Foto storiche che diventano a colori: dalle esercitazioni militari alla marcia su Washington per il lavoro e la libertà del 1963

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Gas mask practice, Fort Belvoir, Virginia, 1942

Da KulPhoto una galleria di immagini storiche portate a colori. Quella sopra riportata nel post risale al 1942, scattata durante un’esercitazione con gas e maschere. Le altre ritraggono sedi storiche, la marcia su Washington del 1963 e alcuni ritratti, tra cui quello di Frederick Fleet, il sopravvissuto che fu primo a vedere l’iceberg che affondò il Titanic nel 1912.

(Via History In Pictures)

“What do you think about JFK?” e le risposte giunsero nel 1963 da una scuola elementare di Buffalo, prima di Dallas

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What do you think about JFK?

Che cosa pensi di JFK? venne chiesto nel 1963 a quattro bambini tra i 7 e i 9 anni della Buffalo Elementary School, prima che John Fitzgerald Kennedy venisse ucciso il 22 novembre di quell’anno.

(Via JFK Library)

Strage del Vajont: per il 50° anniversario un documentario con la testimonianza di una superstite

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Sono trascorsi 50 anni esatti dalla strage del Vajont che fece, secondo una stima che non fu mai possibile confermare nel dettaglio, quasi duemila morti. Per ricordare quell’evento tragico e prevedibile, le Officine Tolau composte dai tre giornalisti Stefano Aurighi, Davide Lombardi e Paolo Tomassone, hanno raccolto in un video di una trentina di minuti la testimonianza di Maria Pia Bassetto:

All’epoca lavorava all’ufficio postale di Longarone e si è salvata per puro caso. La sera del 9 ottobre,quando la frana del monte Toc provocò un’onda alta 100 metri che polverizzò Longarone, lei era a casa a Vittorio Veneto, dove rientrava tutte le sere dopo il lavoro. Questa è la sua storia.

Se ne parla più diffusamente sulla Gazzetta di Modena.

Il terrorismo razzista del Ku Klux Klan e la medical apartheid: la storia di Addie Mae Collins e della scuola autoptica bianca

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Addie Mae CollinsStoria di razzismo di stampo terrostico e di medical apartheid. È quella che si consumò il 15 settembre di 50 anni fa a Birmingham, in Alabama, all’interno di una chiesa battista degli Stati Uniti in cui morirono, a causa di un attentato con esplosivo del Ku Klux Klan, quattro ragazzine, Addie Mae Collins, Cynthia Wesley, Carole Robertson e Denise McNair. Su BoingBoing si fa notare questo aspetto, tutt’altro che secondario:

Addie Mae Collins potrebbe essere considerata una vittima del razzismo sotto un duplice aspetto. Da un lato ci fu la bomba che la uccise e dall’altro ci si deve calare in una lunga tradizione secondo la quale le scuole mediche per bianchi hanno spaziato nel cimiteri per neri con lo scopo di avere cadaveri da dissezionare.

Per leggerne ancora (in inglese), si veda qui.

“Così i servizi pianificavano la strategia della tensione”: la descrizione in un documento del settembre 1963

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Settembre 1963: così i servizi pianificavano la strategia della tensione, documento trovato da Giacomo Pacini, storico dell’Isgrec (Istituto grossetano della Resistenza e dell’età contemporanea).

In un libro “scomparso” la controinchiesta voluta dalla famiglia Kennedy sul delitto di Jfk

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Il complottoCon la prefazione di Stefania Limiti e la postfazione di Paolo Cucchiarelli, uscirà a gennaio per i tipi di Nutrimenti il libro Il complotto – La controinchiesta segreta dei Kennedy sull’omicidio di JFK, scritto da James Hepburn. Pubblicato la prima volta in lingua originale nel 1968, rientra nella categoria dei testi che con il tempo sono scomparsi. Infatti:

[Si tratta di] una storia eclatante e avvincente anche in virtù della travagliata vicenda di questo libro, ampiamente ricostruita nell’introduzione e confermata da un’intervista a William Turner, ex agente dell’Fbi tra i collaboratori del giudice Jim Garrison, che ha combattuto per portare alla sbarra alcuni tra i responsabili della cospirazione (come ha narrato il regista Oliver Stone).

Il libro, pubblicato […] con il titolo “Farewell America” e firmato da uno sconosciuto James Hepburn, [è] la sintesi della controinchiesta voluta dalla famiglia Kennedy sull’assassinio di JFK e finita sulla scrivania del giudice Garrison, come contributo alle sue indagini. Se Bob Kennedy non fosse stato ammazzato il 5 giugno del 1968, sarebbe diventato di lì a pochi mesi presidente e avrebbe varcato la soglia della Casa Bianca portando nella sua valigia il dossier con la verità sulla morte del fratello. Il complotto ripropone il libro ma soprattutto ricostruisce un’incredibile vicenda: all’ombra delle autorità ufficiali, la famiglia Kennedy chiese aiuto a servizi segreti di altri paesi per cercare la verità. L’inchiesta che ne è nata porta la firma del generale De Gaulle e dei servizi sovietici, due mondi interessati a far emergere la verità sul 23 novembre 1963.

Nel 1968 una sconosciuta casa editrice torinese su richiesta di un misterioso committente pubblicò poche copie del libro con il titolo “L’America brucia”: il giornalista dell’Unità Saverio Tutino lo notò e cerco di capirne di più, arrivando a ipotizzare che la pubblicazione fosse avvenuta su impulso diretto di Gianni Agnelli, molto legato ai Kennedy. Oggi è possibile finalmente ricostruire questa incredibile vicenda.

Dal blog del Fatto Quotidiano: “Vajont, un genocidio italiano. E firmato Dc”

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Il disastro del Vajont

Chissà in quanto ricordano che dal disastro del Vajont – 1910 vittime – sono trascorsi 48 anni? Accadeva il 9 ottobre 1963 ed Emiliano Liuzzi, sul suo blog sul Fatto Quotidiano, racconta che fu un genocidio italiano. E firmato Dc:

Presidente del consiglio era Giovanni Leone. Era un presidente, del Consiglio prima e della Repubblica poi, a cui i colpi di teatro piacevano, bizzarro tanto da rispondere con le corna agli studenti che a Pisa lo contestavano. Ma a Longarone riuscì a superare se stesso: arrivò in elicottero due giorni dopo la catastrofe, nessun altro politico da Roma ebbe lo stesso coraggio. La gente urlava assassini, inteso come il governo che lui rappresentava. Ma Leone riuscì a calmare tutti, tirando fuori dal taschino un fazzoletto bianco impregnato di lacrime: “Giuro su questi corpi e queste rovine che sarà fatta giustizia”. Ma quando il sindaco Arduini, che sotto l’onda perse un figlio e i genitori, citò in giudizio Giorgio Valerio, presidente della Montecatini-Edison subentrata alla Sade – come ricordò in un memorabile pezzo Aldo Cazzullo sul Corriere della Sera – in tribunale venne depositata una memoria difensiva che sostenne l’imprevedibilità della catastrofe. Firmata: “Avvocato Giovanni Leone”.

Continua qui.