A trent’anni dalla strage del Rapido 904, a Bologna una mostra per non dimenticare quei fatti

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La strage del treno Rapido 904

Martedì prossimo, 23 dicembre, saranno trascorsi 30 anni dalla strage di Natale provocata dalla bomba piazzata sul Rapido 904. Sabato, a Bologna, viene inaugurata una mostra su quei fatti organizzata da Unione Fotografi Organizzati, associazione Piantiamolamemoria, Libera Emilia-Romagna e Rete degli archivi per non dimenticare.

Renato Caccioppoli, la “Vita di un matematico napoletano” nella nuova edizione del libro di Roberto Gramiccia

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Vita di un matematico napoletanoIl medico e scrittore Roberto Gramiccia esce per Editori Eir con la nuova edizione di un libro su un personaggio interessante. Il libro si intitola Vita di un matematico napoletano e il personaggio è Renato Caccioppoli:

Renato Caccioppoli è stato uno dei grandi personaggi del ‘900 italiano. Matematico geniale e cattedratico anticonformista, amatissimo a Napoli, sua città natale, è stato anche un magnifico pianista e un cultore di tutte le arti. Nipote dell’anarchico Mikhail Bakunin, spirito libertario e inquieto, il ruolo politico svolto nella lotta antifascista prima e in quella per la pace poi, sarà la testimonianza di un impegno irriducibile liberato da ogni retorica. La sua sarà una vita eccentrica, in cui il disordine finirà per essere piegato agli scopi della ricerca del vero e del bello, fino ad assumere dignità di metodo. Vivere senza riprendere fiato sarà il suo modo di esistere anche nelle molte e importanti relazioni umane e sentimentali, sino al suicidio avvenuto l’8 maggio del 1959 e raccontato nel film di Mario Martone “Morte di un matematico napoletano”. Il libro non si occupa di acquisizioni scientifiche – a queste è dedicata l’appendice – ma di un’esistenza tormentata e affascinante dalla quale deriva la sintesi di un pensiero critico di irresistibile energia e attualità.

“Il popolo tradito” nelle parole di Riccardo Iacona: un mondo a parte, quello dell’Italia e dei suoi quartieri abbandonati dalla politica (e non solo)

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Questo libro elettronico, Il popolo tradito, uscito a inizio estate per Chiarelettere, si legge d’un fiato ed è un percorso in un pezzo d’Italia, la Campania, raccontata in presa diretta. Vuoi perché lo ha scritto Riccardo Iacona, volto e autore di una trasmissione a cui ha dato come titolo proprio Presa diretta, vuoi perché davvero si vanno a vedere scorci non del tutto sconosciuti, ma non troppo di frequente raccontati:

La prima tappa di un work in progress che condurrà [l’autore] in un mondo a parte che è l’Italia dei quartieri abbandonati dalla politica. Le persone, le storie, le testimonianze, tutto riportato con uno stile spiazzante, in prima persona, direttamente sul posto, faccia a faccia con i personaggi. Una temperatura narrativa che scompagina tutte le più consuete ricostruzioni giornalistiche, restituendoci un ritratto dell’Italia e degli italiani come non abbiamo mai visto. Fino alla storia di Raffaellina e di suo figlio Salvatore, tredici anni, che in un giorno di gennaio del 2003 doveva essere al campetto a giocare a pallone con gli amici e invece è finito morto ammazzato. La prima stazione è Napoli, il popolo in ostaggio nel cosiddetto Lotto Zero. Un reportage duro, sincero, violento.

Ponticelli, il post terremoto del 1980 mai superato, omicidi come quello di Marcello Torre e il racconto dalla viva voce di chi quelle zone le vive tutti i giorni sono solo alcuni degl scorci che si incrociano.

“Il casalese”: il tribunale civile di Napoli respinge la richiesta di sequestro del libro

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Il casalese. Ascesa e tramonto di un leader politico di Terra di lavoroCi sono novità a proposito del libro Il casalese. Ascesa e tramonto di un leader politico di Terra di lavoro e delle mosse legali per farlo sparire chiedendo agli autori un indennizzo milionario di cui si parlava poco tempo fa. Le racconta Giuseppe Parente su Notte criminale:

Sequestro immediato e distruzione di tutte le copie attualmente in vendita nelle migliori librerie italiane, oltre al risarcimento di un milione e 200 mila euro. Questa era la richiesta formulata al tribunale di Napoli, da Giovanni Cosentino, amministratore unico dell’Aversana Petroli e della Ip service, fratello del deputato del Popolo delle libertà Nicola Cosentino, già sottosegretario all’economia nel governo Berlusconi III ed ex coordinatore regionale del popolo delle libertà in Campania, nei confronti dei nove autore e dell’editore del libro […] pubblicato dalla giovane e coraggiosa casa editrice Cento Autori […]. [Il volume] al momento, è salvo, non sarà quindi né ritirato dal commercio né mandato al macero. Una buona notizia, in questi tempi, davvero tristi e difficili. Il giudice del tribunale civile di Napoli, Angela Carbone, ha respinto la richiesta dei legali di Giovanni Cosentino, di procedere ex articolo 700 per il sequestro del libro, rinviando la decisione al giudizio di merito.

L’articolo prosegue qui e merita di essere letto il profilo che traccia di alcuni personaggi citati dagli autori del libro.

Sequestrano un basso a capo clan della camorra e quel locale diventa la “casa del giornalista”

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Scrive Vincenzo Iurillo sul Fatto Quotidiano che a Napoli nasce la Casa del giornalista nel “basso” confiscato al boss:

Ciro Mariano è stato il capo clan dei ‘Picuozzi’ dei Quartieri Spagnoli di Napoli, mandante ed autore di alcune delle più efferate stragi di camorra, come quella del Circolo Canottieri nel 1989, in cui persero la vita quattro pregiudicati. Mariano non amava la stampa e non amava essere fotografato. E riuscì a ottenere dal presidente della Corte che lo processò il divieto di essere ripreso dai fotoreporter. Disse di non volere essere vittima di “un linciaggio mediatico”. Per una singolare legge del contrappasso, un bene confiscato al clan Mariano è stato assegnato a un gruppo di cronisti della carta stampata e della televisione, riuniti in un consorzio: è il primo caso in Italia, quello che verrà illustrato stasera alle 23 durante la trasmissione Linea Notte di Rai 3.

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Lucia, Margherita, Carlo e gli altri dipendenti licenziati: “In Campania la Coop ci ha venduti ed ora siamo senza lavoro”

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Domani di Maurizio ChiericiRicordate la vicenda della Fiat di Melfi? Dopo il licenziamento, tre dipendenti vennero reintegrati dal giudice del lavoro, ma per loro non c’era posto in azienda. Qualcosa di analogo è successo anche altrove. Solo che questa volta è accaduto in un supermercato campano, a Solofra, provincia di Avellino, che fino a poco meno di un paio d’anni fa era a marchio Coop. Ed è successo a due lavoratrici, Lucia Di Maio e Margherita Molinari. La quali, licenziate prima dalla Unicoop Tirreno e poi dalla società che ha rilevato il ramo d’azienda a cui la loro unità commerciale apparteneva, si sono viste riconoscere per due volte dal tribunale del lavoro di Avellino il diritto a essere reintegrate nel colosso della grande distribuzione toscano. Ma senza risultato perché, in una lettera inviata a fine estate, «la scrivente cooperativa [non] ha la possibilità di adibirla presso altre unità produttive alle medesime mansioni da quelle […] svolte in precedenza. Non sussiste quindi alcuna opportunità di […] utile impiego».

Peccato però che in Campania la situazione sia tutt’altro che immobile, per i grandi magazzini. Il 3 dicembre prossimo, per esempio, verrà inaugurato un superstore da 2.200 metri quadrati con 150 posti auto nel quartiere Arenaccia di Napoli (in quest’occasione sono annunciate manifestazioni di protesta). Ed altri siano in corso d’apertura, con relative campagne di assunzione. Ma la storia di Lucia Di Maio e di Margherita Molinari è ben più estesa. Oltre al supermercato di Solofra, la cessione ha compreso infatti anche i supermercati di Castellammare di Stabia, Soccavo e Nocera Inferiore. E il successivo licenziamento di tutti i lavoratori.
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Beppe Sebaste: reportage dall’olocausto bianco dei rifiuti

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Una segnalazione per un’inchiesta realizzata da Beppe Sebaste, “Spazzatour”: reportage dall’olocausto bianco dei rifiuti:

Ci fermiamo quindi nel triangolo della morte, ultimo girone, a poche centinaia di metri da Casal di Principe: Parco Saurini, S. Tammaro, Ferrandelle. Ogni rilievo, ogni collina (ce ne sono tante) racchiude una discarica interrata, su cui crescono cespugli giallastri. Ma ce ne sono altre speciali, incredibili: montagne incolori, ecoballe di rifiuti senza neanche la plastica, denudate e impudiche sotto un impietoso cielo azzurro. Quelle che Bertolaso aveva dichiarato di avere eliminato, che nessun manto vegetale ricopre.

Questo è solo un passaggio, ma vale la pena di leggerla tutta, questa inchiesta.

La selva di Chiaiano, scavare e sversare. Il verbo dell’illegalità

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Ancora a proposito di rifiuti, è online il trailer del documentario La selva di Chiaiano, il parco delle sorprese realizzato da Cecilia Anesi e Giulio Rubino:

La Selva di Chiaiano è l’ultimo grande polmone verde della città di Napoli ed è parte integrante del Parco Metropolitano delle Colline. È caratteristica per la sua particolare conformazione geologica: contiene cinquantatré cave di tufo giallo napoletano, di cui una decina di grandi dimensioni, che sono oggetto dei progetti di riqualificazione ambientale voluti dall’Ente Parco […]. Ma la Selva, come altri luoghi della Campania di simile conformazione, è stata sfruttata dalla camorra prima con attività estrattiva selvaggia e poi, come appurato dalla Sezione Aerea della Guardia di Finanza nel 2008, come ricettacolo di sversamenti illeciti. Come spiega Tommaso Sodano, membro della Commissione parlamentare di inchiesta sul ciclo dei rifiuti e sulle attività illecite ad esso connesse, quello delle cave è sempre stato uno dei business principali […]: si scava e quando non si può più scavare si riempie.

Per leggerne di più, si vedano gli articoli Lasciate ogni speranza (Carta del 9 aprile) e Rifiuti, a rischio l’ultimo polmone verde di Napoli (L’antefatto di 27 aprile).