falsit in atto pubblico commesso da pubblici ufficiali. La storia che racconta l’uomo, che da professionista onesto ha detto no a qualsiasi forma di connivenza con la criminalit organizzata, quella di una passarella pedonale a Cinisello Balsamo, in provincia di Milano, i cui “lavori di saldatura delle parti metalliche [sono stati] gravemente mal eseguiti” al punto da determinare “il rilevante pericolo di deformazione e di crollo”. Le parole provengono dalla richiesta di rinvio a giudizio firmata lo scorso 2 settembre dal pubblico ministero Franca Macchia e il processo inizier il 17 marzo 2014. Una novantina di giorni che tuttavia a Ciliberto sembrano troppi. lui infatti che, oltre a dare il via a questa inchiesta, ne ha fatte avviare quattro inchieste e che da tre anni attende di essere inserito nel programma di protezione dei testimoni di giustizia.

“Non lasciatemi solo”, quanto ripete da tempo il quarantunenne napoletano gi a capo della sicurezza sul lavoro del cantiere. “Non riesco pi a tutelarmi da me, posso solo attendere che arrivi il s alla mia salvaguardia”. Qualcosa, in questo senso, sembra muoversi. Dopo anni e decine di pagine di verbali riempite con le sue dichiarazioni, i segnali ci sono. Giuseppe Pignatone, dal marzo 2012 al vertice della procura di Roma, dichiara: “Stiamo istruendo la sua pratica, speriamo di concludere in tempi brevi”. E dello stesso avviso, secondo quanto afferma il testimone, sono le indicazioni giunte dalla segretaria di Filippo Bubbico, viceministro dell’Interno e presidente della Commissione centrale per la definizione e l’applicazione delle speciali misure di protezione. Indicazioni in base alle quali il caso di Ciliberto sarebbe tra i primi in esame e una risposta potrebbe giungere a giorni, forse gi dopo l’8 dicembre.

Continua a leggere su I Siciliani Giovani

Come fosse oggi: le ultime storie di vittime di mafie e dello Stato pubblicate dal sito “I siciliani giovani”

Standard

I siciliani giovani

Ecco le ultime storie pubblicate nella rubrica Come fosse oggi sul sito I siciliani giovani:

“I Siciliani”: l’ultima settimana di “Come fosse oggi”, la rubrica dedicata alle vittime delle mafie (e non soltanto)

Standard

I siciliani giovani

Questa settimana per la rubrica Come fosse oggi su I Siciliani Giovani: