“Terms and Conditions May Apply”: in un documentario di Cullen Hoback come si violano dati, privacy e sicurezza degli utenti

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Terms and Conditions May Apply è il documentario di Cullen Hoback che racconta come i servizi che definisce “cosiddetti gratuiti” non siano in realtà tali (qualcos’altro si dice sul Guardian). Google, Facebook, Twitter, Amazon e Youtube, solo per citarne alcuni, danno ma prendono anche, e non poco, in termini di privacy e sicurezza. Perché, tradotto nelle parole del regista sempre sul Guardian, la questione si gioca sull’identità digitale di ciascun individuo costituita dai dati che genera e gestisce (o non gestisce).

(Via BoingBoing)

The I Files, il canale video per il giornalismo d’inchiesta lanciato dal Center for Investigative Reporting

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The I Files, il canale Youtube del Center for Investigative Reporting (Cir), opera con questo scopo:

selezionare e proporre i migliori video di giornalismo investigativo provenienti da tutto il mondo.

(Via Lsdi)

Anonymous, la #OpAnonTrademark e la guerra – con relativo esproprio, nel caso della maschera di Guy Fawkes – ai marchi registrati

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Anonymous - Noi siamo legionePer quanto riguarda il collettivo Anonymoys, è tempo dell’hashtag #OpAnonTrademark contro la registrazione del logo e dello slogan dell’ignoto gruppo che scorrazza per il web presso l’Institut national de la propriété industrielle (Inpi). Anonymous, partendo dal concetto che qualsiasi contenuto non deve essere sottoposto ad alcuna forma di vincolo, è ovviamente contrario e con un videomessaggio su Youtube spiega ragioni e interventi. Per quanto riguarda invece un altro elemento sottoposto a vincoli, il volto di Guy Fawkes così come cristallizzato in V per vendetta, “espropriato” per trasformarlo nel simbolo più celebre al mondo, c’è stato un certo dibattito, raccontato in Anonymous – Noi siamo legione.

Guy FawkesUna delle polemiche che viene sollevata spesso contro gli Anonymi è che, a fronte delle loro istanze radicalmente libertarie, si sono appiccicati una faccia targata Dc Comics, partner di una corporation dei contenuti che a logica dovrebbero combattere, la Warner Bros. Ma la contraddizione, che all’apparenza (o forse neanche tanto all’apparenza) pur esiste, sembra rientrare nella raffica di boutade del collettivo.

Spieghiamo meglio. Quando il fumetto V per Vendetta diventa un film prodotto dai fratelli Wachowski, la popolarità della maschera di Guy Fawkes entra nel pieno e viene trasformata in un feticcio da possedere, smerciato in ogni angolo del pianeta attraverso colossi internettari come eBay e Amazon. È a questo punto che si inizia a storcere il naso. Ma come, ci si chiede non senza venature provocatorie, vi fate vendere i simboli alle industrie del fumetto e del cinema? E poi i proventi che derivano dai centomila esemplari ufficiali acquistati ogni anno dai fan finiscono dritti dritti nelle casse della Time Warner, detentrice dei diritti e beneficiaria del contributo che il giustiziere V offre ai suoi margini di profitto.
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Da rivedere: viaggio nel terrorismo nero raccontato dal “Diario di un cronista” di Sergio Zavoli

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Da rivedere le puntate del Diario di un cronista di Sergio Zavoli, divenuto anche un libro nel 2003 (nel frattempo andato purtroppo fuori catalogo), che raccontano il terrorismo nero. Sopra si parte con la prima parte. Qui invece la seconda e qui la terza.

NotteCriminale.it: meno due giorni alla partenza. Da mercoledì online il sito che racconta il crimine in Italia

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Notte criminaleLo si scriveva qualche giorno fa: mancano meno di due giorni all’avvio di NotteCriminale.it, il portale sul crimine in Italia che verrà inaugurato mercoledì, 9 novembre, alle 11.30, nel corso di una conferenza stampa che si terrà a Roma, a Palazzo Wedekind (Piazza Colonna, 366). Ed ecco il comunicato in base al quale si presenta più approfonditamente:

Una scelta, quella della data, con la quale «vogliamo sottolineare – spiega Alessandro Ambrosini, ideatore, curatore ed editore del progetto – la nostra assoluta libertà. Libertà che per noi significa oltrepassare quel muro che a volte vincola ed ostacola il vero giornalismo». Il sito, curato da Helmet Group, vuole soddisfare un target di pubblico vasto ed eterogeneo grazie alla qualità delle informazioni (inchieste, dossier, rivisitazioni di crimini e criminali, rubriche, interviste o semplice cronaca), del materiale (foto inedite, video, documenti) e della multimedialità che, adattata ai nuovi strumenti di comunicazione, ha raggiunto i lettori attraverso le varie applicazioni per smartphone o tablet.

Ideata inizialmente per dare il nome ad un evento che ripercorreva il crimine di Roma, Milano e Venezia dagli anni ’70 ad oggi, Notte Criminale ha debuttato sul web nel settembre del 2010 come “blog-test” d’interesse attorno all’argomento criminalità di ieri e di oggi. La sua crescita da allora è stata esponenziale: 6.000/8.000 visite giornaliere uniche al blog, per un totale di oltre 800.000 visitatori (598.445 visitatori unici) e 860.000 pagine viste per una media mensile pari a 49.870.

Accanto al sito ci sono e rimangono l’account Youtube, dove sono stati pubblicati video e interviste realizzati dallo staff di Notte Criminale, e quello Facebook, che “hanno contribuito ad accreditare il blog come punto di riferimento non solo tra i lettori più o meno ‘esperti’ ma anche tra giornalisti, magistrati, giudici e avvocati grazie anche a scoop quali quelli su Vallanzasca e quello più recente sul caso Ustica”.

La notte della Rete: vogliono censurare Internet in nome della tutela degli autori? Sono dei bugiardi

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La notte della ReteLa notte della Rete, per opporsi al bavaglio che si vuole imporre via Agcom, è oggi (dalle 17.30 alle 21 alla Domus Talenti a Roma). Di seguito ecco quanto si scriveva (anche su Domani) un po’ di tempo fa in proposito: Vogliono censurare Internet in nome della tutela degli autori? Sono dei bugiardi.

Ci risiamo. L’Autorità per le comunicazioni (Agcom) questa settimana dovrebbe votare un provvedimento per poter oscurare a piacimento i siti che si ritiene violino il diritto d’autore. La piattaforma di file sharing Youtube è la prima vittima che viene in mente, ma giusto per andar sul sicuro, nella proposta ci finisce dentro anche Wikileaks.

Del resto, i cablogrammi diplomatici e i video militari girati dagli elicotteri Apache mentre si accoppano civili avranno in termini giuridici un “padre morale” che li ha realizzati, no? Ci saranno degli autori a cui va riconosciuta la titolarità dell’opera e il diritto di sfruttamento economico più o meno esclusivo? E allora – devono aver pensato i furbacchioni dell’Agcom – usiamo il copyright, sinonimo improprio per parlare di diritto d’autore (il primo, di matrice anglosassone, tutela maggiormente i soggetti industriali mentre il secondo, più squisitamente europeo, pone in rilevanza gli autori in quanto creatori di un contenuto originale).
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Creative Commons e Youtube: supporto per “licenziare” video in modalità copyleft

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YouTube powered by Creative Commons

Tutte le volte che mi è capitato di spiegare come cercare materiale rilasciato con licenze Creative Commons, per quanto riguarda i video caricati su Youtube il discorso era complicato. Ora finalmente sarà possibile usare il supporto che CC mette a disposizione della piattaforma di video sharing più nota. Se ne legge sul blog di Creative Commons e anche su quello di Stefano Maffulli.

“Power of Decision”: video degli anni Cinquanta racconta la potenziale guerra nucleare

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Questo video è stato annunciato qualche giorno fa ed è parte di un filmato originale più ampio (in tutto dura dodici minuti contro i quattro del filmato disponibile su Youtube) dato dal National Security Archive alla George Washington University. Si intitola Power of Decision (a questo link è disponibile la versione full del video) e dimostra con documenti originali risalenti agli anni Cinquanta quanto fosse concretezza della derivazione nucleare della guerra fredda. Lo fa mostrando anche quelli che sarebbero stati i passaggi di comando ed operativi da adottare in un caso del genere.

(Via Neatorama)

Big Pharma: Arcoiris.tv pubblica l’intervista all’ex signore della Eli Lilly

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Confessioni di un ex-dirigente di Big Pharma. L’intervista di Arcoiris.tv è a John Rengen Virapen:

Partito come semplice rappresentante di medicinali, è arrivato a dirigere la filiale svedese della Eli Lilly, uno dei colossi farmaceutici mondiali che compongono la cosiddetta Big Pharma. Dopo aver vissuto una vita da nababbo, dove nessun lusso gli era negato, Rengen è andato in pensione, si è sposato e ha avuto un figlio. Solo nel vedere il modo in cui la medicina ufficiale trattava suo figlio – racconta – si è reso conto della mostruosità di un meccanismo criminale di cui lui stesso aveva fatto parte per 35 anni. Da qui il suo pentimento, e la decisione di denunciare pubblicamente (tramite una serie di libri e di conferenze) la vera natura dell’industria farmaceutica.

Altro materiale video (in inglese e tedesco) è disponibile qui (YouTube) e qui (Archive.org).