Xaaraan – Il blog di Antonella Beccaria

Non credo nelle otto del mattino. Però esistono. Le otto del mattino
sono l'incontrovertibile prova della presenza del male nel mondo
Gli ultimi giorni, Andrew Masterson

E rimasero impunitiInfine, in quest’elenco, c’è un personaggio quasi di colore da aggiungere. È Arrigo Molinari. Ex poliziotto, quando concluse la sua carriera in divisa, si congedò con il grado di vicequestore a Genova e di certo negli anni in cui prestò servizio di sé fece parlare. Accadde, in termini clamorosi, quando nel 1981 saltò fuori che il suo nome era incluso nella lista degli iscritti alla P2 con la tessera 767. Sottoposto a provvedimento disciplinare interno, riuscì a cavarsela perché vennero prese per buone le sue motivazioni: lo fece per ragioni di servizio. Per vederci più chiaro nelle attività della loggia, aveva infatti provato – riuscendoci – a infiltrarvisi. Lo stesso raccontò nel maggio 1984 a Carlo Palermo, ai tempi pubblico ministero alla procura di Trento.

L’inchiesta in corso riguardava traffici di droga e armi che avevano finito, attraverso un finanziere di origine svizzera, per coinvolgere anche il partito socialista e fu un’inchiesta che non giunse mai a termine perché Palermo fu deferito al Consiglio superiore della magistratura. A quel punto la sede a cui venne destinato fu Trapani, dove nel 1985 subì un grave attentato: un’autobomba a lui destinata esplose a Pizzolungo uccidendo una donna alla guida di una vettura che lo stava superando, Barbara Asta, e i suoi due figlioletti. Dopo poco il magistrato lasciò la toga e si dedicò alla professione di avvocato, oltre che di politico.

Le informazioni che Molinari fornì a Palermo prima di questi fatti erano per la maggior parte de relato e la prima, riferitagli dal suo ufficiale reclutatore, riguardava gli Stati Uniti. Qui – sostenne – sarebbe stato conservato uno degli archivi della P2, che andava riconsiderata in termini internazionali dato che coinvolgeva, oltre a gerarchi sudamericani, come l’ex capo di Stato maggiore della marina militare argentina, Emilio Eduardo Massera, anche esponenti della finanza e della massoneria a stelle e strisce. Lo spirito atlantico che avrebbe cementato i rapporti tra i piduisti italiani e i loro referenti americani sarebbe stato così forte da imporre una riunione presso l’ambasciata statunitense a Roma per analizzare la vittoria elettorale del PCI alle amministrative del 15 giugno 1975.
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Fidel Castro AssassinatedNeatorama pubblica un elenco dei piani più folli della CIA per uccidere Castro. Si va dall’indicarlo come l’anticristo da eliminare nell’imminenza del ritorno del figlio di Dio (scatenandogli contro anche i cattolici) all’ucciderlo in spiaggia con una conchiglia esplosiva, dall’imbottirlo di LSD per farlo finire fuori strada al colpirlo con una macchina da presa che nasconde un’arma da fuoco.

Alcune di queste storie erano contenute già nel libro di cui era si era parlato un po’ di tempo fa, Cia – Culto e mistica del servizio segreto di Victor Marchetti e John D. Marks. Nel post di Neatorama si aggiunge un altro paio di carte: l’embargo del baseball raccontato nel libro Endless Enemies di Jonathan Kwitny e il ricorso dei fratelli Kennedy al “padre” di James Bond, Ian Fleming, come rievocato in Deadly Secrets di Warren Hinckle e William Turner (gli scrittori di fiction saranno utilizzati anche in altri contesti).

La copertina del libro riportata accanto a questo post e disponibile su Flickr si riferisce invece all’edizione del 1961 di un libro, Killing Castro, opera di fantasia firmata da Lawrence Block (sotto lo pseudonimo Lee Duncan) uscita nel periodo della crisi della Baia di Porci e rintracciabile solo in un’edizione più recente.

memorandum del Dipartimento della giustizia UsaLavoro interessante e meritorio quello effettuato da Lsdi e Giornalismo e democrazia con la pubblicazione integrale (in italiano) dei memorandum sulle torture della CIA reso pubblico da Obama. Dall’introduzione di Raffaele Fiengo in merito all’accesso ai documenti pubblici:

La situazione italiana è pessima. Non solo sui grandi drammi, le stragi e il segreto di Stato. Da una parte la pubblica amministrazione è, quasi per natura, poco trasparente e non ottempera a questi obblighi nemmeno quando ci sono. Se faticosamente si stabilisce che gli uffici stampa pubblici debbono essere coperti da giornalisti neppure allora ciò si traduce immediatamente in un lavoro volto alla conoscenza da parte dei cittadini. La vocazione al ruolo di portavoce è assai forte.

Molti anni fa, dovevo fare per un settimanale una inchiesta sui treni sporchi. Chiesi invano di avere una copia dei capitolati di appalto con gli specifici obblighi delle imprese di pulizia. Un muro, anche se erano ovviamente strapubblici. Finii per rubarne una copia da un cassetto della Stazione Termini. Scoprii così che ogni treno doveva essere pulito da cima a fondo, compresa la lucidatura degli ottoni, prima di ogni partenza. Nella realtà, riscontrata con i miei occhi, le cose funzionavano così: un signore, all’uscita della stazione accanto ai binari, contava le vetture dei treni che passavano in partenza e tutti venivano dati per puliti e lucidati con relativo pagamento milionario. (Questa storia, ahimè, finì miseramente perché l’inchiesta di dodici pagine fu ridotta a tre in tipografia per intervento del proprietario-direttore su richiesta delle Ferrovie). Non si tratta di vicende solo del passato. Un mese fa su un vagone letto di prima classe in arrivo a Milano da Parigi sono state trovate molte zecche.

Il giornalismo italiano è più dedito alle opinioni che ai fatti. E non ha, salvo eccezioni, l’abitudine di lavorare sui documenti. Spesso supplisce, su questo terreno, con qualche magistrato amico, con funzionari e gole profonde e il tutto confluisce normalmente nell’informazione schierata. Le imprese editoriali non coltivano l’indipendenza. Nella migliore delle ipotesi cercano una equidistanza quantitativa. Non chiedono ai loro giornalisti di fornire gli elementi per il processo di formazione dell’opinione pubblica.

Anche per indicare una strada presentiamo questi testi. Sono informazioni materiali, scomode e fastidiose, imbarazzanti. Toccano un campo delicato, la sicurezza nazionale.

Per il download diretto dei documenti, tutti in formato pdf:

La traduzione dei memorandum è stata curata da Valentina Barbieri, Matteo Bosco Bortolaso, Barbara Di Fresco, Andrea Fama e Anna Martini.

2004 CIA Inspector General reportQua è la un po’ di righe nere a mo’ di omissis ci sono, ma il senso generale del discorso illustrato nelle centosessanta pagine del documento in oggetto è chiaro. Si tratta del rapporto datato 7 maggio 2004 e diffuso nei giorni scorsi su detenzione e interrogatori in attività di controterrorismo (file pdf, 10,2 MB) redatto dalla Central Intelligence Agency per il periodo settembre 2001-ottobre 2003. Tirato fuori dal Washington Post e ripreso all’interno di articolo in cui parla l’ex presidente Dick Cheney dichiarando di essere “molto orgoglioso di ciò che abbiamo fatto negli ultimi otto anni in termini di difesa della sicurezza nazionale”, il documento accompagna alcune considerazioni che, dal fronte repubblicano, emergono nei confronti di indagini a carico di alcuni agenti con trascorsi alterni (”Uno schiaffo contro la CIA”). Se oggi, con il cambio di vertice alla Casa Bianca, determinate pratiche sarebbero state dismesse (con evidenti malumori nella vecchia guardia: “[Obama] dovrebbe piuttosto venire a chiederci qual è la formula che abbiamo adottato per proteggere il Paese per tutto questo tempo”), il testo reso pubblico costituisce un utile strumento per capire la piega che ha preso la lotta al terrorismo dopo gli attentati del 2001. L’appendice D, a partire da pagina 142, qualche idea la dà.

  • 1 commento
  • Scritto per storie nere
  • Un po’ di tempo fa si parlava del libro Cia – Culto e mistica del servizio segreto di Victor Marchetti e John D. Marks. Un libro che, per uscire, ha dovuto sfidare nelle aule di giustizia a stelle e strisce l’apparato dell’intelligence statunitense che a tutti i costi voleva impedire che suoi ex dipendenti ne ricostruissero meccanismo e funzionamento. Il settimanale L’espresso attualmente in edicola riporta in trafiletto che mica si riferisce all’inizio degli anni settanta, come il volume in questione, ma che per per certi versi risulta attinente:

    Ufficiali e giornalisti – Nei secoli reporter

    Siamo uomini o caporali? Lo Stato maggiore dell’Esercito non ha dubbi: i giornalisti che indossano la divisa part time e fanno da portavoce nelle missioni internazionali restano sottoposti alla censura per tutta la vita. Si tratta della cosiddetta “riserva qualificata”: redattori, inviati, capiservizio che per guadagno o passione prestano brevi periodi come ufficiali. Ma secondo una nuova circolare quando tornano nelle loro redazioni, devono continuare a chiedere il permesso per qualunque cosa: un articolo, una tesi di laurea, una conferenza, uno scritto epistolare, persino «per messaggistica varia e telefonia cellulare». E non importa l’argomento: è “interesse militare” ogni forma di comunicazione che provenga da un ufficiale. Insomma, in servizio per sempre. Peccato che nessuno li abbia avvertiti al momento dell’arruolamento.

    Cia - Culto e mistica del servizio segretoNei giorni scorsi mi hanno prestato questo libro, Cia – Culto e mistica del servizio segreto, volume pubblicato da Garzanti nel 1975 che proponeva in italiano l’originale The CIA and the Cult of Intelligence uscito l’anno precedente per le edizioni Alfred A. Knopf. Finora ho letto un terzo di questo libro, che risulta utile a capire meglio i retroscena di eventi come il golpe in Cile, la caduta di Mohammad Mossadeq in Iran, lo sbarco nella Baia dei Porci o gli interventi sub-politici in Indocina, Vietnam e Corea. Ma questo libro merita una nota prima della fine per la storia che precede la sua uscita.

    Gli autori, Victor Marchetti e John D. Marks, sono degli insider dei servizi informazioni: il primo, esperto in materia di aiuti militari sovietici ai paesi del terzo mondo, è stato fino al 1969 nel team del direttore della Cia ricoprendo vari incarichi; il secondo invece fu prima consigliere civile per il programma di pacificazione in Vietnam e poi assegnato dal dipartimento di stato statunitense all’ufficio informazioni e ricerca. Quando all’inizio degli anni Settanta entrambi si sono congedati, ormai in rotta con i propri apparati di appartenenza, decidono (prima ognuno per sé usando anche la fiction, poi inizieranno a collaborare) di raccontare cosa significa lavorare come agenti dell’intelligence, conoscono il fenomeno della censura preventiva. Scrive in proposito Marchetti:

    La Cia e il governo si sono battuti a lungo con grande decisione e con metodi non sempre corretti, prima per scoraggiare la stesura del libro, poi per impedirne la pubblicazione. Appellandosi a cavilli legali di ogni genere e agitando lo spettro di presunte violazioni alla “sicurezza nazionale”, le autorità sono riuscite a impormi limitazioni senza precedenti all’esercizio della libertà di parola [...] ottenendo che la magistratura emettesse nei miei confronti un’incredibile “ingiunzione permanente”, che riconosce alla Cia il diritto di sottoporre preventivamente a censura qualsiasi cosa io scriva o dica, in forma espositiva, narrativa o di altro genere, sui servizi informazioni.

    Di fatto Marchetti non ha intenzione di sottostare e si rivolge a Melvin Wulf, direttore legale dell’American Civil Liberties Union, che ingaggia una battaglia legale che porterà i vertici di Langley per tre volte davanti a un giudice. I risultati saranno alterni e alla fine non negativi: a fronte dei 339 tagli effettuati a questo libro in una prima fase, una corte passerà a comprovarne 168 e alla fine ne sopravviveranno solo 27: non altri – e non ulteriori – sono i passaggi “classificati” che non sarebbe il caso di divulgare. E commenta Wulf:
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  • 4 commenti
  • Scritto per informazione
  • Per chi volesse consultare qualche decina di pagine di documentazione originale, il New York Times (che ha fatto il pieno quest’anno, con cinque Pulitzer) pubblica questo: Justice Department Memos on Interrogation Techniques. Ecco di che si tratta:

    Il dipartimento di giustizia giovedì ha reso pubblici dettagliati promemoria che descrivono le dure tecniche usate dalla Central Intelligence Agency. Il presidente Obama ha detto che gli agenti della CIA che hanno adottato queste tecniche non sarebbero perseguibili.

    I documenti sono quattro (uno del 2002 e tre del 2005) e qui un articolo dello stesso quotidiano che racconta più nel dettaglio la vicenda.

    Psychology of Intelligence AnalysisUna raccolta di articoli e saggi usciti tra il 1978 e il 1986 a cui si aggiungono testi più recenti e aggiornamenti su informazione, psicologia cognitiva e percezione. Il libro si intitola Psychology of Intelligence Analysis, è stato scritto da Richards J. Heuer Junior ed è interamente online (qui si può scaricare il pdf) dal sito della CIA, proprio quella il cui acronimo sta per Central Intelligence Agency. Il linguaggio è effettivamente semplice (nella prefazione si dice infatti che è stato svolto un lavoro di editing per trasformare rapporti a uso esclusivo degli analisti in letture più divulgative) e risulta in alcuni passaggi particolare capire come si lavora sul comportamento umano per tentare di modificarlo (anche se nel volume di parla di miglioramento).

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