Caso Toni-De Palo, il segreto di Stato che non scade mai. La lettera dei familiari a Mattarella da un anno senza risposta

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Licio Gelli, origini e avventure del Venerabile

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Licio Gelli, origini e avventure del Venerabile

Il 21 aprile 1919 Ettore Gelli e Maria Gori divennero genitori. Nasce infatti Licio, che alla fine del secondo conflitto mondiale era arrivato alla licenza di scuola media. Dal 1931 al 1937, infatti, aveva frequentato l’istituto tecnico arrivando fino al terzo anno, ma aveva interrotto gli studi diventando volontario nella 735° brigata spedita in Spagna.

Iscritto al Partito nazionale fascista il 29 ottobre 1940, era già entrato nel 1937 nella Milizia volontaria per la sicurezza nazionale (Mvsn) e nell’autunno nel 1939 fu richiamato nel 127° reggimento di fanteria, Divisione Venezia. Era un giovane con una certa inventiva, Licio, che aveva inviato al ministero della Guerra il progetto per un nuovo fucile mitragliatore, ma il disegno non venne preso in considerazione per una serie di difetti.

Poco male. Nel novembre 1940 fu trasferito a Firenze, da cui prese parte alle operazioni greco-macedoni e quando si diede inizio agli arruolamenti per dare vita al corpo speciale dei paracadutisti, fece domanda, entrando alla scuola di Tarquinia. Qui, incorporato nella 195° divisione Folgore, durante un lancio di esercitazione nel settembre 1941 riportò lesioni a entrambe le gambe e per questo fu riconosciuto inabile alle fatiche di guerra.

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Muore a 96 anni Licio Gelli, il capo della P2 e l’uomo dei segreti d’Italia

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Muore a 96 anni Licio Gelli, il capo della P2 e l'uomo dei segreti d'Italia

Aveva 96 anni, Licio Gelli, il maestro venerabile della famigerata loggia P2. Nato a Pistoia il 21 aprile 1919 e arruolatosi a 17 anni per combattere nella guerra di Spagna e poi gerarca fascista che collaborò con i nazisti salvandosi per aver fatto il doppio gioco con formazioni partigiane, era stato ricoverato nella clinica di San Rossore a Pisa e poi all’ospedale di Arezzo, ma alla fine era stato dimesso per tornare a Villa Wanda, la residenza di tre piani costruita nel Seicento e ristrutturata alla fine dell’Ottocento che aveva comprato alle porte di Arezzo e a cui aveva dato il nome della moglie. Qui si era trasferito nel 1970, quando ormai la sua ascesa era inarrestabile.

Di sé diceva: “Sono nato fascista e morirò fascista”. Il suo nome, per decenni, si è legato ai fatti più oscuri della storia italiana, dal dossieraggio del Sifar degli anni Sessanta al golpe Borghese della notte tra il 7 e l’8 dicembre 1970 alla vicenda Sindona, dalla strage dell’Italicus (4 agosto 1974) a quella della stazione di Bologna (2 agosto 1980), per la quale venne condannato in via definitiva a 10 anni per calunnia aggravata, fino al crac del Banco Ambrosiano di Roberto Calvi e ai movimenti del leghismo meridionale con relativi rapporti con Cosa nostra (attraverso nomi come quelli di Totò Riina e Bernardo Provenzano) per il quale fu indagato e poi prosciolto. E quando nel 1978 Aldo Moro andò incontro al suo destino, a Gelli venne attribuita la frase “il più è fatto”. Senza considerare che tutti gli esponenti dei comitati di crisi costituiti dopo il rapimento del presidente della Dc, a parte l’allora ministro dell’Interno Francesco Cossiga, erano iscritti alla P2.

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Caso Toni-De Palo, il fratello di Graziella: “A 35 anni dalla scomparsa ancora manca una verità certa”

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Graziella De Palo

Messaggio di Giancarlo De Palo, a 35 anni dalla scomparsa di sua sorella Graziella, la giornalista sparita a 24 anni da Beirut il 2 settembre 1980 insieme al giornalista Italo Toni, 50:

Roma, 1 settembre – A 35 anni dalla loro scomparsa, sulla sorte dei giornalisti Graziella De Palo e Italo Toni ancora manca una verità certa. Rapiti in Libano e uccisi dall'”Organizzazione per la Liberazione della Palestina” il 2 settembre del 1980, sulla vicenda dei due cronisti nel 1984 Bettino Craxi mise il Segreto di Stato. A oggi, 35 anni dopo, lo Stato italiano ha desecretato alcuni e non tutti i documenti relativi all’omicidio: una vicenda legata a doppio filo con la strage di Bologna e con i rapporti tra servizi segreti italiani e palestinesi. Sullo sfondo, il cosiddetto Lodo Moro, scaduto definitivamente nell’agosto scorso.

La famiglia De Palo chiede quindi alle Istituzioni e al Presidente del Consiglio, Matteo Renzi, di permettere la massima trasparenza su una vicenda della storia recente dell’Italia cancellata ad arte dagli annali delle cronache, ma indicativa di oscuri accordi e dinamiche che hanno da sempre caratterizzato la storia del nostro Paese.

“È assurdo – spiega Giancarlo De Palo – che a 35 dalla loro scomparsa ancora non si possa avere una verità certa su come siano andate le cose né piangere sul corpo di mia sorella, morta a soli 24 anni. La nostra famiglia – prosegue De Palo – è stata quasi sempre lasciata sola e alle nostre richieste è stata messa la sordina. Chiediamo quindi che chi sa, sia costretto a dire la verità sulla fine di Graziella e Italo e al governo di sostenerci in modo concreto, in primis adoperandosi finalmente per il rimpatrio dei poveri resti”.

Da Vice Italy, “Le torture della CIA dalla A alla Z”: fumetto di Oscar Rickett e Krent Able sulle violazioni Usa

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Le torture della CIA dalla A alla Z

Ancora a proposito delle torture della Cia, Vice.com (edizione italiana) pubblica il post Le torture della CIA dalla A alla Z, fumetto (in inglese) di Oscar Rickett con illustrazioni Krent Able. Quando si dice fare inchiesta per immagini.

(Via @capblicero e Marco Nurra su Twitter)

Graziella De Palo e Italo Toni: il fratello della giornalista lancia una petizione per il rimpatrio delle salme dopo 34 anni

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Italo Toni e Graziella De PaloSulla vicenda dei due giornalisti Graziella De Palo e Italo Toni torna il fratello della cronista, Giancarlo De Palo, che lancia la petizione Presidente del Consiglio italiano Matteo Renzi: impegno a rimpatriare i poveri resti dei due “desaparecidos” italiani:

Aspettiamo ormai da 34 anni il ritorno, mai avvenuto, dei due giornalisti italiani Graziella De Palo e Italo Toni, rapiti a Beirut, Libano, il 2 settembre 1980, dopo aver chiesto protezione dell’ambasciata italiana. Invece di cercarli, i servizi segreti di allora, che oggi finanziano il terrorismo internazionale pur di raggiungere il fine di liberare gli ostaggi italiani, aiutarono i loro assassini a occultarne i cadaveri. Noi oggi offriamo agli assassini il nostro perdono in cambio della restituzione dei poveri resti dei due giornalisti, MAI RICHIESTO FINORA DA NESSUN GOVERNO ITALIANO!

Firmarla, questa petizione, è importante per le famiglie vilipese da quel 1980, perché si tratta di un gesto di civiltà e per la verità sulla storia recente di questo Paese.

Declassificazione degli atti sulle stragi: ma quale disclosure? La direttiva Renzi, la trasparenza e la beffa

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La strage di piazza della LoggiaA fine aprile la direttiva Renzi sulla declassificazione degli atti sulle stragi veniva presentata come la più grande operazione di “disclosure” della storia italiana. A sette mesi di distanza, sembra invece un bluff. Ecco il testo di due articoli pubblicati oggi a pagina 24 dal quotidiano La Repubblica. Uno è a firma di Alberto Custodero e si intitola “Il giallo dei faldoni di Piazza della Loggia” mentre il secondo è il commento di Filippo Ceccarelli “L’armadio vuoto dei misteri d’Italia. Così la trasparenza diventa una beffa”. Eccone i testi in integrale.

Il giallo dei faldoni di Piazza della Loggia
Desecretati i documenti del ministero della Difesa: ma dentro ci sono solo vecchie carte sui rapporti internazionali del Pci Nessun riferimento a neofascisti e servizi segreti deviati. E nei dossier le stragi degli anni Settanta vengono definite “Eventi”
Alberto Custodero

Roma – Sorpresa. Tra i carteggi segreti del Ministero della Difesa (resi pubblici dalla direttiva Renzi) sulla strage di Piazza della Loggia, ci sono per la maggior parte documenti sul Partito comunista. Ma quella strage, come quella di “Piazza Fontana” e tante altre del periodo della “strategia della tensione”, non portavano forse la firma di estremisti di destra, ordinovisti in odor di servizi segreti?

All’Archivio Centrale dello Stato nei mesi scorsi erano stati desecretati i documenti del ministero degli Affari Esteri su Ustica. E quelli su Ilaria Alpi. Ora la discovery riguarda il dicastero di Roberta Pinotti. Ma aprendo quei faldoni delle Forze Armate, si scopre che sul frontespizio delle cartelline, le stragi a cavallo degli anni Sessanta e Settanta (Piazza Fontana a Milano. Piazza della Loggia a Brescia. Peteano in Friuli), sono state relegate a “eventi”. Mentre il disastro del Dc9 Itavia precipitato a Ustica, con ogni probabilità colpito da un missile, è stato relegato a “incidente”.
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“Il caso Ilaria Alpi”: un ebook di Fabio Amendolara che dalla Somalia porta ai depistaggi sulla Basilicata

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Il caso Ilaria Alpi

Il giornalista della Gazzetta del Mezzogiorno Fabio Amendolara si è fatto conoscere in passato per il suo lavoro (si veda il libro di fine 2013 Il segreto di Anna, Editrice Edimavi, sulla morte del commissario Anna Esposito e sul legame con il caso di Elisa Claps). E anche per i problemi sorti dalla caparbietà che dimostra lavorando. Ora è appena uscito in ebook un suo nuovo lavoro, Il caso Ilaria Alpi, e di questo parla:

La giornalista Ilaria Alpi e l’operatore Miran Hrovatin, inviati del Tg3, vengono uccisi a Mogadiscio nel marzo 1994. Non è una rapina, ma una brutale esecuzione. Da allora ci si interroga sul movente di questo duplice omicidio. Ilaria aveva sicuramente scoperto qualcosa di indicibile. Una delle piste porta al traffico internazionale di rifiuti, tossici e nucleari, che dall’Italia potrebbero essere finiti in Somalia. Non appena quest’ipotesi acquista peso, però, compaiono sulla scena alcuni discutibili pentiti che dirottano le indagini sulla Basilicata, in particolare sul piccolo centro di Rotondella (Matera), dove si trova un centro di ricerche nucleari dell’Enea. Si rivelano essere dei depistaggi. E c’è da chiedersi: perché qualcuno si è scomodato per portare la magistratura su false piste?

Al libro sono dedicati un account Twitter, uno Facebook e un blog attraverso cui si continua a seguire la vicenda e si pubblicano anche documenti originali (come in questo caso sul Sisde).