Agenzia Dire: online il mini documentario “Strage di Ustica, il momento della verit (anche se i giovani oggi non ne sanno nulla)”

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Strage di Ustica, il momento della verit (anche se i giovani oggi non ne sanno nulla) un mini documentario dell’Agenzia Dire (dura 21 minuti circa) che dell’abbattimento del Dc9 del 27 giugno 1980 (ma non solo) parla pi diffusamente qui

Ustica, la Cassazione: “Aereo abbattuto da un missile, lo Stato risarcisca i familiari”

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UsticaChi sostiene ancora oggi, nonostante l’implausibilit giudiziaria di questa tesi, la teoria della bomba a bordo si rassegni. La Corte di Cassazione, dando ragione al tribunale civile di Palermo, stabilisce che l’aereo abbattuto il 27 giugno 1980 sui cieli sopra Ustica venne distrutto da un missile. E per questo lo Stato italiano deve risarcire i familiari delle vittime. La ragione? Non seppe garantire la sicurezza del volo partito da Bologna e diretto a Palermo. E non lo fece n con i radar civili n con quelli militari.

La sentenza per la quale si pronunciata la Cassazione si riferisce a un pronunciamento civile della Corte d’Appello di Palermo del 2010 seguito dagli avvocati Vanessa e Fabrizio Fallica, poi confluiti nel pool legale che ha seguito il processo di primo grado giunto a conclusione nel settembre 2011. In quel caso si trattava di 6 risarcimenti per i quali i magistrati siciliani erano giunti alla stessa conclusione dei colleghi che hanno sentenziato l’anno successivo: fu un missile a uccidere le 81 persone imbarcate sul Dc9 dell’Itavia.

Continua a leggere sul Fatto Quotidiano. E ancora: Ustica, Andrea Purgatori: “Ora Hollande ammetta le responsabilit della Francia”

“Ad alta voce” inizia a Bologna con le “parole per l’Italia” di chi ha vissuto sulla propria pelle la storia recente del Paese

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Ad alta voce

Le prime parole per l’Italia le pronunceranno Nando Dalla Chiesa e i familiari delle tre associazioni vittime che hanno sede a Bologna, quelle della strage di Ustica del 27 giugno 1980, della bomba alla stazione scoppiata il successivo 2 agosto e della banda della Uno bianca, che colp dal 1987 al 1994 uccidendo 24 persone. A loro, infatti, affidato il via dell’undicesima edizione della maratona di lettura Ad alta voce che venerd 7 ottobre e sabato 8 fa tappa nel capoluogo emiliano-romagnolo (le altre citt sono Venezia, dove c’ stata la settimana scorsa, e Cesena, contemporanea a quella bolognese). Un’iniziativa che, volendo incentrarsi sui 150 anni dell’unit d’Italia, ha deciso di esordire domani alle 18 in prefettura proprio con chi un pezzo della storia del Paese ce l’ha scritto addosso o nella propria famiglia.
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Ustica: dalle minacce alle querele. Non si pu parlare di depistaggi

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Ustica un gioco che tende a ripetersi: ribadire un’opinione spacciandola come una “verit”, non importa quanto suffragata da prove oggettive. Che, se esistessero, permetterebbero la revisione di processi chiusi, se finiti con condanne, o l’apertura di nuovi filoni d’indagine. Basta per fare eco sfruttando magari sedi istituzionali e poi adire alle vie legali a scopo intimidatorio. ci che accaduto nelle ultime settimane con la storia del Dc9 di Ustica, precipitato il 27 giugno 1980 con i suoi 81 passeggeri.

“Ci che stupisce”, dice il giornalista Fabrizio Colarieti, che a lungo si occupato di questa vicenda, “ la mancanza di conoscenza delle carte processuali. Che il Dc9 non fosse solo un dato di fatto, lo prova il tracciato di Ciampino, lo provano le telefonate che da qui sono state fatte all’ambasciata americana. E poi c’ il discorso dei soccorsi: se nessuno depist, se nessuno fece nulla per nascondere cosa in realt accaduto 31 anni fa, perch gli aiuti arrivarono solo dopo 7 ore?”

Colarieti, di fronte alla crescente cavalcata del sottosegretario Carlo Giovanardi contro la verit sul caso, non ci sta a vedere spacciate tesi screditate negli anni, dal punto di vista sia processuale che scientifico. E a proposito delle querele partite contro il depliant del Museo della Memoria di Bologna, che ospita i rottami dell’aereo, si rivolge ai militari, che si sentono diffamati. “D’accordo, in quattro sono stati assolti. Ma teniamo conto di un elemento non secondario. Le indagini per i depistaggi partirono mettendo sotto accusa decine di persone, tra ufficiali e sottufficiali. Poi, con gli anni, alcuni morirono, altri videro i reati andare prescritti e si rimasti alla fine con quattro imputati poi giudicati non colpevoli. Ma questo non sufficiente ad assolvere l’intera aeronautica”.
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Purgatori su “Fortapsc”: un film su Siani, non su Jouakim

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A proposito di Fortapsc, il film diretto da Marco Risi sul giornalista Giancarlo Siani ammazzato dalla camorra il 23 settembre 1985, e della richiesta dell’ex capo-redattore del Mattino Mino Jouakim che chiede il sequestro della pellicola, AgoraVox pubblica una doppia intervista: da un lato Jouakim, che fu il capo di Siani e che oggi si ritiene danneggiato dal film, e dall’altro Andrea Purgatori, la cui firma si trova su opere come Il muro di gomma, Segreto di stato e Il giudice ragazzino, solo per citarne alcuni (qui la sua filmografia completa). E se il giornalista napoletano non sembra retrocedere dalle sue posizioni, Andrea invece afferma:

Abbiamo modificato i nomi di tutti ad eccezione dei camorristi e di Giancarlo per creare, come spesso accade nella cultura cinematografica, delle sintesi e degli opposti che ci potessero raccontare meglio la storia. Questo stato fatto nella piena libert creativa che ci si prende quando si fa un film e non un documentario. Nessuno si pu riconoscere in quel giornalista perch quel giornalista non esiste. Adesso lui si sente, come ho letto, diffamato e vedremo cosa dir il giudice. Nel “Divo” di Sorrentino, Andreotti si guardato bene dal chiedere il ritiro del film e non lho ha fatto nemmeno Cirino Pomicino che in una scena fa una scivolata nel Transatlantico, col suo nome e cognome e non con un altro. Io penso che ci vorrebbe pi elasticit nellaffrontare queste cose e nel pensare che abbiamo affrontato la storia di Giancarlo Siani e non quella di Jouakim. Che dire di fronte a queste cose? Ci sono abiutato, io non scrivo “Vacanze di Natale”… Per il “Muro di Gomma” mi hanno chiesto 100 miliardi, per “Il Giudice Ragazzino” si sono incazzati. Non mi stupisce, quindi. Mi stupisce il fatto che ci sia qualcuno che non si rende conto che stiamo facendo un film.