Alto tradimento: la guerra segreta agli italiani da piazza Fontana alla strage alla stazione di Bologna

Standard

Alto tradimento

Il 21 luglio 2016 è uscito per i tipi di Castelvecchi Editore (collana Stato di eccezione) il libro Alto tradimento – La guerra segreta agli italiani da piazza Fontana alla strage alla stazione di Bologna. Scritto a più mani, è firmato da Giorgio Gazzotti, Gigi Marcucci, Roberto Scardova, Claudio Nunziata e contiene anche un capitolo curato da me. Prefazione di Paolo Bolognesi.

Depistaggio: il testo per introdurlo bloccato dal luglio 2015 in Senato

Standard

Piazza Fontana

Nell’ordinamento italiano il reato di depistaggio, la cui introduzione è sostenuta dall’Unione dei Familiari delle Vittime per Stragi e che è stato approvato alla Camera il 24 settembre 2014, non c’è ancora dato che giace dal 31 luglio 2015 in commissione giustizia, al Senato. C’è però ancora – e si può firmare – la petizione al presidente Pietro Grasso per chiedere che non ci si fermi. Ecco perché:

Nonostante la storia d’Italia sia stata insanguinata da numerose stragi, a oggi non esiste il reato di depistaggio per colpire quei poteri che hanno fatto e fanno delle omissioni, dell’occultamento, della distruzione di prove uno strumento chiave per nascondere la verità.

È noto che molte delle inchieste sui principali avvenimenti di strage e di terrorismo hanno subìto rallentamenti, quando non veri e propri arresti, a causa della mancata collaborazione di pubblici ufficiali con l’autorità giudiziaria. Dalla strage di piazza Fontana in poi, le omissioni, le bugie e la distruzione di documenti hanno impedito che si potesse giungere alla scoperta dei responsabili materiali e morali degli attentati che hanno devastato il Paese fino al 1993.

Continua a leggere su Change.org e firma la petizione

Muore a 96 anni Licio Gelli, il capo della P2 e l’uomo dei segreti d’Italia

Standard

Muore a 96 anni Licio Gelli, il capo della P2 e l'uomo dei segreti d'Italia

Aveva 96 anni, Licio Gelli, il maestro venerabile della famigerata loggia P2. Nato a Pistoia il 21 aprile 1919 e arruolatosi a 17 anni per combattere nella guerra di Spagna e poi gerarca fascista che collaborò con i nazisti salvandosi per aver fatto il doppio gioco con formazioni partigiane, era stato ricoverato nella clinica di San Rossore a Pisa e poi all’ospedale di Arezzo, ma alla fine era stato dimesso per tornare a Villa Wanda, la residenza di tre piani costruita nel Seicento e ristrutturata alla fine dell’Ottocento che aveva comprato alle porte di Arezzo e a cui aveva dato il nome della moglie. Qui si era trasferito nel 1970, quando ormai la sua ascesa era inarrestabile.

Di sé diceva: “Sono nato fascista e morirò fascista”. Il suo nome, per decenni, si è legato ai fatti più oscuri della storia italiana, dal dossieraggio del Sifar degli anni Sessanta al golpe Borghese della notte tra il 7 e l’8 dicembre 1970 alla vicenda Sindona, dalla strage dell’Italicus (4 agosto 1974) a quella della stazione di Bologna (2 agosto 1980), per la quale venne condannato in via definitiva a 10 anni per calunnia aggravata, fino al crac del Banco Ambrosiano di Roberto Calvi e ai movimenti del leghismo meridionale con relativi rapporti con Cosa nostra (attraverso nomi come quelli di Totò Riina e Bernardo Provenzano) per il quale fu indagato e poi prosciolto. E quando nel 1978 Aldo Moro andò incontro al suo destino, a Gelli venne attribuita la frase “il più è fatto”. Senza considerare che tutti gli esponenti dei comitati di crisi costituiti dopo il rapimento del presidente della Dc, a parte l’allora ministro dell’Interno Francesco Cossiga, erano iscritti alla P2.

Continua a leggere su Consumatrici.it

Declassificazione degli atti sulle stragi: ma quale disclosure? La direttiva Renzi, la trasparenza e la beffa

Standard

La strage di piazza della LoggiaA fine aprile la direttiva Renzi sulla declassificazione degli atti sulle stragi veniva presentata come la più grande operazione di “disclosure” della storia italiana. A sette mesi di distanza, sembra invece un bluff. Ecco il testo di due articoli pubblicati oggi a pagina 24 dal quotidiano La Repubblica. Uno è a firma di Alberto Custodero e si intitola “Il giallo dei faldoni di Piazza della Loggia” mentre il secondo è il commento di Filippo Ceccarelli “L’armadio vuoto dei misteri d’Italia. Così la trasparenza diventa una beffa”. Eccone i testi in integrale.

Il giallo dei faldoni di Piazza della Loggia
Desecretati i documenti del ministero della Difesa: ma dentro ci sono solo vecchie carte sui rapporti internazionali del Pci Nessun riferimento a neofascisti e servizi segreti deviati. E nei dossier le stragi degli anni Settanta vengono definite “Eventi”
Alberto Custodero

Roma – Sorpresa. Tra i carteggi segreti del Ministero della Difesa (resi pubblici dalla direttiva Renzi) sulla strage di Piazza della Loggia, ci sono per la maggior parte documenti sul Partito comunista. Ma quella strage, come quella di “Piazza Fontana” e tante altre del periodo della “strategia della tensione”, non portavano forse la firma di estremisti di destra, ordinovisti in odor di servizi segreti?

All’Archivio Centrale dello Stato nei mesi scorsi erano stati desecretati i documenti del ministero degli Affari Esteri su Ustica. E quelli su Ilaria Alpi. Ora la discovery riguarda il dicastero di Roberta Pinotti. Ma aprendo quei faldoni delle Forze Armate, si scopre che sul frontespizio delle cartelline, le stragi a cavallo degli anni Sessanta e Settanta (Piazza Fontana a Milano. Piazza della Loggia a Brescia. Peteano in Friuli), sono state relegate a “eventi”. Mentre il disastro del Dc9 Itavia precipitato a Ustica, con ogni probabilità colpito da un missile, è stato relegato a “incidente”.
Continue reading

A 50 anni dal Piano Solo, ecco che arriva la storia della Cmc, capitolo che riporta agli anni della strategia della tensione

Standard

In pochi ricordano che giusto 50 anni fa ci fu un piano – il Piano Solo (perché “solo” i carabinieri dovevano intervenire) – che non avrebbe mai dovuto dare vita a un vero e proprio ribaltamento istituzionale in Italia, ma che – con il supporto del Sifar e delle sue schedature, schizzate a 157 mila dopo 5 anni di spionaggio illegale – ebbe invece un altro scopo, in pieno raggiunto: il contenimento del riformismo portato avanti dai governi di centrosinistra dopo la crisi politica di quell’anno.

I fatti succedutisi tra la primavera e l’estate del 1964 e raccontati tre anni dopo dall’inchiesta di Eugenio Scalfari e Lino Jannuzzi sul settimanale l’Espresso furono ricostruiti attraverso le cause per diffamazione contro i giornalisti, il lavoro della commissione d’inchiesta del generale Luigi Lombardi e ricerche storiche. Ma non tutto sembra essere venuto alla luce. Infatti lo studioso Michele Metta, dedicandosi a ben altro tema, un saggio che sta scrivendo sulla morte di Kennedy, è riuscito a reperire i documenti societari del Cmc, sigla che sta per Centro Mondiale Commerciale. Documenti mai prima emersi e che, con stessa grande sorpresa di Metta, chiariscono anche diversi aspetti del generale Giovanni De Lorenzo, protagonista di quei fatti.

Fondato nel 1958 a Roma, il Cmc, una società per azioni, è la declinazione italiana della Permindex (Permanent industrial exhibition), ma si occupa di tutt’altro rispetto a ciò che il suo nome evoca, in base alla ricostruzione di Metta. Secondo il quale, “avere finalmente reperito questa documentazione è importantissimo: per il Cmc lavorava infatti Clay Shaw, il principale indiziato nell’inchiesta sul caso Kennedy curata dal procuratore distrettuale di New Orleans Jim Garrison. Inchiesta talmente lineare, potente e precisa che, quando grazie al celeberrima trasposizione cinematografica di Oliver Stone del 1991 arriva alle grandi masse, genera un movimento d’opinione pubblica tanto esteso ed efficace da obbligare le autorità Usa a emanare il cosiddetto Assassinations Disclosure Act, legge attraverso la quale scaturisce un organo, chiamato Assassination Records Review Board, il quale, per un verso mettendo assieme nuove prove, per un altro togliendo finalmente il segreto a molte già esistenti, dimostrerà ulteriormente la validità piena delle conclusioni dell’inchiesta di New Orleans”.

Continue reading

“Perpetuare il male per garantire il bene”: qualcuno la pensava così e allora permise che si consumassero eccidi inconcepibili

Standard

Un video che non è una novità, questo, tratto dal film Il divo di Paolo Sorrentino. Ma aiuta riproporlo perché risulta un buon condensato di concetti che hanno caratterizzato gli anni della strategia della tensione.

“Gli anni spezzati” sul piccolo schermo e il racconto di Piazza Fontana e Calabresi da chi conosce le carte come Luciano Lanza

Standard

Banca Nazionale dell'Agricultura, Piazza Fontana, MilanoCon la prima puntata della serie Gli anni spezzati di Graziano Diana, puntata sulla figura del commissario Luigi Calabresi, la rivista Una città ripropone un’intervista pubblicata nel 1997. Si intitola La strategia segreta, è firmata da Franco Melandri e l’intervistato è il giornalista Luciano Lanza, autore del libro Bombe e segreti. Piazza Fontana: una strage senza colpevoli, pubblicato da Eleuthera. Eccone un estratto:

Questo convegno [quello dell’Istituto Pollio che ebbe luogo dal dal 3 al 5 aprile 1965 svolgendosi all’Hotel Parco dei Principi di Roma, ndb] fu, in pratica, l’atto costitutivo dei Nuclei di difesa dello Stato (Nds), un’organizzazione parallela a Gladio: mentre Gladio era l’organizzazione “ufficiale” di difesa territoriale in caso di invasione da parte del blocco comunista (e infatti praticamente non fece mai nulla), i Nds erano invece l’organizzazione che doveva prevenire dall’interno, e con ogni mezzo, l’avanzata del comunismo in Italia.

La “strategia della tensione” si perfezionò nel ’69, quando il gruppo neonazista di Franco Freda e Giovanni Ventura, con base a Padova, il 25 aprile mise le bombe alla Fiera Campionaria e alla stazione centrale di Milano, mentre il 9 agosto collocò dieci bombe su vari treni in tutta Italia, provocando 12 feriti. Questa stessa strategia toccò il culmine il 12 dicembre ’69, giorno in cui il gruppo di Freda e Ventura, il gruppo di Ordine Nuovo di Venezia-Mestre e il gruppo di Avanguardia Nazionale di Roma, piazzarono alcune bombe a Roma, alla Banca Nazionale del Lavoro e all’Altare della Patria, provocando rispettivamente 14 e 4 feriti, e a Milano, dove, alla Banca nazionale dell’agricoltura, il bilancio fu di 16 morti e oltre 100 feriti, mentre la bomba alla Banca commerciale italiana non esplose. Venne fatta esplodere in seguito, eliminando una prova importantissima.

Continua qui.

“Protocollo fantasma”: il racconto di Walter Molino su mafia e “strategia della tensione al tempo delle larghe intese”

Standard

Protocollo fantasmaUn libro che si inserisce in temi di stretta attualità, quello scritto dal giornalista Walter Molino e intitolato Protocollo fantasma (Il Saggiatore, 2013). Lo si comprende già dal sottotitolo, “dossier, silenzi e segreti di Stato. Strategia della tensione al tempo delle larghe intese”, e dal fluire dei capitoli: dall’assoluzione del generale Mario Mori nel processo in cui era accusato di aver favorito la latitanza di Bernando Provenzano alle parole del figlio del boss, Angelo, dalle indagini sugli stragi degli anni Novanta alle telefonate tra l’ex ministro Nicola Mancino e Loris D’Ambrosio, il magistrato divenuto altissimo funzionario del Quirinale con l’elezione di Giorgio Napolitano a presidente della Repubblica, nel 2006.

Il libro di Molino è una specie di “romanzo, ma non di sola fantasia. Le vicende sono state rielaborate dall’autore, ma senza tradire la realtà”. Si tratta di una sorta di compendio della storia della trattativa, o di quello che della trattativa si sa, in cui compaiono “zozzoni” e “zozzerie”, depistatori, pentiti veri e fasulli, investigatori che denunciano colleghi e superiori, sospetti autori di fughe di notizie e giovani medici finiti in strani suicidi, come Attilio Manca, la cui morte sembra davvero poco un suicidio. E si arriva fino al protocollo che dà il titolo al volume, quelle dodici pagine che vengono recapitate nel settembre 2012 al pubblico ministero palermitano Nino Di Matteo.

Un depistaggio? Forse, e solo l’esito degli accertamenti sui ventiquattro punti che contiene potrà stabilirlo. Ma intanto qualcosa su quel documento si può dire. Scrive Walter Molino:
Continue reading

“I denti del drago”: il nuovo libro di Saverio Ferrari sull’Internazionale nera dalle prime esperienze del dopoguerra a oggi

Standard

I denti del dragoEsce tra pochi giorni, il prossimo 18 maggio, un nuovo libro di Saverio Ferrari, dal 1999 alla guida dell’Osservatorio democratico sulle nuove destre. Pubblicato da BFS Edizioni, si intitola I denti del drago – Storia dell’Internazionale nera tra mito e realtà:

Un lavoro storico-giornalistico condotto sulla base dei materiali informativi provenienti dai centri di documentazione ebraici, della Resistenza e della Deportazione, ma soprattutto reperiti in questi ultimi anni negli archivi di polizia e dei servizi segreti. Una ricca documentazione per una ricerca non all’insegna di suggestioni o facili sensazionalismi, ma di una minuziosa ricostruzione dei multiformi tentativi di dar vita a un coordinamento dell’estrema destra su scala mondiale.

Un excursus pluridecennale, dalla prima Internazionale di Malmoe alle reti neonaziste attuali, da Blood and Honour agli Hammerskin, passando per gli antisemiti del Nuovo ordine europeo, i terroristi dell’Oas, Jeune Europe, la World union of national socialits e le trame dell’Aginter Presse dietro la strage di piazza Fontana e la strategia della tensione in Italia.

A chiusura del libro, in appendice, compare un saggio sui populismi e le estreme destre europee di oggi. Infine per consultare l’indice e la scheda completa del volume si può vedere qui.

Da marzo a Riccione parte “Smokin Gun per capire gli anni Settanta”, iniziativa di Cedost, Rete degli Archivi e Ilariaalpi.it

Standard

Rete degli archivi per non dimenticare

L’annuncio arriva dalla Rete degli archivi per non dimenticare. E così ecco che a Riccione a marzo arriva “Smokin Gun” per capire gli anni Settanta:

Giornali, riviste, musica, tv e letteratura per capire gli anni Settanta sono al centro dell’iniziativa “Smokin Gun”, progetto rivolto agli under 25. A Riccione, 4 appuntamenti a cadenza settimanale su terrorismo, strategia della tensione, pacifismo, Aldo Moro, Pier Paolo Pasolini e molto altro.

I partecipanti saranno messi nelle condizioni di realizzare prodotti radiofonici con materiali originali dell’epoca.
L’iniziativa è promossa dall’Assessorato alle Politiche giovanili del Comune di Riccione, in collaborazione con l’Associazione Ilaria Alpi e la Rete per gli Archivi per non dimenticare.

Il progetto contempla 3 incontri di approfondimento sugli eventi che hanno segnato gli anni Settanta, attraverso l’analisi dei materiali stampa (giornali quotidiani, riveste, telegiornali) e delle produzioni artistiche dell’epoca (brani musicali, testi letterari, ecc.), allo scopo di fornire strumenti critici di lettura e sostenere la cittadinanza attiva dei giovani. Dal progetto emergeranno sicuramente i due principali filoni che hanno contraddistinto il periodo: il terrorismo e i movimenti.

Il coordinamento degli incontro è affidati alla grande Cinzia Venturoli del Cedost – Centro di documentazione storico politica sullo stragismo di Bologna.