Strage alla stazione di Bologna: cos’è rimasto del corpo di Maria Fresu

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Nei giorni scorsi si è ampiamente parlato di Maria Fresu, 24 anni, uccisa nell’esplosione alla stazione di Bologna il 2 agosto 1980, di cui sarebbe rimasta solo una porzione della guancia. In realtà, a leggere la perizia medico-legale allegata agli atti del processo e firmata dal perito Giuseppe Pappalardo, non c’è solo questo. Nel documento (riportato in versione integrale sopra e scaricabile) vengono infatti indicati altri reperti biologici attribuiti a lei:

  • un occhio con iride castana;
  • un frammento del volto a cute glabra dal mento al labbro inferiore;
  • un lembo di pelle da cui si vedono sopracciglia sottili e depilate soprattutto verso l’esterno;
  • un lembo del naso compatibile per forma a dimensione e quello della ragazza;
  • alcuni denti dell’arcata inferiore;
  • un frammento di un femore compatibile come dimensioni all’altezza di Maria Fresu (era alta 148 centimetri);
  • la mano destra incompleta: le dita rimaste erano il mignolo, l’anulare e il medio con unghie curate, allungate e laccate.

Tra gli elementi non biologici sono stati trovati la borsa da viaggio, una valigia e una giacchetta. Il padre e la sorella di Maria Fresu la riconoscono dai frammenti del volto, tutti privi di struttura ossea sottostante (la sorella aggiunge anche che si era depilata le sopracciglia il giorno prima di partire e, dunque, di morire nell’esplosione).

Infine alla questione del gruppo sanguigno – 0 della ragazza e A su uno dei frammenti del volto (il gruppo sanguigno A era quello della figlia Angela, 3 anni, morta anche lei nell’attentato) – viene dedicata l’ultima parte della perizia. Qui viene dettagliato l’elenco degli esami condotti e ripetuti più volte dei resti della giovane e sui campioni prelevati a più riprese dai genitori (soprattutto) e dai fratelli in cui si spiega come si è arrivati alla conclusione della secrezione paradossa.

One thought on “Strage alla stazione di Bologna: cos’è rimasto del corpo di Maria Fresu

  1. Idalgo Cantelli

    Gentile Antonella,
    è davvero difficile leggere questo documento senza una
    commozione profonda, e senza cercare una spalla su cui
    appoggiarsi e piangere. Ciò è vero soprattutto per chi ha
    interiorizzato da anni l’evento tragico, portando come una ferita inguaribile l’offesa inferta alla propria città.
    L’enumerazione dei frammenti umani raccolti alla stazione è un catalogo dello strazio, la cui lettura rende arduo mettere da parte le emozioni. Ma una volta messo a fatica il proprio io tra parentesi e analizzato questo documento, ci si chiede perché qualcuno continui a parlare di cadaveri scomparsi, di emissari stranieri e di piste palestinesi. Non pretendiamo di essere depositari della verità assoluta, dato che nella conoscenza del passato rimarranno sempre dettagli inspiegabili e l’ombra del dubbio. Ma è comodo parlare di complotti per sedurre l’immaginazione di chi può considerare troppo semplici le spiegazioni ufficiali. Spesso, la verità è proprio la più banale e la più semplice, anche quando la nostra ragione vorrebbe rifiutarla.
    Grazie per aver pubblicato questo documento.

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