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Xaaraan – Il blog di Antonella Beccaria

Non credo nelle otto del mattino. Però esistono. Le otto del mattino
sono l'incontrovertibile prova della presenza del male nel mondo
Gli ultimi giorni, Andrew Masterson


Assange in Sweden: The Police Investigation

Si intitola Assange in Sweden: the police investigation il libro scritto da Radsoft e Rixstep e curato da Bridget Hunter. È uscito qualche giorno fa e una parte del ricavato sarà donato al Julian Assange Defence Fund. Un’ottima lettura e un’altrettanto ottima buona causa per la libertà d’informazione e, ancor prima, d’espressione.

(Via Wikileaks su Twitter)

Sono quelli delle trascrizioni delle udienze del processo a Bradley Manning. E gli attivisti della Freedom of the Press Foundation, con il progetto per la protezione delle comunicazioni digitali dei giornalisti, meritano di essere sostenuti.

Global Intelligence Files

E così è stato condannato da una corte federale americana, Jeremy Hammond, l’hacktivista accusato di essere dietro la sottrazione delle comunicazioni elettroniche della Stratfor che hanno dato vita al progetto Global Intelligence Files (GIFiles) di Wikileaks. Dieci anni di carcere per aver consentito la pubblicazione di notizie come queste.

MafiaLeaks Una piattaforma in stile WikiLeaks che consenta via web segnalazioni anonime e sicure provenienti dal mondo della criminalità organizzata. Il progetto MafiaLeaks nasce in una data non casuale, il 5 novembre 2013, anniversario della congiura delle polveri, il colpo di mano di matrice cattolica che nel 1605 avrebbe dovuto portare in Gran Bretagna alla detronizzazione di Giacomo I. Ed è lo stesso evento che, richiamando alla memoria la figura del congiurato Guy Fawkes, ha portato alla maschera che oggi Anonymous usa per darsi un volto.

Già in queste righe ci sono gli ingredienti che costituiscono la natura di MafiaLeaks: protezione della fonte che non avrà nome né riferimenti per la sua identificazione, la rete come strumento per far emergere leak (fughe di notizie) con cui nutrire le conoscenze collettive e piena disponibilità online delle informazioni, una volta che queste saranno verificate da un pool di addetti ai lavori. “L’obiettivo è sperimentare una tecnologia innovativa per riuscire ad abbattere il muro di omertà e di silenzio che protegge le associazioni di stampo mafioso”, si legge infatti nel manifesto del progetto.

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Si veda direttamente anche Glenn Greenwald Will Leave Guardian To Create New News Organization.

Mediastan – Click here to watch the full film from Journeyman Pictures on Vimeo.

Irpi.eu

Prima venne William Mark Felt, la “gola profonda” che nel 1972, da numero 2 della Fbi, fu una delle più importanti fonti del Watergate. Lo scandalo, emerso dalle colonne del Washington Post con l’inchiesta di Bob Woodward e Carl Bernstein, portò alle dimissioni del presidente statunitense Richard Nixon e al terremoto nel partito repubblicano. Poi, con l’evolversi delle tecnologie, si è giunti a Wikileaks, il progetto di Julian Assange che ha consentito di rivelare vicende più che scottanti per diversi governi, a iniziare da quello statunitense. Oggi, per gli aspiranti whistleblower, che possono fornire informazioni riservate ai giornalisti, arriva una piattaforma italiana, Irpileaks. È stata ideata da Investigative Reporting Project Italy (Irpi) e Centro Studi Hermes e vuole garantire protezione e anonimato ai cittadini che vogliono segnalare abusi, malversazioni o illeciti.

Il sistema si basa sulla combinazione di due supporti tecnologici. Il primo si chiama Tor (acronimo di The Onion Router) ed è un browser che consente di non essere tracciabili. Inoltre, utilizzando una licenza d’uso open source (la Berkeley Software Distribution, Bsd), è possibile individuare eventuali falle e correggerle a beneficio della sicurezza. Il secondo è la piattaforma GlobaLeaks, sviluppata dal Centro Hermes fin dal 2011 e che per le sue finalità d’impiego – favorire l’emersione di illeciti sia nel pubblico che nel privato portandoli a conoscenza dei cittadini – è già stata soprannominata il “tulipano della democrazia”.

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Pardon Bradley Manning

Pardon Bradley Manning perché l’opinione pubblica merita la verità e chi fornisce informazione deve avere protezione. È la petizione di Amnesty Internazional rivolta al presidente degli Stati Uniti, Barack Obama.

Lsdi pubblica un interessante pezzo che sposta il tema della tutela degli operatori dei media raccontando che occorre proteggere gli atti di giornalismo, non solo i mezzi di informazione. Si tratta dell’intervento di Marcy Wheel sul suo blog, intervento che si può riassumere così:

La protezione dell’atto di giornalismo – scrive in un articolo che vi proponiamo qui di seguito – potrebbe avere diversi vantaggi rispetto all’ipotesi di una protezione dei “mezzi di informazione” in generale. In primo luogo, puntando sulla protezione dell’atto di giornalismo, si includono quei giornalisti indipendenti che sono indiscutibilmente impegnati nel giornalismo (superando la questione dei blogger di cui ho parlato, ma anche di coloro che lavorano in modo indipendente su progetti di libri e potenzialmente – anche se questo sarebbe una questione su cui ci sarebbe ancora molto da discutere – a editori come WikiLeaks), ma nello stesso tempo si escludono quei personaggi dell’informazione che sono impegnati nel mondo dello spettacolo, della propaganda aziendale o della disinformazione governativa.

Ma proteggere l’atto di giornalismo piuttosto che i “mezzi di informazione” – aggiunge Wheel – dovrebbe anche servire ad escludere un altro gruppo che dovrebbe avere una protezione limitata. Nella definizione del DOJ infatti sono inclusi non solo i giornalisti che lavorano per i mezzi di informazione, ma anche i manager.

Continua qui.

I am Bradley Manning perché “è ora di finirla con la guerra ai whistleblower”, come il giovane soldato accusato di aver passato i cablogrammi diplomatici a Wikileaks. Il video è stato prodotto da una rete indipendente di volontari che ha collaborato con il Bradley Manning Support Network. E per chi vuole rilanciare su Twitter, l’hashtag è #iambradleymanning.

Il Tallinn Manual on the International Law Applicable to Cyber Warfare viene presentato non come un documento ufficiale, ma “espressione di opinioni di un gruppo di esperti indipendenti che agiscono esclusivamente a titolo personale”. Sta di fatto che il documento, che analizza le frontiere digitali della guerra e non esclude il ricorso a misure estreme contro attaccanti telematici, esce sotto l’egida del Cooperative Cyber Defence Centre of Excellence della Nato ed è edito dalla Cambridge University Press. Su Twitter Wikileaks presenta il volume così:

Kissinger Cables

E ora, da Wikileaks, è la volta dei Kissinger Cables: sono 1.707.499 documenti diplomatici che vanno dal 1973 al 1976. Fanno parte del progetto Plus D – WikiLeaks’ Public Library Us Diplomacy.

What Is an AssangeL’attore John Cusack, il docente della George Washington Law School Jonathan Turley e il cofondatore di Community Partnerships Kevin McCabe dialogano sull’Huffington Post (edizione statunitense) in occasione del lancio della Freedom of the Press Foundation di cui si parlava qui.

La conversazione si intitola What Is an Assange? e si concentra sull’impatto sulla trasparenza avuto da Wikileaks, le risposte dei governi e un confronto con un’altra fuga di notizia, quella dei Pentagon Papers, documenti sul Vietnam pubblicati nel 1971 dal New York Times. In un passaggio conclusivo dice McCabe:

Sono interessato ai movimenti e abbiamo bisogno di uno che protegga il primo emendamento preservandolo nella sua portata più ampia. Di Assange mi importa in quanto è un individuo i cui diritti vengono violati. E questo significa che anche i miei diritti sono stati violati. Il motivo per cui si dovrebbe seguire ciò che accade ad Assange negli Stati Uniti è questo: quello che capita a lui capita al primo emendamento.

(Via BoingBoing)

Freedom of the Press Foundation

È l’iniziativa della Freedom of the Press Foundation:

[La fondazione] offre in modo semplice la possibilità di effettuare una donazione alle organizzazioni giornalistiche che lavorano secondo criteri di trasparenza e responsabilità.

Le organizzazioni sono WikiLeaks, MuckRock News, The National Security Archive e The UpTake.

(Via Boing Boing)

Luca Baiada pubblica su Carmilla Online un bell’articolo ripreso da Il Ponte di ottobre 2012. È per Julian Assange:

La gestione di grandi quantità di dati renderà sempre più difficile limitare la loro gestione a pochi addetti ai lavori. Le persone a conoscenza di segreti saranno sempre di più, sempre peggio pagate, più frustrate, più esposte a cedimenti. Wikileaks si basa anche su questo: non paga le sue fonti, ma conta su una cosa complessa, imprevedibile e disseminata in uno scrigno insospettabile: nel genere umano. È una cosa fatta di curiosità, di malcontento, di sdegno e di angoscia: stati d’animo che il modello sociale del Ventunesimo secolo sparge in abbondanza, e da cui si può mietere sapere.

Stati d’animo in cui tremola una scintilla preziosa, la coscienza. Arma imprevista, persino lama senza manico che può ferire chi la impugna. Bradley Manning (accettiamo per un momento che quanto si dice sia vero) consegna a Wikileaks dati di eccezionale importanza, ma poi, sconvolto, lo racconta su una chat a uno sconosciuto, che lo denuncia. Il travaglio interiore che sconvolge Manning è simile, quando vede i crimini immensi del suo paese, e quando teme di aver fatto la cosa sbagliata a rivelarli, ed ecco che in questa storia la logica combinatoria e i sentimenti si fronteggiano come giganti, alle spalle di uomini che l’ingranaggio della storia si affretta a macinare.

Continua qui.

Wikileaks affair


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