La tredicesima ora (RaiTre, seconda serata): Lucarelli racconta la storia di Cosimo Rega e del carcere visto dall’interno

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Questa sera, sempre in seconda serata e sempre su RaiTre, torna la trasmissione La tredicesima ora di e con Carlo Lucarelli. E questa sera raccontiamo la storia di Cosimo Rega e della vita all’interno del carcere:

La storia di Cosimo Rega la storia di un uomo che viene condannato all’ergastolo per omicidio e associazione mafiosa: fine pena mai. I suoi crimini hanno lasciato una scia di dolore che far male per sempre. Ma alla fine questa storia, con fatica, con sofferenza, senza facili attenuanti, si presenta come un romanzo di formazione.

Cosimo Rega – detto anche Sumino ‘o Falco, piccolo boss della Camorra di Angri, in provincia di Salerno – con la sentenza che gli infligge il carcere a vita perde tutto: la patria potest, la patria maritale, i diritti politici. Dal fondo della sua condanna comincia un lento e duro percorso di consapevolezza. Rega non pi un boss rispettato, non pi Sumino ‘o Falco, non pi il padre di due figli, n il marito di una donna coraggiosa che nonostante le enormi difficolt gli sar accanto per tutta la vita, solo un ergastolano che vivr per sempre lo squallore del carcere. Dopo un lungo e drammatico peregrinare tra i penitenziari italiani approda alla Casa di Reclusione di Rebibbia di Roma, dove grazie all’incontro con alcune persone – volontari e personale del carcere – e attraverso il lavoro, lo studio e il teatro comincia un percorso di consapevolezza e ripensamento della propria esistenza che lo porter a rifiutare la cultura della malavita organizzata e a fondarsi una nuova identit. Cosimo sar scelto come uno degli attori protagonisti del film dei fratelli Taviani “Cesare deve morire” – Orso d’oro nel 2012 al Festival di Berlino – che si chiude con una sua frase: “Da quando ho conosciuto l’arte, questa cella diventata una prigione”.

Ventura, dal Veneto ordinovista all’Argentina passando per gli anni di piombo

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Milo Manara racconta piazza Fontana

Giovanni Ventura, nome che ha segnato in modo pesante gli anni della strategia della tensione (piazza Fontana, ma non solo), morto luned scorso, per quanto la notizia sia circolata con un po’ di ritardo e con qualche imprecisione. Di seguito vengono pubblicati alcuni passaggi su di lui contenuti nel libro Attentato imminente, scritto con Simona Mammano sul commissario Pasquale Juliano. Passaggi che tracciano un profilo dell’ex ordinovista.

Franco Freda, insieme a un libraio-editore di Treviso, Giovanni Ventura, verr ritenuto responsabile in via definitiva dell’attentato del 15 aprile 1969 al rettorato di Padova. E Giovanni Ventura quel personaggio che si fa passare per militante della sinistra, ma che diventa – e rester per lungo tempo – una sorta di alter ego del doktor Freda: laddove c’ l’uno si nomina l’altro, quando l’uno si fa venire in testa un’idea l’altro si d da fare per realizzarla. una specie di spalla, Ventura, che all’inizio gioca con gli specchi parandosi in parte dietro a simpatie insospettabili e in parte dietro al sostegno che la sua famiglia – e la madre in particolare – non lesina alla Democrazia cristiana e a Tina Alselmi nello specifico.

Nato il 2 novembre 1944 da una famiglia di modeste origini, figlio del podest di Piombino Dese (Padova) che dopo la Liberazione deve prendere la famiglia e riparare in una villa di campagna per sfuggire alle ritorsioni degli antifascisti, Giovanni Ventura vive la seconda parte dell’infanzia e la giovinezza a Castelfranco Veneto. Primo di quattro fratelli […], fa fatica a integrarsi e in citt viene ricordato come un musone, uno il cui carattere ben si adatta alla sua data di nascita, il giorno dei morti. Ne fugge appena pu e si mette a fare l’editore mirando in alto, ispirato da Giangiacomo Feltrinelli.
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