Ilaria Alpi: “Un omicidio al cuore del giornalismo”

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Ci fu depistaggio, lo scrivono i giudici. Non solo non sono stati trovati esecutori materiali e mandati degli omicidi di Ilaria Alpi e Miran Hrovatin, uccisi a Mogadiscio il 20 marzo 1994, ma chi doveva assicurare giustizia, e onorare la memoria dei due giornalisti del Tg3, ha invece creato un falso colpevole, Hashi Omar Hassan, oggi libero dopo aver scontato 16 anni di carcere in forza di una condanna per omicidio diventa definitiva. Lo hanno fatto per coprire i veri assassini?

Non si sa, ma ci fu certamente un depistaggio delle indagini da parte di uomini dello Stato anche se non si pu applicare la legge che introduce il reato, fortemente voluta da Paolo Bolognesi, approvata solo lo scorso 2 agosto. certo che sono corrosive le motivazioni con cui la Corte di Appello di Perugia ha stabilito l’innocenza di Hashi, ma solo dopo che una giornalista, Chiara Cazzaniga di “Chi l’ha visto” andata in Inghilterra a trovare l’accusatore Ahmed Al Rage, pi noto come Gelle, il quale, davanti al suo microfono, ha ritrattato tutto.

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20 marzo 1994: venivano uccisi Ilaria Alpi e Miran Hrovatin. Il punto di 19 anni senza giustizia nelle parole di Mariangela Gritta Grainer

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Mariangela Gritta Grainer, ex parlamentare e attuale presidentessa dell’Associazione Ilaria Alpi, scrive un lungo intervento, 20 marzo 1994 – 20 marzo 2013. Ilaria e Miran: 19 anni senza verit e giustizia, lanciando un appello alle istituzioni perch finalmente si faccia luce sul duplice delitto somalo. Accogliendo positivamente l’elezione di Laura Boldrini a presidente della Camera dei Deputati e di Pietro Grasso al Senato (quest’ultimo risponde qui. Boldrini invece ha chiamato Luciana Alpi e Patrizia Hrovatin), ecco alcuni passaggi del testo di Gritta Grainer:

Sono passati 19 anni dalla tragica esecuzione di Mogadiscio: Ilaria Alpi e Miran Hrovatin uccisi con un solo colpo ciascuno sparato alla nuca. Un’esecuzione su commissione: uccisa, insieme a Miran, perch aveva rintracciato […] un gigantesco traffico internazionale di rifiuti tossici e di armi che aveva nella Somalia […] un crocevia importante per traffici illeciti di ogni tipo che solamente organizzazioni criminali, mafia, ‘ndrangheta e camorra possono gestire (come indagini di procure, dichiarazioni di pentiti e collaboratori di giustizia hanno fatto emergere anche di recente). Organizzazioni criminali che possono crescere ed estendere le loro ramificazioni in tutti i territori e in tutti i mercati perch godono di coperture, silenzi e complicit nei servizi di intelligence, nelle strutture di potere pubbliche e private.

In “Toxic Somalia” […] Paul Moreira documenta gli effetti sulla popolazione dei rifiuti tossici scaricati dall’occidente in terra somala, seguendo la strada aperta da Ilaria Alpi e Miran Hrovatin e ricostruendo i rapporti segreti tra il mondo degli affari e quello della criminalit. L’inchiesta valorizza il lavoro intrapreso dalla giovane inviata del TG3 e dal suo operatore mostrando con efficacia come ne abbia segnato la tragica fine perch gli affari sporchi, l’illegalit potesse e possa continuare. Due i fatti che l’anno appena trascorso ci ha consegnato.

Il processo che vedeva imputato per il reato di calunnia Ahmed Ali Rage detto Jelle (testimone d’accusa chiave nei confronti di Hashi Omar Hassan in carcere da oltre dieci anni dopo la condanna definitiva a 26 anni) si chiuso con una assoluzione le cui motivazioni sono incredibili (“appare evidente l’impossibilit di pervenire ad un giudizio di colpevolezza”). Assoluzione in contumacia avendo di fatto accertato che la testimonianza potrebbe essere falsa mentre un cittadino somalo in carcere forse innocente e di certo due cittadini italiani, Ilaria e Miran, sono stati assassinati quasi vent’anni fa e ancora non hanno avuto giustizia.

La relazione conclusiva della commissione bicamerale d’inchiesta sulle ecomafie sostiene che il capitano Nicola De Grazia stato avvelenato (riesumata la salma, “la consulenza del professor Arcudi arriva a una conclusione inequivoca: la morte la conseguenza di una “causa tossica”). Il capitano Natale De Grazia (morto in circostanze misteriose il 13 dicembre 1995 mentre si recava a La Spezia per indagini importanti) stata figura chiave del pool investigativo coordinato dal procuratore di Reggio Calabria Francesco Neri che indagava sulle “navi dei veleni” […].

“La morte del capitano De Grazia si inscrive tra i misteri irrisolti del nostro Paese”, con queste parole si conclude la relazione della commissione. Due fatti che confermano quanto avvenuto in questi anni dolenti: depistaggi occultamenti, carte false, testimoni e/o persone informate dei fatti che hanno mentito.

Il video in apertura del post la versione integrale del documentario Toxic Somalia.

“A Million Shillings – Escape from Somalia”: storia per immagini di un esodo e di una guerra civile

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A Million Shillings – Escape from Somalia un lungo reportage fotografico diventato un libro e firmato da Alixandra Fazzina di Noor, giornalista inglese che vive in Pakistan. Scrive Flavio Franzoni su E-Il mensile:

Quasi vent’anni di guerra civile iniziata con il crollo del regime di Siad Barre, il padre-padrone della Somalia, hanno stritolato i somali e la loro terra. La stessa Mogadiscio, un tempo uno dei centri africani pi attivi per il commercio con il Medio Oriente, oggi una capitale fantasma abbandonata da met dei suoi abitanti e ridotta in buona parte a cumuli di macerie […]. Dal 2006 al 2008 Alixandra Fazzina ha lavorato in Somalia, testimoniando attraverso i suoi scatti l’esodo di migliaia di migranti e profughi dallo stato africano alla Penisola arabica e l’attivit di contrabbando nel Golfo di Aden. Da questa esperienza nato “A Million Shillings: Escape from Somalia”, libro pubblicato dalle edizioni Trolley nel 2008 in due versioni, inglese e araba. Nel libro, i testi […] accompagnano le tante significative immagini. La scelta dell’autrice stata quella di prediligere una sequenza narrativa, e il risultato un libro fotografico […] i cui protagonisti sono uomini e donne privati della propria dignit e usati, tanto per cambiare, a solo scopo di lucro.

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Caccia al giornalista somalo. Che in molti vogliono zitto o morto

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L’attentato contro Ali Imam Sharmak, il direttore di HornAfrik assassinato a Mogadiscio lo scorso 4 febbraio (terza vittima della stessa emittente: negli ultimi due anni sono stati uccisi anche il proprietario, Ali Iman Sharmake, e uno speaker, Mahad Ahmed Elmi), avrebbe dovuto riportare il dibattito almeno un po’ sullo stato della Somalia – uno stato di conflitto permanente a partire dal 1991, con la fine del regime di Siad Barre – e su quello di chi opera al di fuori delle fazioni schierate con i vari signori della guerra. Perch – torna a ribadire ancora il rapporto 2008 di Reporter Senza Frontiere sul paese del Corno d’Africa – la Somalia uno dei paesi a pi alto rischio per chi fa informazione.

I casi del marzo 1994 di Ilaria Alpi e di Miran Hrovatin sono di certo quelli pi noti. E quando si parla di giornalisti stranieri l’eco spesso elevata, come per il rapimento di una reporter canadese e di un fotografo australiano. Ma la situazione interna poco battuta dagli organi di informazione. Innanzitutto probabilmente non si sa granch del fatto che in Somalia, malgrado una situazione politica e militare devastante, l’eterogeneit e la professionalit dei giornalisti di buon livello, anche se le statistiche non lasciano ben sperare per il futuro: lo scorso anno, ne sono stati assassinati otto, feriti quattro e costretti all’esilio una cinquantina. Inoltre sono stati altrettanti – prosegue il rapporto di RSF – quelli arrestati nel Paese.
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Somalia: ancora nessuna notizia dei giornalisti rapiti

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Accade ancora a Mogadiscio. Ne parla (tra i pochissimi ad aver riportato l’informazione) Reporter Senza Frontiere. Sono tre giornalisti: una reporter canadese e due fotografi, uno australiano e un altro somalo. Con loro c’ anche l’autista. E ancora se ne ignorano i motivi.

Amanda Lindhout, base Bagdad, et Nigel Brennan taient arrivs en Somalie le 20 aot. Accompagns de leur collgue somalien Abdifatah Mohammed Elmi, qui leur sert d’interprte, et de leur chauffeur, les journalistes ont quitt leur htel de Mogadiscio dans la matine du 23 aot pour se rendre au camp de rfugis d’Afgoye, une vingtaine de kilomtres l’ouest de la capitale somalienne. D’aprs les informations de l’Union nationale des journalistes somaliens (NUSOJ), l’organisation partenaire de Reporters sans frontires en Somalie, l’quipe de reportage est tombe dans une embuscade son retour Mogadiscio, au kilomtre 13. Le personnel de l’htel a donn l’alerte, ne voyant pas revenir les journalistes comme prvu.