Xaaraan – Il blog di Antonella Beccaria

Non credo nelle otto del mattino. Però esistono. Le otto del mattino
sono l'incontrovertibile prova della presenza del male nel mondo
Gli ultimi giorni, Andrew Masterson

Gli archivi di Dracula di Raymond RudorffEcco un libro che, per gli amanti del genere (anche se un testo di questo tipo soffre a essere ridotto all’interno di “gabbie di genere”), è un cult. Si tratta dell’opera di Raymond Rudorff intitolata Gli archivi di Dracula e in uscita tra un paio di giorni per i tipi di Gargoyle Books, casa editrice apprezzata da queste parti. Il volume, pubblicato per la prima volta nel 1971, è importante per una serie di ragioni. La prima, l’originalità dell’approccio dell’autore, giornalista inglese e scrittore con una bibliografia composta da una quindicina di titoli, tra saggi e romanzi:

Rudorff, però, si spinge oltre l’analisi storica e converte la sua somma erudizione in creatività: con superba maestria, utilizza i dati acquisiti e la conoscenza delle tradizioni popolari e religiose transilvane per dare vita a una narrazione dall’avvincente ed elegante impianto gotico. Una narrazione non esente dalle suggestioni visive della filmografia Hammer che, maggiormente interessata a far emergere le potenzialità sadiche del vampiro piuttosto che i suoi tormenti interiori, ha reso in termini più sofisticati e compiuti ciò che il precedente cinema horror aveva soltanto tracciato: l’indomita attrazione per il terrifico come mistero profano con cui è possibile misurarsi e non soltanto rimuovere.

La seconda, la trama, che coniuga in parallelo fatti contemporanei (alla vicenda, ambientata alla fine del XIX secolo) e vicende ancestrali:
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Il diacono di Andrea G. ColomboMentre oggi stavo scrivendo le righe che seguono, mi è capitato di leggere un post attinente e così sono diventate due le notizie che riguardano Gargoyle Books, la casa editrice citata più volte da queste parti e specializzata in romanzi horror che sono una garanzia di qualità per quanto riguarda questo genere letterario. Veniamo prima alla novità più recente, che si può leggere sul blog di Andrea G. Colombo, Il Diacono: anteprima copertina e date.

Da quando Horror Mania, la rivista da edicola che ho curato per quasi 4 anni, ha chiuso i battenti, in molti mi hanno chiesto che sorte sarebbe toccata al Diacono, il tenebroso monaco esorcista che ho creato nel 2004 e “testato” sulle pagine della rivista lanciando una sorta di sfida letteraria aperta a tutti. Di solito la mia risposta era: sto pensando a un romanzo. Ecco, alla fine ho smesso di pensare e ho iniziato a scriverlo [...]. Il romanzo che leggerete a ottobre 2010 farà presumibilmente parte di una trilogia. Ogni libro sarà godibile singolarmente. Ma tutti insieme saranno un pantheon, una nuova Genesi. O meglio: saranno il Libro dell’Apocalisse.

Il morso sul collo di Simon RavenE a pubblicarlo sarà proprio Gargoyle (dunque l’ottobre 2010 è un mese da segnarsi per chi legge horror). Se si vuole iniziare fin da subito, però, oltre a quanto già finito in queste pagine, c’è anche un libro uscito lo scorso ottobre, Il morso sul collo, dello scrittore inglese Simon Raven. Che si avvale di uno stile molto british per raccontare una storia che sembra uscita dal gotico ottocentesco.

In diversi passaggi – e soprattutto alla fine della lettura – questo romanzo sembra infatti richiamare gli spostamenti per mezza Europa di Jonathan Harker, il personaggio che Bram Stoker fa finire (e ripartire) dal castello transilvano del conte Dracula. Nelle pagine di Raven, invece, ci si sposta verso la Grecia e la professione di avvocato (svolta da Harker) viene sostituita da quella di archeologo. E come potrà confermare padre Lankaster Merrin, il sacerdote che in Iraq ritrova una statuetta raffigurante Pazuzu (qua siamo scivolati invece nel romanzo L’esorcista di William Peter Blatty), questa è una professione che, a livello di rischi, va ben al di là degli infortuni durante gli scavi. Se il sacerdote di Blatty “libera” appunto il demone che poi si insedia a Washington dando origine alla ben nota vicenda, Richard Fountain, il personaggio chiave di Raven, inciampa nel vampirismo riportando su carta non solo una storia di non morti, ma una coreografia di culti pagani e culture europee tale a far apprezzare il libro quasi come un saggio di antropologia narrata. Infine a rendere più “ottocentesca” la vicenda c’è il filtro di un’indagine di polizia e del flashback di un vecchio compagno di studi. Insomma, è una lettura più che consigliata in vista del periodo che sta per iniziare.

Fantasy Horror Award

A far compagnia all’ormai consolidato NightMare Film Festival di Ravenna, si aggiunge un nuovo evento da mattere in calendario per il prossimo marzo. Dal 19 al 21, infatti, Orvieto ospiterà la prima edizione del Fantasy Horror Award. Qui si può vedere da chi è composto il team che sta preparando la tre giorni (organizzata da FunFactory e Associazione Culturale Art Maco Ballet e promossa da Chello Zone – canale 132 di Sky – con il patrocinio dell’amministrazione comunale) e qui invece la location (il teatro Mancinelli). Questa invece la presentazione dell’evento:

Il primo Fantasy Horror Award sarà un festival [...] durante i quali saranno premiati [...] artisti cinematografici, televisivi e letterari italiani e stranieri. Il festival sarà mandato in onda da Fantasy (canale Sky 132) e avrà una risonanza internazionale [e] durante la tre giorni, Funfactory Entarteinment girerà diversi documentari sui vari eventi e sugli importanti ospiti presenti.

Due sono i concorsi proposti: Fantastique per scrittori (da qui si può scaricare il bando, .rar, 65KB) e Fantastic Land per fumettisti. Le iscrizioni chiudono il 20 febbraio prossimo mentre si deve attendere ancora per il programma definitivo.

L’estate di Montebuio di Danilo AronaQuando si dice che le parole possono ferire, non si sta affermando un’ovvietà. E il fatto che nel romanzo L’estate di Montebuio il male che ferisce e uccide si concentri intorno a una macchina da scrivere, una Continental nera, è il trait d’union tra un’estate del 1962 (un anno maledetto, per Danilo Arona) e un inverno di oggi, tra un bambino affascinato dai suoi meccanismi e uno scrittore ormai avviato alla maturità che per affrontare ricordi ed errori sceglie il suicidio come forma per saltare indietro. E anche tra un carabiniere e un anatomopatologo che indagano sul ritrovamento del corpo intatto di una ragazzina scomparsa da oltre quarant’anni e una comunità montana trincerata dietro un’apparente tranquillità.

Sono questi alcuni degli elementi che si ritrovano nel libro, a cui vanno aggiunti la musica rock (immancabile nei libri di Arona), la superstizione, la contaminazione delle credenze, un satana che non è mai il simbolo cristiano ma un caleidoscopico filtro per un male più complesso, e la violenza quotidiana, che sia consumata all’interno di un carcere o a pochi passi da un sentiero d’alta quota. L’estate di Montebuio è un crocicchio dove si intersecano alcuni dei temi più ricorrenti dell’autore, che più che uno scrittore è un ricercatore, uno che setaccia le tre dimensioni note e alcune altre meno tangibili. Le sue, come le definisce lui stesso, sono “storie ai confini della realtà” che rievocano la Twilight Zone di Rod Serling, Richard Matheson e Ray Bradbury proprio perché dal reale partono.
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  • Scritto per libri
  • Qualcuno con cui essere d’accordo. Luca Tremodala, su Goozo, quando parla dello spirito dei tempi:

    Sarà la crisi della politica, sarà questa aria da ancien régime che si fa sempre più opprimente, sarà che percepisco come mai prima la potenza della metafora videoludica. Ma lo zombie sta diventando la, anzi La chiave di lettura.

    Per ribadire il concetto si veda anche quando viene riportato nel post Horror, sincero specchio della società di Antonio Sasso su LSDmagazine. Che, dopo aver parlato delle imprese cinematografiche romeriane come della “metafora della rivolta delle classi sociali inferiori sulle classi dominanti, metafora del ghetto e dell’inumanità a cui la società giunge allorquando è costretta a difendersi dal diverso, a sua volta identificato come il ‘mostro’”, rispetto ai nuovi zombie (28 giorni dopo, 28 settimane dopo o Rec) considera:

    La nostra, una società individualistica da un lato e omologante dall’altro, produce così la denuncia e il sospetto inconsci, nei suoi individui, che appunto l’individualismo riduca ad una solitudine asfissiante, mentre la massificazione crei dei gruppi indistinti di mostri assetati dal loro unico ed egoistico intento: il consumo, se non addirittura l’affermazione ad ogni costo della propria identità sull’altro.

    (Via Marco Trotta)

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  • Scritto per cultura, visioni
  • Night Of The Living Dead: ReanimatedSi parla ancora di horror. Ma di horror con risvolti oltre il genere. Il progetto di oggi si chiama Night Of The Living Dead: Reanimated (in codice NOTLD:R), si ispira come appare chiaro al quasi omonimo film del 1968 firmato da George A. Romero e come obiettivo si propone quello di riportare in vita la pellicola cult (operazione da non confondere con un remake). Con una particolarità ulteriore: tutto il materiale prodotto sarà rilasciato con una licenza Creative Commons-BY-NC-ND. E quello del curatore del progetto, Mike Schneider, con un’ancòra più libera CC-BY.

    Al ri-ritorno dei morti viventi romeriani stanno lavorando in termini collaborativi decine di artisti di tutto il mondo per dare vita a una specie di installazione, con una colonna sonora originale, proiezioni e storie che riportano alle atmosfere del film del 1968. Una delle raccomandazioni che si leggono sul sito di NOTLD:R è infatti quella di vederselo prima di accedere al progetto. Dopodiché si può per esempio passare al promo e ai trailer, che sono 1, 2 e 3.

    Il progetto è del tutto autofinanziato, gli artisti stanno lavorando a titolo volontario, loghi e artwork sono stati donati e, una volta ultimato il lavoro, sarà liberamente disponibile in rete. Infine chi vorrà il DVD, pagherà le spese vive. Chi volesse sostenerlo però può dare un’occhiata al negozio virtuale tra magliette, tazze e cartoline d’”auguri”.

    (Via CreativeCommons.org)

    Ho Freddo di Gianfranco ManfrediSe la letteratura si assume il compito di raccontare un mondo più complesso della mera vicenda narrata in un libro, Ho freddo di Gianfranco Manfredi (Gargoyle Books, 2008) ne è una declinazione fulgida. Partendo da un genere – l’horror – la cui funzione sociale e politica è acclarata sia un veste romanzesca che cinematografica, questo libro è uno spaccato sulla storia del pensiero sia umanistico che scientifico, un affresco tanto attuale quanto documentario da rappresentare un esempio. Ecco dunque delineati i cardini di questo romanzo in un’intervista al suo autore.

    Nel tuo libro si coniugano due temi paralleli, di solito affrontati separatamente: il mistero e il soprannaturale da un lato e la conoscenza e la sua pratica in termini pre-positivisti. Com’è nata l’idea di coniugare questi due filoni uno di fianco all’altro?

    Affiancare ed alternare i due punti di vista (razionale e fantastico) è uno dei cardini espressivi della letteratura gotica classica. Lo stesso atteggiamento è poi passato alla letteratura romantica, basti pensare a Frankenstein che intreccia temi scientifici e soprannaturali. Persino in Sherlock Holmes le indagini rigorosamente razionali prendono sempre le mosse da eventi prodigiosi, come ad esempio l’apparizione del mostruoso e spettrale Mastino dei Baskerville. La letteratura contemporanea tende a distinguere nettamente questi due approcci, ma a mio avviso, se li si considera separatamente perdono gran parte del loro fascino che sta nel fatto di porci costantemente una domanda: è vero o è falso? E’ un’esperienza reale o un delirio? Il sottile disturbo che pervade la lettura nasce proprio da questa incertezza.

    Ho freddo non è solo un romanzo: è un trattato di storia del pensiero e della scienza. Quali sono stati i tuoi percorsi per il reperimento della documentazione?
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    Zone of the DeadRispetto a quanto scritto spesso e con l’eccezione del film La Polveriera di Goran Paskaljevic, una notizia giunge via Horror – Riflessi di paura a proposito della produzione di Zone of the Dead (”Zona mrtvih” il titolo originale), pellicola in sapore di creature che tornano realizzata da due registi balcanici, Milan Konjevic e Milan Todorovic. Nelle sale ci sarà a partire dal prossimo 22 febbraio e da qualche giorno su Youtube in forma di trailer, questa la presentazione del film:

    Nella cittadina industriale di Pancevo, dopo un incidente alla stazione ferroviaria, una pericolosissima tossina biochimica si disperde nell’aria nel mezzo della notte, avvelenando gli abitanti del posto e ricoprendo presto l’intera città. Nel frattempo gli agenti dell’Interpol Mortimer Reyes e Mina Milius stanno supervisionando il trasporto armato di un pericoloso criminale insieme a Dragan Vukovic, un esperto detective diretto a Belgrado per ricoprire un innocuo incarico d’ufficio. Il loro convoglio si ritrova a passare per Pancevo, dove incontrerà un disastro ecologico di enormi dimensioni e decine di migliaia di abitanti infetti ormai tramutati in zombie affamati di carne umana. Sopraffatti dal numero dei loro aggressori e disperatamente alla ricerca di un modo per fuggire ancora vivi dalla città, a Mortimer Mina e Dragan non resterà che allearsi col criminale che stanno scortando, l’unico che sembra poterli aiutare.

    Sarà interessante mettere a confronto la città a pochi chilometri da Belgrado ritratta in questo film con quella raccontata per esempio da Aleksandar Zograf, giornalista e fumettista serbo che Pancevo e la Serbia l’ha narrata spesso nei suoi libri, dalle colonne di Vreme o sulle strisce tradotte e pubblicate da Osservatorio Balcani. Una città, Pancevo, che il disastro ecologico – e non per finta – lo conosce bene così come diverse altre località della ex Jugoslavia (si veda per esempio il caso della Zastava a Kragujevac). Tornando al film, sono stati pubblicati tre video con il backstage: qui 1, 2 e 3.

    La valle della pauraScritto da Eraldo Baldini, Giampiero Rigosi e Sandrone Dazieri, il film si chiama La valle della paura ed è il risultato di una collaborazione che comprende realtà svizzere, italiane e ungheresi. Girato da Mihály Györik e attualmente in fase di post-produzione (uscirà nel corso del 2009), il film, almeno da ciò che si può intuire dal trailer, sembra un incrocio tra gotico rurale (anche se ambientato in montagna e genere in cui Baldini è maestro), atmosfere alla Stand by me e antiche tradizioni di storie di paura che occupavano le serate agresti.

  • 1 commento
  • Scritto per visioni
  • In argomento, seguo il blog di Andrea C. Colombo, Lil e Horror blog: la materia mi incuriosisce (soprattutto nelle sue rappresentazioni letterarie, più che in quelle cinematografiche, come in questo caso) e il genere, quando ben usato, è un grande strumento di interpretazione e di critica politica . Per questo credo che per il futuro, almeno per quello prossimo, leggerò anche Horror – Riflessi di paura, nato ieri e che si presenta così:

    È [...] un viaggio che ci conduce dalla paura dell’immagine all’immagine della paura, un metodo d’indagine che ci permette di cogliere tutta una serie d’informazioni relative ai molteplici modi di “dire” la paura, quel sentimento fobico primordiale che accomuna il genere umano. Naturalmente – ci auguriamo – con sommo divertimento in quello che sarà principalmente un dialogo in itinere curatore-lettore alla scoperta di tutte le trasfigurazioni orrorifiche che questo mondo ci riserva.

    A (s)proposito


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