Xaaraan – Il blog di Antonella Beccaria

Non credo nelle otto del mattino. Però esistono. Le otto del mattino
sono l'incontrovertibile prova della presenza del male nel mondo
Gli ultimi giorni, Andrew Masterson

Alberto Spampinato, direttore dell’osservatorio Ossigeno per l’informazione che si occupa di cronisti minacciati, ha inviato il testo riportato in forma integrale, su nuove intimidazioni. Si intitola “Giornalisti, strani ladri a casa di Silvia Resta (La7)” e accompagna un lancio Ansa che si trova sotto.

La strana incursione nell’abitazione della giornalista Silvia Resta ha un evidente significato intimidatorio e ricorda tempi bui che pensavamo di avere superato per sempre. Spero che desti l’attenzione e la solidarietà di tutti i giornalisti e di tutti quanti hanno a cuore il diritto di cronaca e la libertà di espressione. Suscita il nostro allarme perché si aggiunge a recenti episodi dello stesso segno che si sono verificati a Roma. In particolare fa pensare al furto dei computer presso la redazione di Articolo 21, a cui ha fatto seguito un “hackeraggio” selettivo sul sito dell’associazione stessa e la cancellazione delle notizie sulla presunta “trattativa” Stato-mafia e un’incursione informatica uguale sul sito della Fondazione Libera Informazione, dove un articolo particolarmente critico sulle indagini condotte a proposito della “trattativa” è stato sostituito con l’immagine di un teschio.

La stessa Silvia Resta lo scorso novembre è stata al centro di una forte contrapposizione quando ha protestato contro un intervento censorio del direttore de La7 che ha bloccato la messa in onda di una sua inchiesta sulla vicenda della presunta “trattativa”. Recentemente gravi minacce sono state indirizzate a un giornalista del Messaggero che ha osato scrivere a proposito di inspiegabili trattamenti di favore nei confronti di una organizzazione di estrema destra. E i sindaci dei municipi hanno manifestato contro chi scrive articoli non propriamente elogiativi. È evidente che l’informazione indipendente, autonoma, critica è sempre meno tollerata. Lo testimoniano numerosi altri episodi, a Roma e in tutta Italia, dove il numero dei giornalisti bersagliati da intimidazioni esplicite o subdole, e da minacce è alto, e sta aumentando. Non si può fare finta di niente. Chi protesta contro il bavaglio che verrebbe messo ai giornalisti con il ddl intercettazioni non può sottovalutare questi segni di imbarbarimento e di oscuramento dell’informazione.
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  • Scritto per informazione
  • Sergio Lepri, classe 1919, per lungo tempo direttore responsabile dell’agenzia Ansa, ha scritto – o iniziato a scrivere – un libro (uno tra tanti altri, a dire la verità), che si intitola 1943. Cronache di un anno. Ma ha fatto una scelta: non consegnarlo al circuito della produzione editoriale tradizionale, ma metterlo a disposizione sul suo sito. Il motivo lo spiega lui stesso:

    A differenza dei libri a stampa, un libro in Internet non deve essere necessariamente terminato prima di essere reso pubblico. L’autore può inserirlo nel suo sito anche via via che lo scrive. Questa è la prima novità: una specie di “work in progress”, un libro che non solo esce “a puntate”, ma è scritto “a puntate” (molti anni fa alcuni quotidiani pubblicavano a puntate romanzi d’avventura o polizieschi; ma il libro era già scritto e la pubblicazione a puntate serviva soltanto a invogliare i lettori a comprare il giornale del giorno dopo per seguire la vicenda). C’è di più: non è necessario pubblicare i capitoli del libro in ordine cronologico; si può pubblicare un capitolo o un altro, prima o dopo, secondo opportunità.

    A differenza dei libri a stampa, un libro in Internet può essere corretto o arricchito dall’autore anche dopo essere stato pubblicato. Intervenire per modificare un testo in rete è semplice. Questa è la seconda novità: un libro che può cambiare, e migliorare, seguendo la diversa ispirazione dell’autore o (per un libro storico o culturale) grazie alla raccolta di nuovi elementi. A differenza dei libri a stampa, un libro in Internet può essere corretto o arricchito anche dal lettore, che invia all’autore, per posta elettronica, osservazioni critiche o suggerimenti o nuove informazioni. Terza novità, quindi: un libro in collaborazione con i lettori, un libro “interattivo”.

    A differenza dei libri a stampa, un libro in Internet è aperto non a un numero più o meno grande di possibili lettori, ma al grande mondo di chi “naviga” in rete; e se il libro è un libro storico-culturale, il navigatore (lettore curioso o studioso ricercatore) può, grazie ai “motori di ricerca” e a una parola-chiave, arrivare al libro anche se non sa che esiste e non ne conosce l’autore e non sa chi sia. Questa è la quarta novità: un libro che non sta in qualche migliaio o in alcune migliaia di scaffali, ma, virtualmente, in milioni di computer.

    A differenza dei libri a stampa, un libro in Internet non finisce al macero, prima o dopo, per decisione dell’editore oppure, per decisione del lettore, in uno scaffale alto della libreria o sul banchetto di un rivenditore di libri usati; un libro che poi, alla fine, diventa un blocco di carta invecchiata o un mucchio di polvere. Non è fatto di atomi di carta, ma di impulsi elettrici, di bit. Quinta novità: un libro che, se l’autore non lo cancella, è – si fa per dire – eterno o quasi.

    E dimostrando una reattività molto superiore a colleghi parecchio più giovani, segnala il suo indirizzo mail per invitare fin da subito i lettori a inviargli consigli, impressioni e proposte di correzioni. Perché, aggiunge, da testimone di fatti storici (e non da storico), è angosciato da un dato di fatto: la perdita della memoria del tempo. E rilancia con un altro invito: aiutarlo a far sì che la memoria non sia dispersa. La seconda parte della pagina dedicata al “cantiere” del libro è occupata dall’indice che contiene già i link a parecchi capitoli (in formato pdf) di quell’anno.

    A (s)proposito


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