Non credo nelle otto del mattino. Però esistono. Le otto del mattino
sono l'incontrovertibile prova della presenza del male nel mondoGli ultimi giorni
, Andrew Masterson
12 Dec
Quarantatré anni fa oggi la strage di piazza Fontana.
Si era ancora innocenti, all’ora di pranzo del 12 dicembre 1969, quando il telegiornale delle 13.30 aveva raccontato agli italiani che la Grecia dei colonnelli si era ritirata dal consiglio d’Europa dove si discuteva della sua sospensione. E aveva raccontato anche che la vertenza sindacale dei lavoratori dell’editoria sembrava mettersi al bene mentre nulla cambiava per i metalmeccanici, che restavano in stato di agitazione. Intanto – proseguiva la catena delle notizie – a Palermo non si arrestavano le indagini per la strage di viale Lazio, uno dei momenti più feroci della prima guerra di mafia. Ma in mezzo a tutti quegli scorci di vita e fatti, l’edizione del notiziario si concludeva con un soffio dell’innocenza tramontante degli anni Sessanta.
Lucio Battisti, snobbato dalla sinistra perché poco o per nulla impegnato, un fascistoide per qualcuno, come tutti quelli che non si schieravano, continuava a respirare a pieni polmoni la consacrazione del suo successo dopo ostacoli e delusioni. Era stato un anno fortunato, per lui, il migliore di tutti, iniziato in febbraio con il successo al festival di Sanremo dove aveva cantato Un’avventura e proseguito in estate con Acqua azzurra, acqua chiara, pezzo del trionfo al Festivalbar e al Cantagiro. Con una cadenza burina a rivendicare la sua estrazione sabina, e mentre confessava con una punta di imbarazzo al microfono di Lello Bersani che non aveva mai studiato musica, mescolava la timidezza dello sguardo alla caparbietà del suo percorso artistico.
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7 Feb
Si intitola Milano Criminale – Appunti per una storia della criminalità:
Documentario realizzato dal Laboratorio La.p.s.u.s. (laboratorio progettuale degli studenti universitari di storia) per far riflettere su un tema socio-politico, storico ed economico poco approfondito: la criminalità. Analizziamo che ruolo, che sviluppo, che crescita ha avuto il fenomeno criminale (e mafioso) in una città come Milano, e che modifiche ha apportato questo tipo di fenomeno allo svilupop della metropoli lombarda. Dalla ligera degli anni Cinquanta fino all’instaurazione di quel complesso sistema di interdipendenze tra politica, finanza, industria e criminalità organizzata che nasce con la fine degli anni Settanta.
Il progetto nella sua impostazione più ampia si chiama Novecento criminale è dedicato a Primo Moroni, è una produzione dal basso. Per sostenerlo, si veda qui.
7 Dec
Anche in Emilia Romagna viene considerato il “re del mattone” essendo considerato qui, dalla Dda di Bologna e dai più recenti rapporti di Dia e Dna, un raìs del ciclo del cemento. Ampia la fetta della regione in cui Michele Zagaria, direttamente o per interposta persona, si è mosso. E questa fetta comprende la Romagna per arrivare fino a Modena a Parma. Qui, per esempio, ci si ricorda ancora di quella volta che Capastorta, il soprannome del boss della camorra, doveva acquistare un immobile e, allo scadere dell’orario di apertura delle banche, riuscì a mettere insieme mezzo milione di euro sull’unghia.
Con la città ducale, aveva quasi finito per “uscire a parenti” tanto che il fratello di Michele Zagaria, Pasquale, aveva sposato la figliastra di Sergio Bazzini, un imprenditore emiliano attivo, oltre che nella provincia di Parma, anche in quelle di Milano e Cremona. Condannato a 3 anni e quattro mesi per associazione a delinquere di stampo camorristico (facendo registrare un record: uno dei primi settentrionali a finire nelle maglie della giustizia per 416 bis), era stato ritenuto una testa di ponte in loco. Compito suo sarebbe stato quello curare gli interessi del clan in due regioni strategiche del nord, Emilia Romagna e Lombardia. In particolare si ritiene che qui fossero stati reinvestiti i milioni di euro, frutto di attività illegali come il narcotraffico, le estorsioni e gli appalti.
La vicenda giudiziaria di Bazzini, nata dalle dichiarazioni di un collaboratore di giustizia, Nicola Cangiano, è stata di recente rispolverata dalle cronache dei giornali. È accaduto solo una settimana fa scarsa, il 1 dicembre, quando Michele e il terzo rampollo della famiglia Zagaria, Carmine, entrambi già in carcere, sono stati raggiunti da una nuova ordinanza di custodia cautelare notificata anche al cugino Pasquale Fontana e l’attuale reggente del gruppo, Michele Fontana.
Continua sul Fatto Quotidiano Emilia Romagna dove è stato pubblicato anche Così i soldi da Forlì finivano alla camorra. I pm: “Sapevano bene chi favorivano”.
8 Nov
Lo slideshow con i pannelli della mostra Chi è Stato? La strategia della tensione e le stragi impunite (1969-1984) partita da Milano e in esposizione fino al 12 novembre a Bologna. È opera del Laboratorio Lapsus, creato da studenti di storia all’università Statale.
19 Oct
Domani, 20 ottobre, presso la sede milanese della Fiap – Federazione Italiana Associazioni Partigiane (Saletta Incontri – via De Amicis 17) a partire dalle 17.30 si parlerà di Un archivio per la Resistenza e per la storia. Questo il programma:
4 Oct
Affaritaliani.it diventa un editore ed esce con il primo libro, Asa IV La clinica degli orrori – Santa Rita: la storia e la sentenza, curato da Federica Mauri e Giuseppe Morello:
In “Asa IV”, attraverso documenti inediti, testimonianze, intercettazioni e ricostruzioni della Procura, troverete la storia di Pier Paolo Brega Massone, il cinico primario della clinica Santa Rita e regista di un sistema che prevedeva costose e inutili operazioni, fatte solo per incassare maggiori rimborsi dal sistema sanitario nazionale. Il tutto sulle pelle di persone inconsapevoli, al posto delle quali avrebbe potuto esserci ciascuno di noi.
“Asa IV” racconta una storia agghiacciante da non dimenticare, frutto – come scrivono i giudici – di “insensibilità e spietatezza”, figlia dell’ansia di “riempire la sala operatoria”. La truffa odiosa di chi approfittava di gente malata per rubare denaro pubblico a spese della collettività. Alla clinica Santa Rita mettevano a rischio la salute di ignare vittime e derubavano tutti noi.
Qui, in formato pdf, c’è l’introduzione scritta da Angelo Maria Perrino.
30 May
Dalla home page del Fatto Quotidiano, Milano e Napoli, volano De Magistris e Pisapia. Pdl e Lega verso la resa dei conti. E ora vediamo che accade, sarà interessante.
24 Jan
Il crime mapping, strumento per effettuare analisi sul crimine in base alla sua mappatura attraverso strumenti di geolocalizzazione, viene raccontato su Lsdi (che già ne aveva parlato tempo addietro) attraverso un’intervista al giornalista Daniele Belleri, autore del blog Il giro della nera. Belleri peraltro avverte:
Le mappe del crimine sono strumenti che vanno usati con cautela anche per altri rischi che portano con sé. Il primo è quello di stigmatizzare le aree urbane dove si verificano più reati. Il secondo è quello di incoraggiare una visione egoistica della città, dove la ricerca di sicurezza raggiunga vertici di paranoia e intolleranza ai minimi segnali di socialità nello spazio pubblico, in una vittoria del modello delle gated community anglosassoni o dei coprifuoco milanesi.
Spetta al giornalista ovviare a queste derive, e i modi possono essere quelli della comparazione. Una comparazione prima di tutto statistica, cioè un confronto per evidenziare i risultati positivi ottenuti nel corso degli anni sul versante del calo dei reati, in alcuni quartieri. Questo avrebbe il doppio risultato di fare pressioni sull’amministrazione cittadina, per un suo intervento, e di offrire alle aree oggi più in difficoltà una prospettiva di riscatto a breve termine”.
Un avvertimento già rilevato da The Omicide Report, uno dei primi esperimenti in questo senso con base a Los Angeles e che già da tempo fa uso di una propria mappa del crimine. Tra le risorse suggerite da Belleri, la rappresentazione dei delitti a Londra.
Aggiornamento del 27 gennaio 2011: un nuovo articolo che parla dell’argomento, ancora da Lsdi. Nuovi giornalismi, un blog-osservatorio sugli omicidi a Washington.
26 Sep
Tra i giri di appartamenti a ridosso e immediatamente successivi al sequestro Saronio, un punto in comune c’è: è l’agenzia immobiliare Meson e meglio controllare allora tutti i contratti di locazione che ha stipulato. Le sorprese non mancano. Dei servizi di quest’agenzia ne hanno infatti usufruito il 14 maggio 1975 il pregiudicato Vincenzo Bizzantini e Gennaro Piardi, soprannominato anche “Ciccio il Bello”, che avevano affittato insieme un appartamento in via Marcona e avevano versato un anticipo di un milione e 215mila lire tenendo però l’immobile pochissimi giorni. A questo proposito, Bizzantini ammette infatti di aver affittato quella casa nel maggio 1975 per conto di Carlo Casirati, ma di averla disdetta tra il 22 e il 23 maggio: il 20 di quel mese infatti lo stesso Bizzantini viene fermato e identificato durante un controllo dalla polizia mentre, alla guida di una A112 Abarth acquistata due giorni prima, sta accompagnando a Treviglio Gennaro Piardi e Rossano Cochis.
L’utilitaria dell’Autobianchi in quegli anni non era diffusissima a Milano e un facile controllo al pubblico registro automobilistico permette di verificare che un’auto di quel modello era stata immatricolata nel maggio 1975 proprio da Gennaro Piardi. Ma al concessionario accade qualcosa di inusuale nel periodo che intercorre tra l’ordinazione e il ritiro del veicolo, avvenuto nel settembre 1975. Il rivenditore infatti ricorda il nome di Piardi, ma dice di non poterlo identificare per una ragione molto semplice: non l’ha mai visto in faccia. A ordinare l’auto infatti non era stato direttamente lui, ma Brunello Puccia, il gestore di un bar di via Roggia Scagna, che ne ordina anche un’altra per sé e che gli consegna il certificato di residenza di Gennaro Piardi.
Ma salta fuori anche un’ulteriore auto, la terza, identica alle precedenti, acquistata da un amico del barista, Alberto Monfrini. Tutte le utilitarie sono state pagate per intero in contanti. Strano, pensano gli inquirenti, che decidono di controllare i conti correnti di Puccia e di Monfrini accorgendosi che tra il 15 maggio e il 17 giugno 1975 il secondo aveva effettuato un versamento – sempre in contanti – di 10 milioni di lire e che nello stesso periodo entrambi avevano ricevuto assegni circolari di importo simile da un tale Giuseppe Astore. Il quale a sua volta finisce nell’indagine e si vede che aveva effettuato anche versamenti a proprio favore il cui valore complessivo supera gli importi poi girati a Puccia e Monfrini.
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16 May
Fausto Tinelli e Lorenzo Iannucci sono passati alla memoria collettiva come Fausto e Iaio. Vittime degli anni di piombo, vennero uccisi a Milano il 18 marzo 1978. Da qualche giorno, per ricordare la loro storia, è nato un sito a loro dedicato con relativo blog, curato dall’Associazione Familiari e Amici di Fausto e Iaio e da Daniele Biacchessi.
4 Mar
Dopo il documentario Vittime – Gli anni di piombo di cui si parlava un paio di giorni fa, l’Associazione italiana vittime del terrorismo presenta una nuova iniziativa: il libro Milano e gli anni del terrorismo – Ad un passo dalla morte, scritto a quattro mani da Antonio Iosa, il consigliere del direttivo dell’Aiviter gambizzato il 1 aprile 1980, e da Giorgio Paolo Bazzega, il figlio del maresciallo di pubblica sicurezza Sergio Bazzega ucciso il 15 dicembre 1976 a Sesto San Giovanni durante l’irruzione a casa di Walter Alasia (in quell’occasione resterà ucciso, oltre allo stesso Alasia, anche il vicequestore Vittorio Padovan). Tornando al volume, come si legge nell’introduzione scritta da Guido Bertagna, il religioso che dirige il centro culturale San Fedele di Milano, e dalla giornalista Annachiara Valle:
I due autori hanno lavorato insieme, per creare una coscienza di solidarietà verso le vittime, per capire quali siano i problemi e le prospettive attuali e future, per dare un orizzonte di speranza al significato del dolore, alla condivisione della memoria, alle caratteristiche del perdono, del dialogo possibile e della riconciliazione fra ex terroristi e familiari delle vittime. In particolare è emersa l’esigenza, come sfida al futuro, di individuare percorsi didattici di educazione alla legalità e alla non violenza, rivolti agli studenti e allargando l’impegno anche nei confronti di tanti giovani “Figli di Abele”, che vivono nel disagio sociale a causa di vecchie e nuove forme di povertà e di emarginazione.
Infine, come si accennava un po’ di tempo fa, su Facebook è stato creato da Giorgio Bazzega il gruppo In memoria di tutte le vittime di terrorismo e stragi.
29 Dec
Emergency chiama a raccolta sulla via del migrante. Qui il programma completo della manifestazione (pdf, 233 KB).
1 Dec
Mimmo Lombezzi racconta dalle “colonne” del blog Antefatto la storia di piccoli branchi [che] crescono:
Ieri sera mia figlia Giulia (21 anni) è andata a far due passi “in Colonne”, cioè alle Colonne di S. Lorenzo, nel pieno centro di Milano con un amico che conosco da anni. Si chiama “Ahmed” [1], è italo-marocchino, si mantiene agli studi lavorando ed è un ottimo disegnatore.
È l’una di notte, Giulia e Ahmed stanno per rientrare e nella piazza, quasi deserta, ci sono solo tre ragazzi (uno di colore) seduti su una panchina. Uno dei tre apostrofa Ahmed: “Ehi, quella lì è la tua ragazza?”. “No. È solo un’amica” risponde Ahmed che prosegue e raggiunge uno dei bagni chimici che si trovano sulla piazza. A quel punto il tizio si alza dalla panchina e tempesta di colpi la porta del bagno. Ahmed esce e gli chiede: “Che cazzo fai?”. Quello risponde: “Ho da spiegarti due cose” poi – seguendo una tecnica già collaudata in altre aggressioni, come quella tragica di Verona – gli chiede una sigaretta. Ahmed risponde che non ne ha. L’altro gli strappa quella che ha in mano, e visto che Ahmed non si scompone, gli da uno schiaffo.
Ahmed mantiene la calma e questo irrita i ragazzi. Giulia si interpone, cerca di trascinar via l’amico, dice ai ragazzi “siete matti?” e quelli rispondono: “vieni qui che ce n’è anche per te”. Giulia e Ahmed si allontanano e in Corso di Porta Ticinese, commentano ad alta voce quello che è accaduto: “Possibile” si chiede Ahmed “che uno venga schiaffeggiato solo perché è gay?”. Quattro adolescenti sdraiati su un prato gli urlano “ricchione!”. Ahmed risponde: “Cosa hai detto?” poi, nonostante la rabbia, decide di tornare a casa per non coinvolgere mia figlia in una rissa. Mi chiedo cosa sarebbe successo se Ahmed avesse accettato la provocazione.
Stamattina, davanti a un caffè, Giulia mi racconta un mondo che le sembra incredibile, che conosceva solo dai giornali o dai film, che non avrebbe mai immaginato di vedere dal vero. Milano diventerà come Roma? Anni di battute da telecaserma o da talk-shock hanno seminato il terreno: ciò che conta è trovare un “diverso” da pestare per passar la serata.
[1] Il nome è cambiato
6 Nov
Dieci storie, 23 paesi, un confine di 6800 chilometri. Sono i contenuti di The Iron Curtain Diaries:
Il 9 novembre 1989 crollava il muro di Berlino. Com’è cambiata la vita delle persone cresciute lungo la Cortina di Ferro? Che fine hanno fatto i loro sogni? “The Iron Curtain Diaries” è un progetto multimediale sulla caduta del Muro, prodotto da PeaceReporter, Prospekt, On/off e Becco Giallo, media partner Bonsai TV.
Da lunedì prossimo, 9 novembre, sarà attivo anche un sito dedicato a questo progetto, inaugurato in contemporanea con le presentazioni a Milano alla Galleria Wannabee e a Berlino al Festival of Freedom. Per intanto si può leggere un articolo su PeaceReporter e visitare il relativo canale Youtube.
8 Oct
Nonostante ci sia ancora chi sostiene l’inesistenza del fenomeno a fronte di continue smentite e nonostante ci sia chi invece in Lombardia va in giro sotto scorta per aver fatto pubblicamente nomi ed eventi (stasera peraltro sarà presente ad Annozero), la criminalità organizzata c’è nella capitale economica del paese. A raccontare questa storia in un libro sono stati due giornalisti, Davide Carlucci e Giuseppe Caruso. Il lavoro lavoro si intitola A Milano comanda la ‘ndrangheta (Ponte alle Grazie, settembre 2009) e così si presenta:
[...] Decine di inchieste, centinaia di arresti, migliaia di chilogrammi di droga sequestrati: nel capoluogo lombardo il contrasto alla criminalità organizzata di origine calabrese è diventato la priorità per magistrati e forze dell’ordine. Eppure la politica, anche per complicità, preferisce continuare a parlare di rom e prostituzione nelle strade, di immigrati irregolari e furti negli appartamenti, dimenticando il problema principale. Mentre la maggioranza in consiglio comunale, grazie ad un cavillo, fa saltare l’insediamento di una Commissione antimafia cittadina. Questo libro, documentatissimo, ricostruisce le trame complesse e intricate dell’attività delle varie cosche calabresi, ma anche degli altri gruppi criminali che operano in città: dalla Camorra a Cosa nostra, passando per i gruppi stranieri. Un’attività incessante, che fa di Milano un enorme mercato della droga, per alcuni il più grande d’Europa. Il tutto mentre si avvicina l’appuntamento dell’Expo 2015, con la sua enorme torta di affari da 20 miliardi di euro che fa gola a tanti, soprattutto alla ‘Ndrangheta. La borghesia milanese è pronta a resistere o anche questa volta si accorderà?
Il giudice Guido Salvini, sul numero di aprile 2009 della rivista Intelligence, in proposto ha parlato delle mafie invisibili scrivendo che:
Nelle province del Nord, si ha un quadro certo non di controllo del territorio, impossibile per la diversità della mentalità e delle abitudini di vita rispetto alle zone di origine delle cosche, ma di un controllo “selettivo” anonimo e socialmente quasi invisibile su persone e settori economici che vengono via via inglobati in un mondo illecito parallelo con forme di potere e regole proprie. In ogni settore in cui le cosche silenziosamente prevalgono, forti di una liquidità senza limiti e di una capacità di intimidazione che basta spesso essere “percepita” senza essere “agita”, siano tali settori i lavori edilizi o le cooperative di facchinaggio o il trattamento dei rifiuti, vengono meno le regole fondamentali dell’economia legale e quindi la libera concorrenza tra operatori economici, le norme poste a tutela della sicurezza del lavoro, il rispetto dei vincoli ambientali e prevale invece il lavoro nero e il sub-appalto senza controlli.