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Xaaraan – Il blog di Antonella Beccaria

Non credo nelle otto del mattino. Però esistono. Le otto del mattino
sono l'incontrovertibile prova della presenza del male nel mondo
Gli ultimi giorni, Andrew Masterson


Mariangela Gritta Grainer, ex parlamentare e attuale presidentessa dell’Associazione Ilaria Alpi, scrive un lungo intervento, 20 marzo 1994 – 20 marzo 2013. Ilaria e Miran: 19 anni senza verità e giustizia, lanciando un appello alle istituzioni perché finalmente si faccia luce sul duplice delitto somalo. Accogliendo positivamente l’elezione di Laura Boldrini a presidente della Camera dei Deputati e di Pietro Grasso al Senato (quest’ultimo risponde qui. Boldrini invece ha chiamato Luciana Alpi e Patrizia Hrovatin), ecco alcuni passaggi del testo di Gritta Grainer:

Sono passati 19 anni dalla tragica esecuzione di Mogadiscio: Ilaria Alpi e Miran Hrovatin uccisi con un solo colpo ciascuno sparato alla nuca. Un’esecuzione su commissione: uccisa, insieme a Miran, perché aveva rintracciato [...] un gigantesco traffico internazionale di rifiuti tossici e di armi che aveva nella Somalia [...] un crocevia importante per traffici illeciti di ogni tipo che solamente organizzazioni criminali, mafia, ‘ndrangheta e camorra possono gestire (come indagini di procure, dichiarazioni di pentiti e collaboratori di giustizia hanno fatto emergere anche di recente). Organizzazioni criminali che possono crescere ed estendere le loro ramificazioni in tutti i territori e in tutti i mercati perché godono di coperture, silenzi e complicità nei servizi di intelligence, nelle strutture di potere pubbliche e private.

In “Toxic Somalia” [...] Paul Moreira documenta gli effetti sulla popolazione dei rifiuti tossici scaricati dall’occidente in terra somala, seguendo la strada aperta da Ilaria Alpi e Miran Hrovatin e ricostruendo i rapporti segreti tra il mondo degli affari e quello della criminalità. L’inchiesta valorizza il lavoro intrapreso dalla giovane inviata del TG3 e dal suo operatore mostrando con efficacia come ne abbia segnato la tragica fine perché gli affari sporchi, l’illegalità potesse e possa continuare. Due i fatti che l’anno appena trascorso ci ha consegnato.

Il processo che vedeva imputato per il reato di calunnia Ahmed Ali Rage detto Jelle (testimone d’accusa chiave nei confronti di Hashi Omar Hassan in carcere da oltre dieci anni dopo la condanna definitiva a 26 anni) si è chiuso con una assoluzione le cui motivazioni sono incredibili (“…appare evidente l’impossibilità di pervenire ad un giudizio di colpevolezza…”). Assoluzione in contumacia avendo di fatto accertato che la testimonianza potrebbe essere falsa mentre un cittadino somalo è in carcere forse innocente e di certo due cittadini italiani, Ilaria e Miran, sono stati assassinati quasi vent’anni fa e ancora non hanno avuto giustizia.

La relazione conclusiva della commissione bicamerale d’inchiesta sulle ecomafie sostiene che il capitano Nicola De Grazia è stato avvelenato (riesumata la salma, “la consulenza del professor Arcudi arriva a una conclusione inequivoca: la morte è la conseguenza di una “causa tossica”). Il capitano Natale De Grazia (morto in circostanze misteriose il 13 dicembre 1995 mentre si recava a La Spezia per indagini importanti) è stata figura chiave del pool investigativo coordinato dal procuratore di Reggio Calabria Francesco Neri che indagava sulle “navi dei veleni” [...].

“La morte del capitano De Grazia si inscrive tra i misteri irrisolti del nostro Paese”, con queste parole si conclude la relazione della commissione. Due fatti che confermano quanto è avvenuto in questi anni dolenti: depistaggi occultamenti, carte false, testimoni e/o persone informate dei fatti che hanno mentito.

Il video in apertura del post è la versione integrale del documentario Toxic Somalia.

Lo scambioEntrato a far parte della mia libreria solo oggi, è uscito da poche settimane per i tipi di Nutrimenti il libro Lo scambio – I cinque anni che sconvolsero la Repubblica (1990-1994) scritto dal giornalista Gianni Flamini:

Quello compreso tra il 1990 e il 1994 è un lustro di presagi, un quinquennium horribile che sconvolge la vita della Repubblica trasformandola nel prologo fatale di ciò che verrà. In cinque anni si butta via tutto senza buttare niente, mentre è in corso una storica trasmigrazione di Cosa Nostra dai territori della politica democristiana verso altri lidi che suggella uno storico scambio nell’area grigia delle collusioni fra politica e criminalità organizzata. Cosa Nostra non procede alla cieca, abbagliata da nuovissime e inedite opportunità come quelle che sembra offrire Forza Italia. La discesa di Silvio Berlusconi nell’agone politico colma il vuoto venutosi a creare per l’azzeramento del sistema che si reggeva sulla Democrazia cristiana e sul Partito socialista, caduti sotto la scure della corruzione e di un’autorità giudiziaria che affronta il momento con una determinazione inedita. Intanto omicidi di personalità, terrorismo e stragi di mafia imperversano prima in Sicilia e poi sul continente. Sono questi, per le cronache giornalistiche, gli anni dello scandalo Gladio, di Tangentopoli e Mani pulite, degli attentati a Falcone e Borsellino, dei delitti della Uno bianca, della bomba all’Accademia dei Georgofili, della tragedia della Moby Prince, della cattura di Totò Riina. In questo marasma generale si muove a proprio agio la loggia P2, in grande attività per piazzare il suo programma di riforma reazionaria dello Stato che ha chiamato Piano di Rinascita Democratica. Licio Gelli confida, per la realizzazione del suo disegno, proprio in Berlusconi, affiliato alla loggia, che diventa capo del governo nel 1994. Prende così il via una tempestosa stagione politica che si arenerà soltanto nel novembre del 2011.

Se n’è parlato su GrParlamento nella puntata della trasmissione Pagine in frequenza dello scorso 20 maggio, condotta da Alessandro Forlani. Titolo della puntata è stato Gli apprendisti stregoni del terrorismo made in Italy e insieme a Flamini in onda c’era Vito Bruschini, autore del libro La strage, il romanzo di piazza Fontana (Newton Compton).

Based on 14 trips to Afghanistan between 1994 and 2010, A Darkness Visible: Afghanistan is the work of photojournalist Seamus Murphy. His work chronicles a people caught time and again in political turmoil, struggling to find their way. See the project at http://mediastorm.com/publication/a-darkness-visible-afghanistan

A Darkness Visible: Afghanistan è un’opera multimediale curata da Seamus Murphy, autore delle fotografie e dei video. Ecco in che termini si presenta:

I non addetti ai lavori vedono l’Afghanistan come un problema che ha bisogno di una soluzione: una regione in guerra che richiede altre truppe o altre elezioni. Ma osservando quel Paese da quest’unica visuale si perdono di vista le persone che lì vivono e il loro desiderio di autodeterminazione. Dall’invasione sovietica alla resistenza dei mujaheddin fino ai talebani e all’occupazione americana, in “A Darkness Visible” vengono esaminati trent’anni di storia afghana. È il vissuto di cittadini le cui vite vengono giocate all’ombra delle grandi superpotenze. Sono vicende di violenza, ma anche d’amore e d’avventura [raccolte in] 14 viaggi in Afghanistan fra il 1994 e il 2010.

(Via Verve Photo – The new breed of documentary photographers)

Domani di Maurizio ChiericiQuando ancora le feste laiche di questa Repubblica avevano un senso e sembrava fuori dalla grazia divina fare revisionismo cialtrone approfittando di uno spaesamento politico sempre più dilangante, ricordo un 25 aprile di quanto ero una ragazzina. Si era appena scavalcata la metà degli anni Ottanta, quelli dell’edonismo e del riflusso, e andavo al seguito dei miei genitori nel paese natale di mia madre, ai piedi delle Dolomiti.

Lì, nella casa accanto a quella che occupavamo, c’era una pensione un po’ improvvisata. Un’anziana rimasta vedova del marito e di un tenore di vita che non le apparteneva più, dava camere a gente “perbene” (il “perbene” era affidato al suo insindacabile giudizio) che veniva dalla pianura. Tutti gli anni, per il 25 aprile e poi per ferragosto, arrivava una coppia ormai in là con gli anni. Lui, Angelo, maestro elementare in pensione di Venezia, e lei, Clara, professoressa di lettere alle superiori altrettanto dimissionatasi dal servizio, facevano poco caso all’impianto elettrico non a norma. E nemmeno si formalizzavano per i muri qua e là scrostati o per il bagno in corridoio.

Buon 25 aprile - Foto di AndrecoInsomma, le condizioni della pensione prealpina non erano un problema. Cercavano solo un po’ di quiete mentale. E di frescura, quando era estate. Ma cercavano anche qualcuno che li ascoltasse. Così, quando mi incrociavano in giro per il paese, mi chiamavano e sapevano di aver gioco facile con me, che volentieri avrei fatto un salto nel decennio precedente, così “spesso” rispetto alla vuota effervescenza degli anni che hanno caratterizzato la mia adolescenza.

Lui, l’ex maestro, il primo 25 aprile che festeggiò – mi raccontò esattamente 25 anni fa – fu quello del 1948, l’anno in cui l’Italia, fresca ancora di Liberazione e attraversata da grandi cambiamenti istituzionali, conobbe per la prima volta la violenza scelbiana dell’ordine pubblico. E ne restò scioccata. Ancor più scioccato ne restò Angelo, quando lesse delle cariche in piazzale Loreto, a Milano, al termine del corteo antifascista. A sconvolgere Angelo fu l’abiura non tanto di una promessa di pace pronunciata appena tre anni prima, ma il timore che tornasse quanto aveva vissuto fino al maggio 1945, all’interno del lager di Mauthausen.
(more…)

Traghetto Moby PrinceI vent’anni di vergogna dalla strage della Moby Prince sono raccontati qui da Luigi Grimaldi, sul blog Cado in piedi. Una vergogna che passa da queste affermazioni, su cui un indignato Grimaldi apre il suo post:

Per raccontare la tragedia del Moby Prince del 10 aprile ’91, una strage negata, partiremo dalla fine: dal più recente atto giudiziario inerente la vicende e risalente solo a qualche mese fa. L’ultimo, dopo 20 anni di inutili indagini e processi. Partiremo cioè da una sconcertante osservazione conclusiva, messa nero su bianco, dai magistrati livornesi che hanno chiesto e ottenuto l’archiviazione dell’inchiesta-bis: “La ricostruzione della dinamica dell’evento può apparire – come si è più volte sottolineato – banale nella sua semplicità, e dunque non accettabile emotivamente, prima che razionalmente, sopratutto in considerazione dell’enorme portata delle conseguenze che ne sono derivate in termini di perdita di vite umane”.

140 morti, nessun colpevole, niente misteri e traffici di armi, niente operazioni segrete relative alla appena terminata guerra del Golfo; semplicemente nebbia combinata con errori nella condotta di navigazione del traghetto. La ricostruzione della semplice “banalità” del disastro è stata resa possibile solo grazie all’esistenza di un elemento senza precedenti: un particolare banco di nebbia.

Continua qui. E per approfondire questa e altre vicende, si provi a leggere 1994 – L’anno che ha cambiato l’Italia, uscito l’anno scorso per i tipi di Chiarelettere e scritto da Grimaldi insieme a Luciano Scalettari.

Traghetto Moby PrinceLuciano Scalettari, sul blog Voglio Scendere, interviene parlando del caso Moby Prince: mistero irrisolto:

Invece successe qualcosa di ben diverso: quella sera nel golfo di Livorno c’erano 7 navi militari e militarizzate americane che trasbordavano materiale bellico dalla base di Camp Derby (che come sappiamo è la più grande base americana in Europa). Ci fu una copertura di disturbo radio e poi ci furono una serie di altre imbarcazioni che si muovevano in questo piccolo braccio di mare, navi fantasma, alcune delle quali mai identificate. In questo traffico incredibile, alle 22,27 il traghetto Moby Prince entrò proprio in una delle cisterne dell’Agip Abruzzo, una gigantesca petroliera illuminatissima. La cascata di liquido infiammabile che ne uscì e che investì il traghetto provocò un incendio, poi le due navi si staccarono. La Moby Prince vagò per tutta la notte senza che nessuno andasse a soccorrere gli eventuali sopravvissuti. Fu recuperata, portata in porto e le prime persone di soccorso che salirono a bordo del Moby Prince, vi salirono verso le 13 del giorno successivo. Troppo tardi.

Un documento interessante da leggere in proposito è la richiesta di riapertura del procedimento penale [pdf, 360 KB] presentata l’11 ottobre 2006 dall’avvocato Carlo Palermo. E leggere anche il libro 1994 – L’anno che ha cambiato l’Italia (Chiarelettere, 2010) scritto, oltre che dallo stesso Scalettari, anche da Luigi Grimaldi.

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