Non credo nelle otto del mattino. Però esistono. Le otto del mattino
sono l'incontrovertibile prova della presenza del male nel mondoGli ultimi giorni
, Andrew Masterson
26 Mar
Il prossimo anno in Brasile si giocheranno i mondiali di calcio e, tra le attività preparatorie, c’è anche lo sgombero di uno stabile accanto allo stadio Maracanã. Come racconta Internazionale con un breve testo e immagini:
Il 22 marzo la polizia di Rio de Janeiro ha circondato l’ex Museu do índio intorno al quale, dal 2006, era nato un accampamento che ospitava una trentina di indigeni [...]. Le autorità cittadine si sono impegnate a trovare una sistemazione alle famiglie sfrattate. [Ma] la polizia lancia gas lacrimogeni contro alcuni attivisti che erano intervenuti in sostegno agli indigeni.
Qui l’intera galleria immagini messa online da Internazionale. Inoltre, Corriere Tv pubblica un video degli sgomberi e delle relative cariche mentre ulteriori informazioni su questa storia si possono leggere su ArtTribune.com e L’Agide.it.
21 Feb
Il mondo diseguale, video del settimanale Internazionale pubblicato lo scorso novembre su questi temi:
Nonostante il livellamento degli stili di vita, oggi la ricchezza è sempre più concentrata in poche mani.
Realizzato da Maria Abdulhamid e Fabio Bartolomei, il video, con i dati che fornisce, prende spunto da un’inchiesta dell’Economist uscito sulla versione cartacea del giornale.
30 Jan
Internazionale pubblica il reportage fotografico In fuga dalla Siria realizzato per Oxfam da Luca Sola:
Il conflitto in Siria ha raggiunto “livelli di orrore senza precedenti”, secondo l’inviato dell’Onu Lakhdar Brahimi. La dichiarazione di Brahimi, rilasciata il 30 gennaio, è arrivata poche ore dopo il ritrovamento di almeno 71 corpi sul fondo del fiume Quwaiq, ad Aleppo. Dall’inizio del conflitto siriano, secondo l’Onu, ci sono stati almeno 60 mila morti e 700 mila rifugiati.
Il fotografo Luca Sola è andato nella Valle della Beqaa, nel nordest del Libano, per raccontare la vita dei profughi arrivati dalla Siria. Persone che spesso sono state costrette a lasciare i figli e i parenti nel loro paese d’origine.
Sul sito del settimanale c’è l’intero portfolio.
19 Dec
I muri di Belfast è il titolo di una galleria fotografica con scatti di Cathal McNaughton pubblicata su Internazionale con questa presentazione:
Le peace lines sono una serie di barriere di separazione fatte di metallo, cemento o reticolati di filo spinato, dotate di cancelli sorvegliati dalla polizia che vengono chiusi di notte. La loro costruzione è cominciata nel 1969, dopo lo scoppio dei Troubles: i residenti di Short Strand, una parte cattolica di Belfast, per difendersi dagli attacchi dei lealisti alzarono dei muri che furono in seguito rinforzati e ai quali negli anni si sono aggiunti nuovi tratti di barriere. Oggi sono un’ottantina e hanno raggiunto i 21 chilometri di lunghezza, la maggior parte dei quali a Belfast.
Anche se negli anni sono diventati una sorta di attrazione turistica, questi muri testimoniano una tensione ancora esistente. Il 3 dicembre scorso, la decisione del consiglio comunale di Belfast di ammainare la bandiera britannica, e di esporla solo venti giorni all’anno, ha scatenato le manifestazioni della comunità protestante.
L’intera galleria è disponibile qui.
14 Dec
Su Internazionale una galleria fotografica con le immagini di Manuel Álvarez Bravo:
È spesso citato come uno dei principali esponenti della fotografia artistica messicana. La sua carriera è cominciata nel 1910, dopo la Rivoluzione messicana, e ha raccontato l’evoluzione sociale e geopolitica del Paese durante tutto il ventesimo secolo, in particolare l’abbandono della vita rurale. La mostra “A photographer on the watch”, in programma fino al 20 gennaio alla galleria Jeu de Paume di Parigi, raccoglie i suoi scatti inediti, accanto alle immagini più famose.
4 Apr
La storia dell’alba della Libia viene raccontata nella sezione portfolio di Internazionale:
Otto fotografi, cento immagini, quattro mostre. Il progetto Adil (Almost dawn in Libya, “È quasi alba in Libia”) vuole portare alcune delle migliaia di foto scattate durante il conflitto nelle città che ne sono state teatro: Bengasi, Misurata, Tripoli e Zintan. Il cuore del progetto Adil, un’idea originale di André Liohn con l’agenzia Prospekt, è mostrare “quanto l’intero popolo libico ha pagato per la guerra”. Soprattutto per incoraggiare i libici a superare le loro divisioni ed evitare nuove violenze.
Gli otto fotografi sono, oltre ad André Liohn, Lynsey Addario, Eric Bouvet, Bryan Denton, Christopher Morris, Jehad Nga, Finbarr O’Reilly e Paolo Pellegrin, che è il curatore delle mostre insieme ad Annalisa D’Angelo. La realizzazione del progetto sarà possibile grazie al crowdfunding, attraverso il sito di raccolta fondi per il giornalismo visivo Emphas.is.
Per vedere tutta la galleria immagini, il link è questo. La fotografia pubblicata invece in apertura del post è stata scattata nel marzo 2011 da André Liohn (Prospekt) tra Ras Lanuf a Bengasi.
15 Feb
Su Internazionale si segnala in America Latina il boom del periodismo narrativo:
Negli ultimi anni in America Latina si è affermato un genere molto fortunato che mescola bella scrittura e giornalismo, si chiama periodismo narrativo. In Spagna sono in uscita due antologie che lo celebrano: Antología de crónica latinoamericana actual (Alfaguara) e Mejor que ficción. Crónicas ejemplares (Anagrama).
E a corredo viene indicato il post ¿El boom de la crónica latinoamericana? pubblicato sul blog Papeles Perdidos della versione online di El Pais. Qui, citando Gabriel Garcia Marquez, si dice che “fiction e non fiction [...] sono unite da quello che le separa: la letteratura”.
29 Dec
Casting Inshallah è un reportage di Al Jazeera World su Ouarzazate, città del Marocco meridionale diventata tra le più ambite location cinematografiche, anche da parte delle produzioni internazionali, e con i più grandi studios del Paese. Qui sono stati girati film di fama come Lawrence d’Arabia, Il gladiatore, Le crociate e Babel e nel tempo la mecca del grande schermo del Maghreb è cresciuta per un flusso migratorio interno di aspiranti addetti ai lavori.
(Via Internazionale)
21 Aug
Su Internazionale viene segnalata la guerra dei bambini soldato in un libro a fumetti:
Non sono molti i libri a fumetti che vengono stampati con un glossario, scrive il New York Times. Ma non sono neppure molti i libri a fumetti recensiti sul New York Times. È il caso di Unknown Soldier. La nuova serie, scritta da Joshua Dysart e disegnata da Alberto Ponticelli, raccoglie l’eredità della saga della DC Comics Universe e l’ambienta in Uganda i nostri giorni.
Il protagonista è un medico ugandese, Moses Lwanga, che torna nel suo paese devastato dalla guerra civile e deve affrontare il dramma dei bambini soldato, delle bambine ridotte in schiavitù e della crudeltà dei gruppi armati. L’undicesimo capitolo della saga, pubblicata da Vertigo, uscirà il 26 agosto negli Stati Uniti, insieme alla raccolta delle prime sei puntate. Per un prodotto ritenuto inizialmente di nicchia, le 7.500 copie vendute a giugno fanno ben sperare.
Qui il sito dedicato al fumetto, qui invece la scheda della serie e qui la pagina su Amazon. Infine una lunga recensione si può leggere su Peacereporter. Intanto, per vedere cinque tavole a titolo di anteprima, si vada su Newsarama.