“L’Italia chiamò”: quattro storie di uranio impoverito

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Malgrado l’inconsistenza di ciò che ha formulato nel marzo scorso la commissione parlamentare d’inchiesta sull’uranio impoverito non arrivando a concludere niente che potesse far capire come mai tanti militari inviati all’estero si sono ammalati, c’è chi non resta in silenzio. Tra questi ci sono Matteo Scanni, Leonardo Brogioni, Angelo Miotto, i tre autori di un documentario che si intitola L’Italia chiamò. La sinossi del film racconta che:

Quattro militari italiani che hanno partecipato alle missioni di pace in Bosnia, Kosovo e Iraq cercano un difficile ritorno alla vita dopo essersi ammalati di tumore dormendo nelle caserme bombardate con proiettili all’uranio impoverito. Luca, Emerico, Angelo, Salvatore: quattro storie di solitudine e dignità, intrecciate in un destino che accomuna 2500 soldati colpiti dalla Sindrome dei Balcani, un male che ha già ucciso 164 giovani partiti per servire la divisa. Diario intimo di una generazione che rischia l’estinzione.

Il documentario sarà presentato il prossimo 8 settembre a Bologna (qui la locandina) e interveranno gli autori che dicono:

Sono migliaia. Contaminati, malati, alcuni già morti. Giovani militari, in divisa. Chi per passione, chi per necessità economica, mandati a combattere senza le necessarie precauzioni, anche se ministri e generali conoscevano i rischi. Il nemico invisibile è la radiazione, la polvere sprigionata dai proiettili all’uranio impoverito, caduti a pioggia su Bosnia, Kosovo, Irak. O esplosi nei poligoni di tiro italiani.

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