Xaaraan – Il blog di Antonella Beccaria

Non credo nelle otto del mattino. Però esistono. Le otto del mattino
sono l'incontrovertibile prova della presenza del male nel mondo
Gli ultimi giorni, Andrew Masterson

Don't Swim in Somalia - Foto di CraynolNelle ultime settimane è tornato alla ribalta il tema delle navi a perdere, una serie di imbarcazioni – cinquantacinque, secondo il dato fornito da Bruno Branciforte, direttore dell’Aise, l’Agenzia informazioni e sicurezza esterna, nel corso di una recente audizione davanti al Copasir – affondate nel Mediterraneo per riscuotere i premi assicurativi, ma soprattutto per “smaltire” rifiuti di ogni tipo, dai tossico-nocivi ai radioattivi. La rentrée di questo tema, riscoperto dalle cronache ma non nuovo agli ambienti giudiziari, porta con sé anche nuova eco per alcuni casi con ogni probabilità correlati. Se l’omicidio della giornalista Rai Ilaria Alpi e del suo operatore Miran Hrovatin, assassinati a Mogadiscio il 20 marzo 1994, e il rogo della Moby Prince nel porto di Livorno il 10 aprile 1991 sono le vicende più note, ce ne sono altre di cui, in tutti questi anni, si è parlato meno. È il caso di Vincenzo Li Causi, morto in seguito a un agguato il 12 novembre 1993 a Balad, sempre nel Corno d’Africa.

Maresciallo nato nel 1952 a Partanna, in provincia di Trapani, ed entrato prima al Sid (Servizio informazioni difesa) nel 1974 e poi alla VII Divisione del Sismi dopo il cambio di denominazione dei servizi militari, Vincenzo Li Causi prima di morire si interessava al cosiddetto progetto Urano. Di esso dà una definizione precisa il documento relativo ai traffici illeciti e alle ecomafie approvato a fine 2000 dalla commissione parlamentare sul ciclo dei rifiuti: «[progetto] finalizzato all’illecito smaltimento in alcune aree del Sahara di rifiuti industriali tossico-nocivi e radioattivi provenienti da Paesi europei. Numerosi elementi indicavano il coinvolgimento nel suddetto traffico di soggetti istituzionali di governi europei ed extraeuropei, nonché di esponenti della criminalità organizzata e di personaggi spregiudicati, tra cui il noto Giorgio Comerio, faccendiere italiano al centro di una serie di vicende legate alla Somalia e all’illecita gestione degli aiuti del Fai (oggi direzione generale per la cooperazione e lo sviluppo)».
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L’analista somalo Mohamed Abshir Waldo racconta su Terra Italia Nostra l’altra Somalia.

Ci sono due piraterie in Somalia. Una è quella che sta all’origine del problema di oggi, e che è la pesca illegale da parte di imbarcazioni straniere, che oltre tutto mentre pescano assolvono a un altro compito illegale, cioè la discarica di scorie tossiche industriali e persino nucleari nelle nostre acque, tutte provenienti dal mondo ricco. L’altra pirateria è quella che vi raccontano i vostri media. Ma essa si è scatenata in reazione a quei crimini, quando le nostre acque furono avvelenate, quando fu saccheggiato il nostro pesce, e in un Paese poverissimo i pescatori capirono che non avevano altra possibilità se non quella di reagire con la violenza contro le navi e le proprietà dei Paesi potenti che sponsorizzano la vostra pirateria e la discarica tossica qui.

Da aggiungere due dati. Il primo. Un’altra analisi di Mohamed Abshir Waldo sullo stesso argomento è stata pubblicata qui: è in inglese, ma essendo più estesa contiene ulteriori dettagli. Il secondo. Terra Italia Nostra, che s’è occupata parecchio di ambiente, ecomafie, veleni e abusivismi vari soprattutto al sud e soprattutto in Puglia, paga anche il conto in termini di intimidazioni al punto che dal colophon sono stati tolti i nomi dei collaboratori. Rimane solo quello del direttore, Gianni Lannes, che a cicli costanti si vede augurare infausti destini.

Un viaggio nelle terre radioattive dell’ndrangheta. Lo racconta Biagio Simonetta su Nazione Indiana ricollegandosi al caso della Jolly Rosso e ai suoi trasporti tossici di cui si è detto, oltre a molto altro. Per porsi alcune domande:

Già, cos’è successo. Iacucci vorrebbe saperlo anche lui. «Questa storia della radioattività è preoccupante. Non so rispondere ai miei cittadini che mi chiedono cosa c’è di vero. Adesso chiederò un incontro al Procuratore Giordano perché sono convinto che il raccordo istituzionale, in questi casi, sia fondamentale. Qui nessuno vuole nascondere niente. Va ricercata la verità e vanno prese le misure del caso. Se quel posto è radioattivo deve essere chiarito per iniziare un’importante opera di bonifica». Intanto la vita scorre lenta nelle partite a carte, al tavolo del bar. Fra rassegnazione e paura nessuno sa qual è la verità. La valle avvelenata che porta al mare dorme quasi intontita dagli ultimi caldi. Le auto sfrecciano sulla provinciale, anabbaglianti e radio accese. Mentre gli atomi di Cesio danzano sul fiume invisibili e mortali. Vita quotidiana che ha un solo urgente bisogno: verità.

A (s)proposito


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