Xaaraan – Il blog di Antonella Beccaria

Non credo nelle otto del mattino. Però esistono. Le otto del mattino
sono l'incontrovertibile prova della presenza del male nel mondo
Gli ultimi giorni, Andrew Masterson


Il blog La poesia e lo spirito pubblica un post intitolato In nome della paura. Riprende un’intervista a Luigi Ferrajoli, docente di filosofia del diritto e di teoria generale del diritto all’università di Roma 3, sull’uso strumentale e propagandistico di temi come la (in)sicurezza, il crimine e l’aumento dei reati. E chiama il fenomeno “populismo penale”. Di particolare interesse questo passaggio:

Lei ha definito questo uso demagogico della paura nei termini di «populismo penale». In cosa consiste?
Con questa espressione il giurista francese Denis Salas e quello domenicano Eduardo Jorge Prats definivano una strategia diretta ad ottenere demagogicamente il consenso popolare rispondendo alla paura generata nella popolazione dalla criminalità di strada. Si afferma così un uso congiunturale del diritto penale in senso repressivo ed antigarantista che è totalmente inefficace rispetto alle intenzioni di prevenire i crimini.

Per quale ragione?
Prenda, ad esempio, la proposta di introdurre il reato di immigrazione clandestina. Questo nuovo reato assegnerà a chiunque entra nel territorio nazionale, o vi si intrattiene illegalmente, la condizione di delinquente. Questo significa che in un colpo solo 700 mila immigrati clandestini residenti dovranno essere incarcerati. Senza contare che è impossibile incarcerare centinaia di migliaia di persone. Oppure il reato di prostituzione e adescamento in strada, come proposto dal ministro Mara Carfagna: decine di migliaia di prostitute dovrebbero essere arrestate e processate insieme ai loro clienti. Ovviamente è impensabile che queste norme possano essere seriamente applicate. Ma proprio questo ne conferma il carattere demagogico. Quello che è importante è la valenza simbolica di questi annunci, non la loro applicabilità.

Diritto d’autore, società dell’informazione, commistione di media differenti e superamento del ruolo verticistico tra produttori e fruitori di contenuti. Solo alcuni dei temi attorno a cui ruota il film documentario RiP: A remix manifesto scritto e girato dal regista canadese Brett Gaylor e prodotto da EyeSteelFilm in collaborazione con National Film Board. Eccone qualche elemento pubblicato a titolo di spiegazione:

The film’s central protagonist is Girl Talk, a mash-up musician topping the charts with his sample-based songs. But is Girl Talk a paragon of people power or the Pied Piper of piracy? Creative Commons founder, Lawrence Lessig, Brazil’s Minister of Culture Gilberto Gil and pop culture critic Cory Doctorow are also along for the ride.

Per realizzare il documentario sono stati necessari sei anni e a esso hanno contribuito gli utenti del sito OpenSourceCinema sul quale peraltro spezzoni del documentario sono disponibili per chi volesse utilizzarli per ricavarne nuovi video. Inoltre sempre di Brett Gaylor – stavolta insieme a Daniel Cross – è un altro progetto, HomelessNation.org:

Homeless Nation values every story and every voice and we actively promote and encourage free speech. We will not accept, however, any form of racism, sexism, bigotry, or any other offensive behaviour. Personal attacks on individuals will be deleted and violating users may be banned.

Infine, sempre in tema di cultura libera e in occasione del Linux Day di domani, qui un paio di libri sotto Creative Commons che saranno presentati a Modena: Ubuntu per tutti! – Dall’installazione all’utilizzo della più diffusa distribuzione Linux di Riccardo Cavalieri e Creative Commons: manuale operativo di Simone Aliprandi.

Pentiti di nienteIl libro Pentiti di niente sarà il libreria e scaricabile da Internet il prossimo 20 novembre, ma l’editore, Stampa Alternativa, lo ha messo da qualche giorno in prenotazione. Sottotitolo è “Il sequestro Saronio, la banda Fioroni e le menzogne di un presunto collaboratore di giustizia” e il testo riportato di seguito è l’introduzione alla storia. Grazie a Valerio Evangelisti per la prefazione che verrà pubblicata a breve.

C’è una storia che taglia a metà gli anni Settanta arrivando a lambire quasi tutti gli Ottanta e che diventa un paradigma non solo dello sbando di alcuni personaggi che non trovano collocazione in quel decennio di ideali, ma anche di scontri politici. È quella di Carlo Saronio, giovane ingegnere della borghesia milanese che si avvicina alla sinistra extraparlamentare, ma che finisce preda della bramosia di alcuni di questi personaggi. Oltre al dramma personale di un sequestro e di un omicidio, la vicenda di Carlo Saronio racconta anche la nascita di un fenomeno, quello della dissociazione dalla lotta armata, e della sua strumentalizzazione da parte di chi andava a caccia di sconti di pena. Riuscendo a ottenerli.

Mentre si indaga su chi ha rapito l’ingegnere, la Milano che ne emerge in un primo momento sembra una specie di Marsiglia in cui il Mediterraneo viene sostituito dai Navigli e dalla darsena di Porta Ticinese, ma che nulla ha da invidiare alla disinvoltura dei banditi d’Oltralpe. Una Milano in cui la politica arriva fino a un certo punto e la malavita fa da padrona tra evasioni, ricatti, giri di denaro da riciclare, bella vita ogni volta che si arraffa un po’ di contante. Dove l’umanità si scontra e perde di fronte al profitto criminale e dove non esiste alcun codice etico quando si decide di speculare anche su un cadavere in precedenza fatto sparire.

Ma poi all’improvviso lo scenario cittadino si modifica e quegli stessi personaggi, dai protagonisti alle comparse, dalle vittime ai carnefici, diventano gli interpreti di un copione a sfondo terroristico dove l’”Organizzazione” viene prima di tutto. Anche della solidarietà verso un compagno e dell’amicizia tra due giovani che stanno dalla stessa parte. Il cambiamento è così repentino che non sembra di essere ancora in quei quartieri. Sembra a questo punto di aver attraversato i confini della realtà per entrare in un romanzo di fantapolitica in cui si può raccontare tutto e il contrario di tutto.
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Creative Commons in NoirQuesta è l’antologia pubblicata da Stampa Alternativa che raccoglie i 10 racconti vincitori del concorso Creative Commons in Noir dello scorso anno. Ecco testi e autori inclusi nel volume: “Scultura” di Davide Bacchilega, “La marmellata di more” di Euro Carello, “Apocalisse di Giovanni” di Luciano Pagano “Il timbro e il flagello” di Alberto Prunetti, “Angelo mio” di Alberto Giorgi, “Saint Vincent” di Michele Frisia, “Il male” di Karim Mangino, “Una vera signora” di Angela Venuti, “Corso dei mille” di Antonio Pagliaro, “Erano in tre” di Paolo Ferrari. È disponibile per il download dal sito Libera Cultura (qui il pdf e Creative Commons Attribuzione-Non commerciale-Non opere derivate la licenza con cui viene rilasciata). Di seguito la prefazione.

Questa antologia è il risultato di due passioni: quella, diffusa, per la letteratura definita “di genere” ma che spesso valica i confini del noir per diventare rappresentazione della vita e della società; e quella per la condivisione della cultura, una passione che rifiuta l’imposizione del “tutti i diritti riservati” per restituire (e restituirsi) il diritto di essere autori, lettori ed eco della cultura, e non semplici fruitori, consumatori passivi di “prodotti”.

Ecco com’è nata l’idea di un concorso letterario che è stato poi battezzato Creative Commons in Noir. E alle due passioni di cui sopra – raccontare e condividere – se n’è aggiunta un’altra, che a Stampa Alternativa è piaciuta perché fa parte del tessuto connettivo di questa casa editrice: andare alla ricerca di voci, scandagliare tra chi scrive e trovare narrazioni nuove.
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Il NightMare Film Festival è un appuntamento che ormai si ripete negli anni a Ravenna e per l’edizione 2008 si inizia lunedì prossimo, 27 ottobre, per finire sabato 1 novembre. Il programma completo è stato pubblicato nei giorni scorsi e prevede (anche) una serie di film d’epoca o quasi (usciti tra il 1933 e il 1969) che hanno come protagonisti gli animali e i mutanti per proiezioni tra horror e fantascienza. Da segnalare tra questi Radiazioni BX: distruzione uomo (titolo originale: The Incredible Shrinking Man). Pellicola del 1957 girata da Jack Arnold (regista prolifico che ha firmato alcune puntate degli sceneggiati tra cui Ellery Queen e Perry Mason o film come Il mostro della Laguna Nera e La vendetta del mostro), è la riduzione cinematografica di Tre millimetri al giorno, il romanzo firmato da Richard Matheson che scrisse anche quel capolavoro letterario di Io sono leggenda.

Sguardi - Stagione 2008 2009Dopo l’esperienza estiva di BoNoir con Riccardo Marchesini e GiostraFilm, si riparte tra poco con quella invernale (o quasi). Diverse le novità: il nome della manifestazione, che si chiamerà “Racconti nell’ombra – Viaggio negli enigmi bolognesi”, la location è la sala teatro “Biagi-D’Antona” di Castel Maggiore, alle porte di Bologna, e l’inserimento all’interno della stagione teatrale 2008-2009 intitolata Sguardi e diretta da Francesca Mazza. Qui (in formato pdf) il programma completo della stagione mentre per quanto riguarda gli appuntamenti con “Racconti nell’ombra” queste sono le date:

  • 23 novembre 2008, “Fratelli di sangue: la banda della Uno bianca” con Rosanna Zecchi (presidente dell’Associazione dei familiari delle vittime) e Alessandro Gamberini (avvocato); letture di Francesca Mazza
  • 18 gennaio 2009, “L’omicidio Alinovi e i delitti del Dams” con Achille Melchionda (avvocato e scrittore), Giampiero Rigosi (scrittore) e Cristiano Governa (scrittore)
  • 8 febbraio 2009, “Leonarda Cianciulli: la saponificatrice di Correggio” con Serena Bersani (giornalista), Fabrizio Piccinini (giornalista) e Marcello Fois (scrittore); letture di Angela Malfitano
  • 1 marzo 2009, “Il caso Murri” con Lorena Mirandola (giornalista), Maurizio Matrone (scrittore) e Loriano Macchiavelli (scrittore)

Resolution 819Tornando di nuovo ai fatti di Srebrenica del 1995, nei prossimi giorni sarà presentato al Festival del cinema di Roma il film Resolution 819 scritto da Thierry Jonquet e diretto da Giacomo Battiato. Produzione francese con partecipazione polacca e ceca, la pellicola prende il titolo da un’ominima risoluziona dell’Onu e questa la vicenda che narra:

Resolution 819 tells the compelling story of a young investigator sent to Bosnia in 1995 to investigate the disappearance of 8,000 men in Srebrenica and eventually bring the perpetrators of the massacre to justice at the International Criminal Tribunal for the former Yugoslavia. Benoît Magimel stars as Jacques Calvez, a man of integrity who refuses to let politicians, mobsters or bureaucrats stand in his way. He receives valuable help in his quest from Lherbier (Hippolyte Girardot), a French secret service agent, and above all from beautiful forensic anthropologist Klara Gorska (Karolina Gruszka).

Ricevo questa mail da Malastrada.film – di cui già varie volte s’è parlato a proposito di cinema, documentaristica, produzioni dal basso e Creative Commons – per presentare il lancio di un nuovo progetto: Cinemautonome. Che sarà tenuto a battesimo domani, 18 ottobre (a fianco il trailer di Città – Stato).

La Malastrada.film è un centro di creazione e diffusione di cinema di ricerca. Con questa e-mail lanciamo una nuova produzione dal basso per la realizzazione di tre film, tre nuove visioni da portare alla luce, attraverso la raccolta di quote di finanziamento. Cinemautonome è un progetto di produzione dal basso internazionale, domani 18 ottobre pubblicheremo una piattaforma attraverso la quale sarà possibile approfondire, vedere, coprodurre la ricerca che porterà alla realizzazione di queste tre opere. Sabato sarà anche il giorno della nostra rubrica “Cinema autonomo” su Alias – inserto del quotidiano Il Manifesto – dedicata a una nuova progettualità filmica, che andrà avanti per cinque settimane.
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Dopo la segnalazione su Acerra, Peacelink pubblica un articolo intitolato Noi, ignoranti come le pecore. È firmato da Alessandro Marescotti, presidente dell’associazione, che scrive a proposto di un’inchiesta della Rai dopo che Peacelink ha fatto ampia informazione in tema:

Questo video vi colpirà. Vi chiederete perché in tutti questi anni la verità non è venuta a galla. Noi abbiamo mangiato diossina con la stessa incoscienza delle pecore. Sia le pecore sia noi abbiamo vissuto nella più completa ignoranza. E nessuno ci ha avvertito. Siamo andati a scuola, abbiamo fatto le traduzioni di latino, ci siamo cimentati con i polinomi, abbiamo fatto le nostre ossidoriduzioni come da programma ministeriale e… a tavola diossina, sempre diossina. Con lo stesso livello di informazione delle pecore.

La città di cui si parla è Taranto e più precisamente gli stabilimenti dell’Ilva. Inoltre c’è di mezzo una raccolta di firme promossa dall’AIL (Associazione Italiana contro le Leucemie), sede locale.

Giornalisti online: un primo identikit è stato presentato un paio di giorni fa a Roma in un incontro organizzato da LSDI. Dell’indagine si legge:

Il lavoro di analisi e di approfondimento proseguirà – ha spiegato Pino Rea, coordinatore di Lsdi -, aggirando la diffidenza delle direzioni delle testate tradizionali, che per ora non hanno fornito alcuna collaborazione, anche attraverso un eventuale intervento delle Associazioni regionali di stampa e dei Comitati di redazione a livello territoriale. Le due tabelle con le prime valutazioni delle risposte ai questionari sono consultabili qui e qui.

Qui il materiale video della tavola rotonda.

Pensavo di aver capito male quando, questa mattina, mi arriva la newsletter di Cassazione.net in cui si legge che vanno espulse le donne sottoposte a infibulazione nel loro paese. Forse qualche chance con le norme del 2007. Allora rileggo il testo dell’aggiornamento e dice effettivamente quanto segue:

Linea dura sull’immigrazione clandestina anche se a farne le spese sono i diritti umani. Vanno infatti espulse e non possono rifugiarsi in Italia le clandestine che, nel loro paese, sono soggette a una condizione di “sudditanza” e che vengono sottoposte ad infibulazione. Infatti, anche se questa condizione è “inaccettabile per la coscienza civile” non viene tutelata dalla Convenzione di Ginevra. Una chance di restare c’è solo per le donne espulse dopo le nuove norme, del 2007, ma i contorni della tutela non sono ancora chiari.

La sentenza 24906 del 10 ottobre 2008, a cui il testo di cui sopra fa riferimento, è scaricabile da qui in formato pdf.

Si intitola Il recinto, dura sette minuti ed è un microdocumentario pubblicato da Edans, un giovane filmaker che fa parte dell’associazione Cineclub Detour OffCinema. Questa la presentazione del filmato:

Nella primavera 2007, ad Acerra, muore Vincenzo Cannavacciuolo. “Il recinto” è un breve racconto, una raccolta di testimonianze, che descrive una realtà, quella di Acerra, in cui la mortalità per tumori è tre volte superiore alla media italiana.

(Via Nicola Mattina)

La paga dei padroniQuesto ha l’aria di essere un libro interessante e tempestivo. Uscito qualche giorno fa, nel pieno dei picchi negativi dei mercati internazionali, La paga dei padroni scritto, da Gianni Dragoni (Il Sole 24 Ore) e Giorgio Meletti (Tg La7) per i tipi di Chiarelettere, racconta una storia quanto mai attuale tra fusioni bancarie, cordate per rilevare compagnie aeree, capitani coraggiosi che ogni tot si ripresentano e manager che prima tentato di affossare le ferrovie e poi ci provano con altro. Infatti:

Questo libro mette insieme gli stipendi e le storie della nostra classe dirigente. Un sistema granitico, di signorie e vassallaggi. I nomi sono sempre gli stessi da anni: Ligresti, Pesenti, Berlusconi, Moratti, Agnelli, Colaninno, Romiti, De Benedetti, Caltagirone, Benetton… Protagonisti di un sistema che pensa più alla finanza che all’industria, più a mantenere un sistema di potere che a far prosperare le imprese. Condottieri di un capitalismo malato. E poi c’è Mediobanca, l’epicentro del potere finanziario da sempre, la scatola nera del privilegio. La parola chiave è una sola: fedeltà. Allora lo stipendio milionario è assicurato. Come insegna la saga infinita dei dirigenti pubblici, spostati da una parte all’altra, sempre con buonuscite record, e dopo aver accumulato, molto spesso, perdite disastrose. E quella dei capitalisti senza capitali, che controllano una società con un’altra società, un’altra ancora, un’altra… Così hanno diritto a pochi dividendi, ma il potere è loro, basta una firma ed ecco che scatta il compenso d’oro.

Le memorie di Jack Lo SquartatorePersonalmente ritengo che sia poco rilevante ormai l’identità di Jack Lo Squartatore, lo pseudonimo dell’anonimo assassino che nell’autunno del 1888 fece (almeno secondo le ricostruzioni ufficiali) cinque vittime tra le più neglette delle donne di Whitechapel. In proposito, nel corso di un quasi un secolo e mezzo, di ipotesi ne sono state formulate molteplici. E un’altra la propone Clanash Farjeon, noto anche come Alan John Scarfe, ponendo come protagonista del suo romanzo, Le memorie di Jack Lo Squartatore, lo psichiatra londinese Lyttleton Stewart Forbes Winslow. Il libro, uscito a fine settembre in italiano per Gargoyle Books e con la prefazione di Luca Crovi, racconta la storia di questo medico: figlio di un facoltoso alienista, quarant’anni passati da poco, smaltite vicissitudini familiari che gli hanno impedito di migliorare ulteriormente il suo stato sociale, lo psichiatra scopre una passione. Anzi, un’illuminazione, una sorta di percorso mistico verso il sollievo (suo e delle sue vittime): uccidere.

Ma il valore di questo libro non sta tanto nella trama, nella rievocazione dei delitti, nell’autocritica che il killer porta avanti per migliorare il suo modus operandi. Il suo vero valore sta invece altrove: nello spettacolare affresco storico e sociale della Londra di fine Ottocento; nei chiari di una borghesia professionale che assapora gli anticipi di quella che altrove sarebbe stata chiamata belle époque; e negli scuri di un mondo infame, sudicio, senza speranza, da cui fuggire, mondarsi, elevarsi. Singole parole e intere costruzioni sintattiche (ben tradotte in italiano da Chiara Vatteroni) rendono in pieno le atmosfere, contrastanti e complementari, di quel mondo. Sembrano renderle reali, visibili, le luci delle case signorili dove la scurrilità viene ben celata, la frigidità è un destino ineluttabile contro la trivialità dei sensi, dove l’amore diventa motivo di schiavitù tramandato di generazione in generazione. In modo paradossale, la vita e la vitalità stanno altrove: stanno laddove una coltre di sporcizia copre pelle, strade, abiti, marciapiedi, esseri umani. Dove la profanazione di qualsiasi legame affettivo significa perdizione autentica, ma dove la disperazione diventa una costante molla per una ricerca.
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Segnalazione interessante di Bernardo Parrella a proposito di USA: “radical islam” come propaganda elettorale:

con l’approssimarsi del 4 novembre, cresce qui in USA il livello di vera e propria propaganda elettorale vecchio stile. È il caso di questo orrendo DVD intitolato “Obsession: Radical Islam’s War With the West”, recentemente diffuso, all’interno dei giornali domenicali, quasi esclusivamente nei cosiddetti “swing states” (stati indecisi). Illustra al meglio la situazione un post odierno su Global Voices Online, specificando tra l’altro che il video “portends to compare the threat of radical Islamism with that of Nazi Germany prior to World War II” e riportando l’irata reazione di parecchi blogger, tra cui: “a typical fear-mongering propaganda that is always targeting the American people…”

A breve – aggiunge Bernardo – verrà messa online la traduzione italiana su Global Voices mentre le reazioni alla discutibile iniziativa editoriale sono racconte su ObsessionWithHate.com.

Wikileaks affair


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