“Ad alta voce” inizia a Bologna con le “parole per l’Italia” di chi ha vissuto sulla propria pelle la storia recente del Paese

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Ad alta voce

Le prime parole per l’Italia le pronunceranno Nando Dalla Chiesa e i familiari delle tre associazioni vittime che hanno sede a Bologna, quelle della strage di Ustica del 27 giugno 1980, della bomba alla stazione scoppiata il successivo 2 agosto e della banda della Uno bianca, che colpì dal 1987 al 1994 uccidendo 24 persone. A loro, infatti, è affidato il via dell’undicesima edizione della maratona di lettura Ad alta voce che venerdì 7 ottobre e sabato 8 fa tappa nel capoluogo emiliano-romagnolo (le altre città sono Venezia, dove c’è stata la settimana scorsa, e Cesena, contemporanea a quella bolognese). Un’iniziativa che, volendo incentrarsi sui 150 anni dell’unità d’Italia, ha deciso di esordire domani alle 18 in prefettura proprio con chi un pezzo della storia del Paese ce l’ha scritto addosso o nella propria famiglia.

Cicatrici fisiche o psicologiche che per Nando Dalla Chiesa passano attraverso suo padre, il generale Carlo Alberto, ucciso a Palermo il 3 settembre 1982 dopo essere stato nominato prefetto della città con poteri speciali contro cosa nostra. Poteri speciali tuttavia mai concretizzatisi per mancanza di uomini, mezzi e, probabilmente, volontà istituzionale. E ancora insieme al figlio dell’alto ufficiale dell’Arma, alle 18.45, con la successiva tappa nella sala del consiglio comunale di Palazzo D’Accursio, prenderanno la parola Paolo Bolognesi (associazione 2 agosto 1980), Daria Bonfietti (Ustica), Rosanna Rossi Zecchi (associazione vittime della Uno bianca) e Patrizia Moretti (la madre di Federico Aldrovandi, il diciottenne di Ferrara ucciso il 25 settembre 2005 e per la cui morte sono stati condannati in due gradi di giudizio quattro poliziotti).

Una parola per leggere e ricordare, per conservare e trasmettere la memoria, condivisa in quell’occasione anche dall’attrice Fiorenza Menni e dal giornalista Filippo Vendemmiati. E con un riferimento alla legalità, visto il coinvolgimento di Libera, l’associazione fondata da don Luigi Ciotti per agire contro le mafie a diversi livelli, a iniziare da quello informativo, ma anche economico (si veda a titolo di esempio l’attività a supporto delle imprese nate per gestire i beni confiscati alle organizzazioni criminali).

Parole, dunque, ma anche luoghi, per una maratona di lettura che coinvolgerà tutta la città, compresi gli angoli dell’emarginazione. Come il carcere della Dozza dove ci sarà sabato mattina, a partire dalle 10, lo scrittore Stefano Tassinari. E poi, nel corso della giornata, il testimone verrà passato alla sede di piazza Cavour della Banca d’Italia, al Voltone del Podestà, a Start (laboratorio di culture creative) di piazza Re Enzo e alla casa dei donatori di sangue dell’Avis in via dell’Ospedale. E ancora si farà tappa a Palazzo Dall’Armi Marescalchi, alla Libreria Ambasciatori di via Orefici, a Palazzo della Mercanzia e all’aula magna di Santa Lucia, in via Castigliane.

Tanti i nomi della cultura non solo bolognese che si alterneranno nel corso della giornata di sabato. Carla Astolfi, Ivano Marescotti, Sergio Rizzo, Giuseppe Culicchia, David Riondino, Vito, Anna Sarfatti, Paolo Rumiz, Carlo Lucarelli, Giampiero Rigosi, Andrea Purgatori e Sandro Ruotolo, solo per citare alcuni di quelli inseriti nel programma ufficiale. Che contiene anche un personaggio dalla presenza “movimentata”: Alessandro Bergonzoni che, a bordo di un veicolo elettrico, passerà la giornata a un’autoparlante per leggere in itinere.

“La mia sarà una presenza on the road, intermittente ma costante”, ha detto Bergonzoni nei giorni scorsi, alla conferenza stampa a Palazzo d’Accursio. “Sarà dunque una questione deambulante. Non guiderò, ma leggero, anche se la tentazione era forte”. L’intenzione, insomma, è quella “poter far sentire, poter far ascoltare anche quel negoziante fermo che non può muoversi”, ha aggiunto. “Non vogliamo che i passanti leggano, ma che ascoltino per costruire una nuova fisiognomica dove due orecchie e due occhi non bastano più”.

(Questo articolo è stato pubblicato sul Fatto Quotidiano)

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