Xaaraan – Il blog di Antonella Beccaria

Non credo nelle otto del mattino. Però esistono. Le otto del mattino
sono l'incontrovertibile prova della presenza del male nel mondo
Gli ultimi giorni, Andrew Masterson


Giornalisti online: un primo identikit è stato presentato un paio di giorni fa a Roma in un incontro organizzato da LSDI. Dell’indagine si legge:

Il lavoro di analisi e di approfondimento proseguirà – ha spiegato Pino Rea, coordinatore di Lsdi -, aggirando la diffidenza delle direzioni delle testate tradizionali, che per ora non hanno fornito alcuna collaborazione, anche attraverso un eventuale intervento delle Associazioni regionali di stampa e dei Comitati di redazione a livello territoriale. Le due tabelle con le prime valutazioni delle risposte ai questionari sono consultabili qui e qui.

Qui il materiale video della tavola rotonda.

Pensavo di aver capito male quando, questa mattina, mi arriva la newsletter di Cassazione.net in cui si legge che vanno espulse le donne sottoposte a infibulazione nel loro paese. Forse qualche chance con le norme del 2007. Allora rileggo il testo dell’aggiornamento e dice effettivamente quanto segue:

Linea dura sull’immigrazione clandestina anche se a farne le spese sono i diritti umani. Vanno infatti espulse e non possono rifugiarsi in Italia le clandestine che, nel loro paese, sono soggette a una condizione di “sudditanza” e che vengono sottoposte ad infibulazione. Infatti, anche se questa condizione è “inaccettabile per la coscienza civile” non viene tutelata dalla Convenzione di Ginevra. Una chance di restare c’è solo per le donne espulse dopo le nuove norme, del 2007, ma i contorni della tutela non sono ancora chiari.

La sentenza 24906 del 10 ottobre 2008, a cui il testo di cui sopra fa riferimento, è scaricabile da qui in formato pdf.

Si intitola Il recinto, dura sette minuti ed è un microdocumentario pubblicato da Edans, un giovane filmaker che fa parte dell’associazione Cineclub Detour OffCinema. Questa la presentazione del filmato:

Nella primavera 2007, ad Acerra, muore Vincenzo Cannavacciuolo. “Il recinto” è un breve racconto, una raccolta di testimonianze, che descrive una realtà, quella di Acerra, in cui la mortalità per tumori è tre volte superiore alla media italiana.

(Via Nicola Mattina)

La paga dei padroniQuesto ha l’aria di essere un libro interessante e tempestivo. Uscito qualche giorno fa, nel pieno dei picchi negativi dei mercati internazionali, La paga dei padroni scritto, da Gianni Dragoni (Il Sole 24 Ore) e Giorgio Meletti (Tg La7) per i tipi di Chiarelettere, racconta una storia quanto mai attuale tra fusioni bancarie, cordate per rilevare compagnie aeree, capitani coraggiosi che ogni tot si ripresentano e manager che prima tentato di affossare le ferrovie e poi ci provano con altro. Infatti:

Questo libro mette insieme gli stipendi e le storie della nostra classe dirigente. Un sistema granitico, di signorie e vassallaggi. I nomi sono sempre gli stessi da anni: Ligresti, Pesenti, Berlusconi, Moratti, Agnelli, Colaninno, Romiti, De Benedetti, Caltagirone, Benetton… Protagonisti di un sistema che pensa più alla finanza che all’industria, più a mantenere un sistema di potere che a far prosperare le imprese. Condottieri di un capitalismo malato. E poi c’è Mediobanca, l’epicentro del potere finanziario da sempre, la scatola nera del privilegio. La parola chiave è una sola: fedeltà. Allora lo stipendio milionario è assicurato. Come insegna la saga infinita dei dirigenti pubblici, spostati da una parte all’altra, sempre con buonuscite record, e dopo aver accumulato, molto spesso, perdite disastrose. E quella dei capitalisti senza capitali, che controllano una società con un’altra società, un’altra ancora, un’altra… Così hanno diritto a pochi dividendi, ma il potere è loro, basta una firma ed ecco che scatta il compenso d’oro.

Le memorie di Jack Lo SquartatorePersonalmente ritengo che sia poco rilevante ormai l’identità di Jack Lo Squartatore, lo pseudonimo dell’anonimo assassino che nell’autunno del 1888 fece (almeno secondo le ricostruzioni ufficiali) cinque vittime tra le più neglette delle donne di Whitechapel. In proposito, nel corso di un quasi un secolo e mezzo, di ipotesi ne sono state formulate molteplici. E un’altra la propone Clanash Farjeon, noto anche come Alan John Scarfe, ponendo come protagonista del suo romanzo, Le memorie di Jack Lo Squartatore, lo psichiatra londinese Lyttleton Stewart Forbes Winslow. Il libro, uscito a fine settembre in italiano per Gargoyle Books e con la prefazione di Luca Crovi, racconta la storia di questo medico: figlio di un facoltoso alienista, quarant’anni passati da poco, smaltite vicissitudini familiari che gli hanno impedito di migliorare ulteriormente il suo stato sociale, lo psichiatra scopre una passione. Anzi, un’illuminazione, una sorta di percorso mistico verso il sollievo (suo e delle sue vittime): uccidere.

Ma il valore di questo libro non sta tanto nella trama, nella rievocazione dei delitti, nell’autocritica che il killer porta avanti per migliorare il suo modus operandi. Il suo vero valore sta invece altrove: nello spettacolare affresco storico e sociale della Londra di fine Ottocento; nei chiari di una borghesia professionale che assapora gli anticipi di quella che altrove sarebbe stata chiamata belle époque; e negli scuri di un mondo infame, sudicio, senza speranza, da cui fuggire, mondarsi, elevarsi. Singole parole e intere costruzioni sintattiche (ben tradotte in italiano da Chiara Vatteroni) rendono in pieno le atmosfere, contrastanti e complementari, di quel mondo. Sembrano renderle reali, visibili, le luci delle case signorili dove la scurrilità viene ben celata, la frigidità è un destino ineluttabile contro la trivialità dei sensi, dove l’amore diventa motivo di schiavitù tramandato di generazione in generazione. In modo paradossale, la vita e la vitalità stanno altrove: stanno laddove una coltre di sporcizia copre pelle, strade, abiti, marciapiedi, esseri umani. Dove la profanazione di qualsiasi legame affettivo significa perdizione autentica, ma dove la disperazione diventa una costante molla per una ricerca.
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Segnalazione interessante di Bernardo Parrella a proposito di USA: “radical islam” come propaganda elettorale:

con l’approssimarsi del 4 novembre, cresce qui in USA il livello di vera e propria propaganda elettorale vecchio stile. È il caso di questo orrendo DVD intitolato “Obsession: Radical Islam’s War With the West”, recentemente diffuso, all’interno dei giornali domenicali, quasi esclusivamente nei cosiddetti “swing states” (stati indecisi). Illustra al meglio la situazione un post odierno su Global Voices Online, specificando tra l’altro che il video “portends to compare the threat of radical Islamism with that of Nazi Germany prior to World War II” e riportando l’irata reazione di parecchi blogger, tra cui: “a typical fear-mongering propaganda that is always targeting the American people…”

A breve – aggiunge Bernardo – verrà messa online la traduzione italiana su Global Voices mentre le reazioni alla discutibile iniziativa editoriale sono racconte su ObsessionWithHate.com.

Banksy è un artista ormai affermato a livello internazionale e celebri sono soprattutto i suoi graffiti. WoosterCollective.com gli dedica in questi giorni alcuni post, e in particolare The “Village Pet Store And Charcoal Grill” Opens in New York City, per raccontare di una mostra piuttosto peculiare in cui a essere immortalati (e animati) sono per esempio le crocchette di pollo di McDonald’s, i sofficini di pesce o impressionanti terrari con hotdog viventi. Il video della mostra, che si chiuderà il prossimo 31 ottobre, rende bene l’ambientazione surreale e a tinte fortemente politiche che da sempre sono state una caratteristica di Bansky. Altri video su “Village Pet Store And Charcoal Grill”:

The Village Petstore and Charcoal Grill – Sausages
The Village Petstore and Charcoal Grill – Fish Fingers
The Village Petstore and Charcoal Grill – Rabbit
The Village Petstore and Charcoal Grill – Leopard
The Village Petstore and Charcoal Grill – Monkey

A proposito di questa notizia, Riccardo Lenzi mi invia una nota dell’agenzia Dire con il commento di Paolo Bolognesi, presidente dell’associazione tra i familiari della strage del 2 agosto 1980.

Strage Bologna. Appello dei familiari a Napolitano e Alfano
Bolognesi: tribunale di sorveglianza ci notifichi motivazioni Mambro

(DIRE) Bologna, 8 ott. – Hanno gridato “vergogna” e ora vogliono capire. Vogliono sapere come e perché a Francesca Mambro, condannata per la strage alla stazione di Bologna, sia stata concessa la libertà condizionale. I parenti delle vittime causate dalla bomba messa alla stazione di Bologna il 2 agosto 1980, insomma, passano dall’indignazione alla controffensiva: “Scriveremo al Tribunale di Sorveglianza e chiederemo la motivazione della decisione che ha preso, dato che gli avvocati non ce la vogliono dare”, annuncia Paolo Bolognesi, presidente dell’associazione dei parenti delle vittime. Ma andranno a bussare anche più in alto: “Chiederemo al ministro della Giustizia e al Capo dello Stato che si facciano carico di capire perché è stata concessa questa cosa altamente immotivata”, aggiunge Bolognesi. Per ora, dopo la notizia della liberta’ condizionale concessa a Mambro, “non mi hanno chiamato dei Ministri, ma solo dei giornalisti per chiedere informazioni e degli amici per esprimermi solidarietà”, fa sapere Bolognesi smanioso di passare alle vie di fatto [...].

Welcome to MarsSi intitola Welcome to Mars, è stato scritto dall’autore britannico Ken Hollings e uscirà a fine mese nel mercato anglofono per i tipi della Strange Actractor Press. Non si tratta però di un’opera di fantascienza: le storie rievocate – si legge nella descrizione del volume – sono state raccontate come vere (o come verosimili) nel periodo che va dal 1947 al 1959 e abbracciano sia l’Europa che gli Stati Uniti. Nel volume vi sono raccolti infatti resoconti giornalistici, campagne pubblicitarie, documenti governativi declassificati e li si mette in relazione a un tempo tanto cupo quanto straordinario in cui la minaccia atomica marciava di pari passo alla scoperta di mondi sconosciuti attraverso stati di coscienza alterati e forme alternative di cultura.

Qui si trova la scheda di presentazione del libro mentre qui c’è il blog dell’autore. Infine, a questo proposito, BoingBoing.net segnala i podcast realizzati nel 2006 per Resonance FM prima di diventare libro. Un episodio, il quarto, è dedicato all’Italia.

La storia di Pietro Milazzo la racconta PeaceReporter.net e l’agenzia di stampa milanese non si limita a questo, ma organizza anche una raccolta di firme. Queste le ragioni:

Alcuni giorni fa Pietro Milazzo, attivista sociale ed esponente dei movimenti politici e sindacali, è stato raggiunto da un provvedimento della questura di Palermo con cui lo si avvisa di “cambiare condotta, adeguare la stessa a norma di vita onesta e laboriosa e ad osservare le leggi”, intimandogli, di fatto, di porre fine al proprio percorso politico per non incorrere nel rischio di applicazione di misure cautelari riservate di norma ai sorvegliati speciali [...]. In una città in cui la gestione della cosa pubblica è oramai palesemente articolata su diversi livelli di connivenza clientelare e criminale (e ne danno prova gli ‘scandali’ degli ultimi giorni), dove si progettano interventi speculativi finalizzati all’arricchimento di vecchi e nuovi comitati d’affari, ci appare paradossale e inquietante il tentativo di sanzionare un attivista sociale come se si trattasse di un soggetto altamente pericoloso [...]. Pietro Milazzo ed i movimenti politici e sociali della città hanno gridato incessantemente il loro dissenso rispetto alle politiche guerrafondaie, all’oppressione neoliberista, alle leggi liberticide contro i migranti e hanno rivendicato giustizia sociale e rispetto dei diritti fondamentali, in primis quello dell’abitare. E proprio sulla “questione casa”, in questi anni si è sviluppata a Palermo una piattaforma composita e articolata, con proposte concrete, che hanno messo in luce le contraddizioni, le ambiguità e gli interessi illeciti nella gestione dell’emergenza abitativa, a partire dall’utilizzazione dei beni confiscati.

Immagini e conseguente video sono a fondamento della campagna di Xdrtb.org. La biografia di James Nachtwey è disponibile qui. L’invito a contribuire si compone di diverse azioni. La ragione:

Legendary photojournalist James Nachtwey sees his TED Prize wish come true, as we share his powerful photographs of XDR-TB, a new, drug-resistant strain of tuberculosis that’s touching off a global medical crisis.

Cartelloni e messaggi da altri tempi

Il più diffuso quotidiano

Verve PhotoVia Ultimo, si arriva a un post di 10000Words.net in cui vengono segnalati trenta fotoblog di particolare valore e di argomento eterogeo. Tra quelli elencati, Verve Photo, opera di Geoffrey Hiller, è quello che m’ha colpito di più. Sarà per l’impostazione documentaristica o perché le immagini pubblicate corrispondono bene ai pricipi in base ai quali il blog è stato creato:

Verve is a reminder of the power of the still image. Verve will also point you to new photo agencies, publications and inspiring multimedia projects.

Di ogni fotografia pubblicata, il post corrispondente racconta la storia e dà informazioni sull’autore.

Due iniziative diverse ma interessanti a Bologna di qui ai prossimi giorni. La prima si svolgerà dal 10 al 12 ottobre, la segnala Massimo Danieli e si intitola Tre giorni contro la repressione, la normalizzazione e le nuove forme di disciplinamento dei corpi. Attraverso dibattiti, tavole tematiche e assemblee, questi i presupposti da cui partire:

Obiettivo della tre giorni è tentare di trasformare la crisi della rappresentanza, esemplificata dalle ultime elezioni politiche, ma anche dal bilancio fallimentare di una lunga stagione di commistione di parti del movimento LGBT con partiti e istituzioni, in un’opportunità per l’apertura di una nuova fase di movimento. Il Coordinamento Facciamo Breccia, nato nel 2005 come percorso di mobilitazione permanente fondato su autodeterminazione, laicità e antifascismo, ma non come coordinamento esclusivamente lgbtiq, si assume quindi l’onere di promuovere la tre giorni insieme ai gruppi bolognesi che già hanno indetto l’assemblea cittadina da cui è nata questa proposta.

Gli altri gruppi bolognesi di cui si parla sono, oltre a Coordinamento Facciamo Breccia, Antagonismogay, Fuoricampo e Coordinamento Sylvia Rivera e qui si può scaricare il programma (in formato pdf). Di questa tre giorni si può leggere anche sul blog Rete delle Donne di Bologna.

La seconda iniziativa è invece più prossima: fissata per sabato 4 ottobre a partire dalle 10.30, viene segnalata da Marco Trotta ed è organizzata da Bologna città libera. Si tratta di una giornata seminariale e di presentazione di progetti per la città ed è legata alla neonata lista per le amministrative 2009 ideata da Franco Berardi e Valerio Monteventi. In questo caso, ecco i punti di partenza:

L’dea da cui nasce Bologna Città Libera è quella di sperimentare progetti a carattere fortemente simbolico. E partendo da qui suscitare un’onda di resistenza umana, un’onda progettuale e politica che spazzi via la nebbia della solitudine e che riesca a prendere il tempo della danza per trasformare l’ignoranza in comprensione il panico in condivisione della sofferenza e il rumore in ritmo.

iQuindiciLa repubblica democratica dei lettori – più nota come iQuindici di cui varie volte si è già parlato – di libri e letteratura se ne intende. E dopo aver letto parecchi manoscritti, diversi dei quali sono finiti nella biblioteca copyleft e su Inciquid, i suoi “cittadini” hanno iniziato anche a scrivere. Nasce quindi iQuindiBlog che nel post di debutto racconta:

È che oggi si va in giro e ci si chiede perché ci siano così tante facce tristi, vuote, impaurite, e così poche voci che si levano a reclamare qualcosa di elementare come un diritto. E allora noi abbiamo pensato. Perché questa esperienza è anche politica, come tutto quello che ci circonda. Vogliamo provarci. Vogliamo cercare di porre un piccolo argine al fiume malato della commercializzazione, del revisionismo e della spettacolarizzazione letterario-culturale.
Sei anni fa, quando il nostro progetto è partito, i tempi non erano molto migliori di questi, è vero. Oggi più che mai, però, sentiamo l’esigenza di resistere. Di tentare un salto di qualità. Di rinnovare, anche se in parte, un progetto che resta valido nella sua struttura di base.

Wikileaks affair


A (s)proposito


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