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Xaaraan – Il blog di Antonella Beccaria

Non credo nelle otto del mattino. Però esistono. Le otto del mattino
sono l'incontrovertibile prova della presenza del male nel mondo
Gli ultimi giorni, Andrew Masterson


Valerio, non un nome su una via ma su tutte le piazze e su tutte le vie

Dal 1980 al 2011. È la mostra dei manifesti che, nel corso degli anni, sono stati realizzati per ricordare la morte di Valerio Verbano, militante di sinistra ucciso a Roma il 22 febbraio 1980. Si intitola Valerio, non un nome su una via ma su tutte le piazze e su tutte le vie, è stata curata da Marco Capoccetti Boccia, Paolo Ciccarelli e Alessandro Pullara mentre la riproduzione fotografica dei manifesti è opera di Cecilia Fabiano. Le immagini sono copyleft. Scrivono gli autori della mostra e della sua trasposizione su web:

Anni mancanti: 1989, 1991, 1994, 1996, 2004. Se qualcuna-o possiede una copia di questi manifesti è pregato di contattarci, grazie. Email: spazialtri[at]autoproduzioni.net

Il manifesto riportato in alto risale a sabato 22 febbraio 1986 e si trova presso il presso il centro di documentazione anarchica della libreria Anomalia di Roma.

YouTube powered by Creative Commons

Tutte le volte che mi è capitato di spiegare come cercare materiale rilasciato con licenze Creative Commons, per quanto riguarda i video caricati su Youtube il discorso era complicato. Ora finalmente sarà possibile usare il supporto che CC mette a disposizione della piattaforma di video sharing più nota. Se ne legge sul blog di Creative Commons e anche su quello di Stefano Maffulli.

Domani di Maurizio ChiericiCi risiamo. L’Autorità per le comunicazioni (Agcom) questa settimana dovrebbe votare un provvedimento per poter oscurare a piacimento i siti che si ritiene violino il diritto d’autore. La piattaforma di file sharing Youtube è la prima vittima che viene in mente, ma giusto per andar sul sicuro, nella proposta ci finisce dentro anche Wikileaks.

Del resto, i cablogrammi diplomatici e i video militari girati dagli elicotteri Apache mentre si accoppano civili avranno in termini giuridici un “padre morale” che li ha realizzati, no? Ci saranno degli autori a cui va riconosciuta la titolarità dell’opera e il diritto di sfruttamento economico più o meno esclusivo? E allora – devono aver pensato i furbacchioni dell’Agcom – usiamo il copyright, sinonimo improprio per parlare di diritto d’autore (il primo, di matrice anglosassone, tutela maggiormente i soggetti industriali mentre il secondo, più squisitamente europeo, pone in rilevanza gli autori in quanto creatori di un contenuto originale).

Ma non sottilizziamo con quelli che sembrano “azzeccagarbuglismi” da gente di leggi e codici. Qui la vera questione è un’altra. La vera questione è una paura più grande delle altre. Più grande delle bombe che piovono dal cielo. Più grande dei reattori nucleari che fumano. Più grande delle migrazioni da continenti poveri a continenti ricchi. Perché più grande? Perché è una paura più sottile, da sbandierare meno. È la paura dell’informazione, madre e figlia del libero pensiero.
(more…)

Media Piracy in Emerging EconomiesLa pirateria è bella, diceva Carlo Gubitosa nello spettacolare Elogio della pirateria (Altreconomia, 2005) di cui si era parlato ai tempi. Ed aveva ragione, in quel libro. Ora se ne può leggere anche in Media Piracy in Emerging Economies:

È il primo studio indipendente e su larga scala che analizza il fenomeno della pirateria in ambito musicale, cinematografico e software focalizzandosi su Brasile, India, Russia, Sud Africa, Messico e Bolivia. Realizzato basandosi su tre anni di lavoro di trentacinque ricercatori, questo testo racconta due storie globali: una che traccia l’esplosiva crescita della pirateria per quanto riguarda le tecnologie digitali, ormai economiche e ubique nel mondo, e un’altra che segue l’evoluzione delle lobby industriali che hanno ridefinito le leggi e l’irrigidimento della protezione del copyright. Il report sostiene che questi sforzi sono ampiamente falliti e che il problema della pirateria è inteso più come un inefficace approccio all’accesso ai media sui mercati legali.

Particolare la licenza con cui questo lavoro viene rilasciato, che si chiama The Consumer’s Dilemma e che differenzia modalità di accesso e uso discriminando sull’elemento commerciale (è gratuito per i Paesi che non appartengono a Stati Uniti, Europa Orientale, Giappone, Australia e diverse nazioni del Golfo Persico). Per averne una copia cartacea via Lulu.com, questo è l’indirizzo.

Non ha direttamente a che fare con il copyleft, seppur una parte di questa esperienza potrebbe comprendere anche produzioni libere. Ma con l’avvento di Soundreef, che si propone di gestire diritti d’autore derivanti dalla circolazione di musica nelle catene della grande distribuzione e per la diffusione più in generale, forse inizia a rompersi un monopolio che non ha agevolato chi voleva rilasciare con Creative Commons. Peraltro Soundreef nasce sotto il cappello di Beatpick, che invece della musica sotto CC ha fatto il suo punto focale.

Books eBooksLa biblioteca di Cologno Monzese non è nuova a iniziative a favore del copyleft e della libertà di cultura (si veda, prima di tutte, la campagna Non pago di leggere contro il prestito librario a pagamento). Adesso è la volta dei libri elettronici protetti con DRM Adobe, che non acquisterà. Ecco cosa scrive la biblioteca sul suo sito:

Come noto, la nostra Biblioteca è impegnata in un progetto di prestito di ebook denominato, Books eBooks, sostenuto da Regione Lombardia. Abbiamo acquistato 41 device di diverse marche sui quali intendiamo trasferire via via libri e documenti elettronici che si renderanno disponibili sul mercato e che noi acquisteremo. Grazie alla mediazione di BookRepublic abbiamo concluso accordi positivi con una serie di medi e piccoli editori che vendono i loro ebook con un sistema di protezione e di filigrana digitale denominato social DRM o watermarking.

Invece con gli editori che proteggono i loro file con i DRM Adobe non è stato possibile, per ora, addivenire ad alcun accordo. Sono rimaste senza soluzione anche alcune semplici questioni tecniche che abbiamo posto ad Adobe Italia e ad altre librerie online, ad esempio: “è prevista la possibilità per le biblioteche, previo accordo con gli editori, di aumentare il numero di device su cui si può trasferire l’ebook?” oppure “come facciamo a convertire legalmente in *epub* o in *mobi* un file *pdf* protetto con DRM Adobe?”. È chiaro che a questo punto l’acquisto di ebook protetti da DRM Adobe è per noi ingestibile. In pratica spenderemmo dei soldi senza poter far leggere sui nostri device i libri elettronici acquistati.

  • La protezione con DRM Adobe, mentre non scoraggia la pirateria, impedisce a biblioteche ed utenti che hanno legalmente acquistato le opere di poterle trasferire, previa conversione, su molti device, come ad esempio, Kindle e Irex Iliad.
  • La protezione con DRM Adobe, non permettendo di aumentare il numero di device autorizzati (6 secondo Adobe), impedisce anche agli editori di stipulare convenzioni favorevoli alle biblioteche, che avrebbero il risultato di aumentare la domanda di device e di contenuti da parte degli utenti, e quindi di sostenere il mercato.
  • La protezione con DRM Adobe si configura quindi come un lucchetto digitale che impedisce il prestito legittimo delle opere e ostacola lo sviluppo di biblioteche digitali pubbliche.

Fino a che queste condizioni non saranno mutate la nostra Biblioteca non acquisterà ebook protetti con DRM Adobe e destinerà il suo budget all’acquisto di opere di altri editori, protette con sistemi meno invasivi, di opere in pubblico dominio e di opere distribuite con licenza Creative Commons.

Torno subito è un film realizzato da alcuni professionisti del mondo del cinema e rilasciato con licenza Creative Commons BY-NC. Per dare un’occhiata al film si veda qui mentre è possibile leggere qualcosa per capire come è stata realizzata questa pellicola e quanto è costata.

(Via Creative Commons Italia).

È online il manifesto del dominio pubblico, al momento in inglese ma in corso di traduzione in varie lingue. In sintesi, i suoi principi, lanciati dal progetto europeo Communia, coordinato dal Centro Nexa su Internet & Società del Politecnico di Torino, riguardano questi aspetti:

Storicamente il pubblico dominio, ovvero quelle opere dell’ingegno che si possono usare liberamente, come gli scritti di Alessandro Manzoni o le musiche di Giuseppe Verdi, ha rappresentato un bene comune di cruciale importanza per lo sviluppo della cultura [...]. In base alla corrente normativa sul diritto d’autore (o copyright), fanno parte del pubblico dominio quelle opere mai coperte dal copyright (perché non originali o perché meri fatti, leggi scientifiche, ecc.) o che non lo sono più per la scadenza del limite temporale di protezione previsto dalla legge (in molti paesi 70 anni dopo la morte dell’autore). Nella definizione adottata dal progetto Communia, il termine assume tuttavia un carattere più ampio, estendendosi alle varie forme di “accesso aperto” alla conoscenza, come le opere rilasciate con una licenza Creative Commons. Incluse in questa accezione di “pubblico dominio” sono anche le eccezioni e limitazioni al diritto d’autore previste dalla legge (diritto di cronaca, ecc.), eccezioni che nei paesi anglosassoni si articolano secondo la dottrina del “fair use”.

Qui l’elenco delle lingue disponibili mentre per aggiungersi alle persone e alle realtà che hanno aderito al progetto c’è a disposizione una pagina di sottoscrizione. Inoltre il progetto è presente anche su Facebook.

OilProjectÈ una scuola virtuale libera e gratuita, OilProject, che aveva iniziato a occuparsi di informatica concentrandosi sul mondo del software libero. E ora si estende e spazia ruotando sempre intorno a un concetto specifico: quello di innovazione. Mantenendo la sua filosofia di fondo, basata sul principio del copyleft, con quest’autunno amplia gli argomenti che affronta. Per rendersene conto si dia un’occhiata al calendario disponibile sul sito: si parte mercoledì prossimo, 11 novembre, con Patatrac. Crisi economica: perché e fino a quando a cura di Roberto Vacca e si prosegue il giorno successivo con Anna Masera e Giornalismo e giornalisti tra crisi e opportunità dell’era Internet. Per i successivi appuntamenti, che si altereranno fino al 16 dicembre, i temi affrontati varieranno dai vaccini all’informazione dal basso, dall’economia alla storia della scienza, dalla democrazia elettronica alle origini della cultura occidentale. Ed ecco i motivi di questo ampliamento di argomento:

Il senso del percorso è far percepire come il paradigma dell’Innovazione sia unitario, multidisciplinare e trasversale. La ricetta? Offrire ai navigatori i contributi di persone con i background più disparati. Ci si meraviglia sul perché in Italia ci sia una scarsa consapevolezza rispetto (ad esempio) ai temi della regolamentazione della Rete, della tutela delle libertà che Internet offre e della ricerca scientifica. Fino a quanto queste dinamiche verranno ricondotte ad aspetti tecnici e all’universo degli “smanettoni”, però, la partita sarà persa. Questo vale dovunque: in Italia soprattutto, visto che l’altissima età media alimenta un modello culturale “zavorra”.

Per sapere in pratica come partecipare, si dia un’occhiata a questa pagina.

Wikileaks affair


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