Strage Bologna: Ciavardini (possibile) indagato per reticenza

Standard

Strage alla stazione di Bologna, 2 agosto 1980

Rifiuta di dire chi lo ha ospitato a Villorba di Treviso e chi ha coperto la sua latitanza fornendogli documenti falsi e mezzi di trasporto, come un motorino con cui si spostava nella provincia veneta. Si dichiara innocente per omicidi eccellenti per i quali stato condannato, come quello del giudice Mario Amato, assassinato a Roma il 23 giugno 1980, e disconosce qualsiasi suo ruolo nell’eccidio alla stazione di Bologna del 2 agosto, 85 morti e oltre 200 feriti.

Luigi Ciavardini, 56 anni il prossimo 29 settembre, si presenta in aula come testimone nel processo che vede unico imputato il neofascista Gilberto Cavallini, accusato di concorso in strage. In corridoio, poco prima, si era definito la ottantaseiesima vittima a cui vanno aggiunti gli altri due Nar condannati in via definitiva, Valerio Fioravanti e Francesca Mambro, che saranno sentiti tra il 23 e il 25 maggio prossimi. E finisce per accapigliarsi con il presidente della Corte d’Assise di Bologna, Michele Leoni, e con i pubblici ministeri che gli hanno ricordato l’obbligo di dire tutto ci che sa.

Continua a leggere su Antimafia Duemila

Trattativa Stato-Mafia, depistaggi e vittime di un ventennio

Standard

Trattativa Stato-mafia

Andiamo all’inizio. Anzi, a una fine che un inizio della trattativa tra lo Stato e la mafia. Andiamo al 30 gennaio 1992, il giorno in cui la Cassazione conferma le condanne del maxiprocesso. Giovanni Falcone e Paolo Borsellino sarebbero potuti partire da qui per colpire anche i referenti istituzionali di Cosa Nostra.

Successe altro, invece, nel densissimo periodo che segu, venne costruita, anello dopo anello, una catena di fatti. Alcuni sono noti. Tra questi, il ministro Calogero Mannino, nel febbraio, parl a un maresciallo dei carabinieri, Giuliano Guazzelli, poi assassinato il 4 aprile successivo. Gli disse: “Ora uccidono me o Lima” e a essere ammazzato fu, il 12 marzo, il secondo, Salvo Lima, luogotenente del potere andreottiano sull’isola. Ne segu un’allerta che raccolse le parole di una fonte confidenziale secondo cui politici di primo piano erano a rischio attentato. Criminalit organizzata, certo, era la matrice delle minacce, ma non solo. Si parlava anche di destabilizzazione. Prodromi di una Seconda Repubblica.

Termini che richiamavano gli anni cupi che, tra i Settanta e gli Ottanta, avevano segnato una lunga scia di sangue nelle banche, sui treni o nelle stazioni. Nei Novanta, invece, si puntava su uomini di partito. Dc, Psi e Pds, sorto dopo la svolta della Bolognina dalle ceneri del Pci. E tornava un altro termine, fin troppo esplicito: stragi. Vicine, vicinissime, da compiersi entro il luglio 1992.

Continua sul FattoQuotidiano.it

Caso Uva: “Perch stato omicidio preterintenzionale”

Standard

Il caso di Giuseppe Uva

“Le condizioni di Giuseppe Uva erano fin da subito tali da imporre la chiamata al 118 […] con il duplice risultato di fornire al paziente l’assistenza necessaria facendo cessare ogni turbativa della quiete pubblica”. Invece la richiesta di intervento fu annullata e “sproporzionato” stato il dispiegamento di forze dell’ordine – una gazzella dei carabinieri e tre volanti della polizia – per avere ragione di due uomini che avevano alzato troppo il gomito.

Questi sono solo alcuni passaggi della durissima richiesta alla Corte d’assise d’appello da parte del sostituto procuratore generale di Milano Massimo Gaballo. La vicenda quella di Giuseppe Uva, l’operaio di 43 anni morto all’ospedale di Varese la mattina del 15 giugno 2008 dopo essere stato fermato da due carabinieri e sei poliziotti, processati e assolti in primo grado dall’accusa di omicidio preterintenzionale e sequestro di persona.

Continua a leggere sul FattoQuotidiano.it

Un punto sul processo lussemburghese al “seminatore” di bombe (Bommeleer) per gli attentati avvenuti tra il 1984 e il 1986

Standard

Per maggiori informazioni si veda qui.

“Mi cercarono l’anima”: il libro inchiesta sulla storia di Stefano Cucchi che chiede sostegno ai lettori e si produce dal basso

Standard

Mi cercarono l'animaMi cercarono l’anima un libro inchiesta che racconta la storia di Stefano Cucchi, il giovane romano morto secondo una recente sentenza per malnutrizione, fatto che com’ noto provoca contusioni, ecchimosi e lesioni d’altro genere. Il volume, in uscita il prossimo 22 ottobre, lo pubblica Altreconomia, l’ha scritto Duccio Facchini e viene finanziato attraverso Produzioni dal basso. Abbraccia la ricostruzione dei “vinti” e questa la storia che racconta:

Stefano Cucchi, geometra trentunenne con la passione per la boxe, muore a Roma il 22 ottobre 2009, nel letto del presidio ospedaliero protetto Sandro Pertini per “presunta morte naturale”. Una settimana prima era stato arrestato per possesso di sostanze stupefacenti. Per 7 giorni rester nelle mani dello Stato: dai carabinieri alla polizia penitenziaria, dai funzionari del Dipartimento dellAmministrazione penitenziaria al magistrato che ne convalida il fermo per direttissima, dai medici del carcere di Regina Coeli e dell’ospedale Fatebenefratelli al personale del presidio Pertini. In 7 giorni, prima di morire, perder quasi 10 kg. La famiglia lo rivedr solo dopo la morte, dietro a una teca di vetro: sul suo corpo, inequivocabili segni di percosse. Dopo tre anni e mezzo di processo, la recente sentenza commina condanne lievi ai medici, assoluzione per tutti gli altri, compresi i tre agenti di Polizia penitenziaria accusati di aver pestato Cucchi nelle celle di sicurezza del tribunale di piazzale Clodio, in attesa delludienza.

E perch appoggiarsi a Produzioni dal basso?

Un libro imparziale – ma non neutrale – che ha bisogno del sostegno di chi crede nell’informazione indipendente e dal basso. Altreconomia, cooperativa d’informazione senza padroni politici o commerciali, un editore tanto forte negli ideali quanto minuto nelle risorse: perci non si vergogna di chiedere aiuto alle persone e ai gruppi sensibili a questo tema. Ci piacerebbe che questo libro vedesse la luce proprio entro il 22 ottobre 2013, quarto anniversario della morte di Stefano Cucchi.

Per questo il libro lo si prenoti gi andando qui.

Eventi mediatici: Bradley Manning non un “bambino reale”, su Fairness & Accuracy in Reporting

Standard

Chi invece il processo a Manning vuole seguirlo, pu farlo sul sito della Press of the Freedom Foundation dove ci sono le trascrizioni delle udienze.

Left, in Lussemburgo il processo al “seminatore di bombe” che ag tra il 1984 e il 1986 e che richiama Stay Behind e Gelli

Standard

Un processo in corso in Lussemburgo di cui nessuno in Italia ha parlato, con l’eccezione di Celine Torrisi sul settimanale Left uscito nel numero del 4 maggio 2013 con l’articolo Gladio e il principato. Dall’abstract pubblicato sul sito della rivista:

cominciato da pochi mesi il processo per le bombe esplose in Lussemburgo dall’84 all’86. Due gendarmi gli imputati. La difesa chiama in causa la rete Stay Behind e ricorda che Gelli in quegli anni si trovava nel Paese. Un testimone parla del coinvolgimento della stessa organizzazione anche nella strage di Bologna

C’ un processo nel piccolo Stato di Lussemburgo, al confine tra la Germania, il Belgio e la Francia che sta facendo tremare l’intera Europa. Viene considerato “il processo del secolo” e viene chiamato indifferentemente o il “Processo fiume” o “Caso Bommeleer” (in italiano potrebbe essere tradotto: “Il caso del seminatore di bombe”).

E sopra la versione integrale dell’articolo.

Ex Jugoslavia: il processo dell’Aja al genocida Ratko Mladic rinviato per errori nella trasmissione di atti alla difesa

Standard

Ratko Mladic on a wall in Belgrade

Sarebbe dovuto partire il processo a Ratko Mladic, il boia di Srebrenica accusato di genocidio, crimini di guerra e crimini contro l’umanit, eppure, come racconta Christian Elia su E Il mensile, c’ stato quel pasticciaccio brutto dell’Aja:

Dopo una sola udienza, celebrata ieri, tra tensioni e polemiche, Alphons Orie, presidente del tribunale speciale per i crimini nella ex Jugoslavia commessi durante il conflitto degli anni Novanta, confluita nel Tribunale Penale Internazionale, ha dichiarato: “La corte ha ritenuto opportuno sospendere la presentazione delle prove dell’accusa, il processo rimandato a data da definire”. Che succede? In sostanza per ora salta di sicuro l’udienza del 29 maggio, quando dovevano comparire i primi testimoni. La corte, gi ieri, aveva riconosciuto che l’accusa aveva commesso un errore nella trasmissione di alcuni documenti alla difesa. Gli avvocati di Mladic luned scorso avevano chiesto un aggiornamento di sei mesi.

Continua qui. Si veda anche quello che si scriveva solo qualche giorno fa su Scotsman.com.

Valeria Gandus sul Fatto Quotidiano: Mauro Rostagno, un processo iniziato da un anno e da un anno sotto silenzio

Standard

Valeria Gandus, sul blog che tiene sul sito del Fatto Quotidiano, scrive di Mauro Rostagno, processo sotto silenzio:

da un anno che il processo va avanti, imputati Vincenzo Virga e Vito Mazara, nel disinteresse della grande stampa. Eppure ogni udienza riserva qualche sorpresa. Ieri la sorpresa si chiamava Angelo Siino, il cosiddetto ministro dei lavori pubblici di Tot Riina, pentito di mafia. Quattro ore di deposizione, un viaggio a ritroso nel tempo, alla Trapani degli anni Ottanta, completamente in mano alla mafia, agli appalti truccati, ai politici in ginocchio. E al delitto Rostagno, del quale Siino aveva gi parlato 17 anni fa, nei primissimi tempi del suo “pentimento”: “Collaboravo da un mese” precisa oggi Siino. E da quel verbale di tanti anni fa (ma solo cinque dopo la morte di Rostagno) si dipana il racconto che il pentito fa in aula.

Continua qui.

E ora il “Filmgate” sull’affaire Mediaset e Mediatrade si chiede di raccontarlo alla procura di Roma

Standard

Filmgate di Paolo NegroDa qualche giorno uscito per Editori Riuniti Filmgate – Come Berlusconi ha ucciso il cinema italiano, libro-intervista che il giornalista Paolo Negro ha scritto dialogando con il produttore Silvio Sardi a proposito della compravendita di diritti televisivi da parte di Mediaset e Mediatrade, oggetto di un processo. E oggi l’ufficio stampa della casa editrice ha diffuso un comunicato in cui fa sapere che Sardi, ai tempi un insider della vicenda, stato convocato dalla procura di Roma come persona informata sui fatto. Nella nota si legge infatti:

[Nel volume] si ricostruisce come quel meccanismo di aumento dei prezzi fosse stato “denunciato” proprio [dal produttore] a Paolo Berlusconi, Pier Silvio Berlusconi, Marcello Dell’Utri, Fedele Confalonieri, e all’allora top manager Mediaset Roberto Pace. E a tutti non solo furono ripetute le stesse cose, ma fu spiegato nei dettagli, chiarendo anche il ruolo che aveva il consulente Mediaset Daniele Lorenzano (chiamato in causa pi volte nel processo). Compaiono quindi documenti, lettere e numeri di contratti. Sardi, che per due anni circa fu anche azionista della societ collegata al Giornale per la pubblicazione dell’inserto piemontese del quotidiano, produttore di film come Honolulu Baby, racconta cos i meccanismi “che non rispondevano a nessuna logica di mercato”.

E soprattutto fa vedere i contratti di cessione dei diritti televisivi, in cui si dimostra come Mediaset prima rifiutasse di acquisire i diritti a prezzi di mercato e poi li acquistasse da societ diverse a prezzi quintuplicati. E ora i magistrati hanno convocato Silvio Sardi, che nei giorni scorsi stato vittima di minacce e atti di vandalismo, come “persona informata sui fatti”, alla fine del mese di marzo.

Per leggere ancora a proposito del libro, si veda qui.