“Fuori dalle barricate”: la rivolta di Reggio Calabria 40 anni dopo con immagini inedite

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Fuori dalle barricate - Fotoracconto della rivolta di ReggioUn altro libro (stavolta uscito poco tempo fa) da segnalare. Si intitola Fuori dalle barricate – Fotoracconto della rivolta di Reggio, è stato pubblicato da Città del Sole Edizioni – di cui s’è già avuto modo di parlare in passato – ed è stato curato da Fabio Cuzzola e Valentina Confido:

Fuori dalle barricate, foto racconto, con scatti inediti, della rivolta di Reggio Calabria nel suo quarantesimo anniversario. Storie e immagini di una città in lotta, otto mesi di scontri, barricate, incendi e attentati al tritolo in una città che era si vista soffiare da Catanzaro il titolo di capoluogo regionale ed aveva deciso, per protesta, di sfidare lo Stato che l’aveva penalizzata e mortificata ancora una volta, una guerriglia urbana senza precedenti che ha tenuto a lungo l’Italia col fiato sospeso.

Una recensione è stata pubblicata su Strill.it mentre per una ricostruzione dei fatti di quarant’anni fa si può andare ai i giorni della rabbia.

Esce “Segreto Criminale”, il libro sulla banda della Magliana secondo Sabrina Minardi

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Segreto Criminale - La vera storia della banda della MaglianaEsce il prossimo 30 settembre il libro Segreto Criminale – La vera storia della banda della Magliana (Newton Compton Editori), scritto dalla giornalita Rai Raffaella Notariale insieme a Sabrina Minardi, la donna di Enrico De Pedis dalle cui deposizioni hanno ripreso il via le indagini sulla scomparsa di Emanuela Orlandi:

Quali misteri avvolgono ancora la banda della Magliana? Perché, pur macchiatosi di innumerevoli delitti, Enrico De Pedis, il boss della frangia più pericolosa della banda, è stato sepolto nella cripta della basilica vaticana di Sant’Apollinare, tra monsignori e cardinali e con il benestare del Vicario del Papa? Proprio lì vicino il 22 giugno del 1983 scomparve la quindicenne Emanuela Orlandi, e gli inquirenti sono ormai convinti che la banda della Magliana sia coinvolta nel rapimento. Attraverso la voce di Sabrina Minardi, amante di De Pedis, questo libro getta una nuova luce sulla potentissima organizzazione criminale. La “pupa” di Renatino De Pedis, unica confidente del boss per dieci lunghi anni, divenuta per la Procura di Roma una supertestimone per le sue sconcertanti dichiarazioni, svela finalmente la sua scioccante verità sulla banda della Magliana e i suoi rapporti con mafia, camorra, servizi segreti, politici, massoni, imprenditori e alti prelati.

(Via Notte Criminale)

Pentiti di niente: malavitosi in vacanza tra giri di appartamenti, denaro e auto

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Carlo SaronioTra i giri di appartamenti a ridosso e immediatamente successivi al sequestro Saronio, un punto in comune c’è: è l’agenzia immobiliare Meson e meglio controllare allora tutti i contratti di locazione che ha stipulato. Le sorprese non mancano. Dei servizi di quest’agenzia ne hanno infatti usufruito il 14 maggio 1975 il pregiudicato Vincenzo Bizzantini e Gennaro Piardi, soprannominato anche “Ciccio il Bello”, che avevano affittato insieme un appartamento in via Marcona e avevano versato un anticipo di un milione e 215mila lire tenendo però l’immobile pochissimi giorni. A questo proposito, Bizzantini ammette infatti di aver affittato quella casa nel maggio 1975 per conto di Carlo Casirati, ma di averla disdetta tra il 22 e il 23 maggio: il 20 di quel mese infatti lo stesso Bizzantini viene fermato e identificato durante un controllo dalla polizia mentre, alla guida di una A112 Abarth acquistata due giorni prima, sta accompagnando a Treviglio Gennaro Piardi e Rossano Cochis.

L’utilitaria dell’Autobianchi in quegli anni non era diffusissima a Milano e un facile controllo al pubblico registro automobilistico permette di verificare che un’auto di quel modello era stata immatricolata nel maggio 1975 proprio da Gennaro Piardi. Ma al concessionario accade qualcosa di inusuale nel periodo che intercorre tra l’ordinazione e il ritiro del veicolo, avvenuto nel settembre 1975. Il rivenditore infatti ricorda il nome di Piardi, ma dice di non poterlo identificare per una ragione molto semplice: non l’ha mai visto in faccia. A ordinare l’auto infatti non era stato direttamente lui, ma Brunello Puccia, il gestore di un bar di via Roggia Scagna, che ne ordina anche un’altra per sé e che gli consegna il certificato di residenza di Gennaro Piardi.

Ma salta fuori anche un’ulteriore auto, la terza, identica alle precedenti, acquistata da un amico del barista, Alberto Monfrini. Tutte le utilitarie sono state pagate per intero in contanti. Strano, pensano gli inquirenti, che decidono di controllare i conti correnti di Puccia e di Monfrini accorgendosi che tra il 15 maggio e il 17 giugno 1975 il secondo aveva effettuato un versamento – sempre in contanti – di 10 milioni di lire e che nello stesso periodo entrambi avevano ricevuto assegni circolari di importo simile da un tale Giuseppe Astore. Il quale a sua volta finisce nell’indagine e si vede che aveva effettuato anche versamenti a proprio favore il cui valore complessivo supera gli importi poi girati a Puccia e Monfrini.
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GialloLuna NeroNotte: la letteratura di genere torna in Romagna per l’ottava volta

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GialloLuna NeroNotte

Parte il 1 ottobre e si conclude il 12 l’edizione 2010 (l’ottava) di GialloLuna NeroNotte – Festival del giallo e del noir italiani tra Ravenna e Forlì:

Proseguendo nell’indagine sulla letteratura di genere, il festival GialloLuna NeroNotte […] lo sguardo sulla narrativa “di paura”, o gotica, partendo dai vampiri, simbolo “nobile” dei non-morti. Il tutto presentato al pubblico attraverso incontri con gli autori, mostre, concerti, cene con delitto, conferenze, iniziative editoriali di solidarietà che […] prenderanno vita in vari luoghi.

Il programma è questo e a breve saranno online anche i luoghi. In ultimo (but not least) una delle menti dietro a questo festival è davvero uno spettacolo.

Gli spiriti inquieti della Santa Muerte raccontati in un reportage del National Geographic dal Messico

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Troubled Spirits - National Geographic

Della Santa Muerte si era parlato quasi un anno fa, quando il Time aveva pubblicato la galleria fotografica Mexico’s cult of Holy Death. Questa volta è stato il National Geographic con i Troubled Spirits, accanto ai quali c’è online un lungo reportage firmato da Alma Guillermoprieto.

L’immagine sopra, come le altre, sono opera del fotografo israeliano Shaul Schwarz.

(Via BoingBoing.net)

Aurolalia: tra Gaja Cenciarelli e Monica Mazzitelli un booktrailer da votare

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Un appello per il voto: che si dia la propria preferenza a Monica Mazzitelli e Gaja Cenciarelli, in concorso al festival della piccola e media editoria che si terrà a Pisa a fine settembre. Qui la pagina web per votare e qui invece una descrizione di Aurolalia.

Veterani Usa: Peacereporter racconta come c’è chi ha fatto la cresta sui caduti in guerra

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Su Peacereporter Antonio Marafioti racconta dagli Stati Uniti della truffa assicurativa sui caduti in guerra: sei milioni di danneggiati. Dicendo che:

“Fino a oggi ho creduto che le famiglie dei nostri eroi morti in guerra ricevessero un assegno che coprisse l’ammontare totale delle indennità di servizio”. Anche il Segretario della Difesa Robert Gates sembra non riuscire a credere al fatto che la Prudential Financial Inc., la seconda compagnia assicurativa più potente degli Stati Uniti, quegli assegni non li emette dal 1999. E non lo fa in virtù di un accordo verbale, raggiunto con il Dipartimento degli Affari dei Veterani (Dav), che di fatto consente al colosso assicurativo di Newark, New Jersey, di trattenere vincolato nel conto societario generale il denaro destinato alle famiglie dei soldati morti in guerra.

Qualche approfondimento si può trovare sul sito Veterans for common sense oppure leggerne qui e qui.

La storia di Alain Gossens e di un suicidio alquanto tempestivo

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Una caduta di venti metri dalla chiesa di Watermael Boitsfort, comune belga che si trova nella regione di Bruxelles Capitale. È morto così il giornalista investigativo Alain Gossens. Era il 6 luglio scorso e sul fascicolo aperto dopo il volo è stata scritta la parola suicidio. Una parola che tuttavia ha destato scetticismo non solo in chi lo conosceva (e che sostiene che l’uomo non fosse in preda alla depressione), ma soprattutto in chi attendeva la divulgazione del dossier a cui aveva lavorato per anni e che avrebbe dovuto essere pubblicato alla metà di luglio.

Si annunciava esplosivo, il dossier, perché cuore del lavoro del giornalista erano i reati sessuali a danno di minori consumati all’interno della chiesa belga. La stessa ipotesi che a fine giugno aveva portato a una serie di perquisizioni presso istituzioni religiose locali, compreso l’arcivescovado di Malines-Bruxelles, e che aveva consentito di scoprire a Mechelen documenti legati in particolare al rapimento e all’omicidio di Julie Lejeune e Melissa Russo, due delle piccole vittime di Marc Dutroux, il mostro di Marcinelle.

Anche Gossens aveva annunciato di aver trovato, fra l’altro, contatti tra ambienti cattolici belgi e i reati per cui Dutroux è stato condannato. E se la condanna che l’uomo e i suoi due complici stanno ancora scontando parla di un «pervertito isolato», il giornalista morto a inizio luglio si era unito al coro di chi sostiene ancora oggi l’esistenza di una rete di predatori a cui appartenevano anche persone di primo piano in Belgio.

Dunque, mentre si resta in attesa della pubblicazione postuma del reportage del giornalista, al momento è stato possibile appurare che l’uomo, 40 anni, si sentiva minacciato e sotto osservazione al punto da scrivere alla madre una lettera (a casa sua ne sono state ritrovate due, dopo la sua morte) per raccontarle delle pressioni che stava subendo. Alcuni dei dubbi sull’ipotesi del suicidio riguardano anche il luogo in cui Alain è morto: la chiesa di Watermael Boitsfort è infatti da tempo in ristrutturazione e il cantiere che la circonda rende l’accesso all’edificio estremamente difficoltoso, soprattutto a un uomo sedentario come era Gossens.
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Pentiti di niente. Primavera 1976: nuovi arresti e le prime conferme sulla morte di Saronio

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Carlo SaronioNella prosecuzione delle indagini gli inquirenti decidono di sentire Rossano Cochis. Del resto testimonianze a suo carico non mancano: Fioroni dichiara che, pur appartenendo alla criminalità comune, gli era stato indicato da Casirati come un soggetto da utilizzare a scopi politici, anche se poi non se ne sarebbe fatto più nulla. Inoltre si sarebbe incontrato di frequente sia prima che dopo il pagamento del riscatto con Gennaro Piardi, la cui posizione nel frattempo si aggrava: i suoi presunti complici lo indicano infatti come colui che ha ucciso materialmente Carlo Saronio.

In un primo momento si decide di convocare Rossano Cochis come testimone e non come indiziato perché farebbe parte del gruppo dei bergamaschi che si chiama fuori dal sequestro: in questo caso diventerebbe un teste dell’accusa e potrebbe dare un contributo determinante nel lavoro di ricostruzione dell’intero organigramma della banda. Alla peggio aiuterà a comprendere le reali ragioni che hanno spinto Fioroni a sequestrare l’amico e compagno Saronio.

Se intercettare Cochis non è affare semplice per gli investigatori, ecco che arriva un colpo di fortuna: viene fermato per gioco d’azzardo e intanto meglio fargli qualche domanda in più prima che scompaia di nuovo. Così Cochis ammette di conoscere Casirati e di aver discusso con lui di Saronio e del suo rapimento, un “grosso affare” avrebbe aggiunto il malavitoso di origine bergamasca, ma di non poter aggiungere altro: nutriva scarsa stima per Casirati e così gli ha dato retta fino a un certo punto finendo per declinare l’offerta.
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“Mafie in pentola: libera Terra, il sapore di una sfida”, teatro gastronomico e il recupero della memoria storica

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Tiziana Di Masi - Mafie in pentola

Tiziana Di Masi è una brava attrice che ha dedicato una parte della sua professione al teatro civile e della memoria. Il prossimo 9 ottobre debutterà a Forlimpopoli (Teatro Verdi, ore 15.30) con lo spettacolo Mafie in pentola – Libera Terra, il sapore di una sfida, che andrà in scena nell’ambito dell’annuale rassegna organizzata da Casa Artusi:

Cibo e lotta alle mafie, teatro gastronomico e l’impegno per il recupero della memoria storica: i miei due ambiti di lavoro decennale finalmente si coniugano e si intrecciano in un progetto che è nato così, da un’idea sorta una mattina di novembre..all’improvviso e casualmente, come nascono le migliori cose. Ancora una volta uso il cibo, come straordinaria metafora della vita e mezzo efficace per raccontare delle storie, storie di vita, lavoro, di sfide vinte e di battaglie ancora in corso […].

Mafie in pentola nasce dalle esperienze e dai viaggi di Andrea Guolo e Tiziana Di Masi sui terreni confiscati alle mafie da nord a sud dove in questi ultimi mesi abbiamo raccolto interviste, documenti e materiale audio-video, con la preziosa disponibilità di tutti coloro che li lavorano che ci hanno accolto e aiutato a comprendere il significato più profondo del loro lavoro su quelle terre. Milioni di ettari di terreno tra Sicilia, Calabria, Campania, Puglia, hanno assistito a secoli di violenza, sfruttamento, illegalità, omicidi. E dalle grandi regioni del sud le mafie si sono estese fino al nord. Ora quelle stesse terre, liberate dalla mafia con lo strumento della confisca previsto dalla legge 109/1996, offrono al mercato alcuni gioielli enogastronomici del nostro Paese.

Qui [pdf, 203 KB] c’è una scheda di dettaglio del progetto mentre qui il comunicato stampa del 9 ottobre.