Xaaraan – Il blog di Antonella Beccaria

Non credo nelle otto del mattino. Però esistono. Le otto del mattino
sono l'incontrovertibile prova della presenza del male nel mondo
Gli ultimi giorni, Andrew Masterson


L’Istoreco, l’Istituto per la storia della Resistenza e della società contemporanea in Provincia di Reggio Emilia, lancia questo appello:

Quest’anno i Viaggi della Memoria di Istoreco festeggiano 15 anni di vita. È stato un bel cammino, lungo e pieno di incontri e di amici, pieno di ricordi. Per raccontare questa esperienza, unica in Italia, abbiamo deciso di realizzare una ricerca sui viaggiatori del passato e del presente, dal 1999 al 2014.

La ricerca si basa su brevi domande a cui rispondere, e la possibilità di fornire i propri spunti. Per partire, dobbiamo ritrovare le migliaia di ragazze e i ragazzi che negli anni hanno preso parte ai Viaggi della Memoria. Persone come Giulia, che nel 2010 ha visitato Auschwitz e Cracovia con la sua classe. E che ora lancia questo appello a chi ha vissuto la sua stessa esperienza.

Ed è stato creato un sito ad hoc, Viaggio della memoria – Il futuro non si cancella.

Il futuro non si cancella

Il futuro non si cancella è il sito dedicato al progetto (nato nel 1999) che vede coinvolti mille studenti di Reggio Emilia: un viaggio verso Berlino per studiare gli eventi legati alla seconda guerra mondiale, alla deportazione e alla Resistenza. Qui il percorso del 2014.

Sil sito dell’Anpi viene rilanciata questa notizia: in Germania minacce al locale dove si doveva proiettare film su una strage nazista:

Minacce al gestore del locale dove doveva essere proiettato il film “Il violino di Cervarolo”, un documentario che racconta della strage consumata dai nazisti nel 1944 nella frazione di Villa Minozzo, una delle tante che ebbero per sanguinoso teatro l’Appennino reggiano e modenese. È successo a Harsefeld, paese del nord della Germania, dove ancora abita Alfred Lühmann, condannato per gli eccidi di Monchio e Vallucciole.

Se ne parla più diffusamente sul sito della Gazzetta di Reggio.

Un contadino nella metropoliAveva appena compiuto 62 anni, Prospero Gallinari, scomparso questa mattina a Reggio Emilia. Insorgenze, il blog di Paolo Persichetti, riporta questo estratto dal libro Un contadino nella metropoli. Ricordi di un militante delle Brigate rosse. Eccolo.

Il 24 settembre abbiamo appuntamento con una parte del nucleo a pranzo, in una tratoria, per discutere le ultime cose. Informo i compagni che la sera prima Mario mi ha chiamato da un porto italiano e sta risalendo l’Adriatico verso Venezia. Dovremo poi organizzarci per andare a recuperare le armi che ha portato. Ma intanto pensiamo al lavoro che dobbiamo fare domani.[...]

Cambiare le targhe è un lavoro banale, basta trovare un buco dove non ti vedono. Ma la zona non è buona. C’è un bar nelle vicinanze del luogo in cui abbiamo parcheggiato le macchine e c’è della gente fuori. Ci spostiamo di duecento metri e dopo Porta Metronia troviamo uno spazio nel quale riusciamo a infilarci. io dovrei fare la copertura da una certa distanza agli altri incaricati della sistemazione delle targhe, ma subentrano complicazioni con le viti che non vogliono staccarsi… Decido di mettermi a svitarle io.

Quando sento la sirena, la macchina della polizia ce l’ho già addosso. In quelle occasioni la reazione è spontanea, correre in sè non servirebbe a niente. Cercando di restare coperto dall’automobile sulla cui targa stavo lavorando, estraggo la pistola e comincio a sparare. Intanto mi guardo attorno e cerco di ragionare. La volante della polizia ce l’ho di fronte e mi ostruisce l’accesso a una strada secondaria che vorrei guadagnare per la fuga, perché mi sembra stretta e contorta.
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Italiani brava gente

Il corso di formazione organizzato dall’Istituto Cervi di Gattatico (Reggio Emilia) si intitola Italiani brava gente? Una prospettiva contemporanea per i crimini di guerra italiani in Europa. Nella presentazione si dice tra l’altro:

Nella acclarata crisi del patrimonio antifascista, e nel confronto storiografico sempre meno in sintonia con il dibattito pubblico su questi temi, la storia della resistenza, dell’antifascismo, più in generale la comprensione dei nodi irrisolti della storia recente italiana a cavallo della guerra sono in debito di strumenti innovativi, approcci coraggiosi, linguaggi al passo con i tempi. In una parola, l’antifascismo come materia di studio civile e storica necessita di innovazione strutturale.

Il corso si terrà dal 22 al 25 novembre, da qui si può scaricare il programma completo e qui invece un articolo che descrive più nel dettaglio il ciclo di formazione.

L'ultima notte dei fratelli CerviEsce in questi giorni per Marsilio il romanzo L’ultima notte dei fratelli Cervi, scritto dal giornalista Dario Fertilio. L’ambientazione è quella della lotta di Resistenza e la vicenda narrata si increccia a quella di un noto eccidio avvenuto il 28 dicembre 1943 a Reggio Emilia, nel poligono di tiro. Il volume viene presentato con queste parole:

La storia di Archimede, giovane contadino reggiano reclutato nei Gap fra il 1943 e il 1945, si intreccia con la tragedia dei sette eroici fratelli Cervi fucilati dai fascisti. I crescenti dubbi del protagonista, di fronte all’ordine di uccidere a freddo esponenti della Repubblica Sociale in agguati programmati, lo portano prima a scoprire, e poi a confrontarsi con una realtà scomoda: i Cervi, al momento della cattura, erano stati isolati dai compagni comunisti che dirigevano la Resistenza nella provincia, perché accusati di comportarsi “da anarchici”. Così la guerra civile, fra attentati e rappresaglie, bombardamenti, viltà e atti di coraggio quotidiani, gli rivela progressivamente il suo volto disumano. La svolta morale di Archimede si completa nell’apprendere un ulteriore segreto: in quella medesima ultima notte dell’agguato fascista, i Cervi erano stati traditi e denunciati da un infiltrato. Una verità che, nel clima surriscaldato del dopo 25 aprile a Reggio, tra lotte politiche e regolamenti di conti, deve essere nascosta.

Sulla vicenda dei fratelli Cervi si veda la scheda pubblicata sul sito dell’Anpi.

TEDx Reggio Emilia - Italia da esportazione

Gli eventi locali “organizzati in modo indipendente” del TEDx, che si richiama al più noto TED, arrivano a Reggio Emilia il prossimo 8 ottobre per parlare di un tema portante riassunto nel titolo Italia da esportazione – Siamo un Paese con un gran futuro alle spalle?:

Spesso, tra politica-horror, rischi di bancarotta e lavoro precario, sembrerebbe di sì. Eppure abbiamo ancora tante risorse da mettere in campo. Sul terreno della creatività, della cultura e dell’innovazione. Ma anche di una società civile che, tra mille disincentivi, continua a fare la sua parte. Come la selezione di “best of” italiani che saranno presenti a TEDxReggioEmilia ampiamente dimostra.

Qui l’elenco dei relatori con relativo programma. Da segnalare in particolare l’appuntamento “C’è chi dice no” con l’imprenditore di Palmi che denunciò 48 persone per estorsione, Gaetano Saffioti (Le conseguenze dell’onestà), il vice prefetto calabrese Filippo Romano (Piantare l’idea dello Stato dov’è difficile farla attecchire) e il sindaco di Cassinetta di Lugagnano che fa parte dell’Associazione Comuni Virtuosi, Domenico Finiguerra (Un’Italia a cemento zero è possibile).

A Reggio Emilia, il 28 luglio prossimo, per ricordare un evento che accadde quello stesso giorno nel 1943. È l’anniversario dell’eccidio delle Officine Meccaniche Reggiane.

1975, un delitto emilianoEsce questo mese un romanzo a fumetti che racconta la storia di Alceste Campanile, assassinato in provincia di Reggio Emilia il 12 giugno 1975 e vicenda di cui si è già scritto da queste parti. Il libro si intitola 1975, un delitto emiliano, è stato pubblicato da Odoya ed è stato sceneggiato dal giornalista Alberto Guarnieri mentre le chine sono di Emilio Laguardia. Questa la presentazione del volume:

Nella primavera del 1975, alla vigilia delle elezioni, viene ucciso a Reggio Emilia Alceste Campanile, giovane militante del Circolo Ottobre, uno dei rami emiliani di Lotta Continua. L’inquieto giovane era passato nelle sue fila un paio d’anni prima, dopo aver rinnegato l’appartenenza al Fronte della Gioventù nel periodo liceale e la vicinanza alle compagini dell’estrema destra. Per anni le indagini proseguono a tutto campo senza trovare i colpevoli, cercati invano tanto a destra quanto a sinistra. Recentemente la discussa confessione di un ex militante neofascista ha chiuso il caso giudiziario, che rimane tuttavia una storia emblematica.

Nella graphic novel dei giornalisti del Messaggero Alberto Guarnieri ed Emilio Laguardia, ragazzi ai tempi, Adelchi Chiesa è un altro Alceste e la sua storia è quella di quegli anni di passione e violenze, impegno e deliri, musica e libri, amori e sconfessioni. La storia di quel 1975 di delitti insoluti in cui fu ucciso anche Pier Paolo Pasolini. 1975. “Un delitto emiliano” non è il tentativo di cercare una realtà alternativa a quella giudiziaria. La “storia vera” è infatti fonte di ispirazione, non (solo) un racconto da ripercorrere. L’intento degli autori è di raccontare ad ampio spettro, attraverso la vita di un moderno Candide, un periodo che inquieta, affascina e un po’ fa ancora paura.

La prefazione è firmata da Lucio Dalla mentre la postfazione da Luca Telese, che presenterà il libro a fumetti il prossimo 1 luglio a Reggio Emilia, presso la biblioteca comunale Panizzi di via Farini 3.

Alceste CampanileL’omicidio di Alceste Campanile, avvenuto il 12 giugno 1975, è rimasto per quasi venticinque anni un mistero – si diceva – che a un certo punto si è innestato sul caso del sequestro e dell’assassinio di Carlo Saronio. Oggi è un mistero che, a meno di risultanze processuali che cambino le carte in tavola in appello e in Cassazione [il testo è stato scritto prima del processo di secondo grado a Paolo Bellini, condannato per questo delitto. Si veda qui. NdB], sembra essere stato chiarito e non c’entra nulla con la sorte dell’ingegnere milanese. Anche se sulla vicenda specifica rimangono dubbi. Dubbi sulla matrice dell’omicidio: per la giustizia, frutto di un litigio improvviso con un reo confesso che se n’è addossato la responsabilità; per la famiglia, che sottolinea una serie di lacune nell’indagine, originato e consumatosi negli ambienti dell’estrema sinistra reggiana. Ma come accade che i due casi a un certo punto si incrocino?

Carlo SaronioPer capirlo occorre ripercorrere la vicenda dall’inizio. Siamo nel cuore dell’Emilia Romagna, provincia di Reggio, sono le undici di sera, l’estate è ormai incombente, e una coppia sta percorrendo in auto la strada provinciale che da Montecchio porta a Sant’Ilario. Lei a un certo punto chiede al marito di fermarsi, non si sente bene ed è meglio che scenda e faccia quattro passi. Ma appena la donna mette piede nel campo a lato della carreggiata, si imbatte in una specie di fagotto: è il corpo di un uomo, un giovane, che giace supino ed è sdraiato sopra il braccio destro ritorto dietro la schiena. Sopra la camicia indossa un giubbotto di tela leggera e su di esso è chiaramente visibile una macchia di sangue provocata da un proiettile che gli si è piantato in un polmone. Porta anche un paio di occhiali da sole che si sono spostati sulla fronte: sotto di essi c’è un secondo foro, largo, un foro d’uscita perché qualcuno gli ha sparato alla nuca.
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Se ne parlava poco tempo fa del processo d’appello per il delitto di Alceste Campanile, il giovane militante reggiano di Lotta Continua assassinato il 12 aprile 1975. Celebrato lo scorso 3 giugno a Bologna, finisce così:

Sentenza confermata, Bellini non pagherà
Basta carcere: l’ex primula nera ha ottenuto i domiciliari in una località segreta

di Davide Bianchini

Leggi tutta la pagina: scarica il pdf.

Per saperne di più, c’è un articolo di Giulia Bonezzi dell’Istituto Carlo De Martino oppure qui e qui.

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  • Alceste CampanileSuddivisa in due post, la storia di Alceste Campanile (qui la prima parte) è andata incrociandosi a quella di Carlo Saronio su cui si basa il prossimo libro in uscita a novembre, “Pentiti di niente” (più avanti ulteriori informazioni, al momento si è ancora in fase di impaginazione). Tangenziale alla vicenda dell’ingegnere milanese sequestrato a Milano nel 1975, vi si intreccia a causa delle parole di sedicenti collaboratori di giustizia, ma si scoprirà – almeno questo – che la fine del militante di Lotta Continua di Reggio Emilia con il caso Saronio davvero non c’entrava nulla.

    Per avanzare nella ricostruzione dell’omicidio si devono anche ripercorrere le ultime ore di vita del ragazzo. Il giorno in cui Alceste muore era stato a Bologna dove doveva dare un esame, inglese, che supera brillantemente con il massimo dei voti. Una volta che il trenta viene trascritto sul libretto universitario, va alla stazione del capoluogo e prende un treno per tornare a Reggio Emilia, dove arriva intorno alle 17, e rientra a casa. Poco dopo le nove e mezza esce di nuovo. “Vado a fare un giro”, dice ai genitori, e diversi testimoni affermano di averlo visto intorno alle 22 in piazza Camillo Prampolini. Quella sera infatti si sono radunati alcuni ragazzi che si mettono a suonare e a cantare. Alceste gironzola, saluta, scherza, si ferma a chiacchierare con qualcuno e finisce per dare appuntamento a un gruppo di amici per mezzanotte: si vedranno allo Ziloc, un locale nel quale ogni tanto tiravano tardi. Ma sui movimenti del giovane c’è anche chi racconta un’altra storia: quella sera non era a Reggio, ma a Sant’Ilario, nei pressi di una pizzeria, e con lui c’erano persone sconosciute.
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  • Alceste CampanileSuddivisa in due post, la storia di Alceste Campanile è andata incrociandosi a quella di Carlo Saronio su cui si basa il prossimo libro in uscita a novembre, “Pentiti di niente” (più avanti ulteriori informazioni, al momento si è ancora in fase di impaginazione). Tangenziale alla vicenda dell’ingegnere milanese sequestrato a Milano nel 1975, vi si intreccia a causa delle parole di sedicenti collaboratori di giustizia, ma si scoprirà – almeno questo – che la fine del militante di Lotta Continua di Reggio Emilia con il caso Saronio davvero non c’entrava nulla.

    L’omicidio di Alceste Campanile, avvenuto il 12 giugno 1975, è rimasto per quasi venticinque anni un mistero che a un certo punto si è innestato sul caso del sequestro e dell’assassinio di Carlo Saronio. Oggi è un mistero che, a meno di risultanze processuali che cambino le carte in tavola in appello e in cassazione, sembra essere stato chiarito e non c’entrare nulla con la sorte dell’ingegnere milanese. Anche se sulla vicenda specifica rimangono dubbi. Dubbi sulla matrice dell’omicidio: per la giustizia, frutto di un litigio improvviso con un reo confesso che se n’è addossato la responsabilità; per la famiglia, che sottolinea una serie di lacune nell’indagine, originato e consumatosi negli ambienti dell’estrema sinistra reggiana.

    Ma come accade che i due casi a un certo punto si incrocino? Per capirlo occorre ripercorrere la vicenda dall’inizio. Siamo nel cuore dell’Emilia Romagna, provincia di Reggio, sono le undici di sera, l’estate è ormai incombente, e una coppia sta percorrendo in auto la strada provinciale che da Montecchio porta a Sant’Ilario. Lei a un certo punto chiede al marito di fermarsi, non si sente bene e meglio che scenda e faccia quattro passi. Ma appena la donna mette piede nel campo a lato della carreggiata, si imbatte in una specie di fagotto: è il corpo di un uomo, un giovane, che giace supino ed è sdraiato sopra il braccio destro ritorto dietro la schiena. Sopra la camicia indossa un giubbotto di tela leggera e su di esso è chiaramente visibile una macchia di sangue provocata da un proiettile che gli si è piantato in un polmone. Porta anche un paio di occhiali da sole che si sono spostati sulla fronte: sotto di essi c’è un secondo foro, largo, un foro d’uscita perché qualcuno gli ha sparato alla nuca.
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