Parabere: oltre gli stereotipi. Quando l’enogastronomia diventa un forum organizzato da donne per le donne

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Parabere Forum

Se si parla di cucina, intesa come zona della casa dedicata alla preparazione dei pasti, per associazione spontanea la mente va alla donna. Se invece il discorso vira sull’alta cucina, la figura dello chef, complice anche il piccolo schermo, è maschile. E spesso piacente. La risposta a questo stereotipo si chiama Parabere, il forum enogastronomico di donne per le donne. L’appuntamento è fissato a Bilbao per il 1 e il 2 marzo prossimi e, nella presentazione della due giorni, lo scopo è quello di lanciare una “piattaforma non profit e indipendente” per consentire “l’evoluzione dello stato della gastrononia, del cibo, della nutrizione e dell’agricoltura”. Come? “Coinvolgendo le aziende, la politica, l’università e altri settori leader della società”. Tra gli ospiti più importanti compare l’attivista ed ecologista indiana Vandana Shiva, ma 300 sono le partecipanti che arrivano da 5 continenti e che rappresentano opinion leader del settore, scienziate, operatrici agricole, donne chef e sommelier.

“Terra promessa”: su Produzioni dal Basso il documentario sul campo rom campano simbolo del disastro ambientale

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Di Produzioni dal Basso si parlerà ancora nei prossimi giorni per un’iniziativa importante. Intanto qui una segnalazione per un documentario che ospita, Terra Promessa, di Mario Leombruno e Luca Romano:

In un recinto di lamiera quattrocento Rom vivono al centro di un’area divenuta simbolo del disastro ambientale in Campania. Un campo provvisorio costruito dal Comune di Giugliano e costato circa 400 mila euro. Tre centimetri di ghiaia e asfalto per separare un insediamento umano da terreni in cui negli anni è stata sversata ogni sorta di rifiuti.

Per altre informazioni si veda qui.

Declassificazione degli atti sulle stragi: ma quale disclosure? La direttiva Renzi, la trasparenza e la beffa

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La strage di piazza della LoggiaA fine aprile la direttiva Renzi sulla declassificazione degli atti sulle stragi veniva presentata come la più grande operazione di “disclosure” della storia italiana. A sette mesi di distanza, sembra invece un bluff. Ecco il testo di due articoli pubblicati oggi a pagina 24 dal quotidiano La Repubblica. Uno è a firma di Alberto Custodero e si intitola “Il giallo dei faldoni di Piazza della Loggia” mentre il secondo è il commento di Filippo Ceccarelli “L’armadio vuoto dei misteri d’Italia. Così la trasparenza diventa una beffa”. Eccone i testi in integrale.

Il giallo dei faldoni di Piazza della Loggia
Desecretati i documenti del ministero della Difesa: ma dentro ci sono solo vecchie carte sui rapporti internazionali del Pci Nessun riferimento a neofascisti e servizi segreti deviati. E nei dossier le stragi degli anni Settanta vengono definite “Eventi”
Alberto Custodero

Roma – Sorpresa. Tra i carteggi segreti del Ministero della Difesa (resi pubblici dalla direttiva Renzi) sulla strage di Piazza della Loggia, ci sono per la maggior parte documenti sul Partito comunista. Ma quella strage, come quella di “Piazza Fontana” e tante altre del periodo della “strategia della tensione”, non portavano forse la firma di estremisti di destra, ordinovisti in odor di servizi segreti?

All’Archivio Centrale dello Stato nei mesi scorsi erano stati desecretati i documenti del ministero degli Affari Esteri su Ustica. E quelli su Ilaria Alpi. Ora la discovery riguarda il dicastero di Roberta Pinotti. Ma aprendo quei faldoni delle Forze Armate, si scopre che sul frontespizio delle cartelline, le stragi a cavallo degli anni Sessanta e Settanta (Piazza Fontana a Milano. Piazza della Loggia a Brescia. Peteano in Friuli), sono state relegate a “eventi”. Mentre il disastro del Dc9 Itavia precipitato a Ustica, con ogni probabilità colpito da un missile, è stato relegato a “incidente”.
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Dal Fatto Quotidiano: strage Italicus, 40 anni dopo. Storia del ferroviere morto per salvare passeggeri

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Italicus - 1974, l'anno delle quattro stragiChi se lo ricorda il nome di Silver Sirotti? In pochi, probabilmente, e non era un eroe, almeno non nel senso che in genere si attribuisce a un termine del genere. Eppure Silver, 25 anni e da dieci mesi impiegato nelle Ferrovie dello Stato con varie mansioni, il 4 agosto 1974, all’1 e 47 minuti del mattino, era sul treno Italicus per un caso, perché da controllore – mansione che svolgeva in quel periodo – doveva sostituire un collega, in attesa di prendere servizio di lì a poco alla stazione di Faenza, dove si sarebbe occupato della biglietteria. Ma quel giorno, a quell’ora, una bomba devastò la quinta carrozza del convoglio ferroviario partito da Roma alla volta del Brennero. L’ordigno, a base di termite, miscela incendiaria che raggiunge il punto di fusione dell’acciaio, esplose dentro la galleria della Direttissima, nel comune di San Benedetto Val di Sambro, verso Bologna.

E oltre alle dodici vittime che costituiscono il bilancio ufficiale della strage dell’Italicus, altre ce ne sarebbero state se il macchinista non avesse fatto scivolare il treno fuori dal lunghissimo tunnel, oltre 18 chilometri. E se Silver, finito nella conta dei morti, non avesse rinunciato a mettersi in salvo. Invece tornò indietro, in mezzo alle fiamme, afferrando un estintore e tentando di portar fuori chi ancora poteva essere vivo. Per risalire sul treno il ragazzo aveva dovuto addirittura divincolarsi dal placcaggio di un passeggero incolume, che ne aveva intuito le intenzioni e aveva provato a strapparlo a morte sicura. A quel punto, liberatosi, Silver si lanciò verso la quinta carrozza e nessuno lo rivive più vivo.
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Quarant’anni esatti dopo a raccontare questi fatti è il fratello del giovane ferroviere, Franco Sirotti, che oggi lavora alla stazione di Bologna. E con le sue parole si apre il libro Italicus – 1974, l’anno delle quattro stragi (Eir) scritto dal deputato e presidente dell’Associazione vittime del 2 agosto 1980 Paolo Bolognesi e dal giornalista Roberto Scardova.

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“Nothing to hide”: ed ecco il gioco sull'”insicurezza della sicurezza” in cui “voi siete il vostro cane da guardia”

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Nothing To Hide: an anti-stealth game where you are your own watchdog: storia dell'”insicurezza della sicurezza” non a caso rilasciata, nella sua versione trailer (per la realizzazione completa si va a caccia di sostegno dal basso), nel giornata contro la sorveglianza di massa.

British Library: online oltre un milione di immagini sotto pubblico dominio. E a breve un programma per descriverle

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Oltre un milione di immagini, dal XVII al XIX secolo, messe online (su Flickr) dalla British Library sotto pubblico dominio. E a breve (inizio 2014) arriverà un programma realizzato con il crowdsourcing per la “lettura” e la “descrizione” di ciò che le immagini ritraggono.

I narratori della memoria per un libro collettivo che promuova l’impegno civile e i cui proventi diano vita a un festival

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Ponti di memoriaIl libro è uscito a fine ottobre e si tratta di un’antologia pubblicata da VoloLibero Edizioni. I suoi autori sono Daniele Biacchessi, Paolo Bolognesi, Elena Invernizzi, Stefano Paolocci, Tiziana Di Masi, Gaetano Liguori, Ezio Guaitamacchi, Marino Severini, Massimo Priviero e Michele Fusiello, i cosiddetti “narratori della memoria”. Così si presenta:

Dalla strage di Bologna ad Aleppo, dalle mafie al rock’n’roll, passando per voci, suoni e tante storie. I narratori della memoria sono giornalisti, scrittori, attori, musicisti. Sovente narrano storie dimenticate attraverso libri, drammaturgia, canzoni, poesie. È loro il bisogno di fare memoria, ma non memoria del passato, bensì memoria viva. Il loro intento è tramandare queste storie alle nuove generazioni. Perché nulla vada mai dimenticato.

“I narratori della memoria” è il primo libro collettivo dell’associazione Ponti di Memoria, nata nel 2012 per promuovere la cultura (non il culto), della memoria e l’impegno civile in Italia. I proventi di questo libro andranno a finanziare il progetto della Città dei Narratori, un format di festival itinerante di musica, teatro, letture, reading, cinema, artivisive.

(Via BooksBlog)

Global Intelligence Files di Wikileaks: Jeremy Hammond condannato a 10 anni per aver rivelato lo spionaggio della Stratfor

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Global Intelligence Files

E così è stato condannato da una corte federale americana, Jeremy Hammond, l’hacktivista accusato di essere dietro la sottrazione delle comunicazioni elettroniche della Stratfor che hanno dato vita al progetto Global Intelligence Files (GIFiles) di Wikileaks. Dieci anni di carcere per aver consentito la pubblicazione di notizie come queste.

“Cronache da un inverno europeo”: il documentario in crowdfunding sulla crisi. Tre gli episodi e si inizia dalla Grecia

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Dalla presentazione di Cronache da un inverno europeo, realizzato con il supporto del crowdfunding e rilasciato con licenza Creative Commons:

È un documentario in tre episodi realizzato da Etienne Haug, documentarista francese residente a Berlino. Grazie al contributo volontario di traduttori e professionisti della comunicazione di tutta Europa, il primo episodio dedicato alla Grecia è da oggi disponibile gratuitamente con sottotitoli in più lingue: italiano, tedesco, greco e catalano (oltre che inglese e francese).

Il progetto è presente anche su Twitter e su Facebook.