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Xaaraan – Il blog di Antonella Beccaria

Non credo nelle otto del mattino. Però esistono. Le otto del mattino
sono l'incontrovertibile prova della presenza del male nel mondo
Gli ultimi giorni, Andrew Masterson


Le stragi ferroviarie tra storia e memorie

L’associazione Piantiamo la memoria ne sta organizzando di appuntamenti per far in modo che certi periodi della storia italiana non vengano dimenticati. Dopo quella del 6 aprile scorso, Memorie sul binario vivo, il prossimo 13 maggio – a ridosso del giorno della memoria dedicato alle vittime del terrorismo – è la volta dell’evento Le stragi ferroviarie tra storia e memorie – Dall’Italicus al Rapido 904, passando dalla stazione di Bologna. E non a caso dato, che il 4 agosto saranno trascorsi 40 anni dalla bomba dell’Italicus (12 morti e 48 feriti) e il 23 dicembre 30 da quella del Rapido 904 (17 morti e 267 feriti).

All’evento del 13 maggio, fissato a Bologna a partire dalle 17.30, saranno presenti la storica Cinzia Venturoli, lo scrittore Carlo Lucarelli, Rosaria Manzo (presidente dell’associazione vittime del Rapido 904), Anna Pizzirani (per l’associazione vittime della strage alla stazione di Bologna) e Franco Sirotti, fratello di Silver Sirotti, vittima della strage dell’Italicus. A coordinare il giornalista Rai Filippo Vendemmiati. Qui il pdf con il programma completo.

La tredicesima ora, la nuova trasmissione di Carlo Lucarelli, in onda a partire dal 18 aprile prossimo in seconda serata su Raitre: otto storie di ultimi che non si sono arresi e hanno reagito.

Lucarelli Racconta

Raitre cancella Blu Notte di Lucarelli. Per poche decine di migliaia di euro. Ed è vero, rimandando un’eventuale nuova stagione al 2014. E così in rete parte una petizione, CDA RAI, Presidente della RAI, Direttore Generale Rai, Direttore RAI 3: Non chiudete il programma Di Carlo Lucarelli:

Le stragi di Stato, il terrorismo, le mafie, i delitti eccellenti, i tragici giorni del G8, le morti in carcere e sul lavoro, le ecomafie che divorano il territorio. Per quattordici anni Carlo Lucarelli, su Rai 3, ci ha raccontato di misteri ancora irrisolti. Storie nere che pesano come macigni sul nostro passato ma anche sul nostro futuro.

È importante raccontarle, queste storie, per ricordare e interrogare le tante pagine oscure e incomplete che hanno segnato, con tratto indelebile, la storia del nostro Paese. Eppure la trasmissione di Lucarelli è sparita dai palinsesti della Rai.

Non è una buona notizia; non chiudiamolo, questo programma.

Per chi volesse sottoscrivere la petizione, il link è questo.

Ecco il trailer del documentario in bianco e nero Voci in nERo, scritto insieme al regista Riccardo Marchesini.

Una voce nella notte: è quella di uno speaker radiofonico che diffonde nell’etere le pagine di romanzi noir, dando voce ad alcuni dei più importanti scrittori di genere del nostro paese. Carlo Lucarelli, Loriano Macchiavelli, Grazia Verasani ed Eraldo Baldini descrivono le ambientazioni delle proprie storie, ritraendo un’Emilia Romagna oscura e misteriosa, in cui Bologna rivela tutto il fascino di una città celata e contraddittoria, che porta vive le ferite di una cronaca incancellabile.

Dimenticate l’Emilia Romagna descritta come terra solare e paciosa con i suoi abitanti ingenui dediti alla buona tavola e alle avventi donne. C’è un’altra Emilia e c’è un’altra Romagna. Quella delle riviera invernale e solitaria, quella degli Appennini abbandonati e ripopolati dai lupi, quella delle periferie abitate da nuove etnie, quella delle stragi, delle bande e del dolore che non si cancella.

Lucarelli Racconta - Speciale Falcone e Borsellino

Sono trascorsi vent’anni esatti dall’omicidio di Giovanni Falcone, di sua moglie, Francesca Morvillo, e degli agenti della scorta, Rocco Dicillo, Antonio Montinaro e Vito Schifani. Carlo Lucarelli ha dedicato uno speciale della sua trasmissione alle stragi del 1992 e del 1993. E sul blog Finanza e potere del Sole24Ore il giornalista Giuseppe Oddo scrive delle ipotesi sui mandanti occulti, oltre che a Falcone fu impedito di indagare su Gladio.

Lucarelli Racconta

Riparte questa sera su RaiTre la trasmissione Lucarelli Racconta di Carlo Lucarelli. La prima puntata alla quale ho collaborato si intitola Nicola Calipari, in quel luogo e in quel momento:

La storia di Nicola Calipari, un poliziotto atipico, colto e gentile, con un grande senso dello Stato. Dagli inizi della sua carriera in Calabria, dove contrasta le attività criminali della ‘ndrangheta, alla Seconda Guerra del Golfo, in Iraq, dove è presente come capo del reparto delle operazioni speciali all’estero del SISMI.

A Baghdad nella notte del 4 marzo del 2005 in un punto della pericolosa Route Irish il destino di quel poliziotto si incrocia con i destini di altre due persone in modo fatale: il soldato statunitense Mario Lozano e la giornalista italiana Giuliana Sgrena appena liberata dopo un rapimento. Calipari viene ucciso dal fuoco della mitragliatrice di Lozano, mentre con il proprio corpo fa scudo alla giornalista.

La linea che sottende tutte le sei puntate di questa serie è quella tracciata dallo scrittore Giorgio Scerbanenco quando scriveva: “Chi mette la mano davanti alla locomotiva in corsa? [...] Porre la mano davanti alla locomotiva a volte significa fermarla”. I nostri uomini davanti a un treno sono questi:

Da un poliziotto scomodo a un amministratore politico onesto, da un giornalista curioso a un medico che fa semplicemente il suo dovere di cittadino: figure di questo genere, esemplari ma allo stesso tempo comuni, in cui è possibile riconoscersi, danno la possibilità di immaginare una realtà migliore in cui le regole e la legalità vengono rispettate.

Alle singole storie fanno da sfondo i problemi irrisolti del nostro Paese: le organizzazioni mafiose, le zone grigie di connessione tra politica e criminalità, l’assenza dello Stato, il terrorismo, l’emarginazione culturale e sociale, la pericolosità dei meccanismi economici e finanziari.

La seconda puntata a cui ho collaborato si intitola “Gli uomini dello Stato” e andrà in onda il prossimo 28 maggio. Sono le storie di Boris Giuliano, Pasquale Juliano, Giuseppe Montalto e Loris Giazzon.

Ero amico di Angelo Fabbri

È una Bologna di crinale, quella raccontata nel libro “Ero amico di Angelo Fabbri” di Enrico Gulminelli (Pendragon, 2012). Da un lato i tramontanti anni di piombo, i carri armati per strada, le contestazioni, le bombe. Dall’altro gli Ottanta con i delitti del mostro di Firenze e con la catena degli omicidi neonazisti di Ludwig a nord, iniziati nel 1977.

È una Bologna “che si prepara agli anni della Uno bianca”, dice Carlo Lucarelli, che firma la prefazione al libro di Gulminelli, in cui c’è una facoltà universitaria che ha aperto da poco, il Dams, il corso che porta a laurearsi in discipline delle arti, della musica e dello spettacolo. E un allievo, Angelo Fabbri, 26 anni, promessa della ricerca accademica sotto l’egida di Umberto Eco e di Paolo Fabbri, sparisce tra il 30 e il 31 dicembre 1982.

Era un ragazzone eclettico che, abbandonati gli studi in fisica, decise di dedicarsi a materie umanistiche coniugando ancora la scienza, ma in parallelo ai fumetti, alla musica, alla cucina. Fino a quando, proprio in quel San Silvestro di 30 anni fa, Angelo Fabbri venne trovato morto, assassinato da 11 coltellate. A lui seguirono nel giro di una manciata di mesi i delitti della docente del Dams Francesca Alinovi, uccisa con 47 coltellate superficiali di cui una mortale, e di Leonarda Polvani, iscritta a quella facoltà per quanto lavorasse come designer di gioielli.

Per il delitto Alinovi, la giustizia ha condannato il suo giovane compagno, Francesco Ciancabilla, mentre per Leonarda Polvani, trovata in una grotta della Croara, alle porte di Bologna, non c’è colpevole. Così come non c’è colpevole per Angelo Fabbri, finito dopo i due successivi due omicidi nel novero dei delitti del Dams, espressione usata per riunire quelle morti forse malcelando la voglia – smentita – di un serial killer che si aggirasse nel mondo dell’arte bolognese.

Il libro di Gulminelli, tuttavia, non è una “narrazione di cronaca”, aggiunge ancora Lucarelli, “uno di quelli che tendono a essere un coacervo di sensazionalismo. Ma è il racconto di un ambiente, di un periodo e di una persona” attraverso i ricordo di un amico. Gulminelli non era solo un amico di Angelo Fabbri, era uno dei migliori, e per 7 anni con lui ha condiviso la vita prima nell’appartamento di via Ciamician e poi in quello di via Mirasole, da cui il ventiseienne uscirà per poi venire ammazzato.

Continua sul Fatto Quotidiano

Era stato invitato a parlare del suo libro, La costituzione e i diritti. Una storia italiana, un testo che abbraccia la storia di Magistratura Democratica (Md) dal primo governo di centro sinistra al quarto esecutivo Berlusconi. Ma Giovanni Palombarini, 74 anni, goriziano, entrato in magistratura nel 1963 e investito di inchieste sul terrorismo negli anni di piombo, ha concentrato parte del suo discorso a Politicamente Scorretto sullo stato attuale della giustizia, che definisce una “catastrofe”. È un campo che conosce bene, quello della magistratura, e che gli è capito di aver subito anche, essendo stato rimosso dalla carica procuratore generale aggiunto della corte di Cassazione per “carenza di motivazione”.

Sta di fatto che Palombarini non è mai piaciuto molto a certi ambienti fin dai tempi in cui contribuì a fondare Md per arrivare, nel corso degli anni, all’esplicito sostegno a battaglie civili, come per le unioni di fatto anche tra persone dello stesso sesso. E dialogando con Pasquale Liccardo, giudice del tribunale di Bologna, e con Carlo Lucarelli, non esprime giudizio positivo.

“Se guardiamo alla crisi della giustizia”, dice appunto, “siamo di fronte a una situazione nella quale non credo sarebbe esagerato utilizzare la parola catastrofe”. Per dare una misura di quanto sia profonda, il magistrato cita un esempio. È quello di un avvocato civilista veneto che sta seguendo un caso che deve giungere a sentenza d’appello. Ma c’è un problema: l’udienza per quel processo è stata fissata per il 2018.
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Ad alta voce

Le prime parole per l’Italia le pronunceranno Nando Dalla Chiesa e i familiari delle tre associazioni vittime che hanno sede a Bologna, quelle della strage di Ustica del 27 giugno 1980, della bomba alla stazione scoppiata il successivo 2 agosto e della banda della Uno bianca, che colpì dal 1987 al 1994 uccidendo 24 persone. A loro, infatti, è affidato il via dell’undicesima edizione della maratona di lettura Ad alta voce che venerdì 7 ottobre e sabato 8 fa tappa nel capoluogo emiliano-romagnolo (le altre città sono Venezia, dove c’è stata la settimana scorsa, e Cesena, contemporanea a quella bolognese). Un’iniziativa che, volendo incentrarsi sui 150 anni dell’unità d’Italia, ha deciso di esordire domani alle 18 in prefettura proprio con chi un pezzo della storia del Paese ce l’ha scritto addosso o nella propria famiglia.
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Giulio Cavalli, attore sotto scorta per aver fatto i nomi dei malavitosi al nord nel corso dei suoi monologhi teatrali e consigliere regionale della Lombardia, porta in scena uno spettacolo intitolato L’innocenza di Giulio. Processo Andreotti al centro dello “spettacolo”. Ecco di seguito cosa scrive in proposito Il Fatto Quotidiano.

Sette volte presidente del consiglio. Più di mezzo secolo da protagonista della vita politica italiana. Tanti soprannomi. E tanti segreti. Ma una certezza: “Andreotti non è stato assolto”. Così recita il sottotitolo de “L’innocenza di Giulio”, il nuovo spettacolo dell’attore-autore Giulio Cavalli, in prima nazionale questa sera al Teatro della Cooperativa di Milano.

Andreotti si è salvato grazie alla prescrizione. Ma la storia, secondo Cavalli, dice che l’ex leader della Dc si è seduto al tavolo della mafia. E questo va spiegato. Anche con il teatro. In uno spettacolo-monologo in cui testimonianze, deposizioni e lettura degli atti giudiziari si alternano per raccontare il processo per mafia che ha coinvolto una delle figure politiche più controverse della politica italiana. Cavalli, a un certo punto, si farà lui stesso Andreotti. E a mani giunte e Bibbia in mano citerà alcune delle dichiarazioni da lui rese nel corso del dibattimento.
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Alceste CampanileL’omicidio di Alceste Campanile, avvenuto il 12 giugno 1975, è rimasto per quasi venticinque anni un mistero – si diceva – che a un certo punto si è innestato sul caso del sequestro e dell’assassinio di Carlo Saronio. Oggi è un mistero che, a meno di risultanze processuali che cambino le carte in tavola in appello e in Cassazione [il testo è stato scritto prima del processo di secondo grado a Paolo Bellini, condannato per questo delitto. Si veda qui. NdB], sembra essere stato chiarito e non c’entra nulla con la sorte dell’ingegnere milanese. Anche se sulla vicenda specifica rimangono dubbi. Dubbi sulla matrice dell’omicidio: per la giustizia, frutto di un litigio improvviso con un reo confesso che se n’è addossato la responsabilità; per la famiglia, che sottolinea una serie di lacune nell’indagine, originato e consumatosi negli ambienti dell’estrema sinistra reggiana. Ma come accade che i due casi a un certo punto si incrocino?

Carlo SaronioPer capirlo occorre ripercorrere la vicenda dall’inizio. Siamo nel cuore dell’Emilia Romagna, provincia di Reggio, sono le undici di sera, l’estate è ormai incombente, e una coppia sta percorrendo in auto la strada provinciale che da Montecchio porta a Sant’Ilario. Lei a un certo punto chiede al marito di fermarsi, non si sente bene ed è meglio che scenda e faccia quattro passi. Ma appena la donna mette piede nel campo a lato della carreggiata, si imbatte in una specie di fagotto: è il corpo di un uomo, un giovane, che giace supino ed è sdraiato sopra il braccio destro ritorto dietro la schiena. Sopra la camicia indossa un giubbotto di tela leggera e su di esso è chiaramente visibile una macchia di sangue provocata da un proiettile che gli si è piantato in un polmone. Porta anche un paio di occhiali da sole che si sono spostati sulla fronte: sotto di essi c’è un secondo foro, largo, un foro d’uscita perché qualcuno gli ha sparato alla nuca.
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Schegge contro la democraziaL’articolo che segue, a firma di Giulia Gentile, è stato pubblicato sul quotidiano L’Unità ieri, 25 luglio, a pagina 2 dell’edizione dell’Emilia Romagna. Riprende alcuni punti contenuti all’interno di Schegge contro la democrazia, scritto con Riccardo Lenzi e in uscita mercoledì prossimo per i tipi di Socialmente Editore. A proposito di dopodomani e del volume, due segnalazioni: il 28 luglio, a mezzogiorno, presso la sede dello Spi-Cgil Emilia Romagna (coeditore insieme allo Spi-Cgil territoriale di Bologna, via Marconi 69) ci sarà la conferenza stampa di presentazione mentre se ne tornerà a riparlare il 31, alle 21, presso la libreria Ambasciatori con Carlo Lucarelli. Qui il pdf (128KB) con il dettaglio dei due appuntamenti.

Istantanea da un giorno qualunque, ad una manciata di ore dalla strage di Bologna. Da un paio di settimane, i terroristi neri Valerio Fioravanti e Francesca Mambro – poi condannati in via definitiva insieme a Luigi Ciavardini come esecutori materiali dell’attentato alla stazione di Bologna – sono ospiti in Sicilia del dirigente del gruppo di estrema destra Terza posizione, Francesco ‘Ciccio’ Mangiameli, che poi uccideranno a settembre dello stesso anno tentando di far sparire il cadavere nel lago romano di Tor de’ Cenci. Per i giudici è a casa di Mangiameli, eliminato per essere diventato un testimone pericoloso della strage, che la coppia dei Nuclei armati rivoluzionari (Nar) incontra un tale Gaspare Cannizzo.
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Mentre si è tornati a parlare di navi dei veleni (qualche giorno fa in proposito si segnalava il pezzo di Biagio Simonetta pubblicato su Nazione Indiana, ‘Ndrangheta: viaggio nelle terre radioattive), c’è chi si vede trascinare nelle peste per aver raccontato di un libro che affronta l’argomento e di cui si era scritto anche da queste parti. Accade a Loredana Lipperini:

Sono stata convocata in questura, per una querela. Berlusconi? No. La causa è una recensione a Navi a perdere di Carlo Lucarelli. Precedenti: uno e due. Qui, approfondimento.

Navi a perdere di Carlo LucarelliLa collana Verdenero di Edizioni Ambiente ha esordito ormai un anno e mezzo fa – era il maggio 2007 – per raccontare storie di ecomafia. E così a lungo ha fatto, attraverso gli strumenti della narrativa messi a disposizione da molti autori del panorama nazionale italiano, come Giancarlo De Cataldo, Wu Ming, Simona Vinci, Loriano Macchiavelli o Eraldo Baldini. Sebbene molti dei volumi giù usciti siano testi di pregio, ognuno dei quali affronta una specifica tematica riconducibile all’argomento che sottende la collana, quello appena pubblicato e firmato da Carlo Lucarelli, Navi a perdere, è eccezionale. Eccezionale per diverse ragioni: innanzittutto abbandona la fiction e racconta una storia vera, quella delle “navi dei veleni”; è chirurgico nel suo racconto, preciso, talmente asettico da farla annusare, la sporcizia di cui parla; e dimostra come, abbandonando qualsiasi proposito dietrologico, non si possa negare che determinate vicende ce l’hanno, un retroterra oscuro.

“Protagonista” del libro è la Jolly Rosso, una motovane da carico che appartiene alla Ignazio Messina & Co e che nel 1988 si era guadagnata una trista fama: andare a riprendersi i 9.535 bidoni contenenti sostanze tossiche – vale a dire la diossina di Seveso – buttati sulla costa libica dopo aver girato mezzo mondo ed essere stati respinti dai governi locali. Poi, un anno più tardi, cambia nome, la nave, solo Rosso, e ricomincia le sue traversate pur non riuscendo a liberarsi del ricordo del carico trasportato dalla Libia a La Spezia. Infine, il 14 dicembre 1990, un allarme del comandante annuncia che la nave sta affondando: recuperato l’equipaggio, però, l’imbarcazione non va giù, si insabbia sui fondali bassi di Formiciche, in provincia di Catanzaro.
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Carmilla Online pubblica, in occasione dell’uscita di un nuovo libro della collana VerdeNero per le Edizioni Ambiente, il testo Lucarelli: “Navi a perdere a perdere” e il caso della Jolly Rosso di cui si legge:

Un uomo entra in un bar, prende un caffè, risale in auto e muore. Chi è? Perché niente nella sua storia è quello che appare? Carlo Lucarelli racconta la vicenda di Natale De Grazia, unico testimone al processo della Jolly Rosso, la nave dei veleni, per scoprire la verità celata dietro uno dei più grandi scandali dell’ecomafia italiana: un micidiale traffico di rifiuti tossici e radioattivi affondati nel Mediterraneo insieme alle navi, a perdere, che li trasportano. Pubblichiamo, a corollario dell’importante libro di Lucarelli, parte di un’inchiesta di Riccardo Bocca, vicedirettore dell’Espresso, che nel 2004 affondò il bisturi nel pantano radioattivo del caso “Jolly Rosso”.

Intrigo Rosso
Dall’inchiesta sullo spiaggiamento della nave della Messina oltre al traffico di rifiuti radioattivi emerge quello delle armi. Lo spionaggio internazionale. I servizi segreti. La massoneria. E pesanti indizi sull’omicidio di Ilaria Alpi in Somalia.

Qui la scheda del libro di Carlo Lucarelli mentre, per quanto riguarda approfondimenti sulla vicenda della Jolly Rosso, ecco qualche link:

Wikileaks affair


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