Xaaraan – Il blog di Antonella Beccaria

Non credo nelle otto del mattino. Però esistono. Le otto del mattino
sono l'incontrovertibile prova della presenza del male nel mondo
Gli ultimi giorni, Andrew Masterson


La Voce del RibelleAttraverso un post pubblicato su Voglio Scendere, Marco Travaglio racconta della nascita della rivista La Voce del Ribelle, mensile diretto da Massimo Fini e Valerio Lo Monaco che al momento non si troverà in edicola, ma in una serie di librerie fiduciarie e in abbonamento cartaceo o elettronico. Travaglio presenta l’iniziativa editoriale come una voce che si pone fuori dal coro usando un taglio “spiazzante” e dunque fa quello che dovrebbero fare le testate giornalistiche: il proprio lavoro. Ordine pubblico, economia e speculazioni, finanza in tonaca alcuni degli argomenti cardine del numero di novembre (il secondo). Ora, parte degli articoli sono accessibili anche online dietro abbonamento, ma il materiale non è poco nemmeno nella parte pubblica del sito:

tre grosse aree distinte: il giornale on-line, la WebRadio e la WebTv. Su queste sezioni pubblichiamo giornalmente degli aggiornamenti, una rassegna stampa particolare (a cura di Arianna Editrice), dei video editoriali di Fini e degli altri collaboratori della rivista, una selezione di video di interesse generale e particolare del nostro ambito culturale, oltre che a trasmissioni in audio e video.

Infine, una segnalazione per l’articolo Tv e cronaca: quando il crimine “invoca” l’audience pubblicato sul sito di Lsdi: rapporto cementatosi all’inizio degli anni novanta tra media e cronaca nera con il caso di Foligno.

Italia De Profundis di Giuseppe GennaEdito da Minimux Fax, sta per uscire il nuovo libro di Giuseppe Genna, Italia De Profundis, con relativo sito:

È il Paese che non c’è più. È il Paese più all’avanguardia del mondo occidentale, la sua punta di zircone, poiché si sta sporgendo per primo in una selva di istanze antiumane che preludono a un rovesciamento totale e impensabile dello stato del regno umano sul pianeta. È la propaggine del Drive In, la nazione che non risolve i propri nodi che riguardano il passato o il presente. È lo Stivale che ha pestato la cacca e ne ha subìto il contagio. È la congerie qualunquista, giacobina, teleschermizzata, priva di empatia. È una non-comunità che andrebbe sottoposta a una terapia: di umanismo, non dello hitlerismo sotto false spoglie che continua ad autopropinarsi senza rendersene conto. È lo Stato privo di politica perché si è fottuta l’idea stessa della pietà, dell’amore, dell’alterità. È il carcere geriatrico dove si sono cristallizzate le generazioni, dove i padri non hanno passato la staffetta ai figli e dove i figli non hanno potuto contare su figure generosamente magistrali. Paradossalmente, questo stato di cose induce una generazione (la mia) a uno sviluppo apparentemente tardivo ma violentissimo, che, quanto alla letteratura, opera nella “lingua morta” – la più letteraria e antica di quelle moderne. Il Boomerang lanciato dal Boom dei Sessanta sta tornando indietro. Credo che l’Italia esprima la letteratura più all’avanguardia dei Paesi industrializzati. Il suo contesto incivile implica una resistenza attiva, inventiva, una guerriglia umanistica che sta facendo vedere sintomi esaltanti per me, deprimenti e pericolosi per molti altri

Inoltre, visitando il sito di Minimux Fax, vedo che sta uscendo, in una nuova edizione a trent’anni di distanza dalla prima, un altro – grandissimo – libro, Autobiografia di un picchiatore fascista scritto da Giulio Salierno e di cui si era parlato qualche mese fa.

Our Wildest DreamsSu Crimeblog viene segnalato Our Wildest Dreams: A True Crime Documentary of Dolls & Murder, una specie di risposta ai moderni serial basati sulle scienze forensi. Insomma, atmosfere, scene, modalità di intervento, descrizioni hanno lo scopo di indurre lo spettatore a compiere un salto nel passato dei delitti partendo dalla regia e della produzione della filmaker indipendente Susan Marks. Questa la descrizione del documentario:

Created strictly for adults, these dollhouse dioramas are home to violent murder, prostitution, mental illness, adultery and alcohol abuse. Each dollhouse has tiny corpse dolls, representing an actual murder victim. In one bizarre case, a beautiful woman lays shot to death in her bed, her clean-cut, pajama-clad husband lies next to the bed, also fatally shot. Their sweet little baby was shot as she slept in her crib. Blood is spattered everywhere. And all the doors were locked from the inside, meaning the case is likely a double homicide/suicide. But something isn’t right. The murder weapon is nowhere near the doll corpses – instead the gun was found in another room.

Per promuovere il film, sono stati pubblicati alcuni trailer: qui, qui e qui. Fu Flickr, inoltre, si trovano le fotografie dei set mentre un blog, Our Wildest Dream: A True Crime Blog of Filmmaking, racconta passo per passo il backstage.

La fantascianza del futuro prossimo secondo lo scrittore Charlie Stross, uno dei primi autori d’oltreoceano ad aver adottato una licenza Creative Commons per i suoi romanzi. Ripreso da WorldChanging.com, si legge nel testo:

Near-future SF does different things with the same tools; they come front-and-centre — or rather, their effects come front-and-centre, and the world is changed thereby. And they’re not necessarily such obvious new technologies as smart bombs and wrist-watch radios; they might equally well be a new way of looking at the memetic spread of fashions, as in Connie Willis’ Belwether, or social network mediated economics, as in Bruce Sterling’s Maneki Neko.

La dichiarazione universale dei diritti dell’uomo, ideata da una commissione presieduta da Eleanor Roosevelt e approvata dall’assemblea generale delle Nazioni Unite il 10 dicembre 1948, è stata rivisitata in vista del suo sessantesimo anniversario. A farlo è stato l’artista e designer newyorkese Seth Brau, che ha preso ciascuno dei trenta articoli e li ha trasformati in animazioni che combinano le immagini ai testi. Sul sito Human Rights Action Center è disponibile la versione full size del video. Produzione di Amy Poncher e colonna sonora di Rumspringa attraverso l’etichetta Cantora Records.

Il testo che segue (tradotto da Gordiano Lupi) era stato scritto alcuni giorni fa, in attesa del voto d’oltreoceano. Ne è autrice la giornalista e blogger cubana Yoani Sánchez, ideatrice di Generación Y, che offre – forse una tra le poche voci circolate nelle ultime ore – una visione da sud delle elezioni statunitensi. Speranze verso un neo-presidente che, forse, allenterà un po’ lo sfaccettato cappio che ancora è stretto intorno Cuba.

La strada non è la stessa di sempre e oggi neppure le vicine – che di solito spettegolano nelle file dei mercati – parlano dei soliti argomenti. Alzano lo sguardo e indicano verso il Nord, mentre fanno pronostici sul nome che uscirà fuori dalle urne nordamericane. Non ricordo di aver vissuto un’agitazione simile nell’attesa delle elezioni presidenziali cubane del passato febbraio.

Il calzolaio del mio palazzo si è già messo a parteggiare per un candidato e la vecchietta che vende fiori si è attaccata alla camicetta un distintivo di Obama. La nostra noiosa parabola di due presidenti in cinquant’anni ci rende ancora più curiosi verso le elezioni straniere. Sappiamo bene che la decisione degli elettori statunitensi avrà ripercussioni nel nostro Paese e non in modo metaforico, come il volo di una farfalla nella foresta dell’Amazzonia. Le rimesse che permettono a migliaia di famiglie cubane di arrivare a fine mese giungono soprattutto dall’altra sponda, dove abita una parte di questa Isola che insulti come “vermi”, “venditori della patria” e “mafiosi” non sono riusciti a escludere dai nostri legami emotivi e familiari. Il discorso politico dei nostri governanti perderebbe efficacia se non mettesse gli Stati Uniti nella parte del nemico. Mai come oggi il destino di Cuba è stato così apparentemente separato e, tuttavia, così dipendente da ciò che può accadere a novanta miglia.
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Beppe Sebasta segna un avviso importante: depositata una denuncia contro il Senatore Francesco Cossiga:

In tali dichiarazioni sono rilevabili i reati – quanto meno – di istigazione a delinquere, commesso pubblicamente come richiesto dalla legge per la sua punibilità: istigazione rivolta sia al ministro Maroni sia agli stessi organi di polizia preposti all’ordine pubblico (art. 414 CP); di istigazione di militari (i carabinieri) a disobbedire alle leggi a violare il giuramento – sulla Costituzione – (art. 266 CP:) e di apologia di reato (ancora 414 CP), in relazione ai reati da lui commessi ed ora spudoratamente confessati [...]. I firmatari denuncianti sono 5. Le adesioni allegate 218. Tra i firmatari, Pietro Leone – nato il 16 06 1939, residente a Roma – e-mail: piero.leone@gmail.com, a cui si possono far pervenire, anche per fax, le adesioni. I suoi recapiti: 06 3220789 (tel. e fax) e cell. 3396085505.

E questa denuncia si aggiunge a un altro esposto, firmato da Luca Assirelli. Il quale spiega le sue ragioni in una videointervista pubblicata sul sito di MicroMega (via BSF).

Infine, di tutt’altro argomento (si parla di galantuomini in questo caso), l’ultimo saluto a Ferriero Corbucci tributato da Roberto Giari a uno “scrittore marchigiano, ma soprattutto un resistente, un vero partigiano”. Si veda per averne conferma la sua intervista a ImMemoria.

Wildlife Photographer of the Year CompetitionL’immagine a fianco è fantastica per soggetto e tecnica, scattata nella foresta pluviale del Belize dall’inglese David Maitland, ma anche le altre sono tutt’altro che scontate. Come quella, realizzata dallo stesso fotografo, che ritrae un primate del Gabon “sacrificato” dai cacciatori di frodo al mercato nero alimentare. Sono gli scatti arrivati in finale all’edizione 2008 del Wildlife Photographer of the Year Competition, organizzato dal Natural History Museum di Londra e dal BBC Wildlife Magazine. Pubblicate dal National Geographic, saranno esposte nella capitale britannica fino al 26 aprile del prossimo anno mentre online sono disponibili ulteriori gallerie rispetto a quelle pubblicate dalla celebre rivista naturalistica.

Ha ragione Mauro Lupi quando dice che questo cortometraggio rappresenta “tre minuti d’arte”. Opera del filmaker Jason van Genderen, si intitola Mankind is no Island, racconta attraverso simboli quotidiani la situazione dei senza fissa dimora e le riprese sono state effettuate con un normale telefono cellulare. Risultato? Essersi aggiudicato il TropFest, che dal 1993 premia (all’inizio con il nome di Tropicana Short Film Festival) i migliori corti in concorso (qui qualche esempio di altri vincitori e qui un po’ di scatti delle passate edizioni).

Osservatorio Balcani (via LSDI) analizza la situazione croata dopo la fine fatta dal giornalista ed editore Ivo Pukanic. Se infatti nel piccolo stato balcanico si sta sfiorando lo stato d’emergenza con coprifuoco almeno di fatto e c’è chi vuole evitare che Zagabria diventi una nuova Beirut, dall’altro si va a caccia dei punti di contatto tra organi dello Stato e organizzazioni criminali. Punti di contatto che sarebbero coincisi proprio con l’informazione o quanto con alcuni suoi pezzi. Si legge infatti nel pezzo O noi o loro di Drago Hedl:

La dichiarazione del presidente Stjepan Mesić, “o loro o noi” rilasciata dopo l’assassinio di Ivo Pukanić, di cui era amico di vecchia data, si è dimostrata più che imprecisa: in Croazia, cioè, è difficile dire chi sono “loro” e chi “noi”. Nonostante Mesić abbia cercato di affermare che “noi” significa lo stato di diritto, il funzionamento del sistema istituzionale e la sicurezza dei cittadini, e “loro” i criminali, i terroristi e i mafiosi, in Croazia non è facile tracciare questa linea. Questo viene fatto notare non solo dagli analisti politici e dai commentatori: ciò si è potuto vedere anche al funerale di Ivo Pukanić, dove qualche fila dietro al presidente dello Stato e alle sue guardie del corpo, c’erano anche i più “rispettabili” appartenenti della malavita zagrebese. Lo stesso Pukanić, come afferma la nota editorialista Jelena Lovrić, è stato “ponte” e “collegamento” tra ciò che Mesić definisce “noi” e “loro” [...]. Questa serie di omicidi a Zagabria, anticipata quest’estate con una serie di intimidazioni a chi denunciava il connubio tra politici e mafia, ora preoccupa le autorità inducendole ad un’azione nervosa. Anche se ancor prima dell’omicidio di Pukanić il premier Sanader aveva sostituito i ministri degli Interni e della Giustizia e il capo della polizia, l’omicidio del direttore di Nacional ha dimostrato che la mafia si sta facendo strada seriamente, e fa presagire un punto a cui in Croazia non si è ancora arrivati: gli attentati politici, come quello in Serbia in cui è stato assassinato il premier Đinđić.

Gli anni del disonore di Mariano Guarino e Fedora RaugeiPer una strana coincidenza, mi trovo ad aver concluso Gli anni del disonore di Mariano Guarino e Fedora Raugei proprio mentre sta circolando una notizia che definire curiosa è usare un tenue eufemismo: Licio Gelli, il venerabile maestro della loggia massonica P2, va in televisione a raccontare la storia d’Italia, a iniziare dal periodo fascista. Il primo accenno che trovo della novità è sul blog di Giuseppe Genna: ha pubblicato qualche giorno fa un post su un lolitesco telefilm prodotto dalla Disney con relative considerazioni su un certo tipo di società. Dato appunto però che tra la pubblicazione e la mia lettura è trascorso qualche giorno, c’è anche qualche decina di commenti da spulciare, non di rado sagaci anche questi. Fino a quando arrivo in fondo e, sempre dalla tastiera del Miserabile Scrittore, esce un’informazione di cui riporto solo uno stralcio:

Licio Gelli debutta in tv. Avrà un programma tutto suo [...]. Un approdo singolare se si pensa che uno degli obiettivi principali della P2, almeno in base a quanto è stato accertato dalla magistratura, era il controllo o una presenza significativa nel mondo dei media. Così, se personalmente Licio Gelli, non è riuscito, se non in una fase breve della sua storia, in cui la P2 indirettamente controllava l’azionariato del Corriere, ora la tv prova a farla in prima persona.

All’inizio penso a uno scherzo, a un divertissement di Giuseppe per gettare zizzania o per stimolare qualche surreale dibattito. Ma è verosimile sparare in modo così blissettiano? Anche sì, ma già bastavano le sue salaci righe sulla fiction americana per sbizzarrire l’ironia dei suoi lettori. No, il debutto sul piccolo schermo di Gelli non è una battuta. E allora ripenso alle pagine di Gli anni del disonore, le metto mentalmente a confronto con gli atti della commissione sulla P2 presieduta da Tina Anselmi, recupero memoria dei fatti in cui il leader massonico è rimasto coinvolto e mi chiedo come sia possibile. Scrive in proposito Maso Notarianni, direttore di Peace Reporter, nel suo Ma questo è un paese normale?:
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Bernardo Parrella, coordinatore del gruppo italiano di Global Voices, segnala un paio di riconoscimenti tributati al progetto di giornalismo partecipativo fondato dal Berkman Center for Internet and Society di Harvard:

Rising Voices è stato selezionato dal concorso “Best of Blogs 2008” (BOBs) di Deutsche Welle tra i 176 finalisti per le 16 categorie in lizza. Nonostante la nutrita presenza di simili competizioni, BOBs è sicuramente tra le più importanti a livello internazionale: sono previsti 11 premi per ognuna delle lingue in concorso riservati a blog, podcast e videoblog auto-prodotti. Dal 2004 Rising Voices offre microfinanziamenti a una dozzina di comunità di blogger in aree sottorappresentate, tra cui: ‘Voces Bolivianas’, che descrive le difficili situazioni delle comunità boliviane, ‘REPACTED project’ che da Nakuru, in Kenya, spiega come fare educazione sanitaria con il teatro di strada, o ‘Blogging the Dream’ che racconta i sogni della comunità rumena. Il voto è aperto a tutti, basta farlo entro il 26 novembre.

Voices without Votes parte dall’idea che le elezioni del Presidente USA abbiano un impatto mondiale ed è quindi giusto dar voce al cittadini globali sull’evento. In un ampio articolo del 27 ottobre, il Washington Post descrive il progetto, partito ai primi di febbraio 2008, grazie a una partnership con l’agenzia Reuters, e coordinato dalla giornalista Amira Al Hussaini, che vive in Canada ma è nativa del Bahrain, arcipelago del Golfo Persico. Sono una ventina i volontari fra i 20 e i 30 anni, a costituire la redazione di VwV che ogni giorno setaccia più di un migliaio di blog in tutto il mondo e traduce dalle diverse lingue in inglese, le reazioni della blogosfera ai vari eventi di questa campagna elettorale. La sconfitta di Hillary Clinton e la scelta di Sarah Palin, per esempio, sono un’occasione per le ragazze del Kuwait per rivendicare il diritto all’educazione, mentre nelle ultime elezioni in Brasile, il fatto di dichiararsi apertamente sostenitori di Obama non ha portato fortuna a nessun candidato.

Internet et CréationPhilippe Aigrain non è solo un tecnologo illuminato, ma anche uno scrittore e un divulgatore di talento. Se Causa Comune, il libro uscito per Stampa Alternativa nel 2006 e liberamente scaricabile dal sito Libera Cultura, ne è una prova, ora arriva un nuovo lavoro dell’autore francese: Internet & Création: comment reconnaître les échanges sur internet en finançant la création. Per chi legge il francese, il volume è acquistabile via Internet oppure scaricabile da qui. Ecco la traduzione della presentazione di quarta di copertina:

Internet e la creatività sono legati: i cambiamenti culturali alimentano la gigantesca espansione della rete che a sua volta offre uno spazio a nuove forme artistiche ed espressive. Mentre c’è chi non vorrebbe altro che la distruzione e l’annientamento dei processi creativi insistendo sul modello dell’industria culturale di massa, Philippe Aigrain ci propone un’altra visione. Quest’opera difende la libertà di scambio tra navigatori e il sostegno alla creazione. Ci consegna uno strumento per mutare prospettiva verso Internet e sviluppa proposte concrete per organizzare il nostro futuro. Correggendo e affinando la Licenza Globale del 2005, queste proposte saranno necessarie al dibattito di domani. “Internet & Création non si rivolge dunque solo ad autori e artisti, produttori ed editori o a navigatori novelli e agguerriti, ma parla a tutti, uomini e donne, che vogliono comprendere questo mondo in piena mutazione dove l’arte e la cultura saranno domani nelle nostre mani e saranno ciò che noi ne faremo. Il libro è in prevendita. Le prime spedizioni e la disponibilità del pdf è a partire dal 29 ottobre 2008.

Per il prossimo anno è prevista l’edizione in inglese.

Osman Lul Mohamed è presidente dell’Associazione donne somale e fa parte della consulta delle rappresentanze straniere del comune di Roma. Il discorso non si concentra solo sul risultato raggiunto in Rwanda, ma spazia anche sulla situazione somala e su quella dei paesi del centro e nord Africa. Infine, per quanto riguarda universo femminile africano e integrazione in stati di guerra, il testo della risoluzione onu 1325 del 2000 a cui si fa più volte riferimento si trova qui.

Una storia ancora da raccontare: Giancarlo Siani, concorso indetto in vista dell’edizione 2009 del Festival internazionale del giornalismo, che si terrà dal 1 al 5 aprile prossimi a Perugia. Qui il banco completo e di seguito la presentazione del concorso:

Il concorso, organizzato in collaborazione con l’Associazione Ilaria Alpi, è rivolto agli studenti universitari iscritti a qualsiasi facoltà, ai giornalisti e praticanti con meno di 30 anni di età e agli allievi delle scuole di giornalismo. Ogni anno “Una storia ancora da raccontare” invita i partecipanti a ripercorrere la storia di un giornalista che ha perso la vita nello svolgimento la sua professione. La prima edizione è stata dedicata alla memoria di Ilaria Alpi e Miran Hrovatin uccisi il 20 marzo 1994 a Mogadiscio e la seconda a Enzo Baldoni, rapito e ucciso a Najaf in Iraq nel 2004 dall’Esercito Islamico, un’organizzazione fondamentalista musulmana legata ad Al-Qaeda. La terza edizione del concorso è dedicata alla memoria di Giancarlo Siani. Giancarlo Siani, giornalista del quotidiano Il Mattino, venne ucciso in un agguato, nel quartiere napoletano del Vomero, la sera del 23 settembre 1985. Aveva solo 26 anni. Nei suoi articoli denunciava la criminalità organizzata e l’espansione economica dei boss locali. Prima di essere ucciso Siani stava lavorando all’intreccio politica camorra, proprio nel momento in cui piovevano in Campania i miliardi per la ricostruzione delle zone colpite dal terremoto del 1980.

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