CampiFascisti.it: progetto creato per censire i luoghi di deportazione e internamento dall’Italia all’Africa passando per i Balcani

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Campi fascisti

Il progetto supportato da realt come Audiodoc, Museo della Shoah e Europe for citizen programme, oltre ad avere la collaborazione di Anna Pizzuti e del suo Ebrei stranieri internati in Italia durante il periodo bellico. Si chiama Campi fascisti e parte da questi presupposti:

Lo stato fascista italiano si avvalso di diversi strumenti e luoghi per imprigionare, segregare e deportare popolazioni straniere, oppositori politici, ebrei, omosessuali e rom. Dai campi di concentramento per i civili sloveni e croati, a quelli dove furono deportati migliaia di eritrei, etiopi e libici, dalle localit di internamento per ebrei stranieri, fino ai luoghi di confino per oppositori politici.

Al momento molti dei materiali derivano da quanto raccolto per l’indagine I campi fascisti: dalle guerre in Africa alla Repubblica di Sal, conclusa lo scorso novembre. E se il lavoro si annuncia come un continuo work in progress rivolto a studiosi, centri di ricerca e universit, sta sempre pi assumendo le sembinze di un centro di documentazione on line per intanto suddiviso nelle sezioni campi di concentramento, campi di lavoro coatto, campi di transito, localit di confino, localit di internamento, localit di soggiorno obbligatorio, carceri, campi per prigionieri di guerra, distaccamenti di lavoro e campi provinciali della Repubblica sociale italiana.

(Via Blog del master di comunicazione storica)

“Whatever will be. Sarajevo vent’anni dopo” tra lo spettro della guerra e le speculazioni di finanza e mattone

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A due decenni di distanza, si vive con lo spettro della guerra e la morsa della speculazione finanziaria e immobiliare. il documentario Whatever will be. Sarajevo vent’anni dopo, girato da Ugo Leo, lo studente del master in giornalismo dell’universit di Torino che ha vinto il Premio Conflitti.

(Via Reporters)

A vent’anni dall’assedio di Sarajevo, 11.451 sedie dipinte di rosso lungo via Tito per ricordare le vittime del conflitto

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Sono 11.451 (tante quante furono le vittime) le sedie dipinte di rosso e disposte lungo via Tito, a Sarajevo, per il ventesimo anniversario dall’inizio della guerra. “Un anniversario che trova la citt balcanica ancora profondamente divisa, il potere spartito tra serbi, croati e musulmani in un solo Stato costruito su quote etniche e unito da governi centrali molto deboli”, scrive Dado Ruvic della Reuters. Se ne pu leggere ulteriormente qui.

(Via BoingBoing)

Uranio impoverito: un’altra vittima mentre le risposte in argomento restano lontane

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Falco Accame, gi ammiraglio della marina militare e poi presidente della commissione difesa, da anni impegnato nella battaglia sull’uranio impoverito e sulle sue conseguenze. Su Vittimeuranio.com – Il blog sul presunto killer interviene per scrivere che a Palermo muore un reduce dai Balcani. Oltre alla vicenda specifica, considera Accame:

C’ da aggiungere che la morte tra tante sofferenze per malattia contratta da uranio impoverito di un militare che ha preso parte per 10 anni a missioni di pace, passa del tutto ignorata a differenza di quanto accade per altri militari che magari sono morti per esplosione di un ordigno sempre nello svolgimento degli stessi compiti. inaccettabile una tale differenza di trattamento tra militari ignorati e militari onorati. Purtroppo le ragioni sono facilmente intuibili.

Quella in argomento sembra una battaglia ancora lontana dal giungere a un qualche punto fermo. Dopo la deludente relazione parlamentare, rimangono testimonianze come questa o come quelle dell’Associazione vittime uranio.

The empty house: documentario di Peacereporter sugli scomparsi della guerra in Kosovo

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The empty house

The empty house un documentario prodotto da Peacereporter che racconta delle persone scomparse durante la guerra in Kosovo del 1999. Annunciato qui, viene descritto con queste parole:

The Empty House, che qui presentiamo nella versione web, racconta la storia di un’assenza, senza privilegiare la nazionalit di alcune vittime rispetto ad altre. Questo lavoro vuole essere una riflessione sull’assenza, sul vuoto doloroso che la scomparsa di una persona cara lascia nelle vite di chi lo ha amato. I protagonisti potrebbero essere di qualsiasi Paese del mondo che ha conosciuto il dramma delle persone scomparse.

Sul sito del documentario si possono trovare alcuni materiali gi pubblicati da Peacereporter, le vittime di cui si parla del film e quanto dicono gli ufficiali che erano di stanza in Kosovo.

Cartolina dalla fossa: un libro a quindici anni dall’eccidio di Srebrenica

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Segnala Nazione Indiana a proposito di Srebrenica, di cui a pi riprese si parlato:

Nel quindicesimo anniversario del massacro di Srebrenica, la casa editrice Beit di Trieste pubblica il libro testimonianza di Emir Suljagić “Cartolina dalla fossa”. pi un registro sulla vita a Srebrenica prima della tragedia, con le immagini storiche di quei giorni cruciali, i contributi di esperti e studiosi e una cronologia che ripercorre gli avvenimenti pi importanti del conflitto in Bosnia dal 1992 ai giorni del massacro.

Il pezzo di Azra Nuhefendić e, per maggiori informazioni su Cartolina dalla fossa, scritto da Suljagic e pubblicato in italiano da Beit (collana Memoria), si pu dare on’occhiata qui.

Ivo Pukanic: a Belgrado iniziato il processo per il cronista croato assassinato

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Ivo PukanicA proposito di Serbia e a proposito di giornalisti che hanno pagato caro il loro lavoro, Fabio Dalmasso segnala un articolo comparso sul quotidiano Il Piccolo di Trieste di oggi:

iniziato ieri a Belgrado il processo a tre esponenti della criminalit organizzata serba accusati dell’uccisione nell’ottobre 2008 del giornalista croato Ivo Pukanic. Sul banco degli imputati siedono Sreten Jocic, uno dei boss pi famosi della mafia serba,conosciuto col soprannome di “Joca Amsterdam”, Zeljiko Milovanovic e Milenko Kuzmanovic. Tutti e tre furono arrestati a Belgrado lo scorso anno, Jocic in aprile, Milanovic e Kuzmanovic in maggio. Secondo l’atto di accusa, letto al processo, i tre assassinarono Ivo Pukanic, direttore del settimanale croato “Nacional” e il suo collaboratore Niko Franjic in cambio di un milione e mezzo di euro. Il motivo sarebbe stata l’attivit giornalistica di Pukanic e la pubblicazione di articoli sull’attivit di organizzazioni criminali nei Balcani. Il duplice omicidio avvenne il 23 ottobre 2008 con l’esplosione di una bomba nel centro di Zagabria. Altre quattro persone, accusate di coinvolgimento nello stesso caso, sono giudicate in altro processo apertosi a febbraio a Zagabria.

Per leggere di pi sulla vicenda di Ivo Pukanic, si veda quanto riportano Wikipedia e Notizie radicali.

Il mestiere del cinema nei Balcani: un libro (scaricabile) ne racconta la storia

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Il mestiere del cinema nei BalcaniOsservatorio Balcani e Caucaso ha editato poco tempo fa una raccolta di saggi che si intitola Il mestiere del cinema nei Balcani. Storia di un’industria e dei suoi protagonisti dagli anni settanta ad oggi e che stato scritto da Luisa Chiodi e Irene Dioli. Uscito in una prima (e precedente) edizione per il numero 2/2008 della rivista Archivio Trentino e in contemporanea in lingua albanese per Prpjekja – E prtremuajshme kulturore, il libro di questo racconta:

A vent’anni dalla fine della guerra fredda, il cinema offre una prospettiva originale per l’approfondimento delle trasformazioni politico-sociali, economiche e culturali nell’Europa sud-orientale. Narrando le storie degli abitanti del microcosmo cinematografico balcanico, il volume analizza il segmento culturale che pi di tutti ha plasmato l’immaginario collettivo delle societ della regione, dall’apogeo degli anni settanta fino ai processi di globalizzazione degli ultimi anni. Il mestiere del cinema nei Balcani racconta l’industria del film in Albania, Bulgaria, Bosnia Erzegovina, Croazia e Serbia, la sua storia di strumento della propaganda di regimi comunisti, la crisi catastrofica degli anni novanta e il suo rapporto con il mercato globale del ventunesimo secolo.

Il libro, nella nuova edizione di Osservatorio Balcani e Caucaso, pu essere scaricato in versione integrale da qui (pdf, 985 KB). Online stato pubblicato l’indice e il tutto contenuto nello speciale Storie di cinema.

Osservatorio Balcani: un dossier sulla popolazione gay nel sud-est europeo

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Gay Pride Belgrade

Racconta Osservatorio Balcani a proposito di LGBTIQ Between the State and the EU:

Il 2009 stato segnato per la popolazione LGBT e queer nel sud-est Europa da un lato da episodi di violenze e intimidazioni (in particolare durante le principali manifestazioni dai Pride in Serbia e Slovenia al festival queer di Sarajevo), senza prese di posizione da parte di amministrazioni locali e Stati nazionali. Dall’altro, pressioni sovranazionali e aspirazioni all’integrazione europea hanno portato all’avanzamento e/o all’approvazione di proposte legislative di stampo progressista. In questo quadro di sviluppi stonati e contrastanti, la popolazione LGBT e queer dei Balcani si ritrova al crocevia tra visibilit e invisibilit, contesto domestico ostile e speranze europee, progresso formale e paure concrete. OBC raccoglie in questo dossier cronache, interviste e analisi dedicate agli sviluppi dell’universo arcobaleno balcanico, al rapporto con le istituzioni internazionali e al ruolo della cooperazione.

Ecco dunque di seguito il dossier Tra stato ed Europa. LGBT e queer nei Balcani. Per quanto riguarda i casi citati nella presentazione: La notte dei cristalli di Sarajevo, Belgrado sotto assedio e Sassi sul Gay pride. Infine un reportage di Jasmina Teanović dalla capitale serba in occasione del Gay Pride era stato pubblicato un paio di mesi fa. Si intitolava Belgrado, Milosevic, il gay pride e lopposizione del passato recente.