Il Fatto Quotidiano: Irpileaks, la Wikileaks italiana per segnalare abusi e rimanere anonimi

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Irpi.eu

Prima venne William Mark Felt, la “gola profonda” che nel 1972, da numero 2 della Fbi, fu una delle pi importanti fonti del Watergate. Lo scandalo, emerso dalle colonne del Washington Post con l’inchiesta di Bob Woodward e Carl Bernstein, port alle dimissioni del presidente statunitense Richard Nixon e al terremoto nel partito repubblicano. Poi, con l’evolversi delle tecnologie, si giunti a Wikileaks, il progetto di Julian Assange che ha consentito di rivelare vicende pi che scottanti per diversi governi, a iniziare da quello statunitense. Oggi, per gli aspiranti whistleblower, che possono fornire informazioni riservate ai giornalisti, arriva una piattaforma italiana, Irpileaks. stata ideata da Investigative Reporting Project Italy (Irpi) e Centro Studi Hermes e vuole garantire protezione e anonimato ai cittadini che vogliono segnalare abusi, malversazioni o illeciti.

Il sistema si basa sulla combinazione di due supporti tecnologici. Il primo si chiama Tor (acronimo di The Onion Router) ed un browser che consente di non essere tracciabili. Inoltre, utilizzando una licenza d’uso open source (la Berkeley Software Distribution, Bsd), possibile individuare eventuali falle e correggerle a beneficio della sicurezza. Il secondo la piattaforma GlobaLeaks, sviluppata dal Centro Hermes fin dal 2011 e che per le sue finalit d’impiego – favorire l’emersione di illeciti sia nel pubblico che nel privato portandoli a conoscenza dei cittadini – gi stata soprannominata il “tulipano della democrazia”.

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La distribuzione degli atei nel mondo: un sondaggio Win-Gallup International spiega dove sono e ne ricerca il perch

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La mappa degli atei nel mondo

Internazionale, sul suo sito, riprende una mappa pubblicata dal Washington Post con l’articolo intitolato A surprising map of where the world’s atheists live:

Non ci sono molti dati sull’ateismo e la sua diffusione nel mondo, spiega il Washington Post, che per spiegare il fenomeno ha recuperato un sondaggio del 2012 dell’istituto Win-Gallup International e ha rappresentato i dati in una mappa. L’istituto ha chiesto a 50mila persone in 40 paesi se si sarebbero definiti: credenti, non credenti o atei convinti. Il 13 per cento degli intervistati di tutto il mondo ha risposto che si sentiva ateo convinto.

Il primato dell’ateismo spetta alla Cina, dove, secondo la mappa, il 47 per cento della popolazione si definisce ateo. Questo dipende in parte dalla storia del paese comunista, in cui per lungo tempo le religioni sono state perseguitate. Durante la Rivoluzione culturale infatti, tra il 1967 e il 1977, il regime comunista ha distrutto chiese e templi e ha perseguitato le religioni tradizionali e le religioni occidentali.

Per l’articolo completo si veda qui.

E Il mensile: il ritorno (anzi, la ripresa) della guerra informatica da parte degli Stati Uniti

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Luca Galassi racconta su E Il Mensile una storia che si intreccia, una volta di pi, con la la conquista del ciberspazio da parte degli Stati Uniti:

Questa estate verr lanciato un piano quinquennale da 110 milioni di dollari per sviluppare una mappa avanzata che dia conto, nel dettaglio, di miliardi di computer, aggiornandosi continuamente. La mappa servir per identificare i bersagli e disattivarli attraverso Internet o altri mezzi. Altra finalit la creazione di un sistema operativo in grado di lanciare attacchi e sopravvivere ai contrattacchi. Per il nuovo hardware i militari parlano dell’equivalente di un carro armato, paragonando gli attuali sistemi operativi a ‘macchine sportive’.

Gli attacchi saranno condotti dallo Us Cybercommand, un organismo lanciato nel 2010 e ospitato presso la National Security Agency. “Le origini della guerra cibernetica sono legate alla comunit dell’intelligence”, spiega al Washington Post il direttore della Darpa, Kaigham Gabriel. L’agenzia sar interamente funzionale alle necessit del Pentagono, con un budget quinquennale di 1,54 miliardi di euro dal 2013 al 2017.

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Le “voci globali” che diventano sempre pi robuste

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Bernardo Parrella, coordinatore del gruppo italiano di Global Voices, segnala un paio di riconoscimenti tributati al progetto di giornalismo partecipativo fondato dal Berkman Center for Internet and Society di Harvard:

Rising Voices stato selezionato dal concorso “Best of Blogs 2008” (BOBs) di Deutsche Welle tra i 176 finalisti per le 16 categorie in lizza. Nonostante la nutrita presenza di simili competizioni, BOBs sicuramente tra le pi importanti a livello internazionale: sono previsti 11 premi per ognuna delle lingue in concorso riservati a blog, podcast e videoblog auto-prodotti. Dal 2004 Rising Voices offre microfinanziamenti a una dozzina di comunit di blogger in aree sottorappresentate, tra cui: ‘Voces Bolivianas’, che descrive le difficili situazioni delle comunit boliviane, ‘REPACTED project’ che da Nakuru, in Kenya, spiega come fare educazione sanitaria con il teatro di strada, o ‘Blogging the Dream’ che racconta i sogni della comunit rumena. Il voto aperto a tutti, basta farlo entro il 26 novembre.

Voices without Votes parte dall’idea che le elezioni del Presidente USA abbiano un impatto mondiale ed quindi giusto dar voce al cittadini globali sull’evento. In un ampio articolo del 27 ottobre, il Washington Post descrive il progetto, partito ai primi di febbraio 2008, grazie a una partnership con lagenzia Reuters, e coordinato dalla giornalista Amira Al Hussaini, che vive in Canada ma nativa del Bahrain, arcipelago del Golfo Persico. Sono una ventina i volontari fra i 20 e i 30 anni, a costituire la redazione di VwV che ogni giorno setaccia pi di un migliaio di blog in tutto il mondo e traduce dalle diverse lingue in inglese, le reazioni della blogosfera ai vari eventi di questa campagna elettorale. La sconfitta di Hillary Clinton e la scelta di Sarah Palin, per esempio, sono un’occasione per le ragazze del Kuwait per rivendicare il diritto all’educazione, mentre nelle ultime elezioni in Brasile, il fatto di dichiararsi apertamente sostenitori di Obama non ha portato fortuna a nessun candidato.