“The program”: in video il racconto dello spionaggio elettronico che la Nsa ha effettuato negli Usa dopo l’11 settembre 2001

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The program

The program, quello (top secret) che dopo l’11 settemre 2001 la National Security Agency ha attuato per rafforzare la sorveglianza elettronica all’interno degli Stati Uniti. Il documentario è filmato da Laura Poitras e il racconto è di William Binney, per 32 anni alla Nsa e una delle mente matematiche e tecnologiche che hanno contribuito a fare del “program” una realtà.

(Via New York Times)

“Scorie radioattive”: in un libro la ricostruzione dei viaggi in Francia e dei depositi in Italia. La Difesa Usa: “Problemi di sicurezza”

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Scorie radioattiveOgni tanto, dell’argomento, se n’è sentito parlare e poi s’è di nuovo inabissato. Da qualche settimana è diventato un libro di un giornalista, Andrea Bertaglio, e di un esperto di risparmio energetico Maurizio Pallante, presidente anche del Movimento per la decrescita felice. Si intitola Scorie radioattive. Chi sa trema, ma in silenzio (Aliberti) e di questo si occupa:

Di tanto in tanto, in date sconosciute, ci sono treni che fanno la spola tra l’Italia e la Francia attraversando paesi e città. Trasportano scorie nucleari, solo che nessuno lo sa. Sulle rive della Dora Baltea, esattamente a Saluggia, è stipato l’85 per cento dei rifuti radioattivi italiani, in gran parte in forma liquida. Dovevano essere solidifcati trent’anni fa, e invece sono ancora lì. Insieme a cinque chili di plutonio, una quantità suffciente a uccidere cinquanta milioni di persone: un decimo di milligrammo, se inspirato, costituisce uffcialmente una dose mortale. Millecinquecento metri più a valle c’è il più grande acquedotto del Piemonte, e quando il fume è in piena, chi sa trema. Ma in silenzio.

Ci sono depositi di rifuti radioattivi un po’ ovunque nel Paese. Gli scarichi di routine dei centri nucleari fniscono nei fumi e nei laghi, ma nessuno sembra notarlo. Sotto il terreno bresciano sono stipate quaranta bombe atomiche, altre cinquanta ad Aviano: secondo un rapporto del Dipartimento della Difesa Usa, nelle basi “italiane” ci sono «problemi di edifci di supporto, alle recinzioni dei depositi, all’illuminazione e ai sistemi di sicurezza», mentre «a guardia delle basi vi sono soldati di leva con pochi mesi di addestramento». Anche questo, di certo, sette italiani su dieci lo ignorano. In Italia due referendum hanno detto no all’atomo. Ma il nucleare è qui, sotto i nostri piedi. E nessuno vuole farcelo sapere.

Se ne parla anche qui, sul sito del Fatto Quotidiano.

Ows: il 12 dicembre, dall’altra parte dell’oceano (quasi due), si occupano i porti del Pacifico

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Occupy Wall Street reagisce agli sgomberi

In un giorno non qualunque per la storia italiana, Occupy Wall Street reagisce agli sgomberi: il 12 dicembre occuperanno e bloccheranno tutti i porti commerciali della costa pacifica Usa. Il video è pubblicato nella relativa sezione su Peacereporter.

“A Darkness Visible: Afghanistan”: un’opera multimediale per raccontare storie oltre la guerra

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Based on 14 trips to Afghanistan between 1994 and 2010, A Darkness Visible: Afghanistan is the work of photojournalist Seamus Murphy. His work chronicles a people caught time and again in political turmoil, struggling to find their way. See the project at http://mediastorm.com/publication/a-darkness-visible-afghanistan

A Darkness Visible: Afghanistan è un’opera multimediale curata da Seamus Murphy, autore delle fotografie e dei video. Ecco in che termini si presenta:

I non addetti ai lavori vedono l’Afghanistan come un problema che ha bisogno di una soluzione: una regione in guerra che richiede altre truppe o altre elezioni. Ma osservando quel Paese da quest’unica visuale si perdono di vista le persone che lì vivono e il loro desiderio di autodeterminazione. Dall’invasione sovietica alla resistenza dei mujaheddin fino ai talebani e all’occupazione americana, in “A Darkness Visible” vengono esaminati trent’anni di storia afghana. È il vissuto di cittadini le cui vite vengono giocate all’ombra delle grandi superpotenze. Sono vicende di violenza, ma anche d’amore e d’avventura [raccolte in] 14 viaggi in Afghanistan fra il 1994 e il 2010.

(Via Verve Photo – The new breed of documentary photographers)

Il programma delle torture Usa: su Truth-out.org il manuale di Bruce Jessen dimostra che non erano “l’ultima risorsa”

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True Purpose Behind Bush's Torture Program

Il vero scopo del programma sulle torture di Bush lo rivela Truth-out.org e centrale è il ruolo di uno psicologo della Cia Bruce Jessen. Smentite le affermazioni della precedente amministrazione statunitense secondo le quali le torture sarebbero state usate come “ultima risorsa”. In base alla documentazione originale, invece, lo scopo sarebbe stato quello di indurre i detenuti a collaborare con le forze governative. Da qui si possono scaricare gli appunti manoscritti di Jessen mentre da qui lo zip con la versione dattiloscritta.

John Lennon: a trent’anni della scomparsa, un punto su fumetti, film, libri e documentari

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John Lennon’s Assassination Simulations di Scott Thill per Underwire di Wired.com. Mancano pochi mesi al trentesimo anniversario dell’omicidio del musicista (ucciso a Londra l’8 dicembre 1980) e nel lungo articolo si fa il punto di quanto sta uscendo o è uscito, tra fumetti, film e documentari. Compreso The U.S. vs. John Lennon. Che, per quanto in circolazione da quattro anni, fa riferimento a un po’ di file, diventati oggetto anche di un libro.

Lupi nella nebbia: un libro per raccontare il Kosovo, le mafie e i condizionamenti Usa

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Lupi nella nebbia di Giuseppe Ciulla e Vittorio RomanoLupi nella nebbia – L’Onu ostaggio di mafie e Usa è un libro uscito poco tempo fa per Jaka Book. Lo hanno scritto Giuseppe Ciulla e Vittorio Romano per raccontare questa storia:

Mafia likes fog, like wolves. La mafia vuole la nebbia, come i lupi. Le parole di un poliziotto kosovaro sono la sintesi di un Paese in cui dieci anni di amministrazione Onu non hanno portato benessere e giustizia, ma miseria e criminalità. Dove, in nome della stabilità dei Balcani, si è legittimata una classe dirigente legata a doppio filo con la mafia. Attraverso una scrupolosa inchiesta giornalistica Giuseppe Ciulla e Vittorio Romano tracciano un bilancio a tinte fosche della gestione internazionale: l’insabbiamento dei processi per crimini di guerra, le investigazioni sulle più alte personalità politiche del Paese (tutti o quasi ex comandanti Uck) misteriosamente sparite nel passaggio di consegne dalle Nazioni Unite all’Unione Europea; i rapporti degli osservatori Osce che denunciano l’inerzia dell’Onu, rimasti lettera morta; le responsabilità degli USA. Il Kosovo è grande quanto l’Abruzzo e con 14.000 soldati NATO dovrebbe essere uno dei posti più sicuri del mondo. Perché allora a nord di Mitrovica si spara ancora? Per i magistrati il Kosovo è uno degli snodi più importanti per il traffico di armi, droga, organi ed esseri umani verso l’Occidente. Come mai quindi alle frontiere nessuno controlla i carichi dei camion? Nel cuore dei Balcani che marciano verso l’Europa il Kosovo è uno Stato delle mafie, autoproclamatosi indipendente, che ci riporta a una nuova guerra fredda.

Booksblog ha pubblicato ieri un’intervista a Ciulla, Sul Kosovo, sulla necessità di informarsi e sul destino del giornalismo di inchiesta.

Peacereporter: un potenziamento delle guerre informatiche con i “cyber command” Usa

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Peacereporter parla di cyber war e di cyber command per la guerra informatica scrivendo che:

Venerdì scorso il segretario alla Difesa, Robert Gates, ha nominato il direttore della Nsa, generale Keith Alexander, a capo del nascente Cyber Command, che sarà operativo da ottobre a Fort Meade, Maryland (dove ha sede la stessa Nsa) e coordinerà circa 90 mila “soldati digitali”. Obiettivo […] sarà quello di dare agli Stati Uniti una capacità di combattimento, difensiva e offensiva, […] anche sul nuovo e ancor più strategico terreno delle reti informatiche, del “cyberspazio” [conducendo] “operazioni militari ad ampio spettro” per interdire la “libertà di azione nel cyberspazio” degli avversari.

Se già qualche mese fa si era tornati sul discorso wiretap risks, ora – prosegue l’articolo – il fronte della protesta contro il nuovo strumento militare è più ampio e si rifà a precedenti episodi di abusi. Un paio di link a titolo di esempio riportati nel pezzo: Total information awareness lives on inside the national security agency e Information operations roadmap (pdf, 2,3 MB). Una storia non nuova (seppur la novità stia nella prossima attivazione delle squadre statunitensi), certo, ma che merita di essere tenuta d’occhio fin dai tempi del Farewell dossier, dove la tecnologia giocò un ruolo fondamentale.

Prison Valley: documentario per il web su Cañon City e l’industria carceraria

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Prison Valley

Prison Valley è un web documentario (inteso come documentario realizzato proprio per la fruizione multimediale e in rete, e non come corollario a un’edizione televisiva o cinematografica). Prodotto da Arte France, racconta la dimensione di Cañon City, Colorado, dove un carcere si è insediato costruendo attorno a sé un indotto economico a prova di crisi (anzi, dalla crisi foraggiato, in un luogo in cui il 16 per cento della popolazione vive l’esperienza della detenzione). Per realizzare il documentario, suddiviso in undici video consecutivi, due ex giornalisti di Libération – David Dufresne (reporter) e Philippe Brault (fotografo) – hanno lavorato per oltre un anno utilizzando, per documentare la realtà di cui si occupavano, una Canon EOS 5D e una camera leggera Panasonic. Un blog e una serie di strumenti social (con Facebook e Twitter a costituire solo un paio di tutti gli mezzi a disposizione) consentiranno di continuare a dialogare con gli autori.

(Via Lsdi)