“L’acqua che mangiamo”: un bene comune raccontato da una prospettiva diversa che comunque incide su consumi e sostenibilità

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L'acqua che mangiamoChe sia un bene comune è fuori di dubbio e proprio in quest’ottica è interessante l’approccio del libro L’acqua che mangiamo – Cos’è l’acqua virtuale e come la consumiamo (Edizioni Ambiente) a cura delle ricercatrici Marta Antonelli e Francesca Greco:

Nel cibo che mangiamo, nelle scelte che facciamo al supermercato o al ristorante, c’è dell’acqua. Migliaia di litri di acqua si trovano racchiusi in un hamburger, un uovo o un caffè. Ad esempio: per produrre un chilogrammo di pasta secca sono necessari circa 1.924 litri d’acqua, per una pizza da 725 grammi, 1.216 litri.

Questo volume introduce, per la prima volta in Italia, lil concetto di “acqua virtuale” inteso come il quantitativo di acqua necessario a produrre cibi, beni e servizi che consumiamo quotidianamente, e che già da anni alimenta il dibattito internazionale sulla sicurezza alimentare e il mercato globale, sugli stili di consumo e di vita, perfino sul diritto all’acqua. E l’Italia è il terzo paese importatore netto di “acqua virtuale” al mondo.

L’acqua che mangiamo spiega, con un approccio multidisciplinare, la problematica idrica e le sue implicazioni economiche, sociali e politiche. È uno strumento che, pur ricordandoci che la risorsa più preziosa è limitata, permette ai cittadini-consumatori e agli operatori del settore agricolo e della distribuzione alimentare, di misurare l’importanza delle scelte possibili per influire e giungere ad una maggiore sostenibilità d’uso.

Qui il sommario del libro.

Genova 2001: lo speciale di Peacereporter e di E – Il mensile di Emegency

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Genova 2001 - Lo speciale di Peacereporter e di E Il mensile di Emegency

Esattamente dieci anni si consumarono i fatti di Genova 2001. Peacereporter ed E – Il mensile di Emergency pubblicano diversi interventi che costituiscono un dossier per ricordare quei fatti. Ecco i link:

“The Power of Open”: racconto in presa diretta dai creatori di cultura libera

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The Power of Open

The Power of Open è un libro che racconta questa storia:

Più di 400 milioni di opere rilasciate in rete con licenze Creative Commons, dalla musica alle fotografie, dai risultati di ricerche a interi corsi scolastici. Creative Commons ha creato l’infrastruttura tecnica e legale che consente un’effettiva condivisione della conoscenza, dell’arte e dei dati messi a disposizione da singole persone, organizzazioni e governi. Ancora più importante è che milioni di creatori traggono vantaggio da questa infrastruttura che arricchisce i beni comuni globali a disposizione di tutta l’umanità.

“The Power of Open” colleziona le storie di quei creatori. Alcuni sono come ProPublica, l’organizzazione di giornalismo investigativo che ha vinto il Premio Pulitzer e che usa CC mentre stringe partnership con le principali società di media del mondo. Altri riguardano filmmaker nomadi, come Vincent Moon che ricorre alle licenze CC perché elemento essenziale di uno stile di vita volto all’apertura. L’ampiezza di questi usi è grande tanto quanto la creatività [di tutti coloro] che scelgono di aprire i loro contenuti, le loro espressioni artistiche e le loro idee al resto del mondo.

Il libro, introdotto da testi di Catherine Casserly e Joi Ito (rispettivamente ceo e presidente di Creative Commons), è disponibile in varie lingue e la sua promozione è prevista in diversi continenti.

(Via BoingBoing)