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Xaaraan – Il blog di Antonella Beccaria

Non credo nelle otto del mattino. Però esistono. Le otto del mattino
sono l'incontrovertibile prova della presenza del male nel mondo
Gli ultimi giorni, Andrew Masterson


Banca della Memoria ebraica

Nasce la Banca della memoria ebraica che così si presenta:

La Banca della Memoria è un progetto web destinato alla raccolta, alla classificazione e alla diffusione delle esperienze di vita e dei ricordi delle persone nate prima del 1940. È il primo progetto del genere che viene realizzato in ambito ebraico [e] ha l’obiettivo di preservare la memoria delle nostre comunità, fatta di piccole e grandi storie individuali e collettive. Abbiamo un patrimonio di memoria fatto di usi, costumi, abitudini, tradizioni, vita quotidiana, professioni, imprenditoria, una collettività che dopo la tragedia della Shoah ha visto la nascita dello Stato di Israele e il grande sforzo della ricostruzione.

Il Centro di Cultura Ebraica si è proposto di documentare il periodo della ricostruzione delle istituzioni ebraiche romane e il loro sviluppo negli anni e di raccogliere racconti di vita vissuta, aneddoti, costumi del dopoguerra attraverso una serie di interviste video che saranno inserite in questo sito.

Al momento una quarantina le interviste video raccolte e pubblicate e la realizzazione del progetto è curata dal Centro di Cultura Ebraica attraverso i fondi raccolti con l’8 per mille all’Unione delle Comunità Ebraiche Italiane (Ucei).

(Via Blitz Quotidiano)

Con il Giorno della memoria 2012 e dopo la pubblicazione del volume Il libro della memoria – Gli Ebrei deportati dall’Italia (1943-1945) di cui si parlava qui, adesso arriva il sito I nomi della Shoah italiana – Memoriale delle vittime della persecuzione antiebraica, iniziativa del Centro di documentazione ebraica contemporanea (Cdec):

Nel 1979, il Cdec prese in considerazione l’idea di pubblicare in un libro-memoriale l’elenco completo di tutti gli ebrei morti in Italia o deportati dall’Italia nel biennio 1943-1945. La direzione del progetto fu affidata a Liliana Picciotto. Nuovi documenti erano nel frattempo venuti alla luce: la schedatura di 58.000 ebrei o supposti tali messa in atto dal governo fascista nel 1938, i registri-matricola delle carceri italiane con i nomi degli ebrei arrestati, i documenti del Ministero dell’Interno reperiti per le Procure tedesche nell’ambito dei processi a criminali nazisti che avevano operato in Italia.

L’analisi di questo complesso documentario portò alla luce nuovi nomi e nuovi dati. Nel 1986 il Cdec ricevette in dono un raro e prezioso computer che dette una svolta alla ricerca: i dati fino ad allora reperiti furono fatti confluire in un innovativo data base creato con l’aiuto dell’ingegnere informatico Alfonso Sassun. L’esito della ricerca sui nomi è stato pubblicato nel 1991 dalla casa editrice Mursia [...], che ha visto successive numerose edizioni. La vasta diffusione del libro permise a parenti e amici delle vittime di entrare in contatto diretto con il Cdec e con l’elenco stesso.

Segnalazioni e integrazioni, inizialmente assai numerose, non sono nel corso degli anni mai cessate, segno dell’interesse costante da parte della società civile e della comunità ebraica verso il proprio passato. Poiché nuovi dati e completamenti ci vengono ancora comunicati, l’elenco non si può considerare definitivo ma un continuo working progress. Il Cdec con i due monumenti: Il libro della memoria e questo sito “I nomi della Shoah Italiana” ha inteso da una parte soddisfare la ricerca storica e dall’altra onorare la memoria delle vittime.

Chi avesse informazioni, notizie o fotografie in tema, può segnalarle qui.

Si intitola A Film Unfinished:

Alla fine della seconda guerra mondiale vennero scoperti 60 minuti di riprese finite poi nell’archivio della Germania orientale. Girato dai nazisti a Varsavia nel maggio 1942 e denominato semplicemente “Ghetto”, questo filmato è diventato rapidamente una risorsa per gli storici alla ricerca di materiale originale sul ghetto polacco [...]. A Film Unfinished presenta il materiale grezzo nella sua interezza, comprese le false annotazioni (inclusa una cena) che mostrano “la bella vita” che conducevano gli ebrei della città, testimoniando la radicalità della propaganda cinematografica nazista [...]. Si tratta dunque di un documento che testimonia alcuni aspetti del più grande orrore di tutti i tempi e che presenta gli sforzi [per porsi] in una luce favorevole.

Qui qualche informazione sui filmmaker che hanno lavorato sul documentario che dallo scorso 18 agosto sta circolando nei teatri statunitensi.

Wikileaks affair


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