Xaaraan – Il blog di Antonella Beccaria

Non credo nelle otto del mattino. Però esistono. Le otto del mattino
sono l'incontrovertibile prova della presenza del male nel mondo
Gli ultimi giorni, Andrew Masterson


Valigie impossibili di Juanjo OlasagarrePeaceReporter pubblica una lunga recensione dedicata al libro Valigie impossibili (GranVia.it, 2008. Traduzione di Roberta Gozzi) dell’autore basco Juanjo Olasagarre. Come una specie di nuovo Tondelli iberico, lo scrittore cavalca vent’anni (si concentra sugli Ottanta a cui approda partendo da questo decennio) in cui si va alla ricerca di:

“quelli che erano i miei amici”, pensò. “e tutto quello che non sono stato: l’amante che non ho avuto, la rivoluzione che non abbiamo portato a termine, il mondo smarrito dei nostri antenati, una storia di lotta che era meglio non riesumare, le mie inclinazioni sessuali non confessate, la possibilità di non averti conosciuto, il braccio muscoloso che si affacciava da una camicia a quadri verde e rossa, un desiderio effimero in cui tutto sprofondava… in una parola: la vita non vissuta per averne vissuta un’altra”.

Qui è disponibile un capitolo del romanzo in formato pdf.

LSDI raccontava qualche giorno fa del progetto “DocumentCloud”:

Uno spazio online dove raccogliere e classificare tutti quei materiali e documenti che le redazioni hanno già utilizzato per articoli e inchieste e poi hanno messo da parte [...]. DocumentCloud dovrebbe consentire invece alle redazioni di destinare questi materiali a una consultazione e un’analisi pubblica (“I lettori dovrebbero essere messi in grado di cercare rapidamente, annotare e registrare quei documenti – e per la prima volta creare dei link diretti a pagine o passaggi specifici”).

Inoltre, nel successivo post Un progetto per il giornalismo investigativo locale aggiunge:

Destrutturare e demistificare il giornalismo investigativo, rendendolo accessibile a tutti quei normali cittadini che avvertono come la loro voce non sia ascoltata e i loro interessi o le loro comunità non siano seguite in maniera sufficiente dai media ufficiali. È questo il principale obbiettivo di HelpMeInvestigate, un progetto che Paul Bradshaw, noto giornalista britannico, ha presentato al Knight News Challenge di quest’anno [...], chiedendo un finanziamento di 452.000 dollari.

Per entrambi i progetti, si parla di idee che al momento stanno ancora sulla carta e che attendono sovvenzioni per essere realizzati. Ma che, se dovessero diventare operativi, contribuirebbero non poco alla consultazione di fonti dirette oggi assenti o di difficile reperimento.

Ho apprezzato molto i Libri di sangue di Clive Barker, usciti in italiano per la Sonzogno. Ora, da VivaCinema.it, leggo che è in lavorazione il film tratto da queste raccolte di racconti. Girato in Gran Bretagna e attualmente in fase di post-produzione (anche se manca ancora la data ufficiale dell’arrivo nelle sale), si intitolerà Book of Blood, è stato scritto da Barker stesso, diretto da John Harrison (che aveva già maneggiato i Racconti della cripta di Barker) e da qualche giorno è disponibile il primo trailer della pellicola la cui colonna sonora sembra effettivamente un brano dei Radiohead tratto da In Rainbows.

Sarà interessante leggere le motivazioni. Così si potrà capire come mai i vertici non rispondono (in aula e in sentenza), non sanno e non sono responsabili. Sembra tanto di doppia beffa: per chi la ha prese prima di tutto e per chi ha pagato anche per altri perché i fatti sono innegabili. Intanto Sentenza Diaz, assolti i vertici della polizia e Diaz, 16 assolti e 13 condannati. Pene complessive per oltre 35 anni.

Babele 56 di Giorgio FontanaDopo il libro uscito poco tempo fa di Toni Fontana, L’apartheid (Nutrimenti), è arrivato un altro volume che parla di immigrazione. Si tratta di Babele 56. Otto fermate nella città che cambia di Giorgio Fontana (Terre Di Mezzo) che, dal nord-est su cui si concentra il lavoro del giornalista dell’Unità, passa questa volta a raccontare il capoluogo lombardo attraverso le vicende di alcuni stranieri che attraversano la città:

Karkadan, rapper tunisino. Kamal, giocatore di cricket dello Sri Lanka, portinaio per campare, José e Milca, editori peruviani a piazzale Loreto [...]. I capitoli del libro sono intervallati da un racconto ambientato sull’autobus numero 56, che percorre avanti e indietro via Padova, una della vie più multietniche di Milano [...]. Un giorno esci per andare al lavoro e ti accorgi che il tabaccaio sotto casa – Il tabaché del vintitrì, chiuso da tempo – ha ripreso vita: due ragazzi asiatici sistemano bottiglie di liquori e birra sugli scaffali bianchi. Quel giorno “posso dire di non aver visto soltanto un negozio che riapriva, ma una particella del processo di meticciamento”.

La Voce del RibelleAttraverso un post pubblicato su Voglio Scendere, Marco Travaglio racconta della nascita della rivista La Voce del Ribelle, mensile diretto da Massimo Fini e Valerio Lo Monaco che al momento non si troverà in edicola, ma in una serie di librerie fiduciarie e in abbonamento cartaceo o elettronico. Travaglio presenta l’iniziativa editoriale come una voce che si pone fuori dal coro usando un taglio “spiazzante” e dunque fa quello che dovrebbero fare le testate giornalistiche: il proprio lavoro. Ordine pubblico, economia e speculazioni, finanza in tonaca alcuni degli argomenti cardine del numero di novembre (il secondo). Ora, parte degli articoli sono accessibili anche online dietro abbonamento, ma il materiale non è poco nemmeno nella parte pubblica del sito:

tre grosse aree distinte: il giornale on-line, la WebRadio e la WebTv. Su queste sezioni pubblichiamo giornalmente degli aggiornamenti, una rassegna stampa particolare (a cura di Arianna Editrice), dei video editoriali di Fini e degli altri collaboratori della rivista, una selezione di video di interesse generale e particolare del nostro ambito culturale, oltre che a trasmissioni in audio e video.

Infine, una segnalazione per l’articolo Tv e cronaca: quando il crimine “invoca” l’audience pubblicato sul sito di Lsdi: rapporto cementatosi all’inizio degli anni novanta tra media e cronaca nera con il caso di Foligno.

Italia De Profundis di Giuseppe GennaEdito da Minimux Fax, sta per uscire il nuovo libro di Giuseppe Genna, Italia De Profundis, con relativo sito:

È il Paese che non c’è più. È il Paese più all’avanguardia del mondo occidentale, la sua punta di zircone, poiché si sta sporgendo per primo in una selva di istanze antiumane che preludono a un rovesciamento totale e impensabile dello stato del regno umano sul pianeta. È la propaggine del Drive In, la nazione che non risolve i propri nodi che riguardano il passato o il presente. È lo Stivale che ha pestato la cacca e ne ha subìto il contagio. È la congerie qualunquista, giacobina, teleschermizzata, priva di empatia. È una non-comunità che andrebbe sottoposta a una terapia: di umanismo, non dello hitlerismo sotto false spoglie che continua ad autopropinarsi senza rendersene conto. È lo Stato privo di politica perché si è fottuta l’idea stessa della pietà, dell’amore, dell’alterità. È il carcere geriatrico dove si sono cristallizzate le generazioni, dove i padri non hanno passato la staffetta ai figli e dove i figli non hanno potuto contare su figure generosamente magistrali. Paradossalmente, questo stato di cose induce una generazione (la mia) a uno sviluppo apparentemente tardivo ma violentissimo, che, quanto alla letteratura, opera nella “lingua morta” – la più letteraria e antica di quelle moderne. Il Boomerang lanciato dal Boom dei Sessanta sta tornando indietro. Credo che l’Italia esprima la letteratura più all’avanguardia dei Paesi industrializzati. Il suo contesto incivile implica una resistenza attiva, inventiva, una guerriglia umanistica che sta facendo vedere sintomi esaltanti per me, deprimenti e pericolosi per molti altri

Inoltre, visitando il sito di Minimux Fax, vedo che sta uscendo, in una nuova edizione a trent’anni di distanza dalla prima, un altro – grandissimo – libro, Autobiografia di un picchiatore fascista scritto da Giulio Salierno e di cui si era parlato qualche mese fa.

Our Wildest DreamsSu Crimeblog viene segnalato Our Wildest Dreams: A True Crime Documentary of Dolls & Murder, una specie di risposta ai moderni serial basati sulle scienze forensi. Insomma, atmosfere, scene, modalità di intervento, descrizioni hanno lo scopo di indurre lo spettatore a compiere un salto nel passato dei delitti partendo dalla regia e della produzione della filmaker indipendente Susan Marks. Questa la descrizione del documentario:

Created strictly for adults, these dollhouse dioramas are home to violent murder, prostitution, mental illness, adultery and alcohol abuse. Each dollhouse has tiny corpse dolls, representing an actual murder victim. In one bizarre case, a beautiful woman lays shot to death in her bed, her clean-cut, pajama-clad husband lies next to the bed, also fatally shot. Their sweet little baby was shot as she slept in her crib. Blood is spattered everywhere. And all the doors were locked from the inside, meaning the case is likely a double homicide/suicide. But something isn’t right. The murder weapon is nowhere near the doll corpses – instead the gun was found in another room.

Per promuovere il film, sono stati pubblicati alcuni trailer: qui, qui e qui. Fu Flickr, inoltre, si trovano le fotografie dei set mentre un blog, Our Wildest Dream: A True Crime Blog of Filmmaking, racconta passo per passo il backstage.

La fantascianza del futuro prossimo secondo lo scrittore Charlie Stross, uno dei primi autori d’oltreoceano ad aver adottato una licenza Creative Commons per i suoi romanzi. Ripreso da WorldChanging.com, si legge nel testo:

Near-future SF does different things with the same tools; they come front-and-centre — or rather, their effects come front-and-centre, and the world is changed thereby. And they’re not necessarily such obvious new technologies as smart bombs and wrist-watch radios; they might equally well be a new way of looking at the memetic spread of fashions, as in Connie Willis’ Belwether, or social network mediated economics, as in Bruce Sterling’s Maneki Neko.

La dichiarazione universale dei diritti dell’uomo, ideata da una commissione presieduta da Eleanor Roosevelt e approvata dall’assemblea generale delle Nazioni Unite il 10 dicembre 1948, è stata rivisitata in vista del suo sessantesimo anniversario. A farlo è stato l’artista e designer newyorkese Seth Brau, che ha preso ciascuno dei trenta articoli e li ha trasformati in animazioni che combinano le immagini ai testi. Sul sito Human Rights Action Center è disponibile la versione full size del video. Produzione di Amy Poncher e colonna sonora di Rumspringa attraverso l’etichetta Cantora Records.

Il testo che segue (tradotto da Gordiano Lupi) era stato scritto alcuni giorni fa, in attesa del voto d’oltreoceano. Ne è autrice la giornalista e blogger cubana Yoani Sánchez, ideatrice di Generación Y, che offre – forse una tra le poche voci circolate nelle ultime ore – una visione da sud delle elezioni statunitensi. Speranze verso un neo-presidente che, forse, allenterà un po’ lo sfaccettato cappio che ancora è stretto intorno Cuba.

La strada non è la stessa di sempre e oggi neppure le vicine – che di solito spettegolano nelle file dei mercati – parlano dei soliti argomenti. Alzano lo sguardo e indicano verso il Nord, mentre fanno pronostici sul nome che uscirà fuori dalle urne nordamericane. Non ricordo di aver vissuto un’agitazione simile nell’attesa delle elezioni presidenziali cubane del passato febbraio.

Il calzolaio del mio palazzo si è già messo a parteggiare per un candidato e la vecchietta che vende fiori si è attaccata alla camicetta un distintivo di Obama. La nostra noiosa parabola di due presidenti in cinquant’anni ci rende ancora più curiosi verso le elezioni straniere. Sappiamo bene che la decisione degli elettori statunitensi avrà ripercussioni nel nostro Paese e non in modo metaforico, come il volo di una farfalla nella foresta dell’Amazzonia. Le rimesse che permettono a migliaia di famiglie cubane di arrivare a fine mese giungono soprattutto dall’altra sponda, dove abita una parte di questa Isola che insulti come “vermi”, “venditori della patria” e “mafiosi” non sono riusciti a escludere dai nostri legami emotivi e familiari. Il discorso politico dei nostri governanti perderebbe efficacia se non mettesse gli Stati Uniti nella parte del nemico. Mai come oggi il destino di Cuba è stato così apparentemente separato e, tuttavia, così dipendente da ciò che può accadere a novanta miglia.
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Beppe Sebasta segna un avviso importante: depositata una denuncia contro il Senatore Francesco Cossiga:

In tali dichiarazioni sono rilevabili i reati – quanto meno – di istigazione a delinquere, commesso pubblicamente come richiesto dalla legge per la sua punibilità: istigazione rivolta sia al ministro Maroni sia agli stessi organi di polizia preposti all’ordine pubblico (art. 414 CP); di istigazione di militari (i carabinieri) a disobbedire alle leggi a violare il giuramento – sulla Costituzione – (art. 266 CP:) e di apologia di reato (ancora 414 CP), in relazione ai reati da lui commessi ed ora spudoratamente confessati [...]. I firmatari denuncianti sono 5. Le adesioni allegate 218. Tra i firmatari, Pietro Leone – nato il 16 06 1939, residente a Roma – e-mail: piero.leone@gmail.com, a cui si possono far pervenire, anche per fax, le adesioni. I suoi recapiti: 06 3220789 (tel. e fax) e cell. 3396085505.

E questa denuncia si aggiunge a un altro esposto, firmato da Luca Assirelli. Il quale spiega le sue ragioni in una videointervista pubblicata sul sito di MicroMega (via BSF).

Infine, di tutt’altro argomento (si parla di galantuomini in questo caso), l’ultimo saluto a Ferriero Corbucci tributato da Roberto Giari a uno “scrittore marchigiano, ma soprattutto un resistente, un vero partigiano”. Si veda per averne conferma la sua intervista a ImMemoria.

Wildlife Photographer of the Year CompetitionL’immagine a fianco è fantastica per soggetto e tecnica, scattata nella foresta pluviale del Belize dall’inglese David Maitland, ma anche le altre sono tutt’altro che scontate. Come quella, realizzata dallo stesso fotografo, che ritrae un primate del Gabon “sacrificato” dai cacciatori di frodo al mercato nero alimentare. Sono gli scatti arrivati in finale all’edizione 2008 del Wildlife Photographer of the Year Competition, organizzato dal Natural History Museum di Londra e dal BBC Wildlife Magazine. Pubblicate dal National Geographic, saranno esposte nella capitale britannica fino al 26 aprile del prossimo anno mentre online sono disponibili ulteriori gallerie rispetto a quelle pubblicate dalla celebre rivista naturalistica.

Ha ragione Mauro Lupi quando dice che questo cortometraggio rappresenta “tre minuti d’arte”. Opera del filmaker Jason van Genderen, si intitola Mankind is no Island, racconta attraverso simboli quotidiani la situazione dei senza fissa dimora e le riprese sono state effettuate con un normale telefono cellulare. Risultato? Essersi aggiudicato il TropFest, che dal 1993 premia (all’inizio con il nome di Tropicana Short Film Festival) i migliori corti in concorso (qui qualche esempio di altri vincitori e qui un po’ di scatti delle passate edizioni).

Osservatorio Balcani (via LSDI) analizza la situazione croata dopo la fine fatta dal giornalista ed editore Ivo Pukanic. Se infatti nel piccolo stato balcanico si sta sfiorando lo stato d’emergenza con coprifuoco almeno di fatto e c’è chi vuole evitare che Zagabria diventi una nuova Beirut, dall’altro si va a caccia dei punti di contatto tra organi dello Stato e organizzazioni criminali. Punti di contatto che sarebbero coincisi proprio con l’informazione o quanto con alcuni suoi pezzi. Si legge infatti nel pezzo O noi o loro di Drago Hedl:

La dichiarazione del presidente Stjepan Mesić, “o loro o noi” rilasciata dopo l’assassinio di Ivo Pukanić, di cui era amico di vecchia data, si è dimostrata più che imprecisa: in Croazia, cioè, è difficile dire chi sono “loro” e chi “noi”. Nonostante Mesić abbia cercato di affermare che “noi” significa lo stato di diritto, il funzionamento del sistema istituzionale e la sicurezza dei cittadini, e “loro” i criminali, i terroristi e i mafiosi, in Croazia non è facile tracciare questa linea. Questo viene fatto notare non solo dagli analisti politici e dai commentatori: ciò si è potuto vedere anche al funerale di Ivo Pukanić, dove qualche fila dietro al presidente dello Stato e alle sue guardie del corpo, c’erano anche i più “rispettabili” appartenenti della malavita zagrebese. Lo stesso Pukanić, come afferma la nota editorialista Jelena Lovrić, è stato “ponte” e “collegamento” tra ciò che Mesić definisce “noi” e “loro” [...]. Questa serie di omicidi a Zagabria, anticipata quest’estate con una serie di intimidazioni a chi denunciava il connubio tra politici e mafia, ora preoccupa le autorità inducendole ad un’azione nervosa. Anche se ancor prima dell’omicidio di Pukanić il premier Sanader aveva sostituito i ministri degli Interni e della Giustizia e il capo della polizia, l’omicidio del direttore di Nacional ha dimostrato che la mafia si sta facendo strada seriamente, e fa presagire un punto a cui in Croazia non si è ancora arrivati: gli attentati politici, come quello in Serbia in cui è stato assassinato il premier Đinđić.

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