“I ragazzi del Salvemini”: il 6 dicembre verr proiettato il documentario sulla strage causata dall’aereo sulla scuola di Casalecchio

Standard

Il 6 dicembre saranno trascorsi ventidue anni da quando, nello stesso giorno del 1990, un aereo militare si schiant sull’Istituto Salvemini di Casalecchio di Reno, alle porte di Bologna, causando dodici vittime tra gli studenti e ottantotto feriti. Se ne parlava qui e gioved prossimo, alle 20.15, sar proiettato il documentario I ragazzi del Salvemini (il video sopra il suo trailer) di Giuliano Bugani ed Emilio Guizzetti. Accadr alla sala di quartiere bolognese di San Vitale, in via Broccaindosso 50.

Fiom. Viaggio nella base dei metalmeccanici: un documentario su una lotta sempre pi isolata

Standard

Dal Manifesto Bologna. In sostanziale concomitanza alla presentazione del referedum sull’articolo 18 dello Statuto dei lavoratori – referendum che sta creando reazioni contrastanti anche all’interno delle formazioni di centrosinistra – arriva Fiom. Viaggio nella base dei metalmeccanici:

Il documentario nasce da un progetto di Giuliano Bugani in seguito all’accordo sulle rappresentanze sindacali firmato da Cgil, Cisl, Uil e dalla Confindustria il 28 giugno 2011, e, contro il quale, la base Fion sciopera per la prima volta nella sua storia contro il segretario generale della Cgil, Susanna Camusso. [Il film] attraversa citt di tutta Italia nelle voci e nelle immagini di lavoratrici e lavoratori Fiom, Rsu di fabbrica, portando alla luce il disagio e la rabbia degli iscritti sulle conseguenze dell’Accordo del 28 giugno 2011, ma non solo.

Le interviste […] cominciano nel settembre 2011, attraversando fasi cruciali quali la caduta del governo Berlusconi e l’insediamento del governo dei tecnici con le sue riforme e l’innalzamento dell’et pensionabile, la cancellazione dell’articolo 18, e la riforma del welfare, senza che vi sia stata un’ora di sciopero da parte della Cgil. [Inoltre il film] ripropone le fasi della lotta isolata della Fiom, dall'[astensione] nazionale del 9 marzo 2012 a Roma, e di altre assemblee e scioperi articolati di zona continuati nella primavera del 2012.

Il regista, Giuliano Bugani, un operaio metalmeccanico di Ozzano Emilia (Bologna) che si trasformato in giornalista e autore di altri documentari sociali. Con lui ha collaborato Daniele Marzeddu, fotografo e videomaker.

“La mia Bandiera. La Resistenza al femminile”: documentario di Bugani e Lucchese sulle donne della Liberazione

Standard

Si intitola La mia Bandiera. La Resistenza al femminile il film documentario di Giuliano Bugani e Salvo Lucchese che sar presentato luned prossimo, 17 ottobre, nella sala Mastroianni del bolognese Cinema Lumire (la proiezione programmata per le 18). Si tratta della ricostruzione del ruolo che le donne ebbero durante la Liberazione. Scrivono gli autori:

Dalle testimonianze delle partigiane, uniche protagoniste del documentario, si ha uno spaccato inedito delle loro esperienze di lotta e di vita quotidiana come rivoluzionarie, attraverso le quali viene messo in evidenza il ruolo essenziale che le donne hanno avuto per la sopravvivenza e la vittoria della Resistenza stessa. Il progetto, nato da un’idea di Giuliano Bugani, operaio e giornalista, realizzato con Salvo Lucchese […], con Alessandra Cesari, presidente dell’associazione Elenfant Film e responsabile sviluppo progetti, e con Roberta Bononi, ex collaboratrice della Cineteca di Bologna, ha inizio nel 2009 ed una raccolta di interviste a partigiane dell’Emilia-Romagna, da Piacenza a Rimini.

Questo il sito di Elenfant Film, la realt che ha curato la produzione. Il progetto ha poi avuto il contributo della fondazione Carisbo e dell’Anpi di Bologna, Reggio Emilia, Modena, Forl, Ravenna, Rimini, Castelfranco Emilia, Parma e Piacenza. Tra gli enti che lo hanno patrocinato compaiono il Comune di Bologna, l’Istituto storico Parri, Isrebo, l’Istituto per gli studi della storia contemporanea e della Resistenza di Ravenna e provincia e l’Istituto storico della Resistenza di Alfonsine. Le musiche originali, inoltre, sono state composte da Gianluca Nuti e il brano di coda, “Partisan’s Bella Ciao”, dei Modena City Ramblers.

Infine la coppia Bugani-Lucchese aveva gi lavorato insieme. Era accaduto con un altro documentario, Anno 2018: verr la morte, sulle morti per amianto, di cui si era parlato qui.

“Anno 2018: verr la morte”, l’amianto raccontato in un documentario

Standard

Anno 2018: verr la morte un documentario girato da Giuliano Bugani, autore gi comparso varie volte da queste parti, e da Salvatore Lucchese. E racconta una delle storie nere di questo Paese:

L’amianto un minerale fortemente cancerogeno che stato utilizzato per oltre quarant’anni nell’isolamento di edifici, tetti, navi, treni, per fabbricare vernici, tegole, pavimenti e tubazioni. Sino ad oggi sono centinaia di migliaia le morti in Europa causate dall’esposizione all’amianto e il numero destinato a crescere. Prima di scoprire defi nitivamente i terribili effetti dell’amianto dovremo attendere trent’anni, forse quaranta. Il picco delle morti di amianto previsto per il 2018.

Anno 2018: verra' la morteEcco, chi volesse vedere il documentario e incontrarne gli autori, pu scegliere tra due appuntamenti nel fine settimana. Sabato sera, alle 20.45, si inizia al teatro comunale di Dozza, con un incontro organizzato dalla compagnia Della Luna Crescente. Domenica, invece, alle 20.30, sar la volta della sede dell’associazione culturale La Barberia (via Riva Reno 77/79). Per i dettagli, si pu scaricare questo pdf (550KB). Che racconta anche questo:

Il documentario pone un serio interrogativo: dov’ l’amianto oggi? Il documentario mette in evidenza denunce sociali come la presenza dell’amianto in moltissime fabbriche metalmeccaniche, nella raffineria dell’olio da tavola, olio di semi filtrato con polvere di amianto, e le tubature in amianto di tutti gli acquedotti pubblici italiani. Ma gi alla prima presentazione del DVD, sono emerse altre denunce dal pubblico presente in sala, come la presenza dell’amianto negli edifici pubblici, le scuole, i pavimenti di molte palestre, fondi stradali, zuccherifici.

E intanto qui c’ un’intervista agli autori mente qui il trailer del documentario.

Considerazioni su un operaio suicidato

Standard

Barricata di Francesco De VincenziIncidente a Massa nelle prove in Ungheria, la foto sequenza e i soccorsi, la TAC positiva. Massa sta bene. Vince Hamilton, Raikkonen secondo. Primo, Luca Disar, suicidato impiccandosi il 22 luglio 2009. Per te non ci sono parole. “Manca laria. Manca un grido, manca un Dio” da Il ghetto, di Alberto Radius, 1977.

Tra questa merda che ci inonda la vita, dove le congiunzioni parademocratiche ci indicano la strada, ti abbiamo perduto di vista per un attimo. Noi, gi dispersi ma ignari, credevamo averti al nostro fianco. Manca laria di quegli anni. Manca un grido di lotta. Dio c. Invece. Dio c sempre. A rakkogliere i nostri morti, la nostra morte. Non chiedere cosa faremo per te. Noi non faremo niente. La TAC positiva. Non chiedere cosa diremo a tuo padre. Vince Hamilton. Per te non ci sono parole. Non chiedere come sopravviver tua madre. Le porteremo la foto sequenza e i soccorsi. La tua korsa terminata. Non chiederci dove andremo domani a lavorare.

Torneremo alla Chloride. Dove le Ronde chiedevano a te di andartene via. Dove le Ronde chiedevano a te quello che domani chiederanno a noi. Dove le Ronde pregano Dio. Dio non manca mai. Per te non ci sono parole. Questa una situazione che non possiamo combattere. Dio forte. Loro sono figli di Dio. Figli di puttana. Ma se un giorno troveremo barrikate davanti ai nostri kancelli, sapremo che Dio morto. Allora combatteremo ad armi pari. Allora s. Allora s, che faremo qualcosa per te. E non sarai pi il ragazzo che si suicidato. Allora s che faremo qualcosa per tutti quelli come te. Taglieremo forse in ritardo la corda che ti ha ucciso. Ma la taglieremo.

Torneremo ancora alla Chloride. Ma sar solo per combattere una battaglia. Faremo qualcosa per te. Io non andr da tuo padre. Non andr da tua madre. Ma andr a combattere ci che avrei dovuto fare prima della tua morte. Noi tutti dovremo andare nelle piazze a chiederti perdono. Io non andr da tuo padre. Non potrei guardarlo. E non inseguir la mia colpa cercando tua madre. Perch avr vergogna. Voglio dirtelo. Queste cose devo dirtele. Ma tu dovrai dirmi che mi hai perdonato. E solo cos potr vincere il loro Dio. Non andr nella tua casa. Io forse non arriver mai primo. Forse non vincer mai. Forse non avr mai soccorsi e fotosequenze. Ma forse mi ricorderai, quando avr tra le mani quella corsa che avresti dovuto correre insieme a me. Ma non potr mai andare nella tua casa. In questo maledetto paese, dove i padri seppelliscono i figli.

Presidente, sono qui davanti a te, tuo kamikaze

Standard

Kamikaze colorzCampo, a me, squarcio, campo santo, di me, maceria interrata, campo militare, esperimento fascista, campo tenda, per me, urina, davanti a membra aperte, cronica Cadorna, tua Caporetto, scientifica voce, Prefettura, macelleria rusticana, a grande voce, noi si resta, in case sicure, fino alla morte, fino alla morte, fino alla morte, tuo prefetto esce, di scena, a grande voce, ogni cosa, esce, da tua Prefettura, ma noi si resta, in case sicure, fino alla morte, fino alla morte, che notte spalanca ogni utero, io aborto, io morte, io fetido, qui, sotto le tue colpe, attendo carri, funebri, carri, militari, carri, necrofili, carri, presidenziali, tuo Presidente, scientifico mediatico, necrofilo, esperimento post democratico, questo campo, fianco a Studentato, precipitato, tuoi morti, Presidente, accerchiati, popolo a tempo determinato, esperimento socialmilitare, futuro vicino, come bambina curva, sepolta, spina dorsale conficcata, faccia schiacciata, cranio divelto, guardala, Presidente, il tuo esperimento necromilitaresco, non riesco, non grido, io cadaverina, dal nido di Aquila, volava questo popolo, e aveva un sogno, e parlava di montagne, e cantava di nevi e fiumi, e alte le parole, e volava alta lAquila, e ancora avrebbe scritto poemi e verit, e poi disse di domani e domani ancora, e noi non sapevamo, in case sicure, fino alla morte, abbracciati, i nostri occhi piangono i morti, non pi poemi, non pi parole, non pi sogni, non pi, non pi, ma verit uccider ancora, io so, io so, tuo esperimento NATO lontano, occasione vitale, sopravvivenza del delirio, necrofilia iniettata in schermo sedicinoni gi otto, trecento morti, no, molti pi ancora, l nel nido dellAquila, mai censiti, tra cingoli e catene, recisi, dilaniati, scomparsi, come torri gemelle, non c bandiera qui, solo mia voce, umiliata, sterco, merda, crocifissa, e tu ancora incidi tua Presidenza, pretendi onore, io soffio, gas nervino, in bocca Tua, addio Caporetto, veleno massonico, ordine mondiale, da nucleo operativo, campo caserma, addio Cadorna, che sempre ritorna, democrazia sospesa, napalm, noi nella notte, nelle nostre sicure case, sicure case, tornate a casa, ma non il tuo Prefetto, Prefettura deserta, tornate, a casa, ci dicono voci termobariche, io muoio, noi adesso si muore, Presidente, sono qui davanti a te, tuo kamikaze.

La krocifissione dell’Aquila: questa per te, dottor Jekill

Standard

Terremoto in Abruzzo - L'Aquila 6 aprile 2009(E con questo post ufficiale che anche da queste parti si ha un ospite: il giornalista, documentarista, poeta e operaio Giuliano Bugani, gi intervenuto poco tempo fa con il post La Costituzione: chi l’ha vista? Con il testo di seguito si inaugura il suo spazio qui dentro. Benvenuto, Giuliano. AB)

Non aspetter tre giorni. Resusciter ora. Ognuno di noi resusciter ora. Non aspetteremo la fine dei giorni loro. Non aspetteremo il ballo di mezzanotte. E nemmeno la scarpetta di Cenerentola, caduta nella crepa di un terremoto annunciato. Noi non balleremo la loro kanzone. Noi non prenderemo a braccetto le loro Maria, le loro puttane. Noi non andremo sui loro karri. Dottor Jekill, quale cura mi stai propinando: kokaina? Il tuo antidoto. Un buco nel cuore mi dice che non posso fidarmi di tua madre. Ci sono quattro strade che portano alla citt distrutta.

Quattro, perpendicolari. Come una kroce. E su quella kroce, avete inkiodato lAquila. Ha le ali spalancate. La testa china sul suo petto smagrito. una grande kroce. Sulla montagna del mio cranio. Un ragazzo si suicidato, poche settimane fa. Aveva perduto tutto. Non aveva pi niente. Nemmeno pi s stesso. Non aveva pi niente. E tu mi dici che devo aspettare. Ci stiamo avvicinando alla kroce. E non sono solo. Qui. Ad aspettarti. Dottor Jekill, mi dici che devo aspettare. Ma io ho puntato il mio coprifuoco sulla tua bocca. Non ci sono spade adesso. Non avere paura. C soltanto una cosa che posso aspettare. Le tue ceneri. Perch brucerai nel mio inferno. Linferno che dentro il mio cranio.
Continue reading

Giuliano Bugani: la Costituzione, chi l’ha vista?

Standard

Le righe pubblicate di seguito me le ha inviate Giuliano Bugani, che si firma operaio, giornalista, documentarista. tutti e tre e anche molto altro. E soprattutto uno che non ha peli sulla lingua, quando si tratta di formulare considerazioni politiche. O la cronaca semi-seria (o forse “semi” neanche neanche pi di tanto) di una scomparsa. O di una leggenda su un testo mai visto. A Giuliano la parola.

Art. 1, Principi Fondamentali: “LItalia una Repubblica democratica, fondata sul lavoro”.
Art. 11: “LItalia ripudia la guerra come strumento di offesa alla libert degli altri popoli”.
Art. 21: “La stampa non pu essere soggetta ad autorizzazioni o censure”.

Ad una prima lettura, sembrerebbero articoli di una Costituzione che con lItalia non ha niente a che spartire. E invece sono proprio articoli della Costituzione Italiana.

Tranquilli. Nessuno lha vista. Ecco perch continuamente violata. Tutti i nostri politici che quotidianamente la violano, lo fanno soltanto perch non la conoscono, e non perch sono dei traditori. La violano perch non l hanno mai vista, non perch sono manovrati da altri. La violano perch non sanno che c, non perch sono pagati per farlo. Se abbiamo lavoratori in nero, soltanto colpa dei lavoratori in nero. Se popolazioni civili di altri stati vengono uccisi dai nostri militari, o dalle mine o armi italiane, soltanto colpa delle popolazioni civili. Se i giornalisti non sono liberi di dire o scrivere liberamente, solo colpa dei giornalisti.

A noi non resta che sputare sul poco che ci resta. Pisciare sui diritti cancellati e sulle leggi imbroglio. Defecare sulle onorificenza dei martiri inutili. Vomitare sulle auto blu superblindate dei G8. Ruttare davanti vetri antiproiettili delle Banke del Kapitale. Scoreggiare sulle corone dei nuovi re e regine.
Continue reading