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Xaaraan – Il blog di Antonella Beccaria

Non credo nelle otto del mattino. Però esistono. Le otto del mattino
sono l'incontrovertibile prova della presenza del male nel mondo
Gli ultimi giorni, Andrew Masterson


Foto di Daniele Cinciripini

All’Aquila, con l’associazione Segni, nasce la Casa della fotografia, che apre con una mostra di Daniele Cinciripini (autore della foto sopra):

Uno spazio aperto di confronto e crescita nato dalla volontà di alcuni giovani fotografi aquilani che hanno allestito uno spazio a servizio della comunità locale e degli appassionati o degli esperti del settore.

Una camera oscura, una biblioteca con sala studio, una sala conferenze: spazi realizzati per le attività in programma ovvero corsi, incontri, iniziative, proiezioni, documentari, presentazioni di libri, ma anche recupero di tecniche antiche di stampa.

(Via Huffington Post e Micaela Calabresi)

Kamikaze colorzCampo, a me, squarcio, campo santo, di me, maceria interrata, campo militare, esperimento fascista, campo tenda, per me, urina, davanti a membra aperte, cronica Cadorna, tua Caporetto, scientifica voce, Prefettura, macelleria rusticana, a grande voce, noi si resta, in case sicure, fino alla morte, fino alla morte, fino alla morte, tuo prefetto esce, di scena, a grande voce, ogni cosa, esce, da tua Prefettura, ma noi si resta, in case sicure, fino alla morte, fino alla morte, che notte spalanca ogni utero, io aborto, io morte, io fetido, qui, sotto le tue colpe, attendo carri, funebri, carri, militari, carri, necrofili, carri, presidenziali, tuo Presidente, scientifico mediatico, necrofilo, esperimento post democratico, questo campo, fianco a Studentato, precipitato, tuoi morti, Presidente, accerchiati, popolo a tempo determinato, esperimento socialmilitare, futuro vicino, come bambina curva, sepolta, spina dorsale conficcata, faccia schiacciata, cranio divelto, guardala, Presidente, il tuo esperimento necromilitaresco, non riesco, non grido, io cadaverina, dal nido di Aquila, volava questo popolo, e aveva un sogno, e parlava di montagne, e cantava di nevi e fiumi, e alte le parole, e volava alta l’Aquila, e ancora avrebbe scritto poemi e verità, e poi disse di domani e domani ancora, e noi non sapevamo, in case sicure, fino alla morte, abbracciati, i nostri occhi piangono i morti, non più poemi, non più parole, non più sogni, non più, non più, ma verità ucciderà ancora, io so, io so, tuo esperimento NATO lontano, occasione vitale, sopravvivenza del delirio, necrofilia iniettata in schermo sedicinoni gi otto, trecento morti, no, molti più ancora, là nel nido dell’Aquila, mai censiti, tra cingoli e catene, recisi, dilaniati, scomparsi, come torri gemelle, non c’è bandiera qui, solo mia voce, umiliata, sterco, merda, crocifissa, e tu ancora incidi tua Presidenza, pretendi onore, io soffio, gas nervino, in bocca Tua, addio Caporetto, veleno massonico, ordine mondiale, da nucleo operativo, campo caserma, addio Cadorna, che sempre ritorna, democrazia sospesa, napalm, noi nella notte, nelle nostre sicure case, sicure case, tornate a casa, ma non il tuo Prefetto, Prefettura deserta, tornate, a casa, ci dicono voci termobariche, io muoio, noi adesso si muore, Presidente, sono qui davanti a te, tuo kamikaze.

Terremoto in Abruzzo - L'Aquila 6 aprile 2009(E con questo post è ufficiale che anche da queste parti si ha un ospite: è il giornalista, documentarista, poeta e operaio Giuliano Bugani, già intervenuto poco tempo fa con il post La Costituzione: chi l’ha vista? Con il testo di seguito si inaugura il suo spazio qui dentro. Benvenuto, Giuliano. AB)

Non aspetterò tre giorni. Resusciterò ora. Ognuno di noi resusciterà ora. Non aspetteremo la fine dei giorni loro. Non aspetteremo il ballo di mezzanotte. E nemmeno la scarpetta di Cenerentola, caduta nella crepa di un terremoto annunciato. Noi non balleremo la loro kanzone. Noi non prenderemo a braccetto le loro Maria, le loro puttane. Noi non andremo sui loro karri. Dottor Jekill, quale cura mi stai propinando: kokaina? Il tuo antidoto. Un buco nel cuore mi dice che non posso fidarmi di tua madre. Ci sono quattro strade che portano alla città distrutta.

Quattro, perpendicolari. Come una kroce. E su quella kroce, avete inkiodato l’Aquila. Ha le ali spalancate. La testa china sul suo petto smagrito. È una grande kroce. Sulla montagna del mio cranio. Un ragazzo si è suicidato, poche settimane fa. Aveva perduto tutto. Non aveva più niente. Nemmeno più sé stesso. Non aveva più niente. E tu mi dici che devo aspettare. Ci stiamo avvicinando alla kroce. E non sono solo. Qui. Ad aspettarti. Dottor Jekill, mi dici che devo aspettare. Ma io ho puntato il mio coprifuoco sulla tua bocca. Non ci sono spade adesso. Non avere paura. C’è soltanto una cosa che posso aspettare. Le tue ceneri. Perché brucerai nel mio inferno. L’inferno che è dentro il mio cranio.
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