Xaaraan – Il blog di Antonella Beccaria

Non credo nelle otto del mattino. Però esistono. Le otto del mattino
sono l'incontrovertibile prova della presenza del male nel mondo
Gli ultimi giorni, Andrew Masterson


Su Repubblica.it, è stato pubblicato il filmato Milano, il video dei liceali per chiedere la verità su Pinelli, l’anarchico volato giù da una finestra della questura il 15 dicembre 1969. Era lì da tre giorni, “invitato” dai poliziotti dopo la strage di Piazza Fontana senza che avesse alcuna responsabilità nell’eccidio del 12 dicembre alla Banca Nazionale dell’Agricoltura.

Milano, anno 1970. Roberto da tre anni lavora nel mondo dello spettacolo e probabilmente ha negli occhi e nelle orecchie l’eco del Derby Club che, dal seminterrato di via Monte Rosa, è diventato un crocevia imprescindibile per attori, musicisti, cabarettisti e letterati. Fa il presentatore, organizza eventi e ha iniziato nel 1967 quando, all’ultimo minuto, sostituisce in un locale di Silvi Marina, provincia di Teramo, il presentatore, fuori gioco a causa di un incidente stradale. E nel corso del tempo ha avuto occasione di conoscerne diversi, di artisti, lavorando con nomi del calibro di Walter Chiari e Dalida. Poi ecco l’ingaggio per organizzare una manifestazione a Milano, all’Hotel Sonesta, a pochi passi dalla Stazione Centrale.

L’albergo, che oggi ha cambiato nome, è stato inaugurato nell’ottobre 1969. E lo ha fatto in grande stile. Un paio di mesi prima della strage di piazza Fontana, quando la bomba alla Banca Nazionale del Lavoro non aveva ancora inferto una brusca sterzata alla storia di tutto il Paese, un filmato dell’Archivio Luce immortala il direttore Roger Sonnabend brindare con l’attrice Carroll Baker, volto divenuto ormai celebre per interpretazioni in pellicole come “Il gigante” di George Stevens, “Baby Doll” di Elia Kazan o “Il grande sentiero” di John Ford. Poi, alla cerimonia di apertura dell’hotel, ci sono le autorità milanesi: il sindaco Aldo Aniasi, il prefetto Libero Mazza e anche il provveditore agli studi.

Continua a leggere sul fato del FattoQuotidiano.it. Si tratta di un post che nasce da questo commento e dunque grazie a chi l’ha lasciato.

P2: gli atti della Commissione parlamentare d'inchiesta

Prima sono andati online i documenti della commissione P2 presieduti da Tina Anselmi, poi quelli della strage di Piazza della Loggia a Brescia (28 maggio 1974) e sull’omicidio di Ilaria Alpi e Miran Horivanti (20 marzo 1994). Adesso dal sito Fonti Italia Repubblicana stanno per essere rese disponibili le sentenze della strage di Piazza Fontana del 12 dicembre 1969. Il progetto verrà presentato il prossimo 4 dicembre presso l’Archivio di Stato di Milano alla quasi vigilia dei 45 anni dalla bomba piazzata nella filiale della Banca nazionale dell’agricultura. Accadrà nel corso del convegno Nuovi scenari nel trattamento elettronico delle fonti.

Museo Martinitt e Stelline

Sul blog del master di comunicazione storica si racconta di come la storia di Milano tra Ottocento e Novecento sia narrata attraverso le vite degli orfani attraverso il patrimonio archivistico del museo Martinitt e Stelline, creati rispettivamente all’inizio e a metà del Cinquecento. L’origine dell’esposizione permanente invece viene ricostruita qui:

La scelta di istituire un museo multimediale nasce dall’esigenza di pubblicare il maggior numero possibile di documenti all’interno di uno spazio esiguo [...]. Al comitato scientifico va il merito di aver posto in luce [...] tutti gli aspetti della vita degli orfani, riuscendo a evidenziare come gli istituti Martinitt e Stelline siano un esempio di filantropia illuminata [...]. L’attività primaria che [la struttura] intende promuovere è la ricerca e lo sviluppo del tema storico legato al fenomeno dell’assistenzialismo nell’Ottocento, con la conseguente comunicazione degli esiti alla comunità scientifica e generica.

P2: gli atti della Commissione parlamentare d'inchiesta

È stato lanciato meno di un mese fa (era il 5 maggio scorso) e a breve il sito Fonti Italia Repubblicana che ha messo online gli atti della commissione P2 cambierà interfaccia grafica. Ma non solo. Il prossimo 6 giugno, infatti, si parlerà a Milano di nuovi scenari nel trattamento elettronico delle fonti. La messa on line dei documenti sul terrorismo e la criminalità organizzata (appuntamento presso la sede dell’Archivio di Stato, via Senato 10, alle 10.30):

La Rete degli archivi per non dimenticare e la Direzione generale per gli archivi<(a> incontrano in docTrace lo strumento capace di supportare un percorso di trasparenza e diffondere nuove modalità di accesso ai documenti. In linea con i passi compiuti dall’attuale governo, la tecnologia sviluppata da Hyperborea concretizza la volontà di rendere le fonti realmente aperte e accessibili, sollecitando un sempre maggiore utilizzo degli archivi nel quotidiano.

[Il sito] www.fontitliarepubblicana.it verrà costantemente arricchito con la pubblicazione di documenti relativi al terrorismo, all’eversione e alla criminalità organizzata così da renderli accessibili a tutti.

Qui è disponibile il programma della giornata milanese mentre qui è possibile registrarsi.

Sono trascorsi ventidue anni dalla strage di Capaci in cui persero la vita il giudice Giovanni Falcone, sua moglie Francesca Morvillo e gli agenti Vito Schifani, Rocco Dicillo e Antonio Montinaro. E non è un caso che stasera, alle 23.05 (Rai3), si torni a parlare di mafie (non cosa nostra in questo caso, ma ‘ndrangheta) e in particolare si parli della vicenda di Lea Garofalo, uccisa a Milano il 24 novembre 2009, e di sua figlia Denise. Che la sua storia e quella di sua madre la racconterà lei stessa in un’intervista in esclusiva rilasciata alla trasmissione La tredicesima ora di Carlo Lucarelli. Ecco come viene presentata la puntata di questa sera:

La storia di due donne coraggiose, una scelta radicale. Due giovani donne, madre e figlia che si sono ribellate alla cultura della mafia: Lea Garofalo e Denise. Lea Garofalo è cresciuta in un contesto criminale. Suo fratello è un boss che gestisce gli affari di una ‘Ndrina a Milano di cui fa parte anche il padre di sua figlia e suo ex compagno, Carlo Cosco. Lea desidera per Denise, che ha avuto a soli 17 anni, una vita diversa dalla sua, senza violenza, menzogna e paura. Nel 2002 decide di collaborare con la giustizia e viene sottoposta, con sua figlia, al regime di protezione.

Lea racconta ai magistrati i loschi affari dell’ex compagno e del suo clan. Dopo aver vissuto in solitudine, sotto false identità, cambiando continuamente residenza, nel 2009 Lea esce definitivamente dal sistema di protezione sfiduciata dalle Istituzioni ed esasperata dalle continue pressioni dei Cosco. Sfugge anche a un tentativo di sequestro ma verrà attirata dal suo ex compagno a Milano con la scusa di voler parlare del futuro della loro figlia Denise.

Il 24 novembre del 2009, dopo essere stata torturata, viene strangolata da Carlo Cosco. Quel che resta del suo corpo, dopo essere stato bruciato, viene sepolto in un terreno vicino Monza. Denise, dopo la scomparsa di Lea, capisce che suo padre, con cui è andata a vivere, le sta mentendo. Con lo stesso coraggio di sua madre si reca da un magistrato rendendo possibile l’apertura delle indagini e il processo contro suo padre e i suoi complici. Da allora continua a vivere sotto protezione.

I siciliani giovani

Sembrò di sentire un refrain fin troppo stesso trasmesso: i due ragazzi assassinati il 18 marzo 1978 a Milano, in via Mancinelli, erano stati ammazzati in un regolamento di conti tra gruppi di estrema sinistra o di spacciatori. Parola della questura meneghina, che indicava anche un’arma diversa da quella usata per l’agguato, una calibro 32 invece di una 7,65. Ciò che oggi c’è di certo nell’omicidio di Lorenzo Iannucci e Fausto Tinelli – Fausto e Iaio – è che non ci sono mandanti né esecutori di quel duplice delitto.

Per quell’omicidio furono indagati esponenti di estrema destra, da cui arrivavano le rivendicazioni più attendibili, tra cui Massimo Carminati, Claudio Bracci e Mario Corsi. Ma gli elementi raccolti contro di loro e le dichiarazioni di alcuni collaboratori di giustizia non portarono a un quadro accusatorio abbastanza suffragato da trasformarsi in una condanna e dunque furono prosciolti. Discorso analogo per altri neofascisti. Il giornalista Pablo Dell’Osa oggi parla di servizi dietro un delitto impunito. E anche Daniele Biacchessi, che a questa vicenda ha dedicato un libro, nell’anniversario dall’agguato di via Mancinelli, scrive:

36 anni senza una giustizia ma con una verità storica scritta nei documenti dei pochi magistrati e giornalisti della controinformazione. Un omicidio organizzato da neofascisti e da uomini della banda della Magliana, che non è una banda di criminali qualsiasi, ma agiva per conto dei servizi segreti, il Sismi, allora diretto dalla loggia massonica P2. Questa è la verità che non si può mai archivi.

Continua a leggere su I Siciliani giovani

Banca Nazionale dell'Agricultura, Piazza Fontana, MilanoQuarantaquattro anni fa oggi la strage di piazza Fontana.

Si era ancora innocenti, all’ora di pranzo del 12 dicembre 1969, quando il telegiornale delle 13.30 aveva raccontato agli italiani che la Grecia dei colonnelli si era ritirata dal consiglio d’Europa dove si discuteva della sua sospensione. E aveva raccontato anche che la vertenza sindacale dei lavoratori dell’editoria sembrava mettersi al bene mentre nulla cambiava per i metalmeccanici, che restavano in stato di agitazione. Intanto – proseguiva la catena delle notizie – a Palermo non si arrestavano le indagini per la strage di viale Lazio, uno dei momenti più feroci della prima guerra di mafia. Ma in mezzo a tutti quegli scorci di vita e fatti, l’edizione del notiziario si concludeva con un soffio dell’innocenza tramontante degli anni Sessanta.

Lucio Battisti, snobbato dalla sinistra perché poco o per nulla impegnato, un fascistoide per qualcuno, come tutti quelli che non si schieravano, continuava a respirare a pieni polmoni la consacrazione del suo successo dopo ostacoli e delusioni. Era stato un anno fortunato, per lui, il migliore di tutti, iniziato in febbraio con il successo al festival di Sanremo dove aveva cantato Un’avventura e proseguito in estate con Acqua azzurra, acqua chiara, pezzo del trionfo al Festivalbar e al Cantagiro. Con una cadenza burina a rivendicare la sua estrazione sabina, e mentre confessava con una punta di imbarazzo al microfono di Lello Bersani che non aveva mai studiato musica, mescolava la timidezza dello sguardo alla caparbietà del suo percorso artistico.
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  • 2 commenti
  • Scritto per storie nere
  • Si intitola Milano Criminale – Appunti per una storia della criminalità:

    Documentario realizzato dal Laboratorio La.p.s.u.s. (laboratorio progettuale degli studenti universitari di storia) per far riflettere su un tema socio-politico, storico ed economico poco approfondito: la criminalità. Analizziamo che ruolo, che sviluppo, che crescita ha avuto il fenomeno criminale (e mafioso) in una città come Milano, e che modifiche ha apportato questo tipo di fenomeno allo svilupop della metropoli lombarda. Dalla ligera degli anni Cinquanta fino all’instaurazione di quel complesso sistema di interdipendenze tra politica, finanza, industria e criminalità organizzata che nasce con la fine degli anni Settanta.

    Il progetto nella sua impostazione più ampia si chiama Novecento criminale è dedicato a Primo Moroni, è una produzione dal basso. Per sostenerlo, si veda qui.

    Arresto di Michele ZagariaAnche in Emilia Romagna viene considerato il “re del mattone” essendo considerato qui, dalla Dda di Bologna e dai più recenti rapporti di Dia e Dna, un raìs del ciclo del cemento. Ampia la fetta della regione in cui Michele Zagaria, direttamente o per interposta persona, si è mosso. E questa fetta comprende la Romagna per arrivare fino a Modena a Parma. Qui, per esempio, ci si ricorda ancora di quella volta che Capastorta, il soprannome del boss della camorra, doveva acquistare un immobile e, allo scadere dell’orario di apertura delle banche, riuscì a mettere insieme mezzo milione di euro sull’unghia.

    Con la città ducale, aveva quasi finito per “uscire a parenti” tanto che il fratello di Michele Zagaria, Pasquale, aveva sposato la figliastra di Sergio Bazzini, un imprenditore emiliano attivo, oltre che nella provincia di Parma, anche in quelle di Milano e Cremona. Condannato a 3 anni e quattro mesi per associazione a delinquere di stampo camorristico (facendo registrare un record: uno dei primi settentrionali a finire nelle maglie della giustizia per 416 bis), era stato ritenuto una testa di ponte in loco. Compito suo sarebbe stato quello curare gli interessi del clan in due regioni strategiche del nord, Emilia Romagna e Lombardia. In particolare si ritiene che qui fossero stati reinvestiti i milioni di euro, frutto di attività illegali come il narcotraffico, le estorsioni e gli appalti.

    La vicenda giudiziaria di Bazzini, nata dalle dichiarazioni di un collaboratore di giustizia, Nicola Cangiano, è stata di recente rispolverata dalle cronache dei giornali. È accaduto solo una settimana fa scarsa, il 1 dicembre, quando Michele e il terzo rampollo della famiglia Zagaria, Carmine, entrambi già in carcere, sono stati raggiunti da una nuova ordinanza di custodia cautelare notificata anche al cugino Pasquale Fontana e l’attuale reggente del gruppo, Michele Fontana.

    Continua sul Fatto Quotidiano Emilia Romagna dove è stato pubblicato anche Così i soldi da Forlì finivano alla camorra. I pm: “Sapevano bene chi favorivano”.

    Lo slideshow con i pannelli della mostra Chi è Stato? La strategia della tensione e le stragi impunite (1969-1984) partita da Milano e in esposizione fino al 12 novembre a Bologna. È opera del Laboratorio Lapsus, creato da studenti di storia all’università Statale.

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    Domani, 20 ottobre, presso la sede milanese della Fiap – Federazione Italiana Associazioni Partigiane (Saletta Incontri – via De Amicis 17) a partire dalle 17.30 si parlerà di Un archivio per la Resistenza e per la storia. Questo il programma:

    • Giovanni Scirocco – L’uso pubblico della storia tra memoria e politica
    • Andrea Torre – Gli archivi della Resistenza: tipologie documentarie e accessibilita alle fonti
    • Fiorella Imprenti – La storia e gli archivi della EIAR: un contributo per la memoria della Resistenza
    • Federica Artali – La memoria costruisce il futuro: nuovi percorsi per una nuova cittadinanza

    (Via Circolo “Giustizia e Libertà” di Sassari)

    Asa IV

    Affaritaliani.it diventa un editore ed esce con il primo libro, Asa IV La clinica degli orrori – Santa Rita: la storia e la sentenza, curato da Federica Mauri e Giuseppe Morello:

    In “Asa IV”, attraverso documenti inediti, testimonianze, intercettazioni e ricostruzioni della Procura, troverete la storia di Pier Paolo Brega Massone, il cinico primario della clinica Santa Rita e regista di un sistema che prevedeva costose e inutili operazioni, fatte solo per incassare maggiori rimborsi dal sistema sanitario nazionale. Il tutto sulle pelle di persone inconsapevoli, al posto delle quali avrebbe potuto esserci ciascuno di noi.

    “Asa IV” racconta una storia agghiacciante da non dimenticare, frutto – come scrivono i giudici – di “insensibilità e spietatezza”, figlia dell’ansia di “riempire la sala operatoria”. La truffa odiosa di chi approfittava di gente malata per rubare denaro pubblico a spese della collettività. Alla clinica Santa Rita mettevano a rischio la salute di ignare vittime e derubavano tutti noi.

    Qui, in formato pdf, c’è l’introduzione scritta da Angelo Maria Perrino.

    Dalla home page del Fatto Quotidiano, Milano e Napoli, volano De Magistris e Pisapia. Pdl e Lega verso la resa dei conti. E ora vediamo che accade, sarà interessante.

    Il giro della nera a Milano centro

    Il crime mapping, strumento per effettuare analisi sul crimine in base alla sua mappatura attraverso strumenti di geolocalizzazione, viene raccontato su Lsdi (che già ne aveva parlato tempo addietro) attraverso un’intervista al giornalista Daniele Belleri, autore del blog Il giro della nera. Belleri peraltro avverte:

    Le mappe del crimine sono strumenti che vanno usati con cautela anche per altri rischi che portano con sé. Il primo è quello di stigmatizzare le aree urbane dove si verificano più reati. Il secondo è quello di incoraggiare una visione egoistica della città, dove la ricerca di sicurezza raggiunga vertici di paranoia e intolleranza ai minimi segnali di socialità nello spazio pubblico, in una vittoria del modello delle gated community anglosassoni o dei coprifuoco milanesi.

    Spetta al giornalista ovviare a queste derive, e i modi possono essere quelli della comparazione. Una comparazione prima di tutto statistica, cioè un confronto per evidenziare i risultati positivi ottenuti nel corso degli anni sul versante del calo dei reati, in alcuni quartieri. Questo avrebbe il doppio risultato di fare pressioni sull’amministrazione cittadina, per un suo intervento, e di offrire alle aree oggi più in difficoltà una prospettiva di riscatto a breve termine”.

    Un avvertimento già rilevato da The Omicide Report, uno dei primi esperimenti in questo senso con base a Los Angeles e che già da tempo fa uso di una propria mappa del crimine. Tra le risorse suggerite da Belleri, la rappresentazione dei delitti a Londra.

    Aggiornamento del 27 gennaio 2011: un nuovo articolo che parla dell’argomento, ancora da Lsdi. Nuovi giornalismi, un blog-osservatorio sugli omicidi a Washington.

    Wikileaks affair


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