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Xaaraan – Il blog di Antonella Beccaria

Non credo nelle otto del mattino. Però esistono. Le otto del mattino
sono l'incontrovertibile prova della presenza del male nel mondo
Gli ultimi giorni, Andrew Masterson


Lance Armstrong Livestrong ChallengeUna segnalazione va scritta per lo speciale che il Time ha pubblicato intitolandolo Cancer Survivors’ Inspirational Stories: si tratta di dodici schede con altrettante immagini di persone che hanno partecipato al Lance Armstrong Livestrong Challenge di Philadelphia, che si è tenuto lo scorso 14 agosto. Con uno scopo preciso:

The Lance Armstrong Foundation hosts cycling, running and walking events in cities across America to raise money for cancer prevention and research and support the Foundation’s mission to inspire and empower people affected with the disease.

A proposito di ciò che accadde a Srebrenica nel 1995 alla popolazione di religione musulmana, passata per le armi da militari e paramilitari serbo-bosniaci giudicati poi in quello che è diventato un libro intitolato Processo agli Scorpioni di Jasmina Tesanovic, Thirteen/Wnet New York ha realizzato un documentario. Si intitola Srebrenica: a cry from the grave (il video sopra è solo la prima parte), dura novanta minuti e racconta che:

In July 1995, the world’s first UN Safe Area became the site of Europe’s worst massacre since World War II. That month, the Bosnian Serb army staged a brutal takeover of the village of Srebrenica and its surrounding region, while a Dutch peacekeeping battalion of United Nations forces helplessly looked on. In the course of the destruction, Bosnian Serb soldiers separated Muslim families and systematically slaughtered more than 7,000 Muslim men in the fields and factories around the town.

As investigators continue to exhume the bodies from mass graves and the details of the tragedy continue to unfold, the killings lead us to urgent, fundamental questions. How can genocide occur, despite the presence of multiple diplomatic agencies intended to prevent such barbarity? How should the international justice system deal with this brutality? Can the horror of these despicable crimes ever be healed?

La notizia è stata pubblicata per lo più da giornali elettronici che si occupano di Europa orientale. Quello che segue è comparso ieri sul sito Osservatorio Balcani e si intitola Morte di un testimone coraggioso. Lo ha scritto Marjola Rukaj.

A sei mesi dall’esplosione, l’incubo del deposito d’armi di Gerdec torna con la stessa intensità dello scorso 15 marzo. A risvegliarlo è stata la morte, avvenuta venerdì scorso, di Kosta Trebicka, testimone chiave della vicenda, che ha riportato in Albania un’atmosfera di paure sussurrate sottovoce, morti annunciate e retroscena da tacere.

La notizia della morte di Trebicka, avvenuta in circostanze che fanno discutere, ha riportato alla ribalta le accuse nei confronti del governo e del premier Sali Berisha, e ha sconvolto il mondo politico albanese. Facile prevedere che tutto questo avrà ripercussioni non indifferenti sulla scena politica del paese.

Trebicka, uomo d’affari albanese in possesso di passaporto statunitense, era a capo di una delle maggiori società nel settore dell’imballaggio in Albania, che per un certo periodo ha avuto in concessione questa attività all’interno del deposito di armi . La sua prima apparizione pubblica ha stupito tutti per il coraggio civico dimostrato nel voler testimoniare sulla vicenda di Gerdec, e in particolar modo sulla destinazione finale delle armi che vi erano depositate.
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Di queste guide, ce ne sono due versioni: una in italiano e un’altra in inglese (entrambi i link collegano a due file in formato pdf) e sono rilasciate con la medesima licenza, la Creative Commons. Si intitolano Decode Jerusalem e sono state scritte da due giovani, Bianca Elzenbaumer e Fabio Franz, che hanno studiato Bolzano per diventare operatori di pace internazionali e che dovevano partecipare a un master per futuri mediatori in aree di conflitti organizzato dall’università di Bologna. Così, quando s’è trattato di scegliere dove trascorrere i due mesi di tirocinio, hanno puntato su Gerusalemme e hanno collaborato con l’associazione ICAHD (Israeli Committee Against House Demolitions). Una volta in loco hanno visitato località, scattato fotografie e raccolto informazioni condensandole in una pubblicazione che ha come impostazione di fondo quello del turismo responsabile e come pratica narrativa un percorso nei luoghi del conflitto arabo-palestinese. Peacelink pubblica agli autori una nutrita intervista realizzata da Giacomo Alessandroni. In cui si legge tra l’altro:

Visitare Gerusalemme senza una guida che ti permetta di scovare nella quotidianità i segni dell’occupazione è rischioso nel senso che si corre il pericolo di tornare a casa propria senza aver avuto la possibilità di riflettere su uno dei conflitti più discussi/studiati/seguiti/controversi (e l’elenco potrebbe continuare) della scena geopolitica degli ultimi sessant’anni.

  • Naoki Tomasini, La croce e il kalashnikov:

    Le violenze settarie che hanno insanguinato l’Iraq negli ultimi tre anni hanno cambiato la faccia del paese e hanno spinto le diverse comunità a raccogliersi per trovare protezione. Alcune, sull’esempio dei consigli del Risveglio, le milizie tribali sunnite che oggi sono alleate con gli Usa nella lotta contro Al Qaeda in Mesopotamia, hanno organizzato dei piccoli gruppi di autodifesa cittadina o di quartiere. Accade anche nel piccolo villaggio di Tel Asquf, nella provincia settentrionale di Niniveh, dove la sicurezza dei cittadini è protetta dalla prima milizia composta da cristiani.

Il gioco infame della Uno bianca

Un gioco infameL’abilità di Massimo Polidoro nel rendere in chiave thriller storie realmente accadute era già stata dimostrata nel libro uscito un anno fa, Etica Criminale, incentrato sulla figura del bandito milanese Renato Vallanzasca e recentemente riedito in collana economica sempre da Piemme. Con Un gioco infame invece Massimo cambia ambientazione e dal capoluogo lombardo passa all’Emilia Romagna e alle Marche, regioni in cui tra il 1987 e il 1994 agirono i banditi della Uno bianca, cinque poliziotti e un carrozziere che fecero in quel lunghissimo periodo ventiquattro morti e centodue feriti. Ma c’è una cittadina che più precisamente si posiziona al centro della storia raccontata in questo romanzo (che tuttavia sarebbe più opportuno definire docufiction): è Rimini, uno dei centri caldi delle indagini che per anni videro alternarsi investigatori e indagini e da cui, raccontano gli atti processuali, partì la svolta che pose fine, nel novembre 1994, alla storia della banda della Uno bianca.

Quando si scrive un romanzo — o quando si rievocano fatti reali volendo narrarli con gli strumenti che la narrativa mette a disposizione — occorre scegliere un punto di osservazione. Che può essere di un personaggio fuori campo, ma che meglio rende se il personaggio in campo c’è. La scelta di Massimo di scartare i fratelli Savi e i loro complici è corretta: la barbarie e la gratuità che caratterizzarono la loro storia criminale non li rende adatti ai panni di un protagonista, anche se lo si volesse cattivo e nerissimo. Allora le voci narranti sono altre e sono quelle di coloro che si sono guadagnati il merito di aver sgominato la banda, l’ispettore Luciano Baglioni e vice sovrintendente Pietro Costanza coordinati dall’allora sostituto procuratore di Rimini Daniele Paci.
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L'apartheid di Toni FontanaForse questo è un libro che esce in un momento opportuno, a fronte di determinati episodi. Si intitola L’apartheid, è appena uscito per la casa editrice Nutrimenti ed è stato scritto dal giornalista Toni Fontana. Questi i suoi contenuti:

Un viaggio-inchiesta nel Nord-Est d’Italia dove per la prima volta va prendendo forma un clima di vera e propria discriminazione razziale. In un clima sempre più teso, diverse amministrazioni locali, specie quelle guidate dalla Lega Nord, hanno introdotto recentemente provvedimenti discriminatori nei confronti di stranieri che pure lavorano regolarmente e pagano le tasse. In alcune province molti bambini non vengono accolti o accettati nelle scuole, i musulmani non trovano luoghi nei quali pregare, seppellire le salme dei defunti o macellare gli animali secondo il loro rito. Il rischio di un nuovo apartheid italiano è insomma tutt’altro che remoto. In prima linea ci sono gli oltre 350.000 immigrati che vivono nel Veneto, la maggior parte dei quali di fede musulmana.

In merito invece ai fatti di Milano, è stato pubblicato sull’Unità l’articolo Razzismo, le seconde generazioni s’interrogano sui blog a firma di Rachele Gonnelli. Peccato solo che non ci siano link diretti e che occorra andarne a caccia.

Maria Grazia Cutuli, il prezzo della verità:

Tre anni di ricerche, decine di interviste e un minuzioso lavoro di indagine. Il documentario Maria Grazia Cutuli “Il prezzo della verità” ricostruisce con materiali inediti la vita privata, professionale e le circostanze dell’omicidio dell’inviata del Corriere della Sera, assassinata sulla strada per Kabul il 19 novembre 2001 da un gruppo di talebani con l’inviato di El Mundo Julio Fuentes e due corrispondenti dell’agenzia Reuters, l’australiano Harry Burton e l’afghano Azizullah Haidari. Il video mette a confronto le differenti versioni dei testimoni che hanno vissuto accanto a Maria Grazia gli ultimi drammatici momenti prima dellagguato. Il risultato è un ritratto mai visto della giornalista, raccontata dagli autori Laura Silvia Battaglia, Matteo Scanni e Armando Trivellini attraverso le fotografie fornite dalla famiglia Cutuli e le voci di parenti, amici e colleghi: Ferruccio De Bortoli, Carlo Verdelli, Daniela Hamaui, Gianluigi Astroni, Lorenzo Cremonesi, Andrea Nicastro, Paolo Valentino, Beniamino Natale, Roselina Salemi, Alfio Sciacca, Simona Calì Cocuzza, Agata DAmore e molti altri. Il documentario verrà distribuito dalla Fondazione Maria Grazia Cutuli nei prossimi mesi con il libro “Il cielo degli ultimi”, che raccoglie gli articoli scritti per il gruppo Rcs.

Qui l’articolo pubblicato sul Corriere della Sera e qui invece il trailer nell’area video della versione online del quotidiano di via Solferino.

A proposito di femminicidio, In Cold Blog pubblica un post che dà al fenomeno una prospettiva statunitense e segnala tre pubblicazioni:

Cronache cilene trentacinque anni dopo

  • Peacereporter, Disordini per il 35esimo anniversario del golpe: molti arresti e feriti:

    Durante il 35esimo anniversario del golpe del generale Pinochet, che rovesciò il governo del presidente Salvador Allende, a Santiago del Cile sono stati registrati molti disordini. Il bilancio è di 234 persone arrestate e 38 ferite, di cui 29 carabineros. Un ragazzo di 18 anni riporta un grave trauma cranico, e una donna incinta è stata portata in ospedale per ferite da arma da fuoco. Tra le forze d’ordine ferite, tre sono in condizioni critiche. Scontri e disordini sono stati registrati anche in altre cinque regioni del Paese, e 160 persone sono state arrestate. Nelle periferie della capitale le persone hanno preso d’assalto i supermercati. Inoltre la Chilectra, la compagnia fornitrice dell’energia elettrica, ha fatto sapere che durante la notte 148.200 utenti è rimasto senza luce.

La scordanzaUn anno fa circa Beppe Lopez era uscito con un libro che aveva fatto parlare di sé non poco, La casta dei giornali. In questi giorni esce invece il suo nuovo lavoro, La scordanza. Questa volta si tratta di un corposo romanzo, è ambientato a cavallo di tre decenni fondamentali ed è giocato tra la Puglia e Roma. Più ne dettaglio:

Niudd’ vive lo spartiacque della fine degli anni Settanta – simboleggiato dall’assassinio di Moro – come una brutale, indebita, devastante interruzione di un “processo di democratizzazione” nel quale si era totalmente identificato. Doppiamente sconfitto e ferito – dal crollo del suo mondo di valori e di rapporti, e da una tragedia personale, la più grande che possa capitare a un uomo, che non vuole accettare – Niudd’ torna nel 2000 nella sua città, a sopravvivere proprio nella casa in cui era vissuto da ragazzo, in attesa e con la convinzione di poter rivedere sua figlia. Il romanzo è diviso nettamente in due parti. Nella prima, «Andata», quella dell’emancipazione, della speranza, delle utopie e infine della “liberazione”, Niudd’ ricostruisce la sua storia famigliare e personale. Nella seconda parte, «Ritorno», quella della delusione, della sconfitta e del dolore, prevale un registro più “ragionante”, insieme più toccante e ossessivamente ideologico. Qui Niudd’ fa i conti col proprio passato e col proprio insostenibile, inammissibile presente: l’assenza di sua figlia Saverin’, dell’unica ragione di vita che gli è rimasta su questa terra. Almeno così crede…

Si intitola Three halves ed è l’intervento che Jasmina Tesanovic (qui il suo blog, in serbo) ha tenuto poco tempo fa alla LIFT Asia Conference. L’ha pubblicato Luigi Milani sul suo blog, False Percezioni, un lungo racconto (in inglese, questa volta) sul concetto di nazionalità, nazione e nazionalismo nella ex Jugoslavia e in particolare in Serbia. E scrive l’autrice e attivista belgradese:

The bigger entity of whatever nationality always battered the smaller entity of whatever identity. The majority would always bully and oppress the minority, no matter who the minority was. That smaller entity would batter the yet smaller entity within different identity inside it’s own territorial claims. Somebody was always in a minority, so somebody was always being victimized. Nobody ever felt whole and safe in the Balkans — there was always some leftover part, a third half, that was being painfully crushed. So war crimes were committed. The biggest crimes were committed by the biggest group, because the biggest groups had the best resources. If there had been more guns and money in the war, there would have been more crimes, but Yugoslavia was not rich and the war exhausted it and destroyed its wealth. Now the globalization of Balkanization is happening on vast scale.

KaizenologyAncora a proposito del Copyleft Festival, è stato messo online il racconto scritto dall’ensemble narrativo Kai Zen intitolato Notturno Villa Wanda (qui il pdf del testo rilasciato con licenza Creative Commons). Villa Wanda, come si sa, è l’abitazione di Licio Gelli, venerabile maestro della P2, e qui vennero ritrovati gli elenchi degli iscritti alla loggia. Va precisato però che il racconto di Kaizen è frutto di fantasia, anche se il personaggio di Licio Gelli è più che reale, e dalle parole passerà ai fumetti attraverso l’intervento dei disegnatori Scuola Internazionale di Comics.

Sempre dalle penne digitali degli autori del romanzo La strategia dell’Ariete, inoltre, da segnalare sul blog Kaizenology, il post S.I.A.E ◊ M.A.F.I.A in cui ne raccontano un altro, di episodio. Questo però è reale non solo nei personaggi, ma anche negli eventi:

La SIAE ci chiede il pizzo. Il comune di Negrar (VR) deve sborsare ben 300 euro per aver portato in scena (gratuitamente) lo spettacolo della Compagnia Fantasma “I Sentieri di Seth” tratto dal nostro libro La strategia dell’Ariete. Due funzionari SIAE [...] hanno assistito alla pièce per poi palesarsi con tanto di distintivo per “difendere” gli interessi degli autori, cioè noi. Noi eravamo presenti. Abbiamo sottolineato che la licenza creative commons di cui ci avvaliamo consente a chiunque di riprodurre, modificare ecc. ecc. (senza scopo di lucro) la nostra opera. Ora, a qualche mese di distanza, la SIAE multa il comune perché dice che La strategia dell’Ariete non è in creative commons e che noi andiamo protetti. Insomma pretendono il pizzo sulle nostre produzioni, che da sempre sono libere di circolare.

Who Owns IdeasChi possiede le idee? Sull’interrogativo discutono gli scrittori Eric Flint e Cory Doctorow, il musicista Steven Page e i docenti universitari James Boyle, Siva Vaidhyanathan, Jane Ginsburg e Michael Geist ai microfoni canadesi della CBS (qui l’mp3 della trasmissione). Questi i punti di partenza della discussione:

The challenges to intellectual property rights have expanded as well. While in the past the tools of copyright infringement were industrial – printing presses or record-pressing facilities, today they’re available on every desktop. Writing, music, movies, television, indeed every form of communication and expression can be digitized, and perfect copies distributed without limit. As a result the digital revolution has been perceived as a nightmare to the owners of creative property.

This might seem to clearly justify an expansion of IP law and its enforcement, but many critics of the direction IP law has taken disagree. They suggest that the opportunities that digital technologies present, and the abilities they give to ordinary people to make use of cultural material creatively is too valuable to be sacrificed.

Per ciò che riguarda l’Italia in argomento, invece, il prossimo week end ad Arezzo sarà di scena il Copyleft Festival.

Io sostengo Carlo RutaRiprendo dal blog di Bernardo Parrella il post intitolato Liberi di comunicare… o forse no? che rilancia un’iniziativa di Giornalismi.info:

Un appello per “impedire che si consumi in Italia il rogo della libera espressione” è stato lanciato, in una lettera aperta, da Carlo Ruta, lo storico condannato da un tribunale siciliano per il reato di stampa clandestina per l’attività del suo blog AccadeInSicilia, oscurato dal Tribunale di Modica l’8 maggio scorso. Ruta sollecita la mobilitazione generale perché è in gioco “la democrazia, nella sua frontiera più avanzata e aperta, rappresentata dalla libera espressione in rete, dalla comunicazione che irrompe e prorompe in senso orizzontale, che rende i cittadini protagonisti in modo nuovo”. Le motivazioni della sentenza, recentemente depositate, confermano l’allarme: lo storico è stato condannato “per avere intrapreso la pubblicazione del giornale di informazione civile denominato ‘Accade in Sicilia’ e diffuso sul sito internet www.accadeinsicilia.net senza che fosse stata eseguita la registrazione presso la cancelleria del Tribunale di Modica, competente per territorio”. Non mancano certo le reazioni indignate, mentre emerge un quadro ben più grave – lo rivela uno stralcio del comunicato diffuso in questi giorni: “Tale fatto giudiziario viene da un contesto difficile. Come testimoniano numerosi eventi, alcuni poteri forti della Sicilia, sottoposti a critica, stanno facendo il possibile per far tacere Carlo Ruta, reo solo di credere nel proprio lavoro di ricerca e documentazione. Basti dire che solo negli ultimi mesi sono state inflitte allo storico ben quattro condanne, a pene pecuniarie e risarcimenti ingentissimi, per complessivi 97 mila euro, presso tre tribunali della regione”.

Wikileaks affair


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