Ustica, Daria Bonfietti: “Sappiamo tutto, ora serve la verità”

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Strage di Ustica

Il testo che segue è di Daria Bonfietti, presidente dell’Associazione parenti delle Vittime della strage di Ustica, ed è stato pubblicato dal quotidiano Il manifesto lo scorso 25 giugno 2016. Qui, invece, il podcast della trasmissione di Rai3 Fahrenheit di oggi intitolata Verità opache sul missile che il 27 giugno 1980 uccise le 81 persone a bordo del Dc9 dell’Itavia e sul “segreto di stato strisciante” che non oppone un segreto di Stato vero e proprio, ma rende difficile, se non impossibile, l’accesso alle fonti documentali. In onda, ospiti di Loredana Lipperini, anche Daria Bonfietti e il giornalista Fabrizio Colarieti di Stragi80.it.

Ricordiamo il 36° Anniversario della strage di Ustica e continuiamo il cammino verso la verità. Sappiamo già molto di quello che è accaduto nel cielo: sappiamo che «il DC9 è stato abbattuto all’interno di un episodio di guerra aerea, guerra di fatto e non dichiarata», come ci rivela il giudice Rosario Priore già nel 1999.

Sappiamo che vi erano altri aerei intorno al DC9 nel momento dell’incidente, ce lo rivela la Nato. Gli esperti della Nato infatti, lavorando su materiale che i nostri militari si rifiutavano di «leggere» al magistrato, confermano la presenza di aerei americani, francesi, belgi, inglesi e forse libici quella sera nel mar Tirreno.

Sappiamo che con due sentenze della Cassazione sono stati condannati in via definitiva il ministero dei Trasporti, per non avere garantito la sicurezza dei voli, e il ministero della Difesa, per avere con ogni mezzo, distruzione di prove, depistaggi vari, allontanato il raggiungimento della verità. Dal 2008 sono state riaperte le indagini dalla procura di Roma, dopo le dichiarazioni del presidente Francesco Cossiga, che indica i francesi quali autori, per errore, dell’abbattimento del DC9 Itavia.

Nuove rogatorie, gli interrogatori condotti dai magistrati italiani al personale di Solenzara, la base francese in Corsica, permettono di confermare l’attività di quella base aerea per gran parte della notte del 27 giugno ’80, smentendo perciò definitivamente la versione ufficiale francese della chiusura di quella base alle 17.

Altri Paesi non hanno risposto o hanno risposto in maniera poco soddisfacente, e allora altre azioni la magistratura non pensiamo possa attivare, crediamo dunque che lo sforzo per aggiungere l’ultimo tassello di verità, cioè gli autori materiali della strage, debba essere fatto dal governo, dalla politica, dalla diplomazia del nostro Paese, che deve far sentire con determinazione rinnovata l’esigenza di ottenere una fattiva collaborazione per il disvelamento totale delle responsabilità in questa azione delittuosa che ha comportato la morte 81 cittadini italiani, pena, noi crediamo, una caduta irreversibili della dignità nazionale.

Noi continuiamo, come ogni anno a «fare memoria», a Bologna, dinanzi al Museo per la Memoria di Ustica, dal 27 giugno, anniversario della strage fino al 10 agosto, usando i diversi linguaggi dell’Arte per ricordare, per rinnovare la memoria di quella tragica vicenda, e lo facciamo con eventi di prosa, di musica, di poesia che coinvolgono un numero sempre maggiore di persone che ci accompagnano in questo percorso.

Usiamo spesso uno slogan: «dalla verità alla Storia» volendo intendere che ora la vicenda deve essere inserita nella storia complessiva del nostro Paese e dunque che l’impegno deve passare agli storici, non bastano più le inchieste giornalistiche, le indagini giudiziarie e nemmeno le ricostruzioni delle stesse Associazioni delle vittime.

Per questo dedicheremo una giornata, il 30 giugno, ad un momento di riflessione, di confronto sulla «Direttiva Renzi», sulla desecretazione degli atti dei ministeri e della P.A, con il sottosegretario De Vincenti e un gruppo di storici, per comprendere meglio da una parte le finalità, gli strumenti, i criteri e le indicazioni date dal governo e far emergere, d’altra parte, le «esigenze» degli storici, dei ricercatori.

La storia, crediamo, deve diventare protagonista a cominciare dalla disponibilità completa delle fonti. In tutti questi modi vogliamo continuare il cammino per la verità quindi e nello stesso tempo ricordare i nostri cari e «fare memoria».

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